LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Violazione Delle Misure Di Prevenzione

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 67 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 95% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 2%
  • Rigettato 3%
  • Inammissibile 95%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 796%
  • Penale Sez. 14%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 19411/2019in 5 provvedimenti
  • Cass. 5465/2020in 7 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violazione delle misure di prevenzione: condanna confermata
Un uomo condannato per la violazione delle misure di prevenzione ha presentato ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello, che aveva confermato la pena di un anno di reclusione e 2.500 euro di multa. Nel ricorso, la difesa ha contestato l'elemento soggettivo del reato, ha invocato la particolare tenuità del fatto e ha chiesto una riduzione della sanzione. La Suprema Corte ha tuttavia dichiarato il ricorso inammissibile perché l'atto riproponeva pedissequamente gli stessi motivi già respinti in secondo grado, senza confutare la motivazione dei giudici d'appello. Chi richiede alla Cassazione una nuova valutazione dei fatti di merito compie una scelta vietata. Il ricorrente deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione delle misure di prevenzione: condanna confermata
I giudici di merito hanno condannato un uomo alla pena di quattro mesi di arresto per il reato di violazione delle misure di prevenzione, previsto dal codice antimafia. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando una motivazione illogica e contraddittoria della sentenza di condanna. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile a causa della sua assoluta genericità. L'atto difensivo si limitava infatti a contestare le conclusioni dei giudici d'appello senza formulare alcuna critica specifica e omettendo qualsiasi collegamento con i fatti concreti. Oltre a rendere definitiva la condanna a quattro mesi di arresto, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
Continua »
Violazione delle misure di prevenzione: ricorso nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna d'appello per la violazione delle misure di prevenzione previste dal Codice Antimafia. I giudici di secondo grado avevano confermato la responsabilità penale dell'uomo per il mancato rispetto degli obblighi di legge. L'interessato ha proposto ricorso lamentando un vizio di motivazione del provvedimento, senza tuttavia criticare in modo analitico e dettagliato le specifiche argomentazioni della corte territoriale. Gli Ermellini hanno ritenuto l'impugnazione del tutto generica e priva di fondamento tecnico, confermando la sanzione penale e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della misura di prevenzione e calcolo dei termini
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per la violazione della misura di prevenzione prevista dall'articolo 75 del Codice Antimafia. La difesa sosteneva che il termine biennale della misura fosse già scaduto, calcolando la decorrenza dalla data di adozione dell'atto invece che dalla notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi. I giudici hanno chiarito che, anche calcolando la durata dalla data di adozione del provvedimento, il biennio prescritto non era ancora trascorso al momento del fatto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando L'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Violazione della misura di prevenzione: condanna e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di violazione della misura di prevenzione a cui era sottoposto. Il ricorrente contestava la sussistenza del dolo, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La pericolosità sociale del soggetto esclude automaticamente la tenuità dell'offesa, mentre la concessione delle attenuanti richiede specifici elementi positivi di merito e non la semplice assenza di precedenti. Il trasgressore perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della misura di prevenzione: sigarette non scusano
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale ha violato le prescrizioni imposte allontanandosi dalla propria abitazione per acquistare sigarette. Il ricorrente ha giustificato l'azione invocando una grave dipendenza dal fumo. I giudici di merito hanno respinto tale tesi, ritenendo l'acquisto di tabacco privo dei caratteri della necessità urgente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la violazione della misura di prevenzione non può trovare giustificazione nel semplice desiderio di fumare in assenza di idonea certificazione medica e di preventiva comunicazione all'autorità. Il soggetto ha subito la condanna a quattro mesi di arresto e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della misura di prevenzione: condanna confermata
Un uomo sottoposto a restrizioni legali ha commesso aggressioni fisiche contro una donna, giustificando la violazione della misura di prevenzione con il desiderio di incontrare la propria figlia. L'imputato ha presentato ricorso per contestare la credibilità della persona offesa, richiedere la particolare tenuità del fatto e contestare l'aumento di pena per recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo. I giudici hanno chiarito che i motivi personali o affettivi non cancellano la colpevolezza della condotta. Inoltre, la serialità dei reati e la grave biografia penale del colpevole impediscono la concessione di benefici e confermano la severità del trattamento sanzionatorio.
Continua »
Violazione misura di prevenzione: Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Individuo per la violazione di una misura di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale. L'Individuo aveva sostenuto che gli agenti avessero sbagliato abitazione durante il controllo e che la sua condotta fosse di minima offensività. La Suprema Corte ha respinto queste argomentazioni, evidenziando che l'errore sull'indirizzo era un refuso e che la reiterazione delle violazioni escludeva la minima offensività. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali.
Continua »
Violazione misure di prevenzione: l’indigenza non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato alla pena di sei mesi di arresto per la violazione misure di prevenzione. La difesa sosteneva che le condizioni economiche precarie, documentate tramite modello ISEE, escludessero la colpevolezza per la mancata osservanza degli obblighi. I giudici supremi hanno chiarito che la semplice affermazione di indigenza non basta. L'imputato ha un onere di allegazione qualificato: deve dimostrare che la propria impossibilità economica era assoluta, oggettiva e non determinata da inerzia o colpa.
