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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Revoca indennità disoccupazione: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la legittimità della revoca dell'indennità di disoccupazione (Naspi) nei confronti di un soggetto condannato per reati ostativi, tra cui quelli legati ad associazioni di tipo mafioso. Il ricorrente sosteneva l'incostituzionalità della norma per la sua applicazione retroattiva, ma la Corte ha rigettato il ricorso. È stato chiarito che la revoca indennità disoccupazione non è una sanzione penale accessoria, soggetta al divieto di retroattività, bensì un provvedimento amministrativo che consegue alla condanna. La misura, basata su uno 'statuto d'indegnità', è legittima finché le pene per i reati ostativi non sono state interamente espiate.
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Prescrizione Amianto: quando decorre il termine?
Un lavoratore esposto all'amianto ha richiesto un aumento dei contributi previdenziali. La questione centrale del caso riguardava l'inizio del termine di prescrizione decennale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la decorrenza della prescrizione amianto non coincide automaticamente con la data del pensionamento. Il termine inizia a decorrere solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce una concreta e provata consapevolezza della propria esposizione e dei diritti che ne derivano. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva presunto tale consapevolezza, rinviando la causa per un nuovo esame che accerti in fatto il momento esatto di tale presa di coscienza.
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Prescrizione Amianto: da quando decorre il termine?
Un lavoratore esposto all'amianto, andato in pensione nel 1998, ha richiesto i benefici contributivi nel 2015. La Corte d'Appello aveva dichiarato il diritto estinto, facendo decorrere la prescrizione amianto dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il termine decennale di prescrizione decorre non dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce una consapevolezza effettiva e provabile dell'esposizione e dei diritti conseguenti. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione dei fatti.
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Prescrizione Amianto: la consapevolezza è decisiva
Un lavoratore esposto ad amianto ha richiesto i benefici contributivi previdenziali. L'ente previdenziale ha eccepito la prescrizione decennale, sostenendo che il termine decorresse dalla data di pensionamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione amianto decorre non dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza del proprio diritto, un fatto che il giudice di merito deve accertare concretamente. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata con rinvio.
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Clausola sociale cambio appalto: diritti dei lavoratori
Nel contesto di un cambio appalto nei servizi aeroportuali, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due lavoratrici a essere assunte dalla società subentrante alle stesse condizioni contrattuali precedenti, in virtù della clausola sociale prevista dal CCNL. La Corte ha stabilito che i termini di decadenza per l'impugnazione dei licenziamenti non si applicano in questi casi e che un'offerta di assunzione a condizioni peggiorative non libera la nuova azienda dall'obbligo di assunzione.
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Clausola Sociale: Obbligo di Assunzione e Decadenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 721/2024, ha confermato il diritto di un lavoratore ad essere assunto dalla società subentrante in un cambio di appalto nel settore dei servizi aeroportuali, in virtù della clausola sociale prevista dal CCNL. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che in questi casi non si applica il termine di decadenza previsto dalla L. 183/2010 e che l'onere di dimostrare la corretta applicazione dei criteri di scelta del personale grava sull'impresa subentrante.
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Prescrizione lavoro: Cassazione conferma la sospensione
Una società di trasporti ha impugnato una sentenza che riconosceva ad alcuni ex dipendenti il diritto a scatti di anzianità maturati anche durante l'apprendistato. In Cassazione, la società ha rinunciato ai motivi principali, contestando solo l'applicabilità della prescrizione. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando un principio fondamentale sulla prescrizione lavoro: le riforme del 2012 e 2015, riducendo la stabilità del posto di lavoro, giustificano la sospensione dei termini di prescrizione per i crediti retributivi durante il rapporto, a causa del timore di ritorsioni del dipendente.
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Prescrizione esposizione amianto: quando inizia?
Un lavoratore esposto per anni all'amianto ha richiesto la rivalutazione dei contributi. L'ente previdenziale ha eccepito la prescrizione del diritto, sostenendo che il termine decennale decorresse dalla data di pensionamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 578/2024, ha ribaltato la decisione di secondo grado, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione esposizione amianto: il termine non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce la concreta consapevolezza di essere stato esposto al rischio. Tale consapevolezza deve essere accertata dal giudice di merito e non può essere presunta.
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Assegno personale: cosa include nel pubblico impiego?
Un lavoratore, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità e l'inclusione di vari emolumenti nel suo assegno personale. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che la normativa speciale applicabile garantisce la conservazione delle sole voci retributive fisse e continuative, escludendo il riconoscimento dell'anzianità per progressioni di carriera e i fringe benefits come le polizze assicurative, in quanto non legati da un nesso di corrispettività con la prestazione lavorativa.
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Giudicato esterno: quando preclude un nuovo processo
Un lavoratore ha intentato una causa per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell'esistenza di un precedente giudicato esterno, ovvero una sentenza definitiva tra le stesse parti che aveva già negato l'esistenza di tale rapporto. La Corte ha ribadito che un punto di diritto già accertato e risolto in via definitiva non può essere riesaminato in un nuovo giudizio.
