LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 118 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 37 di 40

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Vizio procedurale licenziamento: la Cassazione decide
Una società di trasporti ha licenziato un dipendente. La Corte di Cassazione, con ordinanza 2782/2024, ha stabilito che il licenziamento è nullo a causa di un vizio procedurale, ovvero il mancato rispetto delle specifiche norme disciplinari previste per il settore. Questo errore ha portato all'annullamento della decisione della Corte d'Appello e ha garantito al lavoratore la tutela reintegratoria piena. La Corte ha chiarito che il rispetto della procedura non è una mera formalità, ma un requisito essenziale, la cui violazione rende l'atto espulsivo radicalmente nullo.
Continua »
Obbligo di repêchage: onere della prova sul datore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2739/2024, ha accolto il ricorso di una lavoratrice licenziata per giustificato motivo oggettivo a seguito dell'automazione delle sue mansioni di centralinista. La Corte ha ribadito che l'obbligo di repêchage impone al datore di lavoro l'onere esclusivo di provare l'impossibilità di ricollocare il dipendente, anche in mansioni inferiori, senza che sul lavoratore gravi alcun onere di indicare possibili posti alternativi. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
Continua »
Società in house: no assunzione senza concorso
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto con una società in house, sostenendo un'interposizione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, applicando il principio della "ragione più liquida". Ha stabilito che non è possibile costituire giudizialmente un rapporto di lavoro con una società a partecipazione pubblica totale, come una società in house, se l'assunzione non è avvenuta tramite procedure selettive pubbliche, trasparenti e imparziali, come previsto dalla legge. Questa regola prevale su qualsiasi accertamento relativo all'illegittimità dell'appalto.
Continua »
Retribuzione feriale: le voci variabili incluse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2680/2024, ha stabilito che nella retribuzione feriale devono essere incluse anche le indennità variabili, come quelle di condotta e riserva, se intrinsecamente collegate alle mansioni svolte. Rigettato il ricorso di una società di trasporti che, applicando il contratto aziendale, le escludeva. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre solo dalla fine del rapporto.
Continua »
Mansioni superiori: diritto alla retribuzione
Un dipendente amministrativo di un'azienda sanitaria pubblica ha svolto di fatto mansioni dirigenziali senza un incarico formale. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a percepire le differenze retributive per le mansioni superiori effettivamente svolte, stabilendo che il diritto a un'equa retribuzione, basato sull'art. 52 del D.Lgs. 165/2001, prevale sulla mancanza di un concorso pubblico o di un atto formale di assegnazione.
Continua »
Nullità licenziamento disciplinare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2672/2024, ha stabilito che la violazione della procedura disciplinare prevista per i lavoratori del settore trasporti comporta la nullità del licenziamento disciplinare. Tale violazione non dà diritto a una semplice indennità, ma alla tutela reintegratoria piena, con l'obbligo per l'azienda di riammettere il lavoratore al suo posto.
Continua »
Rientro del personale: quando la PA non è obbligata
Un ente pubblico aveva esternalizzato un servizio a un consorzio privato, con una clausola contrattuale che prevedeva il 'rientro del personale' presso l'ente in caso di cessazione dell'accordo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2484/2024, ha stabilito che tale clausola è nulla se non si verifica un effettivo trasferimento di attività o servizio (reinternalizzazione). Un semplice accordo contrattuale non può obbligare la Pubblica Amministrazione ad assumere personale, poiché l'assunzione nel settore pubblico è vincolata a rigide norme di legge.
Continua »
Indennità servizio estero: non cumulabile con la I.I.S.
Una dipendente civile del Ministero della Difesa in servizio a Parigi ha richiesto il pagamento dell'indennità integrativa speciale, oltre a quella già percepita per il servizio all'estero. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2280/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che la normativa speciale per il personale all'estero prevale sulla contrattazione collettiva e sancisce la non cumulabilità tra l'indennità servizio estero e l'indennità integrativa speciale, confermando la decisione dei giudici di merito.
Continua »
Indennità posizione organizzativa: serve atto formale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti universitari in servizio presso un'azienda ospedaliera, i quali richiedevano il pagamento dell'indennità posizione organizzativa. La Corte ha stabilito che tale indennità non è dovuta in assenza di un formale provvedimento scritto e motivato di istituzione della posizione e di conferimento dell'incarico da parte dell'amministrazione. Gli atti meramente preparatori non sono sufficienti a far sorgere il diritto, né è configurabile un risarcimento per perdita di chance se le posizioni non sono mai state formalmente create.
Continua »
Danno da ritardo PA: il risarcimento per buona fede
Una recente ordinanza della Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione è tenuta al risarcimento del danno quando la sua condotta, pur non integrando un errore "macroscopico", viola i principi di buona fede e correttezza. Il caso riguarda una dipendente pubblica che si è vista negare un incentivo all'esodo a causa di un diniego e di un ritardo ingiustificati da parte dell'ente. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, riconoscendo la possibilità di un risarcimento per il cosiddetto 'danno da ritardo PA', anche sotto forma di perdita di chance.
