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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Trattazione scritta appello: no inammissibilità
Una lavoratrice si è vista dichiarare l'appello improcedibile per non aver depositato la prova della notifica durante una trattazione scritta. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la modalità di trattazione scritta appello non può comprimere il diritto di difesa. Il giudice, prima di dichiarare l'improcedibilità, deve fissare una nuova udienza per consentire alla parte di produrre la prova della notifica e verificare così la corretta instaurazione del contraddittorio.
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Ricorso inammissibile: i vizi procedurali non bastano
Una società dichiarata fallita presenta ricorso in Cassazione lamentando numerosi vizi procedurali, tra cui la presunta illegittima composizione dei collegi giudicanti nelle fasi di merito. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che le censure sollevate sono generiche e mirano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La decisione sottolinea come i presunti vizi, inclusa la gestione delle istanze di ricusazione, non fossero sufficienti a invalidare il giudizio di merito, che ha correttamente riesaminato la causa dopo un precedente annullamento con rinvio.
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Costi di avviamento: quando sono capitalizzabili?
Una compagnia aerea capitalizzava i costi sostenuti per l'avvio di nuove rotte, includendo le spese per il personale, come costi di avviamento pluriennali. L'Agenzia delle Entrate contestava tale pratica, ritenendoli costi di esercizio. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che i costi per retribuzioni e oneri similari devono essere dedotti per competenza nell'anno in cui sono sostenuti e non possono essere capitalizzati, in quanto non costituiscono oneri con utilità pluriennale. La sentenza di merito è stata cassata per errata applicazione dei principi contabili e fiscali.
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Servizio scuola paritaria: non vale per la mobilità
Un docente chiedeva il riconoscimento del servizio scuola paritaria ai fini della graduatoria di mobilità. La Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che, senza una norma specifica, il servizio in scuole paritarie non è equiparabile a quello prestato nelle scuole statali per tali fini, né si applica il principio di non discriminazione UE.
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Estinzione del giudizio per rottamazione-quater
Una contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento fiscale fino in Cassazione, ha aderito alla procedura di rottamazione-quater. La Suprema Corte ha chiarito che l'adesione a tale procedura comporta l'estinzione del giudizio in corso, senza la necessità di attendere il pagamento di tutte le rate previste dal piano. La decisione si fonda sulla volontà del legislatore di valorizzare la rinuncia al contenzioso da parte del contribuente come presupposto sufficiente per l'estinzione.
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Critica del dipendente: i limiti sui social network
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sanzione disciplinare contro una dipendente di un ente di ricerca per aver pubblicato post critici su un social network. La sentenza chiarisce che la critica del dipendente, anche se espressa fuori dall'orario di lavoro, è soggetta ai limiti della continenza e della verità dei fatti, soprattutto quando la qualifica professionale del lavoratore può ledere l'immagine del datore di lavoro.
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Diritto all’assunzione: il contratto part time è valido
Due dipendenti pubblici, idonei a un concorso per posizioni a tempo pieno, venivano assunti con contratti part-time. Impugnavano tale assunzione rivendicando il diritto al tempo pieno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando la validità del contratto part-time volontariamente sottoscritto. La Corte ha stabilito che la scelta dell'amministrazione di assumere a condizioni diverse da quelle del bando è legittima e il contratto firmato prevale sulle pretese originarie.
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Rimborso Iva: detrazione per costi prima dell’attività
Una società agricola chiede il rimborso Iva per investimenti pre-attività. La Cassazione chiarisce che il rimborso Iva è legittimo anche per i costi preparatori, a condizione che l'intenzione di avviare l'attività sia provata. Tuttavia, il contribuente deve sempre dimostrare l'effettivo pagamento delle fatture.
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Appalto illecito manodopera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunto appalto illecito di manodopera. Un'impresa committente aveva dedotto costi e detratto l'IVA per servizi forniti da un'altra società. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, riqualificandola come somministrazione illecita di manodopera e negando i benefici fiscali. La Commissione Tributaria di secondo grado aveva dato ragione al contribuente, ma la Cassazione ha annullato tale decisione. Ha rilevato che i giudici di merito avevano travisato il contenuto di un atto di autotutela dell'Ufficio Fiscale e non avevano correttamente valutato chi esercitasse il potere direttivo sui lavoratori. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Somministrazione di manodopera: onere della prova
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta illecita somministrazione di manodopera mascherata da contratto di appalto. Un'azienda si vedeva contestare la detraibilità di costi IVA e IRAP per servizi ricevuti, poiché l'Amministrazione Finanziaria riteneva che il fornitore si limitasse a fornire personale, mentre la direzione effettiva era in capo all'azienda committente. La Cassazione ha annullato la decisione di merito favorevole al contribuente, stabilendo che i giudici avevano travisato una prova documentale e non avevano correttamente indagato su chi esercitasse il potere direttivo sui lavoratori, elemento cruciale per distinguere l'appalto lecito dalla somministrazione illecita. Di conseguenza, il diritto alla detrazione dei costi viene meno.
