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Art. 67 l.fall.

Revocatoria fallimentare: salvo chi riceve bonifici senza colpa
Una grande compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio una società fornitrice per ottenere la revocatoria fallimentare di trentanove pagamenti, per oltre 388.000 euro, effettuati tramite bonifici nel periodo sospetto. La compagnia sosteneva che la fornitrice conoscesse la sua situazione di insolvenza. I giudici di merito hanno però respinto la domanda: diversi elementi concreti, tra cui la regolare conservazione della licenza di volo dell'ente aeronautico, l'assenza di azioni esecutive e l'approvazione di piani industriali con importanti finanziamenti, provavano l'incolpevole inconsapevolezza del fornitore. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, dichiarando infondati e inammissibili i motivi di ricorso della compagnia aerea, che chiedeva una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. La fornitrice trattiene legittimamente le somme ricevute.
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Inefficacia dei pagamenti: la banca deve restituire il milione
Una società subisce la dichiarazione di fallimento il 26 gennaio 2012. Il 31 gennaio 2012 affluiscono sui suoi conti bancari bonifici e versamenti per quasi un milione di euro. La sentenza viene iscritta nel Registro delle Imprese solo il 20 febbraio 2012. La banca trattiene le somme, sostenendo che gli effetti verso i terzi decorrano unicamente dall'iscrizione camerale. La Curatela promuove azione per far valere l'inefficacia dei pagamenti eseguiti dopo il fallimento. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'istituto di credito a restituire l'intero importo. I giudici chiariscono che i creditori non sono considerabili terzi estranei, pertanto l'inefficacia scatta retroattivamente dalla data di pubblicazione della sentenza di apertura del concorso.
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Revocatoria fallimentare: la licenza di volo salva i pagamenti
Una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha promosso una revocatoria fallimentare per recuperare oltre 225.000 euro versati a una società aeroportuale poco prima della crisi. La procedura sosteneva che il creditore conoscesse lo stato di insolvenza a causa di dilazioni nei pagamenti, emissione di assegni senza data e notizie di stampa. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, stabilendo che la mancata revoca della licenza di volo da parte dell'ente di vigilanza toglieva valore agli indizi della crisi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della compagnia aerea: la scelta e la valutazione degli indizi spettano unicamente al giudice di merito e non possono essere ridiscusse in sede di legittimità. La società aeroportuale trattiene legittimamente le somme ricevute.
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Revocatoria fallimentare: la banca restituisce le garanzie
La curatela fallimentare di una società commerciale promuoveva un'azione di revocatoria fallimentare contro un istituto di credito. La banca aveva infatti incassato somme rilevanti mediante l'escussione di garanzie sui pegni nel periodo sospetto antecedente la procedura concorsuale. Nel giudizio interveniva una società terza in qualità di assuntore del concordato fallimentare omologato. La corte territoriale accoglieva la domanda revocatoria, ordinando alla banca la restituzione dei pagamenti. L'istituto di credito proponeva ricorso per cassazione, sostenendo che l'assuntore non avesse interesse ad agire poiché la proposta concordataria prevedeva il pagamento integrale dei creditori con prelazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso principale della banca: l'assuntore, quale successore a titolo particolare nei rapporti del fallimento, mantiene pieno interesse all'inefficacia dei pagamenti. Le successive modalità di riparto o regolazione del credito costituiscono effetti di mera esecuzione che non paralizzano l'azione recuperatoria.
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Revocatoria fallimentare rimesse bancarie e partite bilanciate
Una procedura di amministrazione straordinaria ha promosso l'azione di revocatoria fallimentare rimesse bancarie contro un istituto di credito. La procedura chiedeva la restituzione di oltre due milioni di euro versati sul conto aziendale prima del dissesto. I giudici di merito hanno respinto la richiesta: i versamenti non avevano ridotto il debito in modo consistente e durevole. Uno dei bonifici costituiva una rimessa bilanciata, collegata all'erogazione contestuale di nuova finanza da parte della banca. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. Il principio di durevolezza esclude la natura solutoria dei pagamenti quando le somme versate consentono soltanto un servizio di cassa provvisorio senza abbattere il debito.
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Revocatoria fallimentare del mutuo: la banca perde il credito
La Corte di Cassazione affronta la revocatoria fallimentare del mutuo erogato da un istituto di credito a una società poco prima dell'apertura del concordato preventivo e del conseguente fallimento. L'ente bancario richiedeva l'ammissione al passivo fallimentare per il recupero del credito. Il curatore ha eccepito l'inefficacia del finanziamento, provando la conoscenza del dissesto societario da parte della banca all'atto della concessione del denaro. I giudici di legittimità hanno confermato la piena applicabilità del rimedio revocatorio anche al mutuo bancario, qualificandolo come atto oneroso che aggrava l'indebitamento dell'impresa. La garanzia pubblica straordinaria non esonera la banca dall'onere di vagliare attentamente il merito creditizio.
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Revocatoria fallimentare e compensazione: stop ai crediti ceduti
La curatela di una società fallita ha ottenuto la revoca della cessione di crediti verso terzi effettuata a favore di due società creditrici. L'operazione costituiva un mezzo anomalo di estinzione del debito. I giudici hanno respinto la compensazione tra il credito del fallimento e le somme già versate dalle creditrici, imponendo l'insinuazione al passivo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso delle creditrici per difetto di specificità della prova del giudicato esterno. Successivamente, le soccombenti hanno promosso ricorso straordinario per errore di fatto contro la decisione di legittimità. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione straordinaria, confermando la piena validità della revocatoria fallimentare e condannando le ricorrenti al versamento del doppio contributo unificato.
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Revocatoria fallimentare: la Cassazione sui pagamenti e la prova dell’insolvenza
Un'azienda in crisi, poi posta in liquidazione coatta amministrativa, aveva effettuato due pagamenti a un fornitore prima di avviare la procedura di concordato preventivo. Il liquidatore ha promosso un'azione di `revocatoria fallimentare` per rendere inefficaci tali pagamenti. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo non provata la `scientia decoctionis` (cioè la conoscenza dello stato di insolvenza) da parte del fornitore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del liquidatore. Ha ribadito che la valutazione della `scientia decoctionis`, anche tramite presunzioni, è un compito del giudice di merito e non può essere riesaminata in Cassazione, a meno di errori di diritto.
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Revocatoria fallimentare: il preliminare non salva la vendita immobiliare
Un acquirente ha comprato un appartamento da una società. Successivamente, la società è fallita. Il curatore fallimentare ha avviato un'azione di **revocatoria fallimentare** contro la vendita, sostenendo una notevole sproporzione tra il prezzo pagato e il valore di mercato. I giudici di merito hanno accolto la domanda. L'acquirente ha impugnato, sostenendo che si dovesse considerare il contratto preliminare e le migliorie apportate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che per la **revocatoria fallimentare** di una compravendita, i presupposti (sproporzione e conoscenza dello stato di insolvenza) vanno valutati al momento del contratto definitivo, non del preliminare non trascritto.
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Azione revocatoria fallimentare: stop della Cassazione sul rito
Una società fornitrice ha impugnato la condanna alla restituzione di oltre quattrocentoventimila euro versati da una grande impresa edile poi sottoposta ad amministrazione straordinaria. La procedura concorsuale ha attivato con successo una azione revocatoria fallimentare per recuperare il denaro versato nel periodo sospetto. Dopo la conferma della condanna in appello, la società soccombente ha proposto ricorso per Cassazione contestando la legittimità della richiesta restitutoria. La Suprema Corte, esaminando la causa, ha rilevato la mancanza delle conclusioni scritte obbligatorie del Procuratore Generale. I giudici hanno dunque rinviato la trattazione del giudizio a nuova udienza per acquisire il parere del magistrato requirente prima di esaminare il merito della lite.
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Revocatoria fallimentare: la conoscenza dell’insolvenza non si nasconde
Un'Azienda in amministrazione straordinaria ha agito in giudizio per dichiarare inefficaci, tramite **revocatoria fallimentare**, alcuni pagamenti ricevuti da un Fornitore. Il Fornitore sosteneva di non essere a conoscenza dello stato di insolvenza dell'Azienda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che ha riconosciuto l'inefficacia dei pagamenti. Ha stabilito che la conoscenza dello stato di insolvenza può essere provata con indizi, come ritardi sistematici nei pagamenti, dati di bilancio pubblici e notizie di stampa. Il Fornitore, data la sua dimensione, avrebbe dovuto monitorare la situazione. La sentenza ha condannato il Fornitore a restituire l'intero importo.
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Patrimonio ricco ma senza liquidità: c’è stato di insolvenza
Una società immobiliare ha impugnato la dichiarazione del proprio fallimento. L'impresa sosteneva di possedere un ingente patrimonio immobiliare di valore superiore ai debiti complessivi e contestava l'assenza di protesti o pignoramenti. I giudici hanno invece accertato il mancato pagamento continuato verso la banca di riferimento, i professionisti contabili e l'impresa edile, oltre al ricorso a debiti ulteriori per tentare di colmare le perdite pregresse. La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento della società. I giudici di legittimità hanno chiarito che lo stato di insolvenza sussiste quando l'imprenditore non riesce ad adempiere con mezzi ordinari e liquidità pronta, a prescindere dal valore teorico o contabile dei beni immobili non prontamente realizzabili.
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Pagamento Debito Altrui in Crisi: Inefficacia Pagamenti in Amministrazione Straordinaria
Un'azienda in Amministrazione Straordinaria ha pagato un debito di una sua controllata a un fornitore. La procedura concorsuale ha chiesto di dichiarare l'inefficacia pagamenti in amministrazione straordinaria. La Corte d'Appello ha accolto, qualificando il pagamento come atto gratuito perché l'azienda che ha pagato non ha dimostrato un vantaggio economico concreto. Il fornitore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il pagamento non era gratuito data la prassi tra società del gruppo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il pagamento del debito altrui da parte di un terzo è gratuito se il pagante non riceve un vantaggio economico diretto e provabile, anche tra società collegate.
