LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1033 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1033 Codice Civile

Servitù di scarico per usucapione: no se il tombino è nascosto
Il proprietario di un giardino ha citato in giudizio il vicino per ottenere la rimozione di una tubazione fognaria abusiva. Il vicino ha richiesto in via riconvenzionale l'accertamento dell'acquisto della servitù di scarico per usucapione o, in subordine, la costituzione di una servitù coattiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del vicino, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Suprema Corte ha stabilito che la presenza di un chiusino, visibile solo con ricerche approfondite e non chiaramente riconducibile allo scarico altrui, non soddisfa il requisito dell'apparenza necessario per l'usucapione. Inoltre, l'esistenza di un percorso alternativo non eccessivamente dispendioso esclude la necessità di una servitù coattiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Contratto di somministrazione: acqua staccata senza firma
Un'associazione di proprietari ha chiesto a due residenti di interrompere l'uso abusivo dell'acqua proveniente dalle sue condutture, in mancanza di un regolare contratto di somministrazione. Le residenti sostenevano invece di avere un diritto di servitù di acquedotto. La Corte d'Appello ha dato ragione all'associazione, ordinando il distacco dei tubi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rapporto tra le parti era regolato da un contratto di somministrazione stipulato dal precedente proprietario, e non da un diritto reale. Di conseguenza, l'associazione, pur non essendo proprietaria dei terreni, ha il pieno diritto di interrompere la fornitura idrica in caso di mancata firma del contratto o di inadempimento delle utenti.
Continua »
Allaccio a tubatura altrui: non sempre è uso della cosa comune
Un condomino si allacciava a una colonna di scarico fognario a servizio di un altro appartamento, sostenendo fosse un legittimo uso della cosa comune. La società proprietaria dell'altro immobile si opponeva. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: prima di poter invocare l'uso della cosa comune secondo l'art. 1102 c.c., è obbligatorio accertare se il bene in questione (la tubatura) sia effettivamente di proprietà condominiale o se sia di pertinenza esclusiva di una singola unità immobiliare. I giudici precedenti avevano sbagliato a dare per scontata la natura comune del bene. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
Continua »
Servitù coattiva: negato il risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario che chiedeva il risarcimento danni ai vicini per il rifiuto di questi ultimi di consentire l'adeguamento di una servitù coattiva di scarico fognario. La Corte ha chiarito che, ai sensi dell'art. 1032 c.c., la servitù coattiva nasce solo tramite contratto o sentenza. Il rifiuto di stipulare un accordo volontario non costituisce un illecito civile, poiché il proprietario del fondo servente non ha un obbligo a contrattare, ma si trova in una posizione di mera soggezione rispetto al diritto potestativo della controparte di agire in giudizio.
Continua »