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Art. 1111 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 1111 Codice Civile

Scioglimento della comunione: il giardino si divide tra le parti
Una comproprietaria ha promosso una causa per ottenere lo scioglimento della comunione di un giardino condiviso. La vicina comproprietaria si è opposta alla divisione, sostenendo che le dimensioni ridotte dell'area e la presenza del fabbricato imponessero l'uso comune a tutela dell'accesso alle unità abitative. La Corte d'Appello ha invece disposto la separazione del cortile in due porzioni distinte ed equivalenti, basandosi su una perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questa statuizione. I giudici hanno chiarito che, trattandosi di comunione ordinaria e non di condominio, trova applicazione la regola generale che consente la spartizione a richiesta anche di un solo comproprietario. Il ricorso della vicina è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese legali, rendendo definitiva la frazionabilità dell'area verde.
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Azione di rivendicazione: l’erede batte la falsa usucapione
Un'erede ha promosso un'azione di rivendicazione per recuperare un terreno venduto illegittimamente a terzi da un parente e dal coniuge di quest'ultimo. I venditori avevano dichiarato falsamente nell'atto notarile di aver usucapito il bene, senza però alcun accertamento giudiziale. La Corte d'Appello ha accolto la domanda dell'erede, ritenendo valido l'atto di divisione del 1957 come prova della proprietà nei confronti dei familiari e dei loro aventi causa. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibili i ricorsi dei terzi acquirenti e della moglie del venditore. La Suprema Corte ha chiarito che chi acquista da chi dichiara un'usucapione non accertata si assume il rischio di un acquisto da un non proprietario, e che l'atto divisorio fa piena prova tra i condividenti e i loro eredi.
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Sospensione del processo: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso contro un'ordinanza di sospensione del processo emessa in un giudizio per indennità di occupazione di un bene comune. Il Tribunale aveva ritenuto che la causa risarcitoria dovesse attendere la definizione del giudizio di divisione pendente in Cassazione. La Suprema Corte ha invece stabilito che la sospensione del processo non è obbligatoria se la causa pregiudicante ha già superato il primo grado di giudizio, trasformandosi in sospensione facoltativa che richiede una specifica motivazione sulla probabilità di riforma della sentenza precedente.
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