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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

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Responsabilità intermediario: il nesso occasionale
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità intermediario finanziario per le somme sottratte da un promotore. La decisione si fonda sulla condotta anomala dei risparmiatori, i quali avevano consegnato ingenti somme in contanti al promotore. Questo comportamento ha interrotto il "nesso di occasionalità necessaria" tra l'attività del promotore e l'illecito, esonerando l'istituto di credito da ogni obbligo risarcitorio.
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Prova socio in cooperativa: la delibera è essenziale
Una donna ha agito in giudizio contro i propri familiari per ottenere il riconoscimento della sua qualità di socia in una cooperativa agricola, sostenendo di avervi contribuito economicamente. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, ribadendo un principio fondamentale: per la prova di socio in una cooperativa non sono sufficienti i versamenti di denaro, ma è indispensabile dimostrare l'esistenza di una formale delibera di ammissione da parte dell'organo amministrativo. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Obblighi informativi: la prova spetta sempre alla banca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33152/2023, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito condannato a risarcire due risparmiatori per le perdite subite su obbligazioni argentine. La Corte ha confermato che l'onere di provare l'adempimento degli obblighi informativi sui rischi dell'investimento grava sull'intermediario. I motivi del ricorso, relativi alla presunta motivazione apparente e all'omessa pronuncia, sono stati ritenuti infondati o inammissibili per genericità.
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Impresa familiare: reddito accertato al solo titolare
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33149/2023, ha chiarito un punto cruciale per l'impresa familiare. In caso di accertamento fiscale che riveli un maggior reddito, questo deve essere attribuito interamente al titolare dell'impresa e non può essere ripartito 'pro quota' tra i collaboratori familiari. La Corte ha stabilito che il reddito dei collaboratori è assimilabile a reddito da lavoro e si calcola unicamente sugli utili dichiarati dall'imprenditore, non su quelli accertati successivamente dal Fisco.
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Errore di fatto ICI: quando la revocazione non è ammessa
Un ente ecclesiastico ha richiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione che negava l'esenzione ICI per immobili locati a terzi, adducendo un errore di fatto. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che l'errore di fatto consiste in una svista su un dato non controverso, non in una diversa valutazione di un punto già dibattuto nel merito. Pertanto, l'utilizzo commerciale degli immobili, essendo stato il fulcro della precedente decisione, non può costituire un errore di fatto. Di conseguenza, il ricorso per revocazione è stato dichiarato inammissibile.
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Arricchimento imposto: quando si paga l’utility non richiesta
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa che riceve e utilizza una fornitura di energia non richiesta è comunque tenuta a versare un indennizzo alla società erogatrice. Anche se si tratta di un 'arricchimento imposto', la Corte ha ritenuto che il beneficio fosse 'incontrovertibile', in quanto l'impresa avrebbe comunque dovuto acquistare energia da un altro fornitore. L'utilizzo di fatto della fornitura integra una forma di 'accettazione' che fa sorgere l'obbligo di indennizzo per arricchimento senza causa, ex art. 2041 c.c.
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Condotta discriminatoria: onere della prova del lavoratore
Alcuni ex dipendenti hanno citato in giudizio il loro datore di lavoro pubblico per danni, sostenendo una condotta discriminatoria perché un premio di servizio era stato pagato ai colleghi ma non a loro. L'ente pubblico aveva emesso una delibera a loro favore ma non l'aveva mai approvata per mancanza di fondi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per dimostrare una condotta discriminatoria, i lavoratori devono prima provare di avere un diritto valido e non prescritto al beneficio, prova che non sono riusciti a fornire.
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Chiamata in causa del terzo: estensione automatica
In un caso di infiltrazioni d'acqua, la Corte di Cassazione ha stabilito che la chiamata in causa del terzo, identificato dal convenuto come l'unico responsabile, comporta l'estensione automatica della domanda originaria dell'attore nei confronti di tale terzo. La controversia vedeva i proprietari di due alloggi citare in giudizio il vicino del piano superiore, il quale a sua volta chiamava in causa la cooperativa costruttrice. La Corte ha confermato la condanna della cooperativa, non in qualità di appaltatrice, ma come proprietaria e custode dell'immobile, ritenendola responsabile dei vizi strutturali che hanno causato i danni.
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Litispendenza e decreto ingiuntivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla litispendenza. Se una causa è già pendente in appello, un nuovo giudizio identico in primo grado deve essere cancellato dal ruolo. La declaratoria di litispendenza in un'opposizione a decreto ingiuntivo comporta la revoca implicita del decreto stesso, senza necessità di una pronuncia esplicita. La Corte ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva la sospensione del secondo giudizio anziché la sua cancellazione.
