LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1165 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1165 Codice Civile

Usucapione di terreni: le trattative non salvano il proprietario
Il Possessore ha utilizzato per oltre venti anni alcuni fondi agricoli, comportandosi come il legittimo proprietario. Successivamente, ha avviato delle trattative con I Proprietari formali per regolarizzare la situazione ed evitare una causa. I Proprietari hanno sostenuto che tali trattative avessero interrotto il termine per l'acquisto della proprietà. La Corte di Cassazione ha invece confermato l'avvenuta usucapione di terreni a favore del Possessore. I giudici hanno chiarito che le semplici trattative per l'acquisto o la regolarizzazione di un bene non costituiscono un riconoscimento del diritto altrui idoneo a interrompere il possesso. Il ricorso dei Proprietari è stato dichiarato inammissibile, con la loro condanna al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Usucapione tra comproprietari: perché i lavori non bastano
Una comproprietaria ha chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione tra comproprietari di una porzione di una villa di famiglia, sostenendo di aver eseguito lavori a proprie spese, attivato utenze e creato un ingresso autonomo. I fratelli comproprietari si sono opposti, evidenziando l'uso comune del bene e l'esistenza di precedenti azioni legali per il ripristino dello stato dei luoghi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno confermato che i lavori eseguiti e l'intestazione delle utenze non dimostrano un possesso esclusivo ed escludente. Inoltre, le iniziative giudiziarie dei fratelli hanno interrotto i termini per l'usucapione. La ricorrente è stata condannata anche per responsabilità aggravata.
Continua »
Usucapione di beni immobili: la firma del padre blocca i figli
Due figli hanno richiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di beni immobili intestati al padre. Una banca creditrice si è opposta, avendo concesso un mutuo ipotecario sul bene e avviato un pignoramento. I giudici di merito hanno rigettato la domanda dei figli, rilevando che il padre aveva continuato a esercitare la piena signoria sul bene, concedendo ipoteche e stipulando contratti di locazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che gli atti compiuti dal proprietario non hanno semplicemente interrotto il possesso, ma hanno dimostrato l'esercizio effettivo del diritto di proprietà, escludendo in radice il possesso esclusivo e pacifico dei figli necessario per l'usucapione. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Interruzione dell’usucapione: l’accordo non salva il proprietario
Il Proprietario ha chiesto il rilascio di un terreno occupato da Il Possessore, il quale ha risposto chiedendo l'usucapione del bene. Il Proprietario sosteneva che una proposta di affitto formulata in una vecchia conciliazione avesse comportato l'interruzione dell'usucapione, in quanto riconoscimento dell'altrui proprietà. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice proposta transattiva per evitare una lite non costituisce un riconoscimento univoco del diritto altrui. Inoltre, gli atti idonei a determinare l'interruzione dell'usucapione sono tassativi e richiedono un'azione giudiziale volta a recuperare il possesso, escludendo semplici diffide o trattative. Il Possessore ottiene così la proprietà del terreno, mentre Il Proprietario viene condannato a pagare le spese processuali.
Continua »
Usucapione di immobile: la parentela blocca il possesso
La Parrocchia ha richiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di immobile di un fabbricato utilizzato per decenni per il catechismo. L'immobile apparteneva a un privato, il cui fratello era stato il parroco della stessa Parrocchia per oltre trent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Parrocchia, confermando che l'uso prolungato del bene era frutto di mera tolleranza familiare tra fratelli e non di un possesso utile a usucapire. La stretta parentela giustifica infatti la tolleranza anche per lunghissimi periodi, escludendo l'animus possidendi (l'intenzione di possedere come proprietario) necessario. Di conseguenza, la Parrocchia perde la causa e viene condannata a pagare le spese legali.
Continua »
Usucapione di beni immobili: il fallimento non ferma il possesso
Il Fallimento di una società immobiliare ha chiesto la restituzione di un locale adibito a ricovero barche. L'Occupante ha resistito eccependo l'avvenuta usucapione di beni immobili, avendo posseduto il bene in modo esclusivo e continuativo dal 1982. Il Fallimento sosteneva che la dichiarazione di fallimento del 2001 avesse interrotto i termini per l'usucapione e che il possesso fosse dovuto a mera tolleranza, dato che il marito dell'occupante era l'amministratore della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fallimento, stabilendo che l'apertura del fallimento non interrompe il possesso utile a usucapire. Solo un'azione di recupero del curatore interrompe tale termine. Vince l'Occupante, che mantiene la proprietà del bene.
