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Tribunale Del Riesame — Anno 2026

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Altri anni per Tribunale Del Riesame

Provvedimenti

Riesame misura cautelare usura: rigetto e chat non trasmesse
Un soggetto indagato per il reato di usura ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che confermava la misura cautelare a suo carico. La difesa ha lamentato la mancata trasmissione al giudice di alcuni messaggi telefonici e la mancata valutazione di indagini difensive inviate tramite e-mail ordinaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sul riesame misura cautelare usura. I giudici hanno chiarito che spetta all'indagato dimostrare l'influenza decisiva degli atti non trasmessi dal pubblico ministero, specie se erano gia nella sua disponibilita. Inoltre, le dichiarazioni difensive sprovviste di idonea attestazione di provenienza risultano inutilizzabili. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inutilizzabilità delle intercettazioni e libertà dell’indagata
Il Tribunale del Riesame ha annullato la misura della custodia cautelare in carcere per L'Indagata, accusata di intestazione fittizia di beni, dichiarando l'inutilizzabilità delle intercettazioni. Gli ascolti telefonici erano stati disposti in un procedimento diverso verso un altro gruppo criminale e poi utilizzati per la nuova indagine. Il Pubblico Ministero ha ricorso in Cassazione sostenendo la piena utilizzabilità delle intercettazioni svolte, ma senza allegare al ricorso gli atti e i decreti autorizzativi necessari a provarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Pubblica Accusa per violazione del principio di autosufficienza. Senza la completa produzione dei provvedimenti autorizzativi, l'inutilizzabilità delle intercettazioni resta confermata, privando l'accusa degli indizi necessari e garantendo la libertà dell'Indagata.
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Mancata trasmissione atti al riesame: il carcere resta valido
L'Indagato, sottoposto alla custodia cautelare in carcere per concorso in omicidio, ha proposto ricorso denunciando la mancata trasmissione atti al riesame da parte del Pubblico Ministero. In particolare, la difesa lamentava l'assenza del verbale e della registrazione delle dichiarazioni spontanee rese al momento dell'arresto, sostenendo la conseguente inefficacia della misura cautelare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che la mancata trasmissione atti al riesame determina l'annullamento della misura solo se la difesa dimostra che gli atti omessi contenevano elementi concretamente favorevoli. Nel caso specifico, le dichiarazioni spontanee non eliminavano la gravità degli indizi e riproducevano quanto già emerso nell'interrogatorio di garanzia. L'Indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Custodia cautelare in carcere: contestazioni generiche e rigetto
Un detenuto ha partecipato a una violenta spedizione punitiva all'interno di un istituto penitenziario, culminata con la morte di un altro recluso dopo mesi di agonia. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per concorso in omicidio aggravato. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura, rilevando la pericolosità sociale dell'indagato e la gravità del quadro probatorio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'estraneità ai fatti, l'assenza di crudeltà e presunti problemi di salute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando la genericità delle censure difensive e la brutalità dell'aggressione organizzata.
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Cocaina e contanti: confermata custodia cautelare in carcere
Le forze dell'ordine hanno arrestato l'indagato perché deteneva centocinquantuno grammi di cocaina, due telefoni cellulari e millequattrocento euro in contanti. Il Tribunale del riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere, escludendo gli arresti domiciliari anche con braccialetto elettronico. La difesa ha contestato la decisione sostenendo la confessione resa, il tempo trascorso dai vecchi precedenti e l'assenza di un pericolo attuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. Il quantitativo di droga, il denaro e la mancata efficacia preventiva dei precedenti benefici concessi dimostrano un inserimento attivo nel traffico illecito. La misura carceraria resta l'unico strumento idoneo per recidere i contatti criminali.
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Autonomia o clan: la custodia cautelare in carcere resta valida
L'indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere a suo carico. L'accusa contestava la direzione di un'associazione dedita al narcotraffico, aggravata dall'agevolazione e dal metodo mafioso per la gestione monopolistica di una piazza di spaccio collegata a clan egemoni. La difesa sosteneva l'assenza di intimidazione, qualificando i rapporti con le organizzazioni criminali come mere relazioni commerciali ed escludendo la gravità del sodalizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno accertato la piena consapevolezza del supporto ai clan e l'inadeguatezza di misure alternative come i domiciliari. La pronuncia stabilisce che la presunzione di pericolosità e la custodia cautelare in carcere restano valide in assenza di prove concrete di un effettivo ravvedimento dell'indagato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: resta il carcere e scatta la sanzione
Un indagato per detenzione di sostanze stupefacenti impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere al posto degli arresti domiciliari. La difesa contestava la valutazione dei giudici sul pericolo di recidiva e sull'inidoneità dell'abitazione per la misura domiciliare. Tuttavia, prima della discussione della causa davanti alla Suprema Corte, il difensore munito di specifica procura depositava formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, il ricorrente resta in carcere ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Sequestro probatorio dell’immobile: la Cassazione conferma il blocco
La Procura ha disposto il sequestro probatorio di un immobile commerciale per indagare sulle cause di un incendio. Il Tribunale del riesame aveva inizialmente annullato il primo vincolo per difetto di motivazione. Il Pubblico Ministero ha quindi emesso un nuovo decreto motivato per eseguire accertamenti tecnici. La titolare dell'attività commerciale ha impugnato la decisione contestando la reiterazione della misura e l'adeguatezza delle indagini previste. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della commerciante. I giudici hanno chiarito che l'annullamento per vizi formali non impedisce la riemissione del sequestro probatorio e che la contestazione della semplice sufficienza motivazionale non è ammessa davanti alla Suprema Corte.
