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Art. 1260 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 1260 Codice Civile

Titolarità del credito: no al trasferimento se c’è accordo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che un accordo transattivo stipulato da una società di factoring per recuperare un credito non ne trasferisce automaticamente la titolarità. Di conseguenza, la società cedente originaria rimane obbligata al pagamento in caso di inadempimento del debitore. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda che sosteneva la perdita della titolarità del credito da parte del factor, confermando la validità dell'azione di recupero.
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Cessione del credito: il rifiuto della P.A.
Un'istituzione finanziaria ha acquisito un credito vantato da una società di servizi energetici nei confronti di un Comune. Quest'ultimo ha rifiutato la cessione del credito, basandosi sulla normativa degli appalti pubblici che lo consente se il contratto originario è ancora in corso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il rifiuto tempestivo della Pubblica Amministrazione rende la cessione inefficace, e che la valutazione sullo stato del contratto è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità.
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Cessione del contratto preliminare: la guida completa
Una società di sviluppo immobiliare aveva ceduto a un fondo di investimento una serie di contratti preliminari di compravendita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un punto cruciale sulla cessione del contratto preliminare: la stipula del contratto definitivo tra il promissario acquirente (contraente ceduto) e il nuovo soggetto (cessionario) costituisce una prova valida e sufficiente dell'accettazione della cessione. Essendo il contratto definitivo redatto per iscritto, esso soddisfa il requisito di forma richiesto, assorbendo la necessità di un'accettazione scritta separata. Di conseguenza, la Corte ha respinto il ricorso della società cedente che chiedeva la restituzione delle caparre relative ai contratti per cui era stato stipulato l'atto definitivo.
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Cessione del credito PA: quando serve l’assenso scritto
Una società di factoring ha agito contro un'ASL per il pagamento di crediti sanitari ceduti da una casa di cura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la cessione del credito PA è inefficace se il contratto originario richiede l'accettazione scritta dell'ente pubblico. Anche se le norme sulla contabilità di Stato non si applicano direttamente alle ASL, le parti possono volontariamente richiamarle nel contratto, rendendo la forma scritta un requisito di validità (ad substantiam) per l'assenso.
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Prova cessione crediti: la Cassazione e la Gazzetta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un debitore che contestava la titolarità del credito in capo a una società cessionaria. La Corte ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale, se sufficientemente dettagliata, costituisce una valida prova della cessione crediti, invertendo l'onere della prova sul debitore, che deve fornire una contestazione specifica e non generica.
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Enunciazione atti: Cassazione e imposta di registro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33466/2025, interviene sul tema della tassazione per enunciazione atti. Il caso riguarda un decreto ingiuntivo ottenuto da una società cessionaria di un credito. L'Agenzia delle Entrate aveva richiesto l'imposta di registro non solo per il decreto, ma anche per il contratto di finanziamento originario e la successiva cessione del credito, in quanto 'enunciati' nel ricorso. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il ricorso per ingiunzione e il decreto stesso costituiscono un unicum e le enunciazioni in esso contenute sono fiscalmente rilevanti, anche in caso di cessione del credito, superando una lettura restrittiva del requisito dell'identità delle parti.
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Principio di enunciazione e cessione del credito
La Corte di Cassazione analizza il principio di enunciazione ai fini dell'imposta di registro in un caso di decreto ingiuntivo ottenuto da un cessionario del credito. L'Amministrazione Finanziaria aveva tassato sia il decreto che il contratto di finanziamento originario 'enunciato' in esso. La Corte ha chiarito che, in caso di cessione del credito, sussiste un 'onere di enunciazione rafforzato' per collegare le parti originarie a quelle attuali, accogliendo il ricorso dell'Agenzia e cassando con rinvio la decisione di merito che aveva escluso l'applicabilità del principio.
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Mandato senza rappresentanza: no a danni dal terzo
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'azione del mandante nel mandato senza rappresentanza. Un soggetto, dopo aver riottenuto la titolarità di una polizza vita gestita da una società fiduciaria, scopriva che il suo valore era stato drasticamente ridotto da un riscatto parziale non autorizzato. La sua richiesta di risarcimento danni contro la compagnia assicurativa è stata respinta. La Suprema Corte ha confermato che, in un mandato senza rappresentanza, il mandante può esercitare solo i diritti di credito derivanti dal contratto, ma non può agire direttamente contro il terzo per il risarcimento del danno, né durante né dopo la cessazione del mandato.
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Cessione Credito INVIM: le regole del Codice Civile
Una società, cessionaria finale di un credito per rimborso INVIM riconosciuto da una sentenza del 1999, si è vista negare l'esecuzione del giudicato. La Corte di Cassazione ha chiarito che la cessione credito INVIM non è soggetta alle rigide norme fiscali, ma alle regole generali del Codice Civile. Pertanto, ha annullato la decisione e rinviato il caso al giudice di merito per una nuova valutazione, anche sulla prescrizione del credito.
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Ripetizione indebito: onere della prova per equivalente
La Corte di Cassazione chiarisce che nell'azione di ripetizione indebito di un bene specifico (nel caso, crediti societari), spetta a chi ha ricevuto il bene (accipiens) provare la possibilità di restituirlo in natura. Se il ricevente non fornisce tale prova, il richiedente (solvens) ha diritto a ottenere l'equivalente monetario, senza dover dimostrare l'impossibilità della restituzione. La passività del ricevente nel recuperare i crediti è stata considerata un indizio sufficiente a giustificare la condanna al pagamento del valore.
