LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Tassatività

Definizione

Principio fondamentale del diritto penale secondo cui nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente previsto come reato dalla legge.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 151 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 51% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 29%
  • Rigettato 18%
  • Inammissibile 51%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 747%
  • Penale Sez. 631%
  • Penale Sez. 222%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 16476/2018in 6 provvedimenti
  • Cass. 3972/2018in 5 provvedimenti
  • Cass. 9010/2025in 5 provvedimenti
  • Cass. 8132/2018in 5 provvedimenti
  • Cass. 2263/2022in 4 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Deducibilità degli accantonamenti: stop della Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di smaltimento rifiuti la deducibilità degli accantonamenti effettuati a bilancio per i futuri costi di bonifica e ripristino ambientale legati alla chiusura di un termovalorizzatore. I giudici di merito avevano dato ragione all'impresa, ritenendo tali oneri certi e quantificabili tramite perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito e accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. Il regime fiscale delle imposte sui redditi prevede infatti un principio di stretta tassatività: le imprese possono dedurre soltanto i fondi accantonati espressamente indicati dal Testo unico delle imposte sui redditi. Di conseguenza, le spese per la futura chiusura dell'impianto diverranno deducibili solo nell'anno fiscale in cui la società le sosterrà effettivamente, rendendo illegittima la detrazione anticipata.
Continua »
Deducibilità accantonamenti fondo rischi: rigetto del Fisco
Una società di capitali ha ceduto una partecipazione societaria concordando che parte del prezzo incassato potesse essere restituita all'acquirente al verificarsi di determinate condizioni future. Per fronteggiare tale eventualità, la società venditrice ha registrato a bilancio una riserva e ha operato la deducibilità accantonamenti fondo rischi dal reddito d'impresa per oltre sei milioni di euro, rinviando l'imposizione agli anni successivi. L'amministrazione finanziaria ha contestato la deduzione emettendo un avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha dato ragione al fisco. I giudici hanno chiarito che la legge tributaria vieta categoricamente la deduzione di accantonamenti diversi da quelli espressamente elencati nel testo unico delle imposte sui redditi, rendendo irrilevante l'eventuale tassazione operata dall'impresa nei periodi d'imposta successivi.
Continua »
Ricorso per cassazione contro patteggiamento inammissibile
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena per reati legati agli stupefacenti, ottenendo una condanna a quattro anni e un mese di reclusione oltre a una multa. Successivamente ha promosso ricorso per cassazione contro patteggiamento, lamentando la mancata motivazione del giudice sul mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La legge stabilisce infatti un numero chiuso e rigido di motivi per contestare una pena concordata. La decisione ha comportato la conferma della condanna penale concordata e la condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: limiti rigidi e sanzioni
L'Imputato ha concordato con l'accusa una pena per cessione di stupefacenti di lieve entità. Il Tribunale ha accolto la richiesta con rito speciale. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso per cassazione lamentando una motivazione carente. Il difensore sosteneva che il magistrato avesse omesso di vagliare d'ufficio le cause di immediato proscioglimento prima di ratificare l'intesa. La Corte di Cassazione ha stroncato l'iniziativa. I giudici hanno dichiarato inammissibile l'atto per violazione delle norme sui vizi deducibili. La legge circoscrive con rigore le ragioni valide per presentare ricorso contro il patteggiamento. L'omessa disamina dell'immediata innocenza costituisce un semplice difetto di motivazione e non rientra nelle ipotesi ammesse. Il ricorrente ha perso la causa e ha subito la condanna a versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: patto violato e multa
Un imputato concorda con la procura un patteggiamento a oltre tre anni di reclusione e quattordicimila euro di multa per spaccio di stupefacenti. Subito dopo la decisione del tribunale, il difensore presenta ricorso per contestare la sentenza. La difesa lamenta l'assenza di motivazione sul mancato proscioglimento immediato per innocenza. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende. La legge limita tassativamente il ricorso contro patteggiamento a quattro motivi specifici, tra cui non rientra la verifica preliminare dell'innocenza.
