Orientamento della Cassazione
Su LexCED 42 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 58% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 30%
- Rigettato 58%
- Inammissibile 8%
- Estinto 3%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 293%
- Civile Sez. 65%
- Civile Sez. 12%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 8510/2014in 4 provvedimenti
- Cass. 35280/2022in 3 provvedimenti
- Cass. 6401/2015in 4 provvedimenti
- Cass. 12182/2020in 3 provvedimenti
- Cass. S.U. 27199/2017in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile, versando una caparra. Ha poi scoperto irregolarità urbanistiche, inclusa una dependance abusiva successivamente demolita. L'acquirente ha chiesto la risoluzione contratto preliminare e la restituzione delle somme. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo grave l'inadempimento del venditore. La Cassazione ha cassato la sentenza, precisando che la risoluzione per evizione parziale non è automatica. Il giudice deve valutare se la parte mancante fosse essenziale per l'acquirente, ovvero se questi non avrebbe acquistato l'immobile senza quella specifica porzione.
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La vicenda nasce dal contenzioso tra la promittente venditrice e la promissaria acquirente di un immobile. La venditrice ha richiesto un decreto ingiuntivo per ottenere pagamenti asseritamente non versati. L'acquirente si è opposta scoprendo la presenza di due ipoteche taciute sul bene, chiedendo la risoluzione del contratto preliminare e la restituzione delle somme anticipate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso della venditrice. La Suprema Corte ha stabilito che l'acquirente può rifiutare il rogito e domandare subito lo scioglimento contrattuale se il venditore tace l'esistenza di garanzie reali sull'immobile e non le estingue. Il venditore inadempiente deve restituire integralmente tutti gli importi ricevuti.
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Due eredi hanno chiesto l'annullamento di un contratto preliminare di compravendita di un appartamento. La Corte d'Appello ha disposto la risoluzione del contratto preliminare e ha ordinato il rilascio dell'immobile, ma ha respinto la richiesta di risarcimento danni per l'occupazione illegittima. La questione del risarcimento, in particolare l'applicazione del criterio equitativo per il danno da perdita di disponibilità del bene, è stata sottoposta alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Per questo motivo, la Cassazione ha rinviato la causa a nuovo ruolo, in attesa della decisione definitiva su questo importante principio.
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Un promissario acquirente ha citato in giudizio i venditori per ottenere il trasferimento coattivo di un immobile, lamentando il loro rifiuto di stipulare l'atto notarile definitivo. Il Tribunale ha disposto il passaggio di proprietà subordinandolo al saldo del prezzo residuo. Durante il giudizio di secondo grado, l'acquirente ha cambiato radicalmente strategia: ha domandato la risoluzione del contratto preliminare e la restituzione delle somme versate, contestando la presenza di un abuso edilizio insanabile emerso da una perizia esterna. La Corte d'appello ha dichiarato inammissibile tale richiesta tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo che la facoltà di mutare la domanda di adempimento in domanda di risoluzione opera solo se i fatti materiali di inadempimento restano identici a quelli dedotti all'inizio della causa.
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La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione contratto preliminare per l'acquisto di un garage con grotta. I venditori non hanno adempiuto all'obbligo di trasferire la proprietà della grotta, che era demaniale, omettendo le necessarie attività di sdemanializzazione e accatastamento. Nonostante l'invito del compratore a stipulare il definitivo, i venditori non hanno fornito la documentazione richiesta. La Corte ha ritenuto grave l'inadempimento dei venditori, rigettando il loro ricorso e condannandoli al pagamento delle spese legali a favore del compratore.
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Un Acquirente aveva stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile da un Venditore. Il Venditore non aveva completato i lavori e non aveva fornito la documentazione necessaria. L'Acquirente aveva chiesto la risoluzione del contratto e la restituzione delle somme versate. Il Tribunale aveva dato ragione al Venditore, ma la Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, dichiarando la risoluzione del contratto preliminare per inadempimento del Venditore e ordinando la restituzione delle somme, inclusi i costi per i lavori. Il Venditore ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha rigettato, confermando la risoluzione del contratto e l'obbligo di restituzione.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare. Un acquirente non si è presentato al rogito, contestando presunti difetti dell'immobile e mancanza di documentazione. Il venditore ha chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento per l'occupazione dell'immobile. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva risolto il contratto per inadempimento dell'acquirente. La Suprema Corte ha chiarito che una domanda di "recesso" può essere qualificata come richiesta di "risoluzione" se accompagnata da una richiesta di risarcimento danni per l'uso del bene, senza configurare un'inammissibile mutatio libelli. Ha inoltre validato l'uso della consulenza tecnica d'ufficio per quantificare l'indennità di occupazione. L'acquirente ha perso la causa.
