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soggezione

Definizione

In diritto con il termine soggezione si indica la situazione giuridica soggettiva del soggetto che, pur non essendo gravato dal dovere di tenere un certo comportamento, deve tuttavia subire gli effetti giuridici dell'esercizio del potere altrui. Mancando l'obbligo o, più in generale, il dovere di tenere un certo comportamento, non ha senso parlare di violazione della soggezione (e di lesione del corrispondente potere) come invece si parla di violazione del dovere (e di lesione del corrispondente diritto soggettivo). Un esempio di soggezione è quello del minorenne nei confronti dei genitori (o di chi ne fa le veci) che esercitano un potere nel suo interesse (si tratta, quindi, più precisamente di un potere-dovere, ossia una potestà). Il genitore, infatti, può prendere decisioni e compiere atti nell'interesse del minore che questi, in quanto tale, non potrebbe compiere ed i cui effetti può solo subire. Affinché ci sia presenza di un potere e della correlativa soggezione non è necessario che una persona sia investita di autorità, basta che si trovi comunque in situazione tale da far subire ad un'altra persona gli effetti dell'esercizio del proprio potere. Ad esempio, l'articolo 874 del codice civile italiano prevede che se Tizio costruisce un muro sul confine, Caio, proprietario del terreno confinante, ha il potere di chiedere la comunione del muro. In questo caso, Tizio si trova in una situazione di soggezione, giacché Caio, qualora avanzi (validamente) tale richiesta, farà sorgere la comunione e Tizio non potrà che subire tale effetto. Categoria:Teoria del diritto

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Riduzione in schiavitù e limiti della pena in appello
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di riduzione in schiavitù a carico di due imputati che esercitavano un potere di supremazia su diverse vittime. La difesa contestava la riqualificazione del fatto operata in appello, passando dal reato di estorsione a quello più grave di riduzione in schiavitù. La Suprema Corte ha stabilito che tale riqualificazione non viola il divieto di reformatio in pejus se il trattamento sanzionatorio complessivo non viene aggravato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità dei motivi e per la corretta ricostruzione dello stato di soggezione delle persone offese.
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Sequestro conservativo: impugnazione immediata
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'interesse a impugnare un Sequestro conservativo sorge nel momento in cui il provvedimento viene emesso, senza dover attendere la sua materiale esecuzione. Il Tribunale aveva erroneamente dichiarato inammissibile il riesame proposto da un indagato, sostenendo che mancasse un pregiudizio attuale prima dell'apposizione del vincolo. Gli Ermellini hanno invece chiarito che la semplice esistenza del titolo cautelare pone il destinatario in una condizione di soggezione giuridica che giustifica l'impugnazione immediata per rimuovere il potenziale svantaggio patrimoniale.
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Servitù coattiva: negato il risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario che chiedeva il risarcimento danni ai vicini per il rifiuto di questi ultimi di consentire l'adeguamento di una servitù coattiva di scarico fognario. La Corte ha chiarito che, ai sensi dell'art. 1032 c.c., la servitù coattiva nasce solo tramite contratto o sentenza. Il rifiuto di stipulare un accordo volontario non costituisce un illecito civile, poiché il proprietario del fondo servente non ha un obbligo a contrattare, ma si trova in una posizione di mera soggezione rispetto al diritto potestativo della controparte di agire in giudizio.
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Estorsione e caratura criminale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza del reato di estorsione in un caso in cui un imprenditore è stato costretto a eseguire lavori marmorei a prezzo di costo. Nonostante la vittima avesse inizialmente negato di aver subito timore, i giudici hanno rilevato che la caratura criminale del ricorrente e le minacce velate hanno annullato la sua capacità di autodeterminazione. La rinuncia al profitto sulla manodopera e la mancata richiesta di acconti sono stati considerati prova del danno subito e dell'ingiusto profitto ottenuto dal ricorrente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità rispetto alle motivazioni del tribunale.
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