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Tribunale Del Riesame — Anno 2026

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Altri anni per Tribunale Del Riesame

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere valida anche se cade il vertice
Il Tribunale del Riesame ha applicato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un presunto addetto alla distribuzione di droga, ribaltando la precedente decisione favorevole del primo giudice. La difesa ha presentato ricorso sostenendo che il pericolo di reiterazione fosse svanito sia per l'arresto del capo del gruppo sia per il decorso del tempo dalle ultime condotte accertate. La Corte di Cassazione ha giudicato il ricorso inammissibile. I magistrati hanno confermato che la caduta dei vertici associativi e il semplice trascorrere di pochi mesi non dimostrano la rescissione dei legami criminali, lasciando intatta la presunzione legale di pericolosità. L'indagato resta pertanto recluso.
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Incompatibilità con il regime carcerario: stop a cure negate
Un detenuto, condannato in appello a venti anni di reclusione per gravi delitti, chiedeva la sostituzione della custodia carceraria con gli arresti domiciliari. L'uomo era affetto da mielopatia cervicale invalidante e non deambulava. La struttura penitenziaria ospitante non garantiva le terapie riabilitative essenziali prescritte dai medici specialisti, inclusa l'idrokinesiterapia. Il Tribunale del riesame rigettava la domanda ritenendo tali cure utili solo a migliorare gli arti superiori, senza guarire la patologia. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'interessato. I giudici hanno affermato che la gravità della malattia impone una verifica concreta dei presidi disponibili. Negare cure riabilitative anche solo migliorative della qualità della vita vìola il diritto alla salute e il divieto di trattamenti inumani. La Suprema Corte ha imposto un nuovo giudizio per riesaminare l'incompatibilità con il regime carcerario.
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Misura cautelare e videosorveglianza: bastano i fotogrammi
Un uomo indagato per omicidio premeditato e porto abusivo di armi riceve la custodia in carcere. Il Pubblico Ministero deposita come prova singoli fotogrammi delle telecamere di sicurezza invece dei filmati integrali. La difesa eccepisce l'inefficacia della misura cautelare e videosorveglianza incompleta, sostenendo una violazione del diritto di difesa per la mancata visione dell'intero contesto registrato. Il Tribunale del riesame e la Corte di Cassazione respingono il ricorso dell'indagato. La Suprema Corte stabilisce che l'accusa può selezionare gli atti rilevanti senza inviare l'intero fascicolo. La difesa ha il diritto di chiedere copia dei video integrali sequestrati ma non ha mai presentato alcuna richiesta in merito. La misura cautelare resta quindi pienamente efficace e valida.
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Custodia cautelare in carcere: lo studio non cancella la mafia
Un imputato per associazione mafiosa ottiene i domiciliari dopo oltre cinque anni di detenzione preventiva, grazie alla buona condotta, al lavoro carcerario e all'iscrizione universitaria. Il Tribunale del riesame annulla il beneficio e ripristina la misura massima. L'uomo ricorre in Cassazione invocando il tempo decorso e il proprio percorso rieducativo. I giudici supremi confermano la custodia cautelare in carcere. Nei reati di mafia storica la presunzione di pericolosità decade solo con la prova certa della rescissione totale dei legami con il clan.
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Accesso alle intercettazioni: la difesa perde se resta inerte
L'Indagata, sottoposta a custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti aggravato da finalità mafiose, ha contestato la legittimità della misura. La difesa lamentava il mancato e tempestivo accesso alle intercettazioni prima dell'udienza di riesame, chiedendo l'inutilizzabilità dei verbali di ascolto. Il Tribunale del Riesame e la Corte di Cassazione hanno respinto l'istanza. La Suprema Corte ha affermato che la pubblica accusa deve garantire la disponibilità dei supporti audio, ma la difesa deve attivarsi con diligenza e tempestività. L'avvocato non ha motivato l'urgenza di oltre seicento registrazioni né ha verificato l'esito dei decreti di rilascio. I giudici hanno confermato la piena validità probatoria delle conversazioni e la permanenza in carcere della ricorrente.