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Porto illegale di armi: carcere confermato per chi guida l’auto
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un soggetto accusato di concorso in detenzione e porto illegale di armi. L'indagato aveva utilizzato il furgone aziendale per accompagnare persone armate di fucili e pistole all'interno di un'area boschiva nota come piazza di spaccio. La difesa sosteneva che l'uomo fosse estraneo al possesso materiale delle armi, essendosi recato sul posto solo per acquistare stupefacenti, e lamentava l'eccessiva afflittività della misura carceraria per un incensurato con lavoro stabile. I giudici hanno invece ribadito che il trasporto consapevole di complici armati costituisce piena partecipazione materiale. La gravità del fatto, i legami con il narcotraffico e i tentativi di concordare versioni false giustificano pienamente la misura carceraria.
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Interrogatorio preventivo: la nullità richiede un danno concreto
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per l'indagato per spaccio di stupefacenti, omettendo l'interrogatorio preventivo a causa della provvisoria contestazione di una grave aggravante. Il Tribunale del Riesame ha escluso l'aggravante e concesso gli arresti domiciliari, ma ha respinto l'eccezione di nullità della misura. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione delle garanzie difensive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente alle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende. I giudici hanno stabilito che l'omissione dell'interrogatorio preventivo costituisce una nullità a regime intermedio e richiede la prova di un danno difensivo concreto ed effettivo, non sussistente se la versione dei fatti resa successivamente è risultata comunque non credibile.
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Custodia cautelare in carcere: annullamento per omessa motivazione
Un uomo ha subito la misura della custodia cautelare in carcere per una violenza sessuale commessa all'interno dell'abitazione della vittima. Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere, respingendo la richiesta difensiva di concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in un comune diverso. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza basati sul racconto lucido della persona offesa e dei testimoni. Tuttavia, i giudici supremi hanno annullato l'ordinanza per carenza di motivazione sulla scelta della misura. Il giudice di merito deve valutare specificamente se gli arresti domiciliari con controllo elettronico a distanza dal luogo del delitto siano sufficienti a contenere le esigenze cautelari.
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Inammissibilità del ricorso: deposito errato e carcere fermo
L'Indagato, sottoposto alla custodia cautelare in carcere per detenzione di ingenti quantitativi di stupefacenti (due chili di marijuana e due etti di hashish) e contraffazione di banconote tramite stamperia clandestina, propone impugnazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Il ricorso sostiene la lieve entità dello spaccio, la mancanza di perizia sulle banconote false e contestazioni sulle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso. Il deposito è avvenuto presso la cancelleria del giudice per le indagini preliminari errato e non del Tribunale del Riesame. Inoltre, le doglianze sono generiche: l'ingente droga esclude la lieve entità, la contestazione sulle banconote è del tutto nuova e le attività illecite svolte in casa rendono inidonei gli arresti domiciliari. L'Indagato perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere: ferisce al collo e tenta la fuga
Durante una vacanza, un turista ha accoltellato al collo un passante sconosciuto all'esterno di un locale dopo un alterco. L'aggressore si è poi nascosto nell'alloggio temporaneo in attesa del volo di ritorno all'estero. Il Giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio. L'indagato ha impugnato la misura sostenendo che il biglietto aereo fosse già programmato e invocando il dolo d'impeto per ottenere i domiciliari. La Corte di Cassazione ha confermato la misura detentiva, accertando sia il pericolo di fuga sia la totale incapacità di autocontrollo dell'indagato.
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Fornitore stabile di stupefacenti e legame associativo
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di plurime cessioni di droga e di partecipazione a un'organizzazione criminale. L'indagato contestava il ruolo associativo, sostenendo di aver effettuato solo sporadiche forniture a singoli sodali senza contatti con i vertici della cosca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso difensivo, affermando che la qualifica di fornitore stabile di stupefacenti configura la partecipazione al sodalizio criminale. Anche in assenza di un rapporto esclusivo o di contatti diretti con i vertici, la disponibilità costante a rifornire le piazze di spaccio con contabilità e crediti dimostra l'inserimento organico nel programma delittuoso. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e l'indagato è rimasto in carcere.