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Revocatoria fallimentare e banche: quando la prova non basta
Il Fallimento di una società ha proposto un'azione di revocatoria fallimentare contro un istituto di credito per ottenere la restituzione di circa 55.000 euro versati dall'impresa prima del fallimento. Il Curatore sosteneva che la banca fosse a conoscenza dello stato di insolvenza al momento del versamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della curatela, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno accertato che la segnalazione alla Centrale Rischi e i protesti erano avvenuti solo dopo il pagamento conteso. Mancano quindi le prove presuntive gravi, precise e concordanti idonee a dimostrare la consapevolezza dello stato di crisi da parte dell'istituto bancario. Di conseguenza, la banca trattiene legittimamente le somme ricevute e la procedura fallimentare viene condannata alle spese di giudizio.
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Revocatoria Fallimentare: Pagamenti Anomali alla Banca Revocati
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della revocatoria fallimentare contro una banca. Un'azienda, prima di fallire, aveva effettuato pagamenti a una banca tramite rimesse su conti scoperti e mandati irrevocabili all'incasso. Il curatore fallimentare ha chiesto di dichiarare inefficaci questi pagamenti, avvenuti nel periodo sospetto, perché considerati 'anomali' e a beneficio di un creditore consapevole dello stato di decozione. La banca ha sostenuto che si trattava di cessioni di credito o che il fido esisteva. La Cassazione ha respinto il ricorso della banca, ribadendo che tali operazioni costituivano pagamenti anomali e quindi revocabili, condannando la banca a restituire oltre un milione di euro.
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Azione revocatoria in amministrazione straordinaria: vince la procedura
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore che contestava l'efficacia di un'azione revocatoria in amministrazione straordinaria. Il Lavoratore aveva ricevuto un pagamento da un'Azienda in crisi, poi sottoposta ad amministrazione straordinaria, che aveva chiesto la restituzione della somma. Il Lavoratore sosteneva l'incompatibilità con il diritto europeo sugli aiuti di Stato, la prescrizione dell'azione e la mancanza di legittimazione attiva dell'Azienda. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità dell'azione revocatoria in amministrazione straordinaria e ribadendo che la prescrizione decorre dalla nomina del commissario. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Banca e Garanzia Finanziaria nel Fallimento: Cassazione annulla per motivazione insufficiente
Una Banca aveva un credito ammesso al passivo di un fallimento, ma solo come chirografario (non garantito), nonostante avesse ricevuto titoli in pegno. Questo accadeva dopo che una precedente escussione del pegno era stata revocata con un'azione revocatoria fallimentare. La Banca ha contestato la decisione, sostenendo che il pegno dovesse essere considerato una garanzia finanziaria nel fallimento. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, affermando che il pegno non rientrava nella normativa sulle garanzie finanziarie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Banca, rilevando che la motivazione del Tribunale era insufficiente. La Cassazione ha quindi annullato la decisione e rinviato il caso al Tribunale di Prato per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo beni: immobile frutto di reato resta bloccato
Un immobile, ritenuto profitto di reati di bancarotta fraudolenta e tributari commessi da un Indagato, è stato sottoposto a sequestro preventivo. La Terza Interessata, nuova compagna dell'Indagato e intestataria formale del bene, ha contestato il provvedimento. Ha sostenuto che una transazione con il fallimento e un mutuo ipotecario eliminassero il rischio di sottrazione del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il sequestro preventivo beni era legittimo. I vincoli esistenti sull'immobile non ne garantivano l'assoluta indisponibilità, mantenendo il rischio di atti dispositivi.
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Pegno regolare e revocatoria fallimentare: la banca perde
Un istituto di credito ha preteso di trattenere somme derivanti dall'escussione di pegni su strumenti finanziari di una società poi fallita, invocando la compensazione. Il Fallimento ha chiesto la revoca dei versamenti eseguiti nel periodo sospetto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia stipulata era un pegno regolare e revocatoria fallimentare pienamente applicabile, in quanto la banca non aveva acquisito la proprietà dei titoli ma solo un incarico di gestione. Senza il passaggio di proprietà dei beni, la banca non poteva applicare la compensazione diretta ed era obbligata a restituire le somme incassate. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'istituto bancario, confermando la sua condanna a restituire alla curatela oltre 360 mila euro oltre alle spese legali.
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Virus sul server e procura errata: improcedibilità del ricorso
Una società ha proposto ricorso in Cassazione contro il fallimento di un'azienda per contestare una revocatoria fallimentare. Tuttavia, il difensore ha inviato per via telematica una procura alle liti errata, riferita a un condominio estraneo alla causa. La società ha cercato di giustificare l'errore adducendo un attacco informatico al proprio server e ha ridepositato la procura corretta in un secondo momento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso, stabilendo che la mancanza della procura speciale nei termini non è sanabile e che la parte risponde dei malfunzionamenti dei propri strumenti informatici. Anche il controricorso del fallimento è stato dichiarato inammissibile perché depositato in ritardo. La società ricorrente deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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