Continua »
Interruzione dell’usucapione: firma l’atto e perde la proprietà
Due comproprietarie hanno chiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di alcuni terreni. La società costruttrice confinante si è opposta, sostenendo che un accordo del 1994 avesse comportato l'interruzione dell'usucapione, e ha chiesto in via riconvenzionale di vietare ogni passaggio sul proprio fondo. I giudici di merito hanno accolto le tesi della società. La Cassazione ha confermato che l'atto del 1994 ha causato l'interruzione dell'usucapione, poiché le proprietarie vi riconoscevano l'altrui proprietà. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso delle proprietarie per ultrapetizione: la società costruttrice, nelle memorie finali, aveva limitato la richiesta di divieto al solo passaggio di veicoli, mentre i giudici avevano vietato anche il transito pedonale. La causa torna in appello per rideterminare i limiti del divieto di passaggio.
Continua »
Usucapione di beni immobili: privato perde contro l’ente pubblico
Un'azienda sanitaria ha rivendicato la proprietà di un terreno, precedentemente appartenuto a un ente morale e poi trasferito per legge al Comune e infine all'azienda stessa. Il Venditore e l'Acquirente del terreno si sono opposti, sostenendo l'avvenuto acquisto per usucapione di beni immobili grazie al possesso ultraventennale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Venditore e dell'Acquirente. I giudici hanno stabilito che il termine per l'usucapione di beni immobili si era interrotto a causa di una precedente opposizione giudiziale promossa dal Comune nel 1981 e conclusasi solo nel 1997. Di conseguenza, il tempo necessario per usucapire non era maturato al momento della causa del 2005. L'Azienda Sanitaria vince la causa e mantiene la proprietà esclusiva del terreno, mentre l'atto di compravendita tra i privati è dichiarato inefficace.
Continua »
Acquisto per usucapione: coltivare un terreno non basta
Un gruppo di cittadini, definiti come I Coltivatori, ha richiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di un terreno che sostenevano di aver coltivato e diviso in lotti per oltre vent'anni. I Proprietari del terreno si sono opposti, sostenendo che si trattasse di semplici sconfinamenti tollerati. La Corte d'Appello ha respinto la domanda dei Coltivatori per mancanza di prove certe sul possesso esclusivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, sebbene il pagamento delle tasse o la denuncia di successione da parte dei proprietari non interrompano l'usucapione, la richiesta dei Coltivatori fallisce comunque perché non hanno dimostrato il possesso continuo e indisturbato del bene. Di conseguenza, i Coltivatori perdono la causa e devono pagare le spese legali.
Continua »
Usucapione di terreni: il pascolo libero non toglie la proprietà
I Pastori hanno chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di terreni di circa 108 ettari, sostenendo di avervi esercitato il pascolo di bestiame per decenni. I Proprietari si sono opposti. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando la richiesta. I giudici hanno chiarito che il semplice pascolo di bestiame su un'area molto vasta e non recintata non basta a dimostrare il possesso necessario per l'usucapione. Tale attività, infatti, non esclude gli altri dal godimento del bene e può derivare da una semplice tolleranza dei proprietari. Al contrario, i legittimi proprietari hanno dimostrato di aver compiuto atti concreti di gestione, come la vendita di porzioni di terreno e la concessione di servitù. L'appello dei pastori è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Usucapione Servitù di Passaggio: Uso Ventennale Batte Atto Scritto
Un proprietario terriero ha citato in giudizio il suo vicino per impedirgli di passare sulla sua proprietà. Il vicino si è difeso sostenendo di aver acquisito il diritto per usucapione, avendo utilizzato quel passaggio per decenni. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del vicino, stabilendo un principio chiave sull'usucapione servitù di passaggio: l'uso continuato, pubblico e pacifico per oltre vent'anni, provato tramite testimoni, è sufficiente per acquisire il diritto. Una semplice lettera di diffida non basta a interrompere i termini. Vince quindi il vicino, che potrà continuare a transitare legittimamente.
