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TFR

Definizione

Il trattamento di fine rapporto, sigla TFR, chiamato anche liquidazione o buonuscita, è in Italia una porzione di retribuzione al lavoratore subordinato differita alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuata da parte del datore di lavoro. Con il decreto legislativo 5 dicembre 2005 n. 252 è stata emanata la nuova riforma della previdenza complementare, regolando la destinazione del TFR ai fondi pensione complementari, tramite il meccanismo del silenzio-assenso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

TFR non pagato? Il C.U.D. prodotto dal lavoratore vale come prova
Un Lavoratore ha chiesto di essere ammesso al passivo di un'Azienda Fallita per ottenere il suo TFR. Il tribunale ha respinto la richiesta, sostenendo che il C.U.D. prodotto dal Lavoratore stesso dimostrava l'avvenuto pagamento del TFR. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando che il C.U.D. non firmato come quietanza non potesse provare il pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la produzione del C.U.D. da parte del Lavoratore implica l'accettazione del suo contenuto, inclusa l'attestazione di pagamento. La Prova del pagamento del TFR era quindi valida.
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Termine di decadenza TFR: INPS sconfitto in Cassazione
Un lavoratore dipendente ha richiesto all'INPS il pagamento del TFR tramite il Fondo di Garanzia per oltre 34.000 euro, a seguito del fallimento della societa datrice. Il lavoratore ha presentato la domanda amministrativa il 10 ottobre 2016 e ha poi avviato la causa giudiziale il 13 luglio 2018. L'INPS ha eccepito il mancato rispetto del termine di decadenza TFR, ritenendo l'azione giudiziaria tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che il termine di decadenza TFR complessivo e di un anno e trecento giorni dalla domanda iniziale. Il ricorso giurisdizionale del lavoratore e stato quindi dichiarato tempestivo e l'INPS e stato condannato a pagare le spese di causa.
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Distacco del lavoratore e TFR: spetta il ricalcolo unitario
Un dipendente pubblico ha prestato servizio continuativo per sedici anni presso un Ministero, svolgendo una parte del periodo lavorativo presso un ente esterno. Il Fondo di previdenza ha liquidato l'indennità di fine servizio frazionandola in due tranche separate, sostenendo che l'impiegato fosse stato trasferito definitivamente all'ente e non semplicemente distaccato. Il lavoratore ha ottenuto un decreto ingiuntivo per la rideterminazione unitaria del trattamento economico. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione dell'ente previdenziale, accertando la continuità del rapporto di lavoro principale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fondo, confermando che il distacco del lavoratore e TFR richiedono un conteggio unitario dell'anzianità di servizio maturata senza interruzioni.
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Fondo di garanzia TFR: l’INPS non paga se c’è un nuovo datore
Una lavoratrice ha richiesto all'INPS il pagamento del trattamento di fine rapporto a carico del Fondo di garanzia TFR dopo lo scioglimento della società datrice di lavoro originaria. L'azienda era stata precedentemente affittata a una nuova società, presso la quale la dipendente aveva proseguito la propria attività lavorativa con un autonomo contratto. La lavoratrice non ha avviato alcuna azione esecutiva contro la società affittuaria subentrante. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda della dipendente. I giudici hanno chiarito che l'intervento pubblico del Fondo di garanzia scatta unicamente se l'insolvenza riguarda il datore di lavoro in essere al momento della definitiva cessazione del rapporto lavorativo, non potendo operare se il nuovo datore risponde del debito e non risulta insolvente.
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Condanna alle spese di lite: vince il credito ma perde la causa
Un lavoratore domestico ha chiesto il pagamento di presunte differenze retributive per oltre ventisette mila euro. Il datore di lavoro ha dimostrato che il lavoratore doveva oltre undici mila euro per canoni d'affitto non pagati e mancato preavviso. I giudici hanno ricalcolato i crediti reali del lavoratore in circa quattromila euro per TFR e tredicesima. Dal bilancio complessivo tra dare e avere, il lavoratore è risultato debitore netto nei confronti del datore di lavoro. Per questo motivo, la Corte ha stabilito la condanna alle spese di lite a carico del lavoratore, considerandolo parte soccombente nonostante il parziale accoglimento delle sue voci di credito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la valutazione globale delle posizioni economiche definisce chi deve pagare i costi della causa.
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Calcolo del TFR e distacco: il servizio resta unico
Un dipendente pubblico ha richiesto il pagamento integrale della propria liquidazione per sedici anni di servizio continuativo. Il Fondo di Previdenza ha diviso la prestazione in due quote separate. L'ente previdenziale ha sostenuto l'avvenuto trasferimento del lavoratore presso un ente terzo nel periodo intermedio. La Corte d'Appello ha riconosciuto la natura di mero distacco del servizio prestato. Di conseguenza, i giudici di merito hanno ordinato il ricalcolo unitario del trattamento. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. Il calcolo del TFR e distacco impone la continuità giuridica del rapporto quando il legame con il datore originario non si interrompe.
