Definizione
Espressione latina che significa 'terza specie'. In diritto, si usa per indicare una categoria giuridica distinta da altre due già esistenti. La Corte ha chiarito che le collaborazioni eterorganizzate non costituiscono un 'tertium genus' tra lavoro autonomo e subordinato.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 34 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 56% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 38%
- Rigettato 56%
- Inammissibile 3%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 561%
- Civile Sez. 121%
- Civile Sez. Lavoro18%
Precedenti più richiamati
- Cass. 5088/2019in 15 provvedimenti
- Cass. 4187/2014in 3 provvedimenti
- Cass. 1674/2018in 8 provvedimenti
- Cass. 37416/2021in 6 provvedimenti
- Cass. 23077/2020in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Amministrazione finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per richiedere le imposte sulla plusvalenza su terreni edificabili. L'operazione riguardava la vendita di due terreni su cui sorgevano capannoni costruiti abusivamente e poi regolarizzati tramite condono edilizio. I giudici tributari regionali avevano confermato la pretesa fiscale, ipotizzando una successiva demolizione degli edifici per sfruttare la volumetria dell'area. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del venditore. I giudici hanno chiarito che la legge distingue nettamente tra suolo non edificato e immobile edificato. La presenza di costruzioni sul lotto impedisce all'Ufficio di considerare la cessione come una vendita di terreno nudo edificabile.
Continua »
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente una plusvalenza IRPEF non dichiarata per la vendita di un immobile in corso di costruzione. Sul terreno preesisteva un manufatto regolarmente condonato, poi demolito per realizzare un nuovo edificio di cubatura maggiore con regolare permesso di costruire. L'amministrazione finanziaria considerava l'operazione imponibile alla stregua di una cessione di terreno edificabile. I giudici tributari hanno annullato la pretesa fiscale, negando la sussistenza della plusvalenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione a favore del contribuente, rigettando il ricorso dell'ente impositore. I giudici di legittimità hanno chiarito che la presenza di un edificio preesistente esclude la natura di suolo non edificato, impedendo al Fisco di riqualificare la vendita di un fabbricato in una cessione di terreno edificabile imponibile.
Continua »
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, richiedendo il pagamento dell'Irpef su una presunta plusvalenza per la vendita di un immobile in corso di costruzione. Secondo l'ente impositore, l'operazione mascherava la cessione di un terreno edificabile, dato che il vecchio fabbricato era stato demolito per ricostruire una struttura più ampia con sagoma differente. Il contribuente ha contestato la pretesa fiscale evidenziando la preesistenza di un edificio abitativo sul lotto. I giudici di merito hanno respinto le tesi erariali. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della pretesa tributaria: la plusvalenza su area già edificata non può essere tassata come cessione di suolo edificabile, escludendo l'esistenza di categorie ibride tra terreno libero ed edificio già esistente.
Continua »
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di **correzione errore materiale** in una precedente ordinanza. Una Banca aveva chiesto di correggere una discordanza tra il dispositivo, che respingeva un motivo di ricorso, e la motivazione, che lo accoglieva. La Suprema Corte ha chiarito che non esiste una terza via ("tertium genus") per la correzione degli errori materiali, oltre alle procedure su istanza di parte o d'ufficio. Tuttavia, nel caso specifico, l'istanza informale della Banca è stata convertita in un procedimento d'ufficio, rendendo la correzione legittima. La Corte ha quindi disposto la rettifica del dispositivo per allinearlo alla motivazione.
Continua »
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una contribuente la plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile, riqualificando l'atto come compravendita di area fabbricabile destinata alla demolizione. I giudici di merito hanno confermato il recupero d'imposta basandosi sull'intenzione degli acquirenti di sfruttare la cubatura residua del terreno. La Corte di Cassazione ha invece chiarito i limiti della plusvalenza cessione terreno edificabile: il Fisco non può tassare la vendita di un edificio esistente presumendo una successiva demolizione. Assume valore esclusivo lo stato materiale e giuridico del bene al momento del passaggio di proprietà. La Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e rinviato la causa per accertare se l'immobile fosse già demolito alla data del rogito.
