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Art. 1264 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 1264 Codice Civile

Cessione crediti in blocco: prova e oneri del cessionario
In un caso di azione revocatoria, i debitori hanno contestato la legittimazione ad agire della società cessionaria del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di specifica contestazione, la sola pubblicazione dell'avviso di cessione crediti in blocco in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito. Il cessionario ha l'onere di dimostrare l'esistenza del contratto di cessione e che il credito specifico vi è incluso. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Cessione del credito: come si prova e notifica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34545/2025, si è pronunciata sulla prova e notifica della cessione del credito. Nel caso esaminato, un debitore si opponeva al pagamento sostenendo la mancata prova della cessione e l'estinzione del debito tramite polizza assicurativa. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la prova della cessione può essere fornita con vari documenti e che la notifica è valida con qualsiasi mezzo idoneo a informare il debitore. Inoltre, spetta al debitore provare l'effettivo pagamento da parte dell'assicurazione, non bastando la sola denuncia del sinistro.
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Cessione crediti in blocco: la prova necessaria
Una società, cessionaria di un portafoglio di crediti, ha visto il suo ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. Il motivo risiede nella mancata prova che lo specifico credito oggetto di causa fosse compreso nell'operazione di cessione crediti in blocco. La pronuncia chiarisce che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la legittimazione ad agire del cessionario quando questa viene contestata.
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Prova cessione crediti: la Cassazione e la Gazzetta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un debitore che contestava la titolarità del credito in capo a una società cessionaria. La Corte ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale, se sufficientemente dettagliata, costituisce una valida prova della cessione crediti, invertendo l'onere della prova sul debitore, che deve fornire una contestazione specifica e non generica.
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Cessione del credito: revoca e legittimazione attiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia alla cessione del credito, anche se informale, ripristina la legittimazione attiva del creditore originario. La Corte ha inoltre ribadito i termini perentori per contestare la nullità procedurale della consulenza tecnica, distinguendola dalle critiche di merito.
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Mandato senza rappresentanza: no a danni dal terzo
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'azione del mandante nel mandato senza rappresentanza. Un soggetto, dopo aver riottenuto la titolarità di una polizza vita gestita da una società fiduciaria, scopriva che il suo valore era stato drasticamente ridotto da un riscatto parziale non autorizzato. La sua richiesta di risarcimento danni contro la compagnia assicurativa è stata respinta. La Suprema Corte ha confermato che, in un mandato senza rappresentanza, il mandante può esercitare solo i diritti di credito derivanti dal contratto, ma non può agire direttamente contro il terzo per il risarcimento del danno, né durante né dopo la cessazione del mandato.
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Cessione in blocco: prova e ricorso inammissibile
Un debitore contesta la prova della titolarità del proprio debito a seguito di una cessione in blocco, ritenendo generica la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile non per il merito della cessione in blocco, ma perché l'atto di appello non criticava specificamente le ragioni della decisione di primo grado e mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato per abuso del processo.
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Cessione Credito INVIM: le regole del Codice Civile
Una società, cessionaria finale di un credito per rimborso INVIM riconosciuto da una sentenza del 1999, si è vista negare l'esecuzione del giudicato. La Corte di Cassazione ha chiarito che la cessione credito INVIM non è soggetta alle rigide norme fiscali, ma alle regole generali del Codice Civile. Pertanto, ha annullato la decisione e rinviato il caso al giudice di merito per una nuova valutazione, anche sulla prescrizione del credito.
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Rimborso accise energia: a chi chiederlo?
Un cliente ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere il rimborso di un'addizionale provinciale sull'energia elettrica, successivamente dichiarata illegittima. Il fornitore si è difeso sostenendo che la richiesta dovesse essere rivolta a una società di factoring a cui aveva ceduto le fatture. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il soggetto tenuto al rimborso accise energia è il fornitore, in quanto considerato il destinatario effettivo del pagamento (accipiens), soprattutto in assenza di prove contrarie come il contratto di factoring.
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Cessione del credito: le eccezioni del debitore
Un professionista riceve un credito tramite cessione del credito da un'impresa di costruzioni. Il debitore si rifiuta di pagare, contestando l'esistenza stessa del credito. La Corte di Cassazione conferma che il debitore può sollevare contro il nuovo creditore tutte le eccezioni che avrebbe potuto far valere contro quello originario, inclusa la mancata esecuzione della prestazione. Una fattura commerciale, se contestata, non costituisce prova sufficiente del credito. Di conseguenza, il ricorso del nuovo creditore viene respinto.
