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Art. 1 Costituzione — Sezione Prima Penale

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Pericolosità sociale: sorveglianza legittima anche dopo il carcere
Un soggetto, ritenuto affiliato a un'associazione mafiosa, viene sottoposto a sorveglianza speciale dopo un lungo periodo di detenzione. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non sia più attuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: la detenzione, anche se prolungata, non cancella automaticamente l'attualità della pericolosità sociale. Se i legami con il clan criminale sono profondi e non ci sono segni di ravvedimento, la misura di prevenzione è legittima. La valutazione deve considerare la persistenza dei legami e non solo il tempo trascorso in carcere.
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Reclamo giurisdizionale: limiti e diritti soggettivi
La Cassazione chiarisce i limiti del reclamo giurisdizionale. Un detenuto si opponeva al prelievo di 2/5 dello stipendio per le spese di mantenimento, ma il ricorso è stato respinto. La Corte ha stabilito che, non trattandosi della lesione di un diritto soggettivo ma di un'applicazione generale della normativa, lo strumento del reclamo giurisdizionale non è utilizzabile.
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Misure alternative e residenza all’estero: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato residente all'estero (Kenya) che chiedeva di accedere a misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sulla ritenuta pericolosità sociale del soggetto, desunta dai suoi precedenti penali, e sull'assenza di un progetto di reinserimento sociale in Italia. La Corte ha inoltre chiarito che le misure alternative, come l'affidamento in prova, non possono essere eseguite in un Paese extra-UE in assenza di specifici accordi internazionali, e che la recente Riforma Cartabia non era applicabile al caso di specie.
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Lavoro esterno: quando il rischio di recidiva lo nega
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di ammissione al lavoro esterno per un detenuto, ritenendo corretta la valutazione del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si fonda sull'elevato pericolo di recidiva e sulla sostanziale inaffidabilità del soggetto, dimostrate da gravi condotte illecite commesse durante una precedente misura alternativa. Secondo la Corte, la sola buona condotta carceraria non è sufficiente in assenza di una concreta rivisitazione critica del proprio passato criminale, elemento indispensabile per una prognosi favorevole.
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