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Intercettazioni e gravi indizi di colpevolezza: ricorso respinto
Il Tribunale del Riesame ha sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari e braccialetto elettronico per un indagato accusato di cessione di sostanze stupefacenti per un valore di 50.000 euro. La difesa ha impugnato l'ordinanza lamentando l'assenza dei gravi indizi di colpevolezza: nelle intercettazioni ambientali e telefoniche utilizzate dall'accusa non compariva mai il nome dell'assistito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha precisato che per applicare una misura cautelare basta una qualificata probabilità di colpevolezza e non la certezza richiesta per la condanna definitiva. Inoltre, l'interpretazione delle conversazioni intercettate appartiene al giudice di merito e non può essere rivalutata in sede di legittimità se priva di vizi manifesti.
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Sequestro del telefono cellulare: quando resta valido il blocco
Durante un'indagine per narcotraffico, il Pubblico Ministero ha disposto il sequestro del telefono cellulare dell'Indagato per analizzare i dati informatici e ricostruire la rete dello spaccio. L'Indagato ha ricorso in Cassazione lamentando la mancata trasmissione dei tabulati telefonici al riesame e la violazione della normativa europea, sostenendo l'illegittimità del provvedimento emesso dal magistrato inquirente senza la previa autorizzazione di un giudice terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno stabilito che l'assenza temporanea di alcuni atti non annulla il vincolo se le prove restanti bastano a motivarlo. Inoltre, il successivo controllo del Tribunale del Riesame sana l'assenza dell'autorizzazione preventiva del giudice, garantendo la tutela dei diritti e la proporzionalità dell'analisi forense sui dati memorizzati nel dispositivo.
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Custodia cautelare in carcere: confermata per furto di rame
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per il furto pluriaggravato di oltre tremila metri di cavi di rame, dal valore di circa 248.000 euro, lungo una linea ferroviaria. La difesa contestava la gravità degli indizi e richiedeva gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea. I giudici hanno valorizzato la gravità del fatto, l'organizzazione criminale, la parziale ammissione dell'accusato, le dichiarazioni del Coindagato e il riconoscimento da parte delle forze dell'ordine, unitamente al pericolo di fuga e di reiterazione del reato.
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Sparò per punire la chiamata ai Carabinieri: è tentato omicidio
L'Indagato è stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere per il reato di tentato omicidio e porto abusivo d'arma. L'episodio nasce da una spedizione punitiva contro un dipendente agricolo, colpevole di aver chiamato le forze dell'ordine per fermare un furto commesso dai familiari dell'aggressione. L'Indagato ha raggiunto la vittima e le ha sparato un colpo di pistola all'inguine mentre cercava di fuggire a piedi. La difesa ha chiesto la derubricazione in lesioni aggravate, sostenendo l'assenza della volontà di uccidere e il tiro mirato solo alle gambe. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il carcere. I giudici hanno stabilito la sussistenza del dolo diretto alternativo: sparare con un'arma da fuoco da breve distanza verso zone corporee delicate dimostra la piena consapevolezza e volontà di poterne causare la morte, a prescindere dal numero di colpi esplosi.
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Termini riesame e deposito telematico: resta la custodia
Due indagati in carcere per spaccio di sostanze stupefacenti hanno impugnato l'ordinanza di custodia cautelare. La difesa ha sostenuto che il Tribunale del riesame avesse deciso in ritardo, superando il termine di dieci giorni, a causa dell'invio telematico degli atti avvenuto dopo la chiusura degli uffici. I ricorrenti hanno inoltre eccepito l'incompetenza del giudice per territorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito le regole applicabili ai Termini riesame e deposito telematico: durante il periodo transitorio della Riforma Cartabia, un invio telematico oltre l'orario di apertura al pubblico si considera effettuato il giorno lavorativo successivo. Pertanto la decisione era tempestiva. Riguardo alla competenza territoriale, la vendita di droga avveniva in luoghi diversi senza certezza sul luogo esatto del reato, rendendo corretto l'uso dei criteri suppletivi. Gli indagati restano in carcere e pagheranno 3.000 euro ciascuno.
