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Art. 118 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 118 Codice Penale

Furto aggravato in azienda: condannati dipendente e complice
Il caso riguarda un furto aggravato di metalli commesso da un dipendente ai danni dell'azienda in cui lavorava, con la complicità di un soggetto esterno. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di entrambi i soggetti, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. La Corte ha chiarito che l'aggravante dell'abuso di relazioni di lavoro si estende anche al complice esterno se questi era a conoscenza della qualifica del dipendente o l'ha ignorata per colpa. Inoltre, per ottenere il riconoscimento del reato continuato, non basta la vicinanza temporale dei reati, ma serve la prova di un unico disegno criminoso originario. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Accesso abusivo a sistema informatico: la confessione basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di accesso abusivo a sistema informatico in concorso tra loro. Uno dei ricorrenti, un avvocato, contestava l'estensione dell'aggravante specifica del ruolo di pubblico ufficiale rivestito dal coimputato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che la confessione spontanea e attendibile è sufficiente a fondare la condanna anche senza riscontri esterni. Inoltre, l'aggravante soggettiva legata alla qualifica di pubblico ufficiale si estende al complice che ne era a conoscenza o che avrebbe dovuto conoscerla con l'ordinaria diligenza. L'inammissibilità del ricorso impedisce anche di far valere la prescrizione del reato maturata successivamente. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e sono condannati al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Rapina con coltello: no sconto di pena, il bilanciamento è del giudice
Due individui, condannati per rapina aggravata commessa con un coltello, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Chiedevano uno sconto di pena, sostenendo che i giudici precedenti avessero sbagliato a non considerare le attenuanti più importanti delle aggravanti. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha stabilito un principio fondamentale: il bilanciamento delle circostanze aggravanti e attenuanti è una valutazione di merito che spetta al giudice del processo. Questa decisione non può essere contestata in Cassazione, a meno che non sia palesemente illogica. In questo caso, la gravità del fatto (violenza e uso di un'arma) giustificava pienamente la decisione di non concedere ulteriori sconti di pena. Gli imputati sono stati quindi condannati a pagare le spese processuali.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso dopo un concordato in appello. In una vicenda di traffico di stupefacenti, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato la pena in secondo grado, chiedeva il proscioglimento. Si stabilisce che l'accordo implica la rinuncia ad altri motivi. Inammissibile anche il ricorso del coimputato sull'aggravante dell'ingente quantità, ritenuta attribuibile anche per semplice colpa o errore colposo.
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