Continua »
Violazione Misura di Prevenzione: Cassazione conferma condanna per contatti con pregiudicati
Un individuo ha ricevuto una condanna per la violazione misura di prevenzione, avendo mantenuto contatti frequenti con persone con precedenti penali. La Corte d'Appello ha confermato questa condanna. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la frequentazione non fosse abituale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse correttamente valutato la pluralità dei contatti, il profilo criminale delle persone coinvolte e il breve periodo in cui questi incontri si erano verificati, configurando così una chiara violazione misura di prevenzione. L'individuo ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione Misura di Prevenzione: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un individuo è stato condannato per violazione misura di prevenzione, avendo disatteso l'obbligo di soggiorno imposto. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione, erronea applicazione della legge e la mancata considerazione di esimenti o della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le doglianze generiche o ripropositive di questioni già vagliate. La condanna è stata quindi confermata, con l'aggiunta delle spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione Misura Prevenzione: Obbligo Soggiorno e Pericolosità Sociale
Un Lavoratore è stato condannato per violazione misura di prevenzione, avendo infranto l'obbligo di soggiorno e associandosi a un pregiudicato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la nullità della sentenza per difetto di correlazione tra accusa e sentenza e la mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'imputazione era sufficientemente chiara e che la pericolosità sociale del Lavoratore era attuale, evidenziata dalla sua partecipazione a un'aggressione in un contesto di pregiudicati. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali.
Continua »
Violazione Misura di Prevenzione: Cassazione annulla per non definitività
Un Lavoratore, già sottoposto a sorveglianza speciale, è stato condannato per aver violato la misura di prevenzione e guidato senza patente. La Corte di Cassazione ha esaminato il suo ricorso. Ha stabilito che la condanna per la violazione misura di prevenzione era errata, poiché al momento del fatto la misura non era ancora divenuta definitiva. Ha quindi annullato parzialmente la sentenza, assolvendo il Lavoratore per quel reato e riducendo la pena complessiva a un anno di reclusione per il solo reato di guida senza patente.
Continua »
Violazione Misure di Prevenzione: Delitto o Contravvenzione?
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per la violazione misure di prevenzione, essendo uscito di casa in orario vietato. Ha contestato la qualificazione del reato, sostenendo si trattasse di una contravvenzione (meno grave) anziché un delitto (più grave), con conseguenti implicazioni procedurali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che l'obbligo di soggiorno implica la necessità di autorizzazione del Tribunale per allontanarsi dal comune, qualificando correttamente la condotta come delitto. La sentenza ha ribadito l'importanza di analizzare l'intero provvedimento di prevenzione per comprenderne la portata.
Continua »
Violazione Misure di Prevenzione: Ricorso Inammissibile
Un Soggetto è stato condannato per la violazione di misure di prevenzione, avendo utilizzato un telefono cellulare nonostante un divieto specifico. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Soggetto ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità del processo per un cambio di giudice e la genericità delle motivazioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il rito abbreviato non condizionato non richiede una nuova istruttoria dibattimentale anche in caso di cambio del giudice. La condanna per violazione misure di prevenzione è stata quindi confermata.
Continua »
Violazione delle misure di prevenzione: condanna confermata
L'Imputato, sottoposto a sorveglianza speciale, è stato condannato a sei mesi di arresto per la violazione delle misure di prevenzione, avendo lasciato la propria abitazione senza dare preventivo avviso all'autorità di pubblica sicurezza. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che non vi fosse la prova dell'assenza di tale comunicazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni richiedevano un inammissibile riesame dei fatti, mentre mancava agli atti qualsiasi prova concreta del presunto avviso. La condanna è diventata definitiva con l'obbligo di pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della misura di prevenzione: condanna confermata
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza che lo ha condannato alla pena di sette mesi e dieci giorni di reclusione per la violazione della misura di prevenzione prevista dall'articolo 75 del decreto legislativo numero 159 del 2011. La difesa ha sostenuto l'assenza dell'elemento soggettivo a causa dell'uso di sostanze stupefacenti, ha invocato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex articolo 131-bis del codice penale e ha contestato l'entità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assunzione di droghe non esclude l'imputabilità e che diciassette violazioni commesse in due mesi dimostrano una chiara abitualità della condotta, precludendo l'applicazione della particolare tenuità. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione delle misure di prevenzione: ricorso inammissibile
L'Imputato è stato condannato in secondo grado per il reato di violazione delle misure di prevenzione previsto dal codice antimafia. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando difetti nella motivazione della sentenza e violazioni di legge relative alla sostituzione della pena e alla punibilità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi presentati erano generici e miravano a riesaminare i fatti già valutati correttamente nei gradi precedenti. La decisione rende definitiva la condanna originaria e impone all'imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione delle misure di prevenzione: ricorso inutile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato a oltre un anno di reclusione per la violazione delle misure di prevenzione. L'uomo sosteneva l'assenza di dolo nell'inosservanza delle prescrizioni imposte e richiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno confermato la piena consapevolezza del reo riguardo ai divieti violati, ribadendo che la mera riproposizione di motivi già respinti in appello preclude una nuova valutazione dei fatti di merito. L'imputato deve scontare la pena e versare tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Violazione delle misure di prevenzione e recidiva: pena confermata
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per la violazione delle misure di prevenzione previste dal codice antimafia. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena a otto mesi di reclusione, applicando il minimo previsto dalla legge unito alla riduzione per il rito alternativo, confermando tuttavia l'aumento per la recidiva in virtù dei numerosi precedenti penali. L'imputato ha presentato ricorso lamentando un difetto di motivazione sulla misura della pena e sul mancato riconoscimento dell'esclusione della recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile per via della genericità delle censure, rilevando la correttezza della quantificazione sanzionatoria e l'adeguata giustificazione dei precedenti. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese legali e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »