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Sostituzione Misura Cautelare

Definizione

Provvedimento con cui il giudice sostituisce una misura restrittiva in corso con un'altra meno grave, a seguito dell'attenuazione delle esigenze di sicurezza.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 113 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 75% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 8%
  • Rigettato 16%
  • Inammissibile 75%
  • Altro 2%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 244%
  • Penale Sez. 429%
  • Penale Sez. 627%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 17470/2024in 6 provvedimenti
  • Cass. 39792/2017in 7 provvedimenti
  • Cass. 18130/2016in 18 provvedimenti
  • Cass. 45826/2021in 19 provvedimenti
  • Cass. 44634/2015in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sostituzione della misura cautelare negata: resta in carcere
Un imputato condannato in primo grado per truffa aggravata ha richiesto la sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari presso una parente in un comune distante. A supporto dell'istanza ha evidenziato la giovane età, i figli a carico e il risarcimento del danno. I giudici hanno respinto la richiesta a causa della condotta dell'uomo, che aveva già violato precedenti prescrizioni ed era stato trovato con armi e droga durante i domiciliari. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che il mero trasferimento geografico non riduce la pericolosità sociale se la persona mostra una totale incapacità di rispettare i divieti. L'imputato resta in carcere ed è stato condannato alle spese e a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sostituzione della misura cautelare: il tempo passato non basta
Un indagato per associazione mafiosa, detenuto in carcere, ha chiesto la revoca o la sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari in un comune distante dall'origine dei fatti. La difesa ha sostenuto che il trascorrere di quattro anni dai fatti contestati, l'assenza di nuove contestazioni e lo svolgimento di un regolare lavoro dimostrassero l'inattualità del vincolo criminale. Il Tribunale del riesame ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il tempo trascorso prima della misura non può essere valutato per la revoca, operando una presunzione di persistenza del vincolo mafioso non smentita da elementi nuovi.
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Carcere confermato: niente sostituzione della misura cautelare
L'Indagato, detenuto in carcere, chiedeva la sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. Il Tribunale del Riesame rigettava la domanda, confermando la pericolosità sociale e il pericolo di reiterazione del reato. L'Indagato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando il mancato rilievo della perizia balistica e la possibilità di controllo remoto offerta dal braccialetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la richiesta di sostituzione non può tradursi in una generica rilettura delle prove di merito già valutate, dovendosi fondare su fatti nuovi e concreti. L'Indagato resta quindi in carcere e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sostituzione della misura cautelare: no al ricorso per saltum
Un uomo detenuto in carcere richiede la sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari presso l'abitazione del padre. La Corte d'appello respinge l'istanza a causa dell'opposizione manifestata dal proprietario dell'immobile in locazione. La difesa propone ricorso diretto per cassazione contestando la validità del dissenso del locatore. La Suprema Corte stabilisce che contro il rifiuto di modifica cautelare non è consentito il ricorso immediato per cassazione, ammesso solo per l'ordinanza genetica restrittiva. Tuttavia, i giudici di legittimità riqualificano l'impugnazione come appello cautelare e trasferiscono il fascicolo al Tribunale del riesame per la decisione nel merito. Il ricorrente resta temporaneamente in carcere in attesa della valutazione del collegio competente.
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Revocata la sostituzione della misura cautelare: torna l’arresto
Il Giudice per le indagini preliminari aveva concesso a un’indagata la sostituzione della misura cautelare, passando dagli arresti domiciliari all’obbligo di firma. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione perché il giudice ha omesso di richiedere il suo parere preventivo obbligatorio. Il Tribunale ha accolto l’appello del Pubblico Ministero e ha annullato il provvedimento per vizio procedurale, ripristinando gli arresti domiciliari. L’indagata ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l’assenza di gravi esigenze cautelari e valorizzando la propria condotta corretta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La difesa ha contestato solo il merito della misura senza censurare il reale motivo dell'annullamento, ossia la nullità per mancata consultazione della parte pubblica. La ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sostituzione Misura Cautelare: Carcere o Domiciliari? La Cassazione Decide
Un Lavoratore, condannato in primo grado per gravi reati come rapina e lesioni, ha cercato la **sostituzione misura cautelare** dalla custodia in carcere agli arresti domiciliari. Ha proposto un risarcimento del danno e indicato una comunità di accoglienza, ma non ha dimostrato la capacità economica per sostenerne i costi. Il Tribunale del riesame ha rigettato la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il tempo trascorso, l'offerta di risarcimento non congrua e la mancanza di fondi per la comunità non rappresentano fatti nuovi sufficienti per modificare la misura, data la gravità delle condotte e della pena inflitta.
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Sostituzione misura cautelare: Carcere o domiciliari? La Cassazione decide
Un Lavoratore, accusato di gravi reati legati al traffico di droga, ha chiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha respinto la sua richiesta. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il Tribunale non aveva considerato il "tempo silente" trascorso e la sua nuova situazione personale, che avrebbe ridotto il pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la presunzione di pericolosità sociale per reati di droga è elevata e che il "tempo silente" da solo non basta a superarla. Servono fatti nuovi e concreti che dimostrino un effettivo cambiamento nel comportamento del Lavoratore. La Cassazione ha confermato la necessità del carcere per la sostituzione misura cautelare.
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Sostituzione misura cautelare: negata per rischio reato, Cassazione conferma
Un Individuo, in custodia cautelare in carcere per reati di narcotraffico e associazione finalizzata allo spaccio, ha chiesto la `sostituzione misura cautelare` con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha negato la richiesta, ritenendo persistente il pericolo di reiterazione del reato. L'Individuo ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per reati gravi si supera solo con fatti nuovi che dimostrino un mutamento positivo, non solo con il
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Sostituzione misura cautelare: il carcere resta anche col tempo
L'Imputato, condannato in primo grado per il trasporto di oltre due chilogrammi di cocaina, ha chiesto la sostituzione misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari e l'uso del braccialetto elettronico. A sostegno della richiesta ha evidenziato il tempo trascorso in carcere, presunti problemi di salute e una pena inferiore alle attese. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il semplice decorso del tempo non attenua le esigenze cautelari in presenza di un grave pericolo di reiterazione. Inoltre, in mancanza di fatti nuovi, opera il giudicato cautelare che impedisce di riproporre le medesime istanze. L'Imputato rimane quindi in carcere e deve pagare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Cocaina e carcere: negata la sostituzione misura cautelare
Un imputato condannato per trasporto di oltre due chilogrammi di cocaina ha richiesto la sostituzione misura cautelare dalla custodia in carcere agli arresti domiciliari. La difesa sosteneva che il tempo trascorso (un anno e mezzo) e la collaborazione con gli inquirenti avessero affievolito il pericolo di reiterazione del reato. I giudici di merito hanno respinto la richiesta ritenendo inidonei anche i domiciliari con braccialetto elettronico, dato il radicato inserimento del soggetto in circuiti internazionali del narcotraffico. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'istanza. Gli Ermellini hanno ribadito che la mera ammissione dei fatti non elimina il pericolo concreto e attuale di nuovi reati né tronca i legami criminali.
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Sostituzione misura cautelare: Confessione e precedenti attenuano il carcere?
L'Indagato, accusato di furto aggravato, ottiene la sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari dal Tribunale del Riesame. Il Pubblico Ministero ricorre in Cassazione, contestando la decisione che aveva valorizzato la confessione e i precedenti penali risalenti dell'imputato, nonostante il rischio di recidivanza. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la valutazione della misura cautelare spetta al giudice di merito, se adeguatamente motivata, e che confessione e risalenza dei precedenti possono incidere sulla scelta.
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Sostituzione misura cautelare: Cassazione conferma il carcere per rapina
Un Lavoratore, detenuto per rapina, ha chiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, anche con l'inserimento in una struttura di accoglienza. Il Tribunale del Riesame ha respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la richiesta di sostituzione misura cautelare presuppone la persistenza delle esigenze cautelari. La Corte ha confermato la correttezza della valutazione del giudice di merito sulla proporzionalità e adeguatezza della misura, anche senza una motivazione esplicita sull'inidoneità del braccialetto elettronico.
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Carcere e domiciliari: la sostituzione della misura cautelare
Un indagato per associazione a delinquere finalizzata a reati fiscali e contrabbando ha richiesto la sostituzione della misura cautelare dalla custodia in carcere agli arresti domiciliari. A sostegno della richiesta, la difesa ha evidenziato la confessione resa, i risarcimenti avviati, il tempo già trascorso in carcere e i sequestri patrimoniali eseguiti sui beni del sodalizio. Il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza ritenendo inalterato il pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e dichiarato inammissibile il ricorso: per ottenere la sostituzione della misura cautelare servono fatti nuovi e decisivi. Il mero decorso del tempo e i sequestri reali non attenuano automaticamente le esigenze cautelari personali.
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Sostituzione misura cautelare: ricorso riqualificato per nuova chance
Un Imputato, detenuto in custodia cautelare, ha chiesto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico. La Corte d'Appello aveva rigettato questa richiesta. L'Imputato ha presentato personalmente un'impugnazione. La Corte di Cassazione ha qualificato l'atto come un appello cautelare e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale del Riesame di Bari per una nuova valutazione. La decisione riguarda l'errata qualificazione dell'atto presentato dall'Imputato per la sostituzione misura cautelare.
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Sostituzione misura cautelare: il tempo non basta senza fatti nuovi
Un individuo, sottoposto a custodia cautelare in carcere, ha chiesto la sostituzione misura cautelare con gli arresti domiciliari. La sua richiesta è stata respinta, e l'impugnazione è giunta fino alla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che il mero trascorrere del tempo ("tempo silente") o una diversa interpretazione di prove già esistenti non sono sufficienti per ottenere la sostituzione. È necessario presentare fatti nuovi e concreti che dimostrino un effettivo cambiamento delle esigenze cautelari. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Carcere o Domiciliari? La Sostituzione Misura Cautelare per Reati Associativi
Un individuo, accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di droga, ha chiesto la sostituzione misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, presso l'abitazione della sorella in una città distante. Il Tribunale ha respinto la richiesta, richiamando la presunzione legale che per reati associativi gravi sia necessaria la detenzione in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'individuo. Ha ribadito che la distanza geografica non basta a superare la presunzione di pericolosità. L'individuo non ha fornito prove concrete di aver interrotto i legami con il gruppo criminale.
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Sostituzione della misura cautelare tra carcere e dovere
L'imputato, condannato nei primi due gradi di giudizio per estorsione aggravata, ha richiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. L'interessato ha basato la propria richiesta sul tempo trascorso, sulla propria condotta regolare e sull'assenza di nuove violazioni durante il periodo di detenzione. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto l'istanza. I giudici hanno chiarito che il buon comportamento carcerario rappresenta un dovere e non riduce automaticamente la pericolosità sociale. Inoltre, la mancata commissione di reati mentre si è detenuti costituisce una conseguenza ovvia della reclusione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente alle spese processuali e a una sanzione.
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Sostituzione misura cautelare: Carcere confermato per grave traffico di droga
Un Lavoratore, condannato in primo grado per traffico di eroina (226,8 grammi), ha chiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale ha respinto la richiesta, confermando la pericolosità del Lavoratore e l'inadeguatezza degli arresti domiciliari, anche con strumenti di controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il solo decorso del tempo o l'osservanza delle prescrizioni non bastano a modificare le misure cautelari. Servono nuovi elementi che dimostrino un effettivo cambiamento della situazione iniziale. La gravità del reato e il rischio di reiterazione hanno prevalso.
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Sostituzione della misura cautelare negata per narcotraffico
Un uomo condannato in primo grado per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha richiesto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa ha invocato il tempo trascorso dai fatti e la regolare condotta carceraria. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando il ruolo direttivo dell'imputato, la gravità della condanna a oltre quattordici anni di reclusione e la persistente operatività dell'organizzazione criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando che il semplice decorso del tempo e la buona condotta non attenuano il concreto pericolo di recidiva.
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Sostituzione della misura cautelare: tempo e condotta
L'indagato, detenuto per la custodia in carcere legata a un ingente traffico di stupefacenti (oltre quattro chili di cocaina e cinque chili tra marijuana e hashish), ha richiesto la sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto il venir meno dell'attualità del pericolo di reiterazione del reato, valorizzando il tempo trascorso dall'arresto, la giovane età e la corretta condotta serbata. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. I giudici hanno chiarito che il semplice trascorrere del tempo e il comportamento regolare non attenuano automaticamente le esigenze cautelari. La gravità oggettiva dei fatti e l'ingente quantitativo di droga giustificano la permanenza della massima misura restrittiva.
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