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Tassazione TFR estero: il TFR italiano si tassa anche se lavori fuori
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un Lavoratore il pagamento dell'IRPEF sul TFR erogato nel 2006. Il Lavoratore aveva lavorato in Italia e poi in Germania, dove era residente al momento dell'erogazione e già tassato. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso ogni tassazione in Italia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che il TFR matura anno per anno. La quota di TFR relativa al periodo di lavoro in Italia deve essere tassata in Italia, anche se il Lavoratore risiedeva all'estero. La sentenza precedente è stata cassata per una nuova decisione sulla **tassazione TFR estero**.
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Fondo di Garanzia INPS: TFR pagato se l’azienda è cancellata
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento del TFR dopo il mancato incasso tramite pignoramenti infruttuosi contro il datore di lavoro. L'azienda datrice risultava ormai cancellata dal registro delle imprese da oltre un anno e non era più fallibile. L'ente previdenziale ha rifiutato l'erogazione sostenendo contestazioni sulla prova della non fallibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente. I giudici hanno confermato che il giudice ordinario può accertare in via incidentale l'impossibilità di fallire per decorso dell'anno dalla cancellazione societaria. Il lavoratore ottiene la conferma del diritto alla liquidazione a carico del fondo pubblico con condanna dell'ente alle spese legali.
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Lavoro domestico e differenze retributive: confermata la condanna
Una collaboratrice domestica ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per ottenere il riconoscimento del corretto inquadramento contrattuale e il pagamento delle spettanze maturate. I giudici di merito hanno accertato lo svolgimento dell'attività lavorativa dal 2007 al 2014 secondo il livello B del contratto collettivo di categoria. Il tribunale e la corte d'appello hanno quindi condannato il datore a versare oltre quattromila euro a titolo di tredicesima e trattamento di fine rapporto. Il datore di lavoro ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione lamentando errori nella valutazione delle prove e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'obbligo di pagamento a carico del datore. La pronuncia ribadisce i principi su lavoro domestico e differenze retributive.
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Socio Lavoratore vs Cooperativa: la Prescrizione Crediti Lavoro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Lavoratore, socio di una Cooperativa, che chiedeva il pagamento di differenze retributive, TFR, lavoro straordinario e ferie non godute. La Corte ha confermato la decisione precedente, ribadendo che la prescrizione crediti lavoro opera anche per i soci lavoratori di cooperative, poiché il loro rapporto è stabile. Ha quindi ritenuto prescritti i crediti anteriori al primo atto interruttivo. La Cassazione ha anche dichiarato inammissibile il ricorso incidentale della Cooperativa sulle spese legali, confermando la compensazione per reciproca soccombenza.
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Calcolo del TFR e false trasferte: l’azienda perde il ricorso
Un ex dipendente ha ottenuto un decreto per il pagamento di spettanze e liquidazione. L'Azienda ha sostenuto che le somme indicate come trasferte fossero meri rimborsi e ha preteso la restituzione di un prestito e di ferie godute in eccesso. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni di merito: le somme contrassegnate come trasferta celavano in realtà retribuzione per ore lavorative ordinarie e aggiuntive, rientrando a pieno titolo nel calcolo del TFR. Inoltre, il datore di lavoro non può richiedere la restituzione di ferie concesse in misura superiore al minimo di legge. L'Azienda non ha dimostrato la reale sussistenza del prestito, rivelatosi un mero acconto stipendiale. Il ricorso dell'Azienda è stato respinto con condanna alle spese.
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Responsabilità solidale negli appalti: TFR dovuto
Un gruppo di dipendenti ha lavorato per una società appaltatrice fornitrice di servizi per una grande azienda committente. All'atto dell'assunzione presso la capogruppo, i dipendenti hanno firmato un verbale di conciliazione. L'accordo conteneva ampie rinunce a pretese pregresse, ma faceva espressamente salvi i crediti protetti per legge e la retribuzione fissa e continuativa. L'azienda committente ha sostenuto che tale intesa escludesse il trattamento di fine rapporto maturato durante l'appalto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno confermato che la responsabilità solidale negli appalti include a pieno titolo le quote di TFR non esplicitamente rinunciate dai lavoratori.
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Licenziamento orale non provato: ricorso inammissibile
Un lavoratore ha adito il tribunale sostenendo di aver subito un licenziamento orale da parte della società datrice di lavoro nell'ottobre 2009. I giudici di merito hanno riconosciuto l'esistenza del pregresso rapporto di lavoro subordinato, liquidando il trattamento di fine rapporto, ma hanno respinto le tutele per recesso illegittimo a causa della totale assenza di prove sull'allontanamento verbale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del dipendente per difetto di formulazione dei motivi e per il tentativo vietato di ridiscutere i fatti accertati. Il lavoratore è stato quindi condannato al rimborso delle spese legali e a una sanzione per lite temeraria.
