Una donna, condannata per tentato furto, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito in uno stato di necessità a causa della sua grave condizione di indigenza. La Suprema Corte ha respinto la sua tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: la povertà, da sola, non integra lo stato di necessità. Esistono infatti alternative legali per far fronte al bisogno economico, come gli istituti di assistenza sociale. Il reato non è mai la soluzione consentita per superare le difficoltà economiche. La ricorrente è stata quindi condannata a pagare le spese processuali e una multa.
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