Continua »
Usucapione: interruzione con domanda inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'**Usucapione** può essere interrotta anche da una domanda giudiziale dichiarata inammissibile. Nel caso trattato, i proprietari di un immobile avevano richiesto la restituzione del bene in sede di appello. Sebbene tale domanda fosse processualmente irrituale, la Corte ha chiarito che essa manifesta la volontà del titolare di recuperare il possesso, interrompendo così il termine ventennale necessario per l'acquisto della proprietà da parte del possessore.
Continua »
Usucapione e fallimento: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la dichiarazione di fallimento del proprietario di un terreno non interrompe il termine per l'usucapione iniziato da un terzo. Gli eredi di un possessore avevano richiesto l'accertamento della proprietà di un fondo, ma la Corte d'Appello aveva negato il diritto ritenendo che il fallimento della società proprietaria avesse interrotto il possesso. La Suprema Corte ha cassato la decisione, precisando che solo lo spossessamento fisico o un'azione giudiziale di recupero possono fermare l'usucapione.
Continua »
Usucapione servitù di passaggio: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello riguardante l'acquisto per usucapione servitù di passaggio su uno stradello inghiaiato. I ricorrenti contestavano la maturazione del termine ventennale, sostenendo che l'acquisto dell'immobile tramite asta giudiziaria avesse interrotto il possesso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le doglianze riguardavano accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità e che i ricorrenti non avevano dimostrato di aver sollevato tali questioni nei precedenti gradi di giudizio, violando il principio di autosufficienza.
Continua »
Usucapione: come interrompere i termini di legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'**Usucapione** viene interrotta da qualsiasi domanda giudiziale volta al recupero del possesso, indipendentemente dall'esito finale del giudizio. Nel caso esaminato, alcuni occupanti di un immobile sostenevano di aver maturato il diritto di proprietà per il decorso di vent'anni. Tuttavia, i legittimi proprietari avevano avviato azioni legali per la restituzione del bene prima della scadenza del termine ventennale. La Suprema Corte ha confermato che la notifica di un atto giudiziario che manifesti la volontà di rientrare in possesso del bene interrompe il termine utile per l'acquisto a titolo originario, anche se la domanda viene successivamente dichiarata inammissibile o rigettata.
Continua »
Usucapione bene demaniale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33509/2023, ha rigettato il ricorso di una cittadina che chiedeva di essere dichiarata proprietaria per usucapione di due terreni adiacenti a un fiume. La Corte ha stabilito che tali terreni, pur non essendo regolarmente inondati, costituiscono una 'pertinenza idraulica' del fiume, ovvero sono destinati alla sua protezione. Questa natura li qualifica come parte del demanio idrico. Di conseguenza, l'usucapione di un bene demaniale è impossibile, in quanto tali beni non sono suscettibili di appropriazione privata.
Continua »
Usucapione tra coniugi: la Cassazione fa chiarezza
Una moglie si opponeva all'espropriazione di un immobile pignorato ai creditori del marito, sostenendo di averlo acquisito per usucapione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine per l'usucapione tra coniugi è sospeso per tutta la durata del matrimonio. La decisione si fonda sulla necessità di proteggere l'armonia familiare, evitando che un coniuge debba agire legalmente contro l'altro per interrompere la prescrizione, minando così il rapporto di fiducia reciproco.
Continua »
Usucapione beni pubblici: quando è possibile?
La Corte di Cassazione conferma che l'usucapione di beni pubblici è possibile se il bene, pur essendo di proprietà di un ente come un'Azienda Sanitaria, non è mai stato effettivamente destinato a un pubblico servizio. La sentenza chiarisce che il mero trasferimento formale della proprietà all'ente non è sufficiente a renderlo 'indisponibile' e quindi immune da usucapione, prevalendo la destinazione d'uso concreta e prolungata nel tempo da parte del privato.
Continua »
Effetti del giudicato: la Cassazione su nullità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29802/2023, ha chiarito gli effetti del giudicato che dichiara la nullità di un contratto di vendita immobiliare. La decisione stabilisce che tale nullità travolge tutti gli atti di trasferimento successivi, impedendo ai sub-acquirenti di invocare la buona fede o di maturare l'usucapione, soprattutto quando il possesso è stato interrotto da azioni giudiziarie volte al recupero del bene. Il caso analizza una complessa vicenda iniziata con una vendita fraudolenta nel 1958.
Continua »