Continua »
Una cooperativa sociale ha interrotto senza giustificazione le trattative con un'agenzia di viaggi per l'acquisto di biglietti, dopo aver versato un acconto. L'agenzia ha chiesto il risarcimento dei danni per responsabilità precontrattuale. La Cassazione ha confermato la condanna della cooperativa, stabilendo che il versamento dell'acconto provava l'impegno e che l'interruzione ingiustificata delle trattative configura responsabilità precontrattuale. Ha inoltre chiarito che la riqualificazione giuridica della domanda non la rende "nuova" se i fatti allegati rimangono gli stessi.
Continua »
Il Comune ha espropriato alcuni terreni gravati da vincolo archeologico per realizzare un parco. I proprietari hanno chiesto una corretta determinazione delle somme dovute. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, ha calcolato l'indennità di esproprio considerando le potenzialità d'uso alternative del suolo compatibili con il vincolo, superando la rigida distinzione tra terreno agricolo ed edificabile. Il Comune ha impugnato la decisione, sostenendo che l'inedificabilità formale escludesse qualsiasi valutazione edilizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che l'indennità di esproprio deve basarsi sul valore di mercato reale, includendo le attività intermedie e le utilizzazioni alternative lecite e compatibili con i vincoli esistenti.
Continua »
L'Agenzia delle Entrate aveva accertato una plusvalenza IRPEF a carico di una contribuente per la vendita di un fabbricato, riqualificando l'atto come vendita di terreno edificabile poiché l'immobile era destinato alla demolizione. La contribuente ha impugnato l'atto. Durante il giudizio di Cassazione, l'amministrazione finanziaria ha annullato l'accertamento in autotutela, recependo l'orientamento giurisprudenziale secondo cui la cessione di edificio da demolire non può essere equiparata alla vendita di un'area edificabile. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, cassando senza rinvio la sentenza di merito. La contribuente ottiene così l'annullamento definitivo della pretesa fiscale.
Continua »
Una parte chiede la correzione errore materiale di una precedente ordinanza, lamentando l'omessa liquidazione delle spese e la poca chiarezza sulla condanna. Tuttavia, non notifica la richiesta alle altre parti. La Corte di Cassazione stabilisce un importante principio: di norma, la mancata notifica rende la richiesta inammissibile. Se però la cancelleria del tribunale ha già iscritto a ruolo la causa, la procedura viene 'salvata' e si converte in un procedimento d'ufficio. In questo caso, è la stessa cancelleria a dover notificare gli atti per garantire il diritto di difesa di tutti. La causa viene quindi rinviata per permettere queste comunicazioni.
Continua »
Una lavoratrice assunta da un Comune con più contratti a tempo determinato chiedeva la conversione del rapporto in indeterminato, sostenendo l'illegittimità del superamento del limite di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno chiarito che il contratto a termine ex art. 110 TUEL, stipulato per incarichi di alta specializzazione al di fuori della dotazione organica, rappresenta una deroga alla normativa generale. La sua durata massima non è fissata a 36 mesi, ma può legittimamente estendersi fino alla scadenza del mandato elettorale del Sindaco. Di conseguenza, il Comune ha agito correttamente e non ha commesso alcun abuso.
Continua »
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un funzionario assunto da un Comune con un contratto a termine per un incarico di alta specializzazione. Il lavoratore chiedeva la conversione del rapporto in tempo indeterminato, sostenendo l'illegittimità delle proroghe oltre il limite di 36 mesi. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: il contratto ex art. 110 TUEL per alte specializzazioni fuori dotazione organica è una norma speciale. Questa deroga alla disciplina generale dei contratti a termine e la sua durata può legittimamente essere legata a quella del mandato del Sindaco, senza che ciò costituisca un abuso. Di conseguenza, il Comune vince la causa e il rapporto di lavoro non viene convertito.
Continua »
Una contribuente ha venduto un complesso immobiliare ricevuto in eredità. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato l'operazione da cessione di fabbricati a vendita di area edificabile, poiché la società acquirente aveva ottenuto i permessi per demolire e ricostruire. Di conseguenza, il Fisco ha preteso la tassazione di una presunta plusvalenza immobiliare. Dopo le sconfitte nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dato ragione alla venditrice. I giudici hanno chiarito che la vendita di un edificio esistente non può mai essere considerata come cessione di terreno edificabile, nemmeno se l'acquirente intende demolirlo per sfruttare la cubatura residua. La legge non ammette categorie intermedie tra edificio e terreno. Le intenzioni future dell'acquirente non modificano la natura del bene al momento del rogito. L'avviso di accertamento è stato definitivamente annullato.