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Traffico di stupefacenti: la Cassazione sul ruolo del fornitore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Fornitore contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'indagato contestava la sua partecipazione all'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, sostenendo di essere solo un venditore autonomo occasionale. I giudici di legittimità hanno invece confermato la gravità del quadro indiziario, evidenziando la presenza di un rapporto continuo, stabile ed esclusivo con Il Promotore della rete illecita. Il Fornitore garantiva consegne periodiche di droga, concedeva dilazioni nei pagamenti, teneva la contabilità dei debiti e partecipava alla risoluzione delle crisi finanziarie del gruppo. Tali elementi dimostrano l'inserimento organico nella struttura e la volontà di contribuire al suo mantenimento, giustificando la misura detentiva e la condanna alle spese.
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Senza tracce ma reo confesso: custodia cautelare per omicidio
Un violento scontro tra due gruppi di giovani sfocia nell'uccisione di un ragazzo, colpito mortalmente al torace con un coltello. Il Giudice applica la misura della custodia cautelare per omicidio a carico dell'Indagato, basandosi su testimonianze, conversazioni intercettate e un messaggio vocale inviato e poi cancellato. L'Indagato propone ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove: evidenzia l'assenza di tracce di sangue sui propri abiti, la presenza di un altro coltello insanguinato e descrizioni discordanti dei testimoni oculari. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici stabiliscono che le minime incongruenze non scalfiscono il quadro indiziario complessivo, reso solido dalle ammissioni dell'Indagato subito dopo i fatti e dalla veridicita dei riscontri raccolti. L'Indagato rimane quindi in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro preventivo: la Cassazione annulla il blocco dei beni
L'Indagata subiva un sequestro preventivo di beni per presunta partecipazione a truffe online e riciclaggio. Il Tribunale del Riesame annullava il provvedimento per mancanza di prove sui reali guadagni individuali. Il Pubblico Ministero impugnava la decisione in Cassazione, sostenendo che il giudice dovesse ripartire la quota del sequestro tra tutti gli indagati anziché annullarlo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. I giudici di legittimità hanno chiarito che il sequestro preventivo non si può dividere in parti uguali se l'accusa non dimostra di aver tracciato i flussi di denaro o di non aver potuto ricostruire le quote individuali. Spetta infatti al PM fornire le prove necessarie e non al giudice cercare gli elementi mancanti. Il blocco dei beni resta quindi annullato.
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Atti sessuali con minorenne: confermata la misura cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un insegnante accusato del reato di Atti sessuali con minorenne affidatogli per motivi di istruzione e di prostituzione minorile. L'indagato aveva proposto ricorso lamentando un travisamento delle prove fotografiche e contestando la credibilità della persona offesa sulla base del proprio registro di presenze scolastiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il primo motivo e infondato il secondo. I giudici hanno chiarito che, nella fase cautelare, la valutazione riguarda la presenza di gravi indizi di colpevolezza e non richiede il medesimo rigore della prova dibattimentale. Il quadro indiziario a carico del docente si fonda in modo solido e coerente sulle dichiarazioni concordanti del minore, sui messaggi di testo estratti dalle chat e sulle testimonianze dei colleghi.
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Custodia cautelare in carcere: le nuove prove restano valide
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che le intercettazioni mostrassero contatti occasionali, e l'inutilizzabilità di una nota d'indagine prodotta dal Pubblico Ministero solo durante l'udienza di riesame. I giudici hanno stabilito che i documenti raccolti dalla polizia giudiziaria dopo l'emissione della misura sono pienamente utilizzabili, purché depositati garantendo il contraddittorio. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di riesaminare il merito delle prove in sede di legittimità. La permanenza dei contatti con il vertice del sodalizio ha confermato l'attualità delle esigenze cautelari e la necessità del carcere.