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Deposito telematico penale: invio serale e termini perentori
Un indagato per reati familiari e lesioni propone riesame contro la misura cautelare. Il difensore effettua il deposito telematico penale del ricorso oltre l'orario di chiusura della cancelleria. La Procura trasmette gli atti al Tribunale del Riesame il lunedì successivo alla scadenza del quinto giorno feriale. La difesa eccepisce la perdita di efficacia della misura cautelare per presunta tardività nella trasmissione del fascicolo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che l'atto trasmesso fuori orario viene preso in carico il primo giorno lavorativo successivo. Il termine di cinque giorni decorre dal giorno ancora seguente, senza conteggiare il giorno iniziale. La coincidenza della scadenza con un giorno festivo sposta il termine al primo giorno feriale utile. La misura cautelare resta valida e il ricorrente deve pagare le spese processuali.
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Deposito del ricorso telematico errato: carcere confermato
L'Indagato, sottoposto alla custodia in carcere per reati di droga, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Il difensore ha inviato l'atto tramite Posta Elettronica Certificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità della richiesta. Dal primo aprile duemilaventisei la legge impone infatti il deposito del ricorso telematico esclusivamente tramite il portale ministeriale dedicato. L'invio tramite Posta Elettronica Certificata non è più consentito, salvo malfunzionamenti tecnici debitamente certificati. L'Indagato non ha dimostrato alcun guasto del sistema. Per questo motivo, i giudici hanno respinto l'impugnazione senza valutarne il merito. L'Indagato deve ora pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende, rimanendo in custodia cautelare.
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Rissa o tentato omicidio: la Cassazione conferma il carcere
Un gruppo di persone ha aggredito brutalmente due uomini nel parcheggio di un impianto sportivo, ferendoli gravemente con armi da taglio al cranio e alla schiena con perforazione polmonare. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio a carico di uno dei responsabili. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di una semplice rissa scaturita da provocazioni reciproche, priva della volontà di uccidere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso di armi di grandi dimensioni, la violenza dell'azione e i colpi inferti a organi vitali dimostrano la piena sussistenza del tentato omicidio, confermando la legittimità del carcere per la spiccata pericolosità sociale e il pericolo di reiterazione.
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Sequestro probatorio di smartphone: segreti d’azienda e indagini
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro probatorio di smartphone aziendale in uso a un dirigente indagato per reati finanziari e societari. L'Azienda, proprietaria del dispositivo, ha contestato la misura ritenendo le parole chiave di ricerca troppo ampie, con il rischio di divulgare segreti industriali. La Suprema Corte ha chiarito che il Tribunale del Riesame possiede il potere di correggere e restringere i criteri di ricerca indicati dal pubblico ministero per garantire la proporzionalità del sequestro. Nel caso concreto, tuttavia, i giudici hanno considerato i termini di ricerca idonei e delimitati nel tempo, in ragione del rilevante ruolo dirigenziale dell'indagato e dell'oggetto delle indagini. Il ricorso dell'Azienda è stato rigettato con la condanna al pagamento delle spese processuali.
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Contestazione a catena e carcere: la Cassazione fissa i limiti
Un indagato, accusato di far parte di un'associazione di stampo camorristico e di tentata estorsione, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha invocato l'istituto della contestazione a catena, chiedendo di retrodatare i termini di custodia alla luce di una precedente misura basata sulla medesima informativa di polizia giudiziaria. Inoltre, il ricorrente ha lamentato una disparità di trattamento rispetto ai coindagati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la retrodatazione esige la prova della concreta scadenza dei termini massimi di custodia e che gli indizi già sussistessero interamente al momento del primo provvedimento. La Suprema Corte ha anche stabilito che l'eventuale trattamento differente riservato ad altri indagati non costituisce vizio di legittimità della singola ordinanza.
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Incompatibilità con il regime carcerario e rischio di suicidio
Un detenuto sottoposto a custodia cautelare ha richiesto la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari in una struttura sanitaria per gravi patologie psichiatriche, dipendenza e rischio di suicidio. Il Tribunale del riesame ha respinto la richiesta ritenendo adeguate le cure interne all'istituto penitenziario. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che i giudici hanno travisato la perizia medica ignorando il pericolo attuale di autolesionismo. La Suprema Corte ha affermato che la tutela della salute impone una valutazione rigorosa della reale incompatibilità con il regime carcerario e dell'effettiva necessità di cure esterne.
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