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Art. 124 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 124 Codice di Procedura Civile

Giudicato esterno: i limiti per le nuove prove in appello
Un Comune proponeva querela di falso per una firma su un contratto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano dichiarato l'azione inammissibile per la presenza di un precedente giudicato esterno. La Corte chiarisce che la prova del giudicato, data la sua rilevanza pubblicistica, può essere prodotta per la prima volta in appello, derogando ai limiti ordinari per le nuove prove.
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Avviso di accertamento IRAP: annullate le sanzioni
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società immobiliare che aveva ricevuto un avviso di accertamento IRAP per maggiori ricavi non fatturati. Pur confermando la legittimità dell'accertamento basato su indizi gravi, precisi e concordanti, la Corte ha cassato la sentenza di secondo grado con rinvio per quanto riguarda le sanzioni. I giudici di merito avevano omesso di pronunciarsi sulle doglianze della società relative alla buona fede e non avevano applicato il principio del 'favor rei' per le sanzioni, in seguito a modifiche normative più favorevoli.
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Revocatoria fallimentare: la Cassazione nega la compensazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di revocatoria fallimentare riguardante una cessione di crediti qualificata come mezzo anomalo di pagamento. L'ordinanza conferma che il debito sorto a seguito dell'accoglimento dell'azione revocatoria non può essere estinto tramite compensazione con crediti preesistenti vantati verso l'impresa fallita. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che il credito da revocatoria è dovuto alla massa dei creditori e non alla società in bonis, impedendo così l'operatività della compensazione.
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Giudicato esterno: limiti a nuove azioni legali
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in base al principio del giudicato esterno, non è possibile avviare una nuova azione legale per ottenere lo stesso bene della vita (in questo caso, la proprietà di un immobile) già oggetto di una precedente sentenza definitiva, anche se la nuova domanda si fonda su argomentazioni giuridiche diverse. La Corte ha sottolineato che per i 'diritti autodeterminati', come la proprietà, ciò che conta è il diritto rivendicato e non il singolo titolo di acquisto, precludendo così tentativi di aggirare una decisione già passata in giudicato.
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Trattamento economico dipendenti pubblici: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32525/2024, ha chiarito i limiti al mantenimento del trattamento economico dei dipendenti pubblici in caso di trasferimento d'azienda. Un lavoratore del settore sanitario, trasferito da un'azienda ospedaliera a una ASL, si è visto negare la prosecuzione di un compenso legato all'attività trasfusionale. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego la retribuzione è determinata esclusivamente dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Prassi aziendali o atti amministrativi del precedente datore non sono sufficienti a fondare un diritto quesito, neanche in applicazione dell'art. 2112 c.c., che non può creare diritti ex novo ma solo garantire quelli già validamente costituiti.
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