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Prova trasferimento credito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito i requisiti per la prova trasferimento credito in casi di scissione societaria. Un debitore aveva contestato la pretesa del nuovo creditore, lamentando la mancanza di una specifica prova scritta. La Corte ha stabilito che, sebbene la scissione richieda prove documentali, l'inclusione di un singolo credito può essere dimostrata tramite presunzioni, come dichiarazioni della società scissa e pubblicazioni ufficiali, purché sia garantita la certezza del debitore. Il ricorso del debitore è stato quindi respinto.
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Termine breve impugnazione: la PEC del cancelliere basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una socia di un'impresa fallita, chiarendo un punto cruciale sulla decorrenza del termine breve per l'impugnazione. La Corte ha stabilito che, nelle procedure fallimentari, la comunicazione della sentenza da parte della cancelleria via PEC è sufficiente a far decorrere il termine per impugnare, rendendo tardivo il ricorso presentato oltre tale scadenza, a nulla valendo una successiva notifica ad opera della controparte.
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Cessione crediti: la banca acquirente risponde
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce che nella cessione crediti in blocco secondo l'art. 58 TUB, la banca cessionaria è tenuta a rispondere delle richieste di restituzione del debitore per somme indebitamente pagate alla banca originaria. Dopo tre mesi dalla pubblicazione della cessione, la responsabilità diventa esclusiva della cessionaria, a differenza di quanto avviene nelle operazioni di cartolarizzazione.
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Ripetizione indebito accise: il diritto al rimborso
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto degli ex soci di una società estinta di agire per la ripetizione dell'indebito nei confronti del fornitore di energia per un'addizionale provinciale sulle accise, successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte ha stabilito che la declaratoria di incostituzionalità ha effetto retroattivo, legittimando l'azione di rimborso direttamente verso il fornitore che ha incassato le somme, entro il termine di prescrizione decennale, anche se il credito era stato ceduto a una società di factoring.
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Cessione crediti: come provare la titolarità del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29807/2025, si è pronunciata sulla prova della titolarità in una cessione crediti in blocco. Nel caso esaminato, un debitore e il suo garante contestavano l'esistenza stessa del contratto di cessione. La Corte ha stabilito che, in tale ipotesi, la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente, ma può costituire un valido elemento di prova se unita ad altri documenti, come una dichiarazione scritta dalla banca cedente. La valutazione di tali prove spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e i ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Rinuncia al ricorso: come si decidono le spese?
Un istituto bancario, dopo aver proposto ricorso in Cassazione contro due garanti di un credito, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato estinto il giudizio e, applicando il principio della soccombenza virtuale, ha condannato l'istituto bancario al pagamento delle spese legali. La decisione si fonda sull'analisi dei motivi del ricorso, che la Corte ha ritenuto sarebbero stati comunque respinti per inammissibilità e infondatezza.
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Legittimazione creditore liquidazione: il caso Cass.
La Corte di Cassazione conferma che la legittimazione del creditore a richiedere l'apertura della liquidazione giudiziale sussiste anche in presenza di un credito contestato. Per avviare la procedura, è sufficiente un accertamento sommario da parte del giudice, senza necessità di un titolo esecutivo. La sentenza analizza anche la validità di un contratto di factoring non sottoscritto dalla società cessionaria e sanziona per mala fede il ricorso basato su argomentazioni palesemente smentite dalle prove documentali.
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Cessione crediti: Gazzetta Ufficiale non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una cessione crediti in blocco, la società acquirente deve provare la titolarità dello specifico credito contestato. La sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente se il debitore solleva un'eccezione. La Corte ha cassato la sentenza di merito che non aveva verificato adeguatamente tale prova, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Cessione crediti in blocco: prova e oneri del cessionario
In un caso di azione revocatoria, un credito viene trasferito a una società veicolo tramite una cessione crediti in blocco. La Corte di Cassazione stabilisce che la mera pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito se il debitore la contesta. Il cessionario ha l'onere di fornire prova documentale che lo specifico credito rientri nell'operazione di cessione per poter agire in giudizio.
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Promessa di pagamento: quando un documento è vincolante?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a una promessa di pagamento. Una società, opponendosi a un decreto ingiuntivo, sosteneva che un documento firmato fosse una mera accettazione di cessione di credito e non una ricognizione di debito. La Corte d'Appello aveva qualificato l'atto come promessa di pagamento, invertendo l'onere della prova. La Cassazione ha confermato, rigettando il ricorso. Ha stabilito che l'interpretazione del giudice di merito era plausibile e non sindacabile in sede di legittimità, in quanto basata su una valutazione logica della volontà delle parti emergente dal testo e dal contesto, rendendo irrilevante l'applicazione di criteri interpretativi sussidiari come quello 'contra stipulatorem'.
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