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Interrogatorio preventivo: l’assenza non evita il carcere
Due indagati, accusati di associazione per delinquere finalizzata alle truffe ai danni di persone anziane, hanno proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha lamentato il mancato svolgimento dell'interrogatorio preventivo, sostenendo che le ricerche della polizia sul territorio fossero state incomplete. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il Giudice per le indagini preliminari ha svolto le verifiche sui certificati anagrafici ufficiali e che i nuovi indirizzi di dimora erano stati depositati soltanto successivamente in sede di riesame. La Suprema Corte ha inoltre confermato la necessità della misura in carcere, evidenziando la gravità dei fatti, la spiccata pericolosità sociale e la sistematicità delle condotte illecite commesse ai danni delle vittime vulnerabili.
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Sequestro probatorio dispositivi informatici: vincolo e difesa
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro probatorio dispositivi informatici disposto nei confronti di un indiziato nell'ambito di un'inchiesta su presunte truffe per finanziamenti pubblici regionali ed emissione di fatture false. L'indagato contestava la mancanza di motivazione specifica sul suo ruolo personale e l'omessa trasmissione di una nota investigativa al Riesame. I giudici di legittimità hanno stabilito che per convalidare il sequestro è sufficiente una ricostruzione embrionale dei fatti e la plausibile riconducibilità del sistema fraudolento al soggetto. Inoltre, il Pubblico Ministero deve trasmettere solo gli atti posti a fondamento del provvedimento, senza obbligo di ostensione totale. Il ricorso è stato quindi rigettato e il sequestro confermato.
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Esigenze cautelari: il tempo trascorso non cancella il pericolo
L'Indagato era accusato di far parte di un'associazione dedicata al narcotraffico e di aver importato 65 chili di eroina. Il Tribunale del Riesame aveva annullato la misura della custodia cautelare in carcere. Il giudice di merito riteneva che il tempo trascorso dai fatti avesse azzerato le esigenze cautelari di recidiva e di fuga. La Procura ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la gravità dei fatti e la frequenza dei viaggi all'estero dell'indagato. La Corte Suprema ha accolto il ricorso dell'accusa. I giudici hanno chiarito che il solo passaggio del tempo non elide le esigenze cautelari quando l'ingente quantitativo di droga e i continui spostamenti internazionali dimostrano una pericolosità ancora attuale. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza e disposto un nuovo giudizio.
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Sequestro probatorio: la Cassazione annulla lo sblocco dei pc
La Procura della Repubblica ha ordinato il sequestro probatorio di telefoni, computer e documenti nell'ambito di un'indagine per illeciti ambientali e urbanistici a carico di due indagati. Il Tribunale del Riesame ha successivamente annullato il vincolo sui dispositivi informatici, ritenendo generico il decreto del magistrato. La Procura ha quindi ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto l'impugnazione degli inquirenti, stabilendo che il decreto d'origine conteneva motivazioni sufficienti e dettagliate. La Corte ha inoltre precisato che, una volta restituiti i dispositivi previa copia forense dei dati, gli indagati devono dimostrare un interesse concreto all'esclusiva disponibilità dei file. L'ordinanza di sblocco è stata così annullata con rinvio ad altro giudice.
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Condotta riparatoria: valido il risarcimento tramite avvocato
Due persone indagate per il furto di prodotti in un esercizio commerciale hanno ricevuto la misura del divieto di dimora. Il loro difensore di fiducia ha versato centocinquanta euro alla persona offesa, la quale ha accettato il risarcimento. Il Tribunale del Riesame ha escluso che il pagamento potesse valere come condotta riparatoria, sostenendo che l'atto compiuto dall'avvocato non dimostrasse la provenienza personale del denaro dalle indagate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle indagate, stabilendo che la condotta riparatoria effettuata dal difensore mediante mandato si considera direttamente riferibile agli indagati. Inoltre, sebbene la misura cautelare non possa dichiarare l'estinzione del reato, il giudice deve valutare il risarcimento per verificare l'attenuazione del pericolo di reiterazione del reato. L'ordinanza è stata annullata con rinvio.
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