Continua »
Ricorso straordinario per errore di fatto e sequestro preventivo
L'Indagata, coinvolta in un procedimento per omesso versamento IVA, ha subito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per oltre sei milioni di euro. Dopo il rigetto dell'impugnazione ordinaria contro il blocco dei beni, la difesa ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto. L'Indagata sosteneva che la Corte di Cassazione avesse frainteso la documentazione relativa alla capienza patrimoniale della società. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso straordinario per errore di fatto è uno strumento tassativo, riservato unicamente alle sentenze di condanna divenute irrevocabili. Tale rimedio non può essere utilizzato contro le ordinanze cautelari che confermano un sequestro. L'Indagata è stata condannata alle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Impugnazione via PEC: La Cassazione chiarisce i limiti temporali
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della validità impugnazione via PEC. Due ricorrenti avevano presentato un appello tramite Posta Elettronica Certificata nel marzo 2019. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'impugnazione non valida. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che, prima dell'entrata in vigore dell'Art. 24, comma 6-bis del D.L. n. 137/2020 (fine 2020), l'uso della PEC per le impugnazioni penali non era permesso. La nuova norma non può essere applicata a fatti avvenuti prima della sua esistenza.
Continua »
Ricorso per cassazione contro patteggiamento: quando è vietato
Un Imputato ha proposto un ricorso per cassazione contro patteggiamento lamentando l'applicazione di una pena presuntivamente non proporzionata alla gravità dei fatti contestati. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. I giudici di legittimità hanno ricordato che le norme attuali stabiliscono criteri tassativi per contestare le sentenze concordate. L'imputato può ricorrere solo per difetti nella manifestazione della volontà, mancata corrispondenza tra richiesta e decisione, errata qualificazione del fatto o illegalità della pena. La doglianza sulla proporzionalità della sanzione liberamente concordata esula dalle ipotesi previste dalla legge. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Decreto di citazione in appello: vizio formale e condanna ferma
Un uomo condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato ha sostenuto la nullità della decisione poiché il decreto di citazione in appello non indicava il termine di quindici giorni entro cui richiedere di presenziare all'udienza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge prevede tassativamente le cause di nullità del decreto di citazione in appello e tra queste non rientra l'omesso avviso relativo al termine per la richiesta di partecipazione. Inoltre, il ricorrente non ha dimostrato alcuna concreta lesione del proprio diritto di difesa, non avendo mai presentato la domanda di partecipazione. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Grave illecito professionale: l’omissione esclude dalla gara
L'Amministrazione Comunale ha escluso un'impresa dalla gara per l'appalto dei servizi di pulizia delle spiagge. La motivazione riguarda l'omessa dichiarazione di alcuni procedimenti penali pendenti a carico della titolare. L'Impresa ha impugnato il provvedimento sostenendo che l'omissione informativa non rientrasse tra i casi tassativi stabiliti dal nuovo Codice dei contratti pubblici. Il Consiglio di Stato ha confermato l'esclusione, ritenendo che il silenzio violasse i doveri di lealtà e correttezza. L'Impresa si è quindi rivolta alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, denunciando un presunto sconfinamento dei giudici amministrativi nelle competenze del legislatore. La Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarificando che l'interpretazione delle norme sulla trasparenza rientra pienamente nell'attività giudiziaria. Nascondere informazioni rilevanti può quindi configurare un grave illecito professionale, legittimando l'esclusione dalla procedura d'asta pubblica.
Continua »
Ricusazione del giudice: no all’incompatibilità per reati distinti
L'Imputato presenta ricorso per chiedere la ricusazione del giudice dell'udienza preliminare. La richiesta si fonda sul fatto che il magistrato aveva già valutato la posizione di un coimputato in una precedente fase cautelare. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che le condotte contestate nel nuovo procedimento si riferiscono a un periodo diverso e successivo, avvenuto durante lo stato di detenzione dell'Imputato. Le ipotesi di incompatibilità e la conseguente ricusazione del giudice sono tassative e non si applicano per analogia a contesti storicamente distinti. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
Continua »
Patteggiamento e ricorso in Cassazione: i confini dell’accordo
Tre individui, imputati per il reato di rapina aggravata in concorso, hanno concordato una pena con la Procura davanti al Giudice per le Indagini Preliminari. Successivamente, i tre soggetti hanno proposto impugnazione tramite l'istituto del patteggiamento e ricorso in Cassazione, lamentando una presunta assenza di motivazione riguardo al mancato proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che le ipotesi di impugnazione per chi sceglie il patteggiamento sono stabilite dalla legge in modo tassativo e non includono i vizi di motivazione legati al proscioglimento. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la pena patteggiata e ha condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: quando la Cassazione lo boccia
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di patteggiamento emanata per i reati di truffa aggravata, sia tentata sia consumata. La difesa sosteneva l'omesso accertamento dell'assenza di cause di proscioglimento o non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'azione. Il ricorso contro il patteggiamento è limitato a casi tassativi stabiliti dal codice di procedura penale e tra questi non rientra la contestazione della motivazione sul proscioglimento. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Patteggiamento e ricorso in Cassazione: i confini dell’accordo
L'Imputato ha proposto appello supremo contro la sentenza di patteggiamento pronunciata dal Giudice per le Indagini Preliminari. La difesa ha lamentato un presunto difetto di motivazione circa la mancata pronuncia di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta. I giudici hanno chiarito la disciplina legata al tema del Patteggiamento e ricorso in Cassazione: la legge limita in modo tassativo i casi di impugnazione. L'accesso al rito speciale comporta la rinuncia a contestare la ricostruzione dei fatti e la responsabilità penale. Per queste ragioni, la Corte ha confermato la decisione, condannando L'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Annullamento della sentenza in appello: limiti e risarcimento
Il Giudice di Pace condannava l'imputata per diffamazione e minaccia, riconoscendo il risarcimento alla parte civile. In secondo grado, il Tribunale dichiarava l'annullamento della sentenza in appello per carenza di motivazione ed estingueva i reati per prescrizione, senza decidere sui danni civili. La parte civile ha presentato ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha accolto l'impugnazione, chiarendo che il giudice d'appello non può cancellare la pronuncia di primo grado per difetto di motivazione, ma deve valutare i fatti e motivare la decisione nel merito. La Corte di Cassazione ha quindi annullato la decisione impugnata agli effetti civili, rinviando la causa al giudice civile competente.