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Rimborso accise energia: a chi chiederlo?
Un cliente ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere il rimborso di un'addizionale provinciale sull'energia elettrica, successivamente dichiarata illegittima. Il fornitore si è difeso sostenendo che la richiesta dovesse essere rivolta a una società di factoring a cui aveva ceduto le fatture. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il soggetto tenuto al rimborso accise energia è il fornitore, in quanto considerato il destinatario effettivo del pagamento (accipiens), soprattutto in assenza di prove contrarie come il contratto di factoring.
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Fondo patrimoniale: quando è revocabile dal creditore?
La Corte di Cassazione conferma che la creazione di un fondo patrimoniale è un atto a titolo gratuito e, come tale, facilmente revocabile dai creditori. L'ordinanza analizza il caso di una coppia che aveva costituito un fondo per proteggere i propri beni immobiliari, ma la società creditrice ha ottenuto la declaratoria di inefficacia. La Corte rigetta i motivi di ricorso, ribadendo la natura gratuita dell'atto e risolvendo questioni procedurali sulla procura telematica e la prova della cessione del credito.
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Cessione del credito: le eccezioni del debitore
Un professionista riceve un credito tramite cessione del credito da un'impresa di costruzioni. Il debitore si rifiuta di pagare, contestando l'esistenza stessa del credito. La Corte di Cassazione conferma che il debitore può sollevare contro il nuovo creditore tutte le eccezioni che avrebbe potuto far valere contro quello originario, inclusa la mancata esecuzione della prestazione. Una fattura commerciale, se contestata, non costituisce prova sufficiente del credito. Di conseguenza, il ricorso del nuovo creditore viene respinto.
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TFR e divorzio: niente quota se versato in un fondo
Con la sentenza n. 20132/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di TFR e divorzio. Se un coniuge trasferisce il proprio TFR maturato in un fondo di previdenza complementare prima dell'inizio della causa di divorzio, l'altro coniuge non ha diritto alla quota del 40% prevista dalla legge. Questo atto è considerato una legittima disposizione del credito, non una percezione. Tuttavia, la rendita pensionistica derivante da tale conferimento deve essere considerata per la determinazione o la modifica dell'assegno di divorzio, come avvenuto nel caso di specie con l'aumento dell'assegno dal tribunale di merito.
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Cessione del credito: il pagamento al pignorante
La Corte di Cassazione chiarisce che la cessione del credito, se notificata al debitore prima di un pignoramento, prevale su quest'ultimo. Il debitore che, nonostante la notifica della cessione, paga il creditore pignorante sulla base di un'ordinanza di assegnazione, non è liberato dalla sua obbligazione verso il cessionario. Secondo la Corte, il debitore avrebbe dovuto opporsi all'ordinanza di assegnazione per evitare il rischio di un doppio pagamento.
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Legittimazione creditore liquidazione: il caso Cass.
La Corte di Cassazione conferma che la legittimazione del creditore a richiedere l'apertura della liquidazione giudiziale sussiste anche in presenza di un credito contestato. Per avviare la procedura, è sufficiente un accertamento sommario da parte del giudice, senza necessità di un titolo esecutivo. La sentenza analizza anche la validità di un contratto di factoring non sottoscritto dalla società cessionaria e sanziona per mala fede il ricorso basato su argomentazioni palesemente smentite dalle prove documentali.
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Scientia decoctionis: prova e limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un curatore fallimentare contro un istituto di credito, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto una domanda di revocatoria. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione della prova sulla conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) da parte della banca è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, come la tempistica dei protesti, anziché contestare vizi di legittimità.
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Cessione del credito da rivalsa: è valida? La Cassazione
Una società utilizzatrice ha chiesto il rimborso di accise sull'energia elettrica versate indebitamente al proprio fornitore. Quest'ultimo aveva però ceduto i propri crediti a una società di factoring. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione di rimborso deve essere rivolta contro la società di factoring, in quanto la cessione del credito di rivalsa è pienamente valida. Tale credito, infatti, ha natura commerciale e privatistica, non tributaria, e può essere liberamente trasferito.
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Liquidazione controllata: danno biologico incluso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28484/2025, ha stabilito che le somme ricevute a titolo di risarcimento per danno biologico devono essere incluse nell'attivo della liquidazione controllata. La Corte ha rigettato la richiesta di un debitore di escludere tale importo, negando la possibilità di applicare per analogia la norma prevista per la liquidazione giudiziale (art. 146 CCII), che esclude i diritti strettamente personali. La decisione si fonda sulla specificità dell'art. 268 CCII, che elenca tassativamente i beni esclusi dalla liquidazione controllata senza menzionare tale categoria, riflettendo una scelta consapevole del legislatore e non una lacuna normativa.
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Cessione del credito: il diritto al risarcimento è escluso
Una società che acquista un credito deteriorato non acquisisce automaticamente il diritto di agire per il risarcimento dei danni contro un terzo, come un notaio, la cui negligenza ha compromesso la garanzia del credito stesso. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito che il diritto al risarcimento nasce da un contratto distinto (quello d'opera professionale con il notaio) e non è un accessorio del credito ceduto. Pertanto, in assenza di una specifica pattuizione, tale diritto rimane in capo al creditore originario. La decisione esplora anche i limiti del giudicato implicito sulla legittimazione ad agire, confermando che tale questione, se non decisa espressamente, può essere riesaminata in appello.
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