Continua »
Un Comune ricorre in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva determinato l'indennità per una acquisizione sanante. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che la giurisdizione su tutte le controversie relative all'indennizzo ex art. 42-bis spetta in unico grado alla Corte d'Appello. Ribadisce inoltre la correttezza della stima basata sul valore venale del bene, che considera anche le sue potenzialità intermedie (tertium genus), e chiarisce che l'accoglimento parziale della domanda non configura soccombenza reciproca ai fini delle spese legali.
Continua »
Un Comune ha acquisito un terreno privato tramite il meccanismo dell'acquisizione sanante. I proprietari hanno contestato l'indennità offerta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo principi chiave sulla giurisdizione del giudice ordinario, sulla decorrenza dei termini per l'impugnazione e sui corretti criteri di stima del valore di un terreno, che devono tenere conto delle sue effettive potenzialità di utilizzo (cosiddetto 'tertium genus').
Continua »
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune contro la decisione della Corte d'Appello che aveva determinato l'indennizzo per un'acquisizione sanante. La Suprema Corte ha confermato la giurisdizione esclusiva della Corte d'Appello in materia, ha ritenuto tempestiva l'opposizione del privato e ha validato il metodo di stima del terreno, basato su un criterio sintetico-comparativo che considera le potenzialità intermedie del suolo.
Continua »
La Corte di Cassazione interviene con un'ordinanza per la correzione di un errore materiale in un suo precedente provvedimento. Il caso riguarda un risarcimento danni a un medico, dove la decorrenza degli interessi legali era stata erroneamente fissata alla data di notifica dell'atto di citazione anziché a quella, precedente, del primo atto di messa in mora. La Corte, riconoscendo l'errore, ha corretto d'ufficio la data, sottolineando come la procedura di correzione errore materiale serva a rettificare l'espressione materiale della volontà del giudice, senza alterarne la sostanza.
Continua »
La Corte di Cassazione ha stabilito che la vendita di un immobile, anche se destinato alla demolizione e successiva ricostruzione da parte dell'acquirente, non può essere riqualificata come cessione di area edificabile ai fini della tassazione della plusvalenza IRPEF. Secondo la Corte, per le imposte dirette, rileva la natura oggettiva del bene al momento della vendita. Se si tratta di un fabbricato posseduto da oltre cinque anni, la plusvalenza non è tassabile. Questa decisione conferma un orientamento consolidato, distinguendo nettamente la disciplina IRPEF da quella dell'imposta di registro, dove invece è possibile una riqualificazione basata sull'intento delle parti.
Continua »
Una contribuente residente a Monaco impugnava un avviso di accertamento emesso dall'ufficio fiscale di Prato, sostenendone l'incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 11733/2024, ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla competenza fiscale per non residenti: se la residenza estera non è contestata, la competenza dell'ufficio non si basa sull'ultima residenza in Italia, ma sul luogo di produzione del reddito. La sentenza è stata cassata con rinvio per determinare tale luogo.
Continua »
Una contribuente ha venduto un'area con un fabbricato destinato alla demolizione e ricostruzione. L'Agenzia delle Entrate ha accertato una plusvalenza tassabile, riqualificando la vendita come cessione di area edificabile. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la vendita di un terreno su cui insiste un edificio, anche se da demolire, non può essere assimilata alla cessione di area edificabile ai fini della tassazione della plusvalenza, poiché la legge non prevede una categoria intermedia tra 'terreno edificato' e 'terreno non edificato'.
Continua »
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12129/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di plusvalenze immobiliari. Il caso riguardava una contribuente che aveva venduto un fabbricato, di sua proprietà da oltre cinque anni, a una società che intendeva demolirlo e ricostruirlo. L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato l'operazione come cessione di area edificabile, tassando la relativa plusvalenza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che la cessione fabbricato da demolire deve essere considerata vendita di un edificio e non di un terreno. Di conseguenza, se l'immobile è posseduto da più di un quinquennio, la plusvalenza non è tassabile ai fini IRPEF.
Continua »