Continua »
Revoca del DASPO: il cambio del club non salva il tifoso recidivo
Due tifosi hanno richiesto la revoca del DASPO quinquennale convalidato dal giudice, sostenendo l'illegittimità del provvedimento a causa dell'errata denominazione societaria della squadra di calcio locale e lamentando una carenza di motivazione sulla pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice imprecisione nel nome della società sportiva non inficia la validità del divieto quando lo stadio e la squadra cittadina risultano chiaramente identificabili. Inoltre, la sussistenza di precedenti penali e la recidiva specifica confermano la persistente pericolosità sociale dei destinatari, rendendo pienamente legittimo il mantenimento del divieto di accesso alle manifestazioni sportive.
Continua »
Ricorso per Cassazione contro patteggiamento: i limiti della legge
L'Imputato concorda una pena per reati di lieve entità legati agli stupefacenti tramite patteggiamento. Successivamente, tramite il proprio difensore, propone un Ricorso per Cassazione contro patteggiamento contestando la motivazione sulla propria responsabilità penale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La legge prevede che contro la sentenza di patteggiamento il ricorso sia ammesso soltanto per motivi tassativi, come i vizi sulla volontà o l'illegalità della pena, precludendo qualsiasi contestazione sulla responsabilità o sulla motivazione della decisione. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Istanza di ricusazione: l’errore di cancelleria costa 3000 euro
Una cittadina ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte di Appello che aveva dichiarato inammissibile la sua istanza di ricusazione nei confronti del Giudice per le Indagini Preliminari. La ricorrente aveva depositato la richiesta direttamente nella cancelleria dello stesso giudice che voleva ricusare, anziché in quella della Corte di Appello, l'organo competente a decidere. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che le norme sulla ricusazione sono tassative e di stretta interpretazione letterale. Presentare l'atto nell'ufficio sbagliato rende la richiesta del tutto nulla. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Continua »
Impugnabilità dell’avviso di pagamento: il fisco sospende ma si ricorre
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una società un avviso di pagamento per accise non versate, sospendendone temporaneamente gli effetti in autotutela. La società ha impugnato l'atto. Successivamente, l'ufficio ha confermato l'efficacia dell'avviso. I giudici di merito hanno dichiarato il ricorso improcedibile perché la contribuente non aveva impugnato anche l'atto di conferma. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo il principio della piena impugnabilità dell'avviso di pagamento anche se temporaneamente sospeso. L'atto impositivo, infatti, esplicita una pretesa tributaria ben definita, generando un interesse immediato del contribuente a difendersi in giudizio. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso della società e rinviato la causa per il giudizio di merito.
Continua »
Sentenza di patteggiamento: l’accordo che blocca i ricorsi
Un uomo, accusato di detenzione di sostanze stupefacenti, concorda una pena con il giudice. Successivamente, propone ricorso lamentando che il giudice ha negato il rinvio dell'udienza richiesto dal suo difensore per un concomitante impegno professionale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che la legge limita rigidamente i motivi per cui si può impugnare una sentenza di patteggiamento. Tra questi motivi tassativi non rientra il mancato rinvio per impedimento del difensore, specialmente se il legale era comunque presente all'udienza. L'imputato viene quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »