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Solutoria

Definizione

Qualifica di una rimessa bancaria che estingue un debito, rilevante per il calcolo della prescrizione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Onere della prova rimesse bancarie: guida Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato una controversia tra un istituto bancario e una società in liquidazione riguardante l'imputazione dei pagamenti su un conto corrente affidato. Il cuore della disputa risiede nell'**Onere della prova** relativo alla natura delle rimesse effettuate dal cliente. Mentre il giudice d'appello aveva addossato alla banca l'onere di provare il limite del fido, la Suprema Corte ha ribaltato tale impostazione. È infatti il correntista, che agisce per la ripetizione di somme indebitamente pagate a titolo di interessi, a dover dimostrare non solo l'esistenza dell'affidamento, ma anche il suo esatto limite quantitativo. Solo così è possibile qualificare i versamenti come ripristinatori della provvista, escludendo l'applicazione dell'art. 1194 c.c. che prevede l'imputazione prioritaria agli interessi rispetto al capitale.
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Apertura di credito: prova e prescrizione bancaria
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prova dell'**apertura di credito** in un contenzioso per la ripetizione di somme indebitamente pagate su un conto corrente. Il nucleo della disputa riguarda la distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie ai fini della prescrizione decennale. La Suprema Corte ha stabilito che il correntista può dimostrare l'esistenza di un contratto di affidamento anche tramite presunzioni semplici, specialmente per i rapporti sorti prima della riforma del 1992 o quando il cliente non intende eccepire la nullità di protezione per difetto di forma scritta. La decisione sottolinea che la predeterminazione del limite massimo di finanziamento non è un elemento essenziale per la validità del contratto di affidamento.
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Rimesse bancarie: chi deve provare la durevolezza?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della revocatoria fallimentare applicata alle rimesse bancarie effettuate da una società poi ammessa all'amministrazione straordinaria. Il nucleo della controversia riguarda la ripartizione dell'onere probatorio circa il carattere 'consistente e durevole' della riduzione dell'esposizione debitoria. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta provata la natura solutoria della rimessa, spetta alla banca (e non al curatore) dimostrare che tale riduzione non sia stata consistente o durevole per beneficiare dell'esenzione dalla revocatoria. La decisione chiarisce che l'art. 67, comma 3, lett. b) della legge fallimentare non crea una nuova fattispecie autonoma, ma introduce un fatto impeditivo la cui prova grava sul convenuto.
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Azione revocatoria fallimentare: onere della prova
La Corte di Cassazione ha chiarito la ripartizione dell'onere probatorio nell'ambito di una azione revocatoria fallimentare promossa da una società in amministrazione straordinaria contro un istituto di credito. Il cuore della controversia riguarda le rimesse bancarie effettuate nel periodo sospetto. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta provata la natura solutoria della rimessa (ovvero il versamento su conto scoperto), spetta alla banca e non al curatore dimostrare che la riduzione dell'esposizione debitoria non sia stata 'consistente e durevole'. Tale requisito è infatti considerato un fatto impeditivo alla revocabilità, la cui prova ricade sul convenuto che intende beneficiare dell'esenzione prevista dalla legge.
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