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Risarcimento danno pubblico impiego: quando non è dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32904/2023, chiarisce che il risarcimento danno nel pubblico impiego per l'illegittima successione di contratti a termine non è dovuto se il lavoratore viene successivamente 'stabilizzato'. Tuttavia, tale assunzione a tempo indeterminato deve essere in un rapporto di causa-effetto diretto con il precedente abuso, e non una mera conseguenza agevolata. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva concesso il risarcimento senza verificare questo nesso causale, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Prelazione agraria società di capitali: la Cassazione
Una società agricola a responsabilità limitata, proprietaria di un terreno confinante, ha rivendicato il diritto di prelazione agraria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile per motivi processuali. Tuttavia, ha colto l'occasione per ribadire un principio fondamentale: il diritto di prelazione agraria non si estende alle società di capitali, confermando l'interpretazione restrittiva della normativa che limita tale diritto a persone fisiche, società di persone e cooperative.
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Inammissibilità ricorso cassazione: guida al caso
Una cittadina ha citato in giudizio il proprio avvocato per presunta responsabilità professionale. Dopo la sconfitta in primo e secondo grado, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, in quanto i motivi di appello erano formulati in modo generico e non autosufficiente, violando il principio di specificità richiesto dall'art. 366 c.p.c. Il ricorso non riproduceva le parti essenziali degli atti criticati, impedendo alla Corte di valutare le censure.
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Competenza per valore: chi paga le spese processuali?
In un caso riguardante un'azione legale tra un avvocato e i suoi ex clienti, la Corte di Cassazione ha stabilito che lo spostamento della competenza per valore, causato da una domanda riconvenzionale dell'avvocato, giustifica la compensazione delle spese processuali. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale dell'avvocato, che sosteneva la piena soccombenza dei clienti, sia quello incidentale dei clienti, che chiedevano la condanna dell'avvocato alle spese, confermando la decisione del giudice di merito.
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Risarcimento Danno Pubblico Impiego: No Conversione
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti pubblici con contratti a termine illegittimi non hanno diritto alla conversione in rapporto a tempo indeterminato, ma possono ottenere il risarcimento danno pubblico impiego. La richiesta di risarcimento è considerata implicita in quella di conversione, quando quest'ultima è legalmente impossibile.
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Competenza territoriale inderogabile nel rapporto agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32690/2023, ha ribadito un principio cruciale in materia di competenza territoriale inderogabile nelle controversie di lavoro. Una società di buoni pasto aveva contestato la competenza del Tribunale di Napoli, in favore di quello di Roma come da clausola contrattuale, in una causa promossa da un collaboratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di agenzia. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la competenza si determina sulla base della domanda dell'attore. Solo se tale domanda risultasse palesemente fittizia o pretestuosa, il giudice potrebbe discostarsene. In questo caso, non essendo stata ravvisata una pretestuosità evidente, la competenza del foro del lavoro è stata confermata, rendendo nulla la clausola contrattuale derogatoria.
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Rinuncia ricorso Cassazione: spese e conseguenze
Una società operante nel settore portuale ha impugnato un avviso di accertamento TARSU relativo alla tassazione di uno specchio d'acqua. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione nel merito, la società ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando integralmente le spese processuali tra le parti e chiarendo che, in caso di rinuncia ricorso Cassazione, non è dovuto il versamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso e estinzione del processo
Una società impugnava un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (Tares) relativo a un'area portuale. Dopo essere risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando integralmente le spese legali tra le parti in base a un loro accordo.
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Rinuncia al ricorso TARI: estinto il giudizio
Una società operante nel settore portuale ha impugnato un avviso di accertamento TARI relativo a uno specchio d'acqua. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, la società ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32208/2023, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti e chiarendo che, in caso di rinuncia, non è dovuto l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Arricchimento senza causa: la Cassazione decide
Una acquirente acquista un'auto da un venditore intermediario, pagando direttamente alla società proprietaria del veicolo. Il contratto con l'intermediario viene meno, ma la società proprietaria si rifiuta di restituire la somma. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della società per arricchimento senza causa, ritenendo l'intera operazione un'unica vicenda complessa in cui l'acquirente si era impoverita e la società si era arricchita senza una giusta causa finale.
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Riconoscimento di debito e onere della prova
Una società di servizi ha citato in giudizio un Comune per il pagamento di corrispettivi derivanti da un contratto d'appalto, sostenendo che un verbale di conto finale costituisse un riconoscimento di debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il riconoscimento di debito non può superare le condizioni contrattuali, come quella che legava il pagamento all'effettiva riscossione di somme da parte dell'ente. L'onere della prova dell'avveramento di tale condizione spettava alla società creditrice.
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