Continua »
Incentivo all’esodo e divieto di riassunzione
Un ex dipendente pubblico ha richiesto il pagamento di un incentivo all'esodo nonostante avesse violato il patto di non lavorare per enti collegati alla Regione per cinque anni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il diritto all'incentivo e imponeva la restituzione delle somme già percepite. La violazione del divieto, infatti, fa venir meno la causa stessa del beneficio economico, il cui scopo è il contenimento della spesa pubblica. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso basati su questioni non sollevate nei gradi precedenti.
Continua »
Trattamento economico dipendenti pubblici: la Cassazione
Una dipendente, trasferita da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del suo precedente trattamento economico. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1878/2024, ha stabilito che la norma speciale (D.L. 78/2010) prevale su quella generale, garantendo la conservazione delle sole voci retributive fisse e continuative. Di conseguenza, ha accolto il ricorso del Ministero, limitando la composizione dell'assegno personale e il riconoscimento dell'anzianità di servizio, e ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice.
Continua »
Prescrizione crediti di lavoro: la stabilità non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro, anche dopo le riforme del 2012 e 2015. La Corte ha ritenuto che il livello di stabilità del posto di lavoro non è sufficiente a eliminare il 'metus' (timore) del lavoratore di essere licenziato per aver fatto valere i propri diritti, giustificando la sospensione del termine prescrizionale fino alla cessazione del rapporto.
Continua »
Appalto endoaziendale: quando è lecito? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 1605/2024, ha definito i contorni della liceità dell'appalto endoaziendale. Nel caso esaminato, alcuni lavoratori impiegati da una società appaltatrice per un servizio di assistenza clienti di un grande committente, chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto con quest'ultimo. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che un appalto è genuino, anche se svolto all'interno del ciclo produttivo del committente, quando l'appaltatore esercita una reale organizzazione dei mezzi e si assume il rischio d'impresa. L'ingerenza del committente, se finalizzata solo al controllo della qualità del servizio, non trasforma l'appalto in una somministrazione illecita di manodopera.
Continua »
Notifica avviso di addebito: valida senza 2° avviso
Un contribuente si opponeva tardivamente a un avviso di addebito per contributi non versati, sostenendo un vizio di notifica. La Corte di Cassazione chiarisce che la notifica avviso di addebito segue una procedura semplificata che non richiede la seconda raccomandata informativa, rendendo l'opposizione tardiva inammissibile.
Continua »
Pensione di vecchiaia: i contributi autonomi valgono?
Una lavoratrice si è vista negare la pensione di vecchiaia perché la Corte d'Appello ha escluso i suoi contributi da lavoro autonomo. La Corte di Cassazione, investita della questione e dei dubbi di costituzionalità, ha ritenuto il caso troppo complesso per una decisione immediata, rinviando la causa a una pubblica udienza per un'analisi approfondita.
Continua »
Prova atipica: testimonianza valida da altro processo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista sanzionato per l'impiego irregolare di una lavoratrice. La Corte ha stabilito che una testimonianza resa in un altro giudizio costituisce una prova atipica pienamente utilizzabile, a condizione che sia garantito il contraddittorio tra le parti. È stato inoltre chiarito che una sentenza emessa in un altro processo tra parti diverse non ha efficacia di giudicato, ma può essere valutata dal giudice come semplice elemento di prova documentale.
Continua »
Contribuzione figurativa mobilità: la Cassazione
Un lavoratore ha contestato il metodo di calcolo della sua pensione, in particolare per la contribuzione figurativa mobilità. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il calcolo deve basarsi sulla retribuzione effettiva percepita per l'integrazione salariale, come previsto dalla Legge n. 223/1991, e non su un parametro differente. La decisione consolida un orientamento giurisprudenziale chiaro, fornendo certezza sulla corretta determinazione dei contributi in periodi di mobilità.
Continua »
Incentivo di progettazione: quando spetta? Il caso
Una Pubblica Amministrazione ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che riconosceva agli eredi di un dipendente il diritto a un incentivo di progettazione per lavori di manutenzione ordinaria. La Corte d'Appello aveva confermato tale diritto, evidenziando che i lavori erano stati preceduti da una completa fase di progettazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la valutazione sull'esistenza di un'attività di progettazione costituisce un accertamento di fatto, di competenza esclusiva del giudice di merito e non riesaminabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato quindi considerato un tentativo di ottenere un terzo grado di giudizio sul merito della questione.
Continua »
Criteri di valutazione: legittima scelta del datore
Una dirigente del settore pubblico contesta i criteri di valutazione adottati dalla sua amministrazione durante una riorganizzazione, che hanno favorito un collega nell'assegnazione di un nuovo incarico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità delle scelte aziendali. La Corte ha stabilito che i criteri di valutazione, sebbene non perfetti, non erano arbitrari ma giustificati da esigenze concrete, come l'indisponibilità di dati recenti. Inoltre, ha ribadito i rigorosi requisiti formali per presentare un ricorso, sanzionando la genericità delle censure sollevate.
Continua »