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Retribuzione ferie: gli incentivi vanno inclusi
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che nella retribuzione ferie dei macchinisti devono essere inclusi anche i compensi incentivanti, come l'indennità di condotta e di riserva. La loro esclusione, infatti, costituirebbe un deterrente al godimento delle ferie, in contrasto con la normativa europea e nazionale. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Assegno personale: cosa spetta al dipendente trasferito
Un lavoratore, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento integrale della sua anzianità e di tutte le componenti retributive precedenti, inclusi bonus e polizze. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che la legge speciale applicabile al trasferimento garantisce la conservazione nel nuovo assegno personale solo delle voci retributive fisse e continuative. L'anzianità pregressa non è valida per la progressione di carriera e i benefici accessori variabili sono esclusi.
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Retribuzione ferie e incentivi: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 284/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che nella retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità accessorie, come quelle per la condotta e la riserva. La decisione si fonda sul principio del diritto dell'Unione Europea secondo cui la paga durante le ferie deve essere tale da non dissuadere il lavoratore dal goderne. Inoltre, la Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto, a causa dell'indebolimento della stabilità del posto di lavoro introdotto dalle recenti riforme.
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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 281/2024, ha stabilito che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie strettamente connesse all'attività lavorativa. Un'azienda di trasporti ferroviari aveva escluso dal calcolo le indennità per attività di condotta e di riserva, ma la Corte ha respinto il ricorso, allineandosi alla giurisprudenza europea. Il principio è che una paga ridotta durante le ferie potrebbe disincentivare il lavoratore dal goderne. La Corte ha anche confermato che la prescrizione per i crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Indennità feriali: sì al calcolo nella retribuzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che le indennità feriali e i compensi incentivanti, legati alle mansioni ordinarie dei lavoratori (in questo caso, macchinisti), devono essere inclusi nella retribuzione corrisposta durante le ferie. La decisione si fonda sull'interpretazione del diritto dell'Unione Europea, volto a garantire che la retribuzione feriale sia sostanzialmente equiparabile a quella ordinaria, per non disincentivare il godimento del riposo. La Corte ha inoltre stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro, a seguito delle modifiche legislative sulla stabilità occupazionale.
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Indennità vacanza contrattuale: quando spetta?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di lavoratori del settore sanitario che richiedevano il pagamento dell'indennità di vacanza contrattuale per il periodo tra la scadenza di un CCNL e il suo rinnovo. La Corte ha stabilito che tale indennità non è un diritto automatico, ma la sua erogazione può essere subordinata a specifiche condizioni definite dalla contrattazione collettiva, come in questo caso la negoziazione a livello regionale che teneva conto delle difficoltà finanziarie del settore. La richiesta è stata respinta anche sotto il profilo della retribuzione adeguata (art. 36 Cost.), poiché la sufficienza va valutata sull'intero trattamento economico e non su un singolo elemento.
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Turni di pronta disponibilità: sì al risarcimento danni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 244/2024, ha stabilito che lo svolgimento sistematico di turni di pronta disponibilità oltre il limite previsto dal contratto collettivo non solo dà diritto a una specifica indennità, ma anche a un autonomo risarcimento per il danno da stress psico-fisico subito dal lavoratore. Il caso riguardava un dirigente medico costretto a effettuare un numero esorbitante di reperibilità. La Corte ha chiarito che la richiesta di risarcimento del danno alla salute si prescrive in dieci anni, confermando la condanna dell'Azienda Sanitaria.
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Mansioni superiori: la Cassazione sul giudizio trifasico
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un autista soccorritore che chiedeva il riconoscimento di mansioni superiori e le relative differenze retributive. L'ordinanza stabilisce che il giudice di merito deve effettuare un'analisi rigorosa, nota come 'giudizio trifasico', applicando correttamente i contratti collettivi succedutisi nel tempo per confrontare le mansioni svolte con le declaratorie contrattuali. La Corte ha cassato la decisione precedente per non aver seguito questa metodologia, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Mansioni superiori autista: la Cassazione decide
Un autista soccorritore ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare del suo ex datore di lavoro per differenze retributive, sostenendo un inquadramento errato e lo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di riqualificazione automatica, ma ha accolto il ricorso riguardo le mansioni superiori. Ha stabilito che il tribunale di merito ha errato non eseguendo il corretto 'giudizio trifasico', ovvero un'analisi dettagliata e comparativa delle attività effettivamente svolte dal lavoratore rispetto a quelle previste dai contratti collettivi per i diversi livelli. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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Mansioni superiori: diritto a paga e inquadramento
Un autista soccorritore ha richiesto il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni superiori rispetto al suo inquadramento formale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 154/2024, ha accolto parzialmente il ricorso. Ha stabilito che, sebbene non sussista un diritto automatico a un inquadramento superiore, il lavoratore ha diritto alla retribuzione corrispondente alle mansioni di fatto svolte. La Corte ha cassato la decisione del tribunale per non aver effettuato il 'giudizio trifasico', ovvero un'analisi dettagliata e comparativa tra i compiti effettivamente svolti e le declaratorie contrattuali, e ha rinviato la causa per una nuova valutazione.
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