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Demansionamento infermieri: quando è illecito?
Un gruppo di infermieri ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per demansionamento, lamentando di essere stati costretti a svolgere per anni mansioni di livello inferiore. La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, ritenendo che le mansioni infermieristiche rimanessero prevalenti. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che il demansionamento infermieri è illegittimo quando l'assegnazione a compiti inferiori è sistematica e non marginale, a prescindere dalla prevalenza delle mansioni proprie. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame sul demansionamento, rigettando però la domanda di differenze retributive.
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Scientia decoctionis: i limiti alla prova in appello
Una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha agito in revocatoria contro una società di consulenza per recuperare un pagamento, sostenendo che quest'ultima fosse a conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La domanda è stata respinta in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della compagnia aerea, confermando che l'argomento cruciale sulla specifica competenza professionale della società di consulenza, quale prova della scientia decoctionis, era stato introdotto tardivamente solo in appello, violando i limiti processuali.
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Benefici fiscali associazioni sportive: quando si perdono
Un'associazione sportiva dilettantistica si è vista revocare il regime fiscale agevolato a causa del superamento del tetto di ricavi e di altre irregolarità contabili e gestionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che i benefici fiscali per le associazioni sportive sono subordinati al rigoroso rispetto di tutte le condizioni previste dalla legge, inclusa la corretta tenuta della contabilità e la tracciabilità dei pagamenti.
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Onere della prova nel riscatto agrario: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che nel riscatto agrario l'onere della prova sui requisiti soggettivi e oggettivi grava sempre sull'attore. Il principio di non contestazione non si applica se i fatti non sono a conoscenza del convenuto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva accolto la domanda di riscatto basandosi sulla generica contestazione della controparte, rinviando la causa per un nuovo esame che tenga conto del corretto riparto dell'onere della prova.
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Onere della prova ferie non godute: la Cassazione
Un ex dipendente ha richiesto il pagamento di un'indennità per ferie non godute. La Corte di Cassazione, riformando la decisione della Corte d'Appello, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova per le ferie non godute. È il datore di lavoro, e non il lavoratore, a dover dimostrare di aver adempiuto al proprio obbligo di concedere le ferie. La Corte ha chiarito che il diritto alle ferie è irrinunciabile e fondamentale, e l'onere probatorio grava sull'azienda, che deve provare di aver invitato il dipendente a usufruirne, avvisandolo della loro eventuale perdita.
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Motivazione per relationem: Cassazione annulla sentenza
Una società di ingegneria ha impugnato un avviso di accertamento fiscale relativo a deduzioni e agevolazioni per un impianto. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione d'appello. La Corte ha ritenuto la sentenza viziata da una motivazione per relationem meramente apparente, in quanto il giudice si era limitato a richiamare la decisione di primo grado e gli atti della controparte senza un'autonoma e critica valutazione, violando così l'obbligo di motivazione. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Orario di lavoro: il viaggio casa-lavoro conta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il tempo impiegato da una guardia giurata per viaggiare dalla sede aziendale, dove prelevava l'auto di servizio, al suo luogo di lavoro fisso e abituale (un centro commerciale) non costituisce orario di lavoro retribuibile. La decisione si basa sul fatto che il lavoratore aveva una postazione stabile e non era soggetto al potere direttivo del datore durante il tragitto, rendendo lo spostamento un semplice trasferimento casa-lavoro.
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Responsabilità direttore lavori: il giudicato interno
La Corte di Cassazione interviene su un caso di infiltrazioni in un condominio, delineando la responsabilità del direttore lavori. La sentenza chiarisce la distinzione tra il ruolo di progettista e quello di direttore, affermando il principio del giudicato interno: se la responsabilità come progettista è esclusa in primo grado e nessuno impugna, la Corte d'Appello non può riesaminarla. Viene inoltre censurata la motivazione apparente sulla liquidazione dei danni, sottolineando l'obbligo del giudice di rispondere puntualmente alle critiche sollevate.
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Danno da costruzione abusiva: non è in re ipsa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio fondamentale in materia di diritto immobiliare. In un caso di costruzione abusiva poi demolita, i giudici hanno respinto la richiesta di risarcimento del proprietario confinante, chiarendo che il danno da costruzione abusiva non è mai automatico o presunto ("in re ipsa"). Anche se l'opera illecita viene rimossa, il danneggiato deve fornire la prova specifica di un pregiudizio concreto subito nel periodo in cui la costruzione era presente, come una ridotta fruibilità dell'immobile. La semplice diminuzione temporanea del valore di mercato non è sufficiente, poiché tale danno viene meno con la demolizione.
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Domande assorbite: come riproporle in appello
Un condomino impugna una delibera assembleare. Il tribunale gli dà ragione per un vizio di notifica della convocazione. La Corte d'Appello ribalta la decisione. Il condomino ricorre in Cassazione, la quale stabilisce che la Corte d'Appello ha errato nel non esaminare le altre questioni di merito, le cosiddette 'domande assorbite', che erano state correttamente riproposte. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su tali punti.
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