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Equa riparazione Legge Pinto: calcolo sul credito intero
Un lavoratore, ammesso al passivo di un fallimento per un credito di lavoro, ha chiesto l'equa riparazione Legge Pinto a causa dell'eccessiva durata della procedura fallimentare. Durante il fallimento, il lavoratore ha ricevuto dall'INPS gran parte del TFR, lasciando un credito residuo minimo. La Corte d'Appello ha ridotto l'indennizzo per la durata irragionevole del processo, limitandolo al solo credito residuo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il limite massimo dell'indennizzo deve essere calcolato sull'intero valore del credito originariamente ammesso al passivo, comprensivo di interessi, e non sulla somma residua dopo il pagamento parziale dell'INPS. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del lavoratore, rinviando la causa per una nuova decisione.
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TFR vigili del fuoco volontari: la Cassazione nega il diritto
Il Ministero dell'Interno ha proposto ricorso contro la decisione che riconosceva il diritto al TFR vigili del fuoco volontari per i periodi di richiamo in servizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il rapporto tra l'Amministrazione e i vigili del fuoco volontari non costituisce un rapporto di lavoro subordinato o di impiego pubblico. Si tratta invece di una relazione di natura esclusivamente funzionale e di servizio, finalizzata a gestire esigenze straordinarie ed eccezionali. Di conseguenza, non si applicano le tutele tipiche del lavoro subordinato a termine, come il trattamento di fine rapporto. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e respinto definitivamente la domanda del lavoratore.
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Equa riparazione: niente indennizzo se il credito è già pagato
Il Lavoratore ha richiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare in cui era creditore per il proprio TFR. Il credito era stato interamente pagato dall'INPS, subentrato nella procedura, circa due anni dopo l'ammissione al passivo. Il Lavoratore pretendeva che la durata del processo fosse calcolata fino alla chiusura definitiva del fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per il creditore interamente soddisfatto la procedura si considera conclusa al momento del pagamento totale. Poiché il pagamento è avvenuto in soli due anni, non vi è stato alcun ritardo irragionevole.
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TFR in cassa integrazione in deroga: tra fallimento e Stato
Una lavoratrice ha chiesto l'ammissione al fallimento del datore di lavoro per l'intero TFR maturato. Il Tribunale ha accolto la domanda, ritenendo che le quote maturate durante la cassa integrazione in deroga gravassero sull'azienda fallita, non essendoci prova del versamento al Fondo di Tesoreria INPS. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso della Curatela. Ha stabilito che il TFR in cassa integrazione in deroga, per il periodo di sospensione in cui il rapporto cessa senza rioccupazione, non grava sul datore di lavoro fallito ma sul Fondo sociale per l'occupazione e la formazione. Di conseguenza, la lavoratrice ha diritto all'ammissione allo stato passivo solo per le quote di TFR precedenti alla cassa integrazione per le quali il datore non ha provato il versamento all'INPS, mentre vanno escluse le quote maturate durante la cassa integrazione in deroga.
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TFR dal Fondo di tesoreria: è previdenza e non retribuzione
Una lavoratrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'INPS per il pagamento di interessi e rivalutazione monetaria sul TFR liquidatole dal Fondo di tesoreria. La Corte d'appello ha ritenuto che tale prestazione avesse natura retributiva, escludendo il divieto di cumulo tra accessori. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il TFR dal Fondo di tesoreria ha natura previdenziale e non retributiva. Di conseguenza, si applica il divieto di cumulo tra rivalutazione monetaria e interessi per i ritardi nei pagamenti. La Corte ha chiarito che il Fondo è l'unico obbligato per le quote maturate dopo il 1° gennaio 2007, operando secondo il principio di automaticità delle prestazioni, indipendentemente dall'effettivo versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Rinuncia allo stipendio nulla senza effettiva assistenza sindacale
Un giornalista ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'azienda editoriale per il pagamento di oltre centomila euro a titolo di retribuzioni arretrate e TFR. L'azienda si è opposta, invocando un precedente accordo transattivo firmato davanti al Prefetto, con cui il lavoratore accettava solo il 60% delle somme in cambio del reintegro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che l'accordo era nullo e impugnabile. I giudici hanno stabilito che la firma in Prefettura non garantisce l'inoppugnabilità se manca l'effettiva assistenza sindacale. Senza un supporto reale e attivo del sindacalista, che consenta al dipendente di comprendere a quali diritti sta rinunciando, l'accordo non si considera avvenuto in sede protetta e può essere contestato.
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Responsabilità solidale negli appalti: paga il committente
Un lavoratore ha chiesto la condanna del committente, una nota società per azioni di gestione stradale, al pagamento in solido delle differenze retributive e del TFR non versati dall'appaltatore fallito. La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità del committente considerandolo un ente pubblico esente. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la responsabilità solidale negli appalti si applica anche ai soggetti privati qualificabili come enti aggiudicatori, come la società in questione, che non rientra tra le pubbliche amministrazioni escluse dalla legge. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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