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Un promissario acquirente ha chiesto la risoluzione contratto preliminare di vendita di un immobile, sostenendo l'inadempimento del promittente venditore. Quest'ultimo aveva promesso la vendita di una quota di bene indiviso, impegnandosi a procurare l'intera proprietà. Tuttavia, l'immobile era stato assegnato in divisione a un altro comproprietario. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assegnazione a un terzo non costituisce di per sé inadempimento definitivo del venditore, che può comunque procurare l'acquisto. Poiché i promissari acquirenti non avevano pagato il saldo, erano loro gli inadempienti. La loro successiva diffida ad adempiere era quindi inefficace. Il ricorso del promissario acquirente è stato respinto.
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Un promissario acquirente stipula un accordo per comprare una villa, versando una caparra. La promittente venditrice assume l'obbligo di cancellare ipoteche e vincoli prima del rogito, ma omette di attivarsi con tempestività. L'acquirente avvia la causa per ottenere il trasferimento del bene e successivamente muta la richiesta domandando la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento della venditrice, oltre alla restituzione del denaro e al rimborso delle spese di locazione sostenute per l'alloggio temporaneo. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità della risoluzione del contratto preliminare e il rimborso dei canoni di locazione a carico della parte venditrice inadempiente.
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Due proprietari hanno promesso di vendere un podere a un acquirente tramite un contratto preliminare. L'acquirente ha preso possesso del bene ma non ha saldato il prezzo pattuito, né ha onorato i debiti accollati, causando il pignoramento del podere da parte di una banca. I proprietari hanno chiesto la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento e il risarcimento dei danni. L'acquirente ha resistito, chiedendo il trasferimento della proprietà o il rimborso delle migliorie. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto preliminare, ribadendo che la valutazione della gravità dell'inadempimento è una questione di fatto non sindacabile in sede di legittimità. L'acquirente ha perso, il contratto è stato sciolto e dovrà risarcire i danni.
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Una donna stipula un accordo per comprare un appartamento con giardino. Prima del rogito, scopre che la proprietà del terreno esterno è contesa tra i venditori e il condominio. Ritenendo ingannevole la condotta dei proprietari, l'acquirente chiede la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento. Tuttavia, il testo dell'accordo menzionava espressamente una controversia sul bene e prevedeva persino una cauzione a tutela della compratrice. La Corte d'Appello respinge la domanda di scioglimento: la promissaria acquirente conosceva la lite giudiziaria e aveva comunque deciso di obbligarsi. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso dell'acquirente e condannandola al pagamento delle spese legali, poiché l'interpretazione dei patti contrattuali compete al giudice di merito.
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Un Promittente Venditore ha stipulato un contratto preliminare per la vendita di un terreno. È emerso che una parte del terreno non era di sua proprietà. Il Promissario Acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto preliminare per inadempimento. Il Venditore ha sostenuto che l'Acquirente era a conoscenza del problema e aveva pagato parzialmente, e che era intervenuta l'usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto preliminare, ritenendo grave l'inadempimento del Venditore, che non aveva garantito la piena proprietà di una porzione essenziale del bene. L'Acquirente ha ottenuto la risoluzione e il rimborso delle spese legali.
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Un promissario acquirente ha chiesto la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita. La condizione risolutiva prevedeva la risoluzione se la banca non avesse concesso il mutuo per irregolarità urbanistiche dell'immobile. La banca ha negato il finanziamento a causa di tali irregolarità, confermate da una perizia e un certificato comunale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della promittente venditrice. Ha confermato la risoluzione del contratto preliminare e l'obbligo di restituire la caparra, ribadendo che la condizione mista si è avverata per cause oggettive legate all'immobile.
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Una società acquirente ha citato in giudizio la società venditrice chiedendo la risoluzione del contratto preliminare di vendita per grave inadempimento e la restituzione del doppio della caparra versata. Nel corso del giudizio, l'acquirente ha richiamato anche il recesso contrattuale, omettendo di ripetere espressamente la domanda di scioglimento nelle conclusioni finali. La venditrice ha sostenuto che l'acquirente avesse rinunciato alla richiesta iniziale e che il giudice non potesse più pronunciarsi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della venditrice: la mancata riproposizione formale di una domanda non equivale a rinuncia se la condotta processuale dimostra il persistente interesse ad ottenerla. L'acquirente vince la causa e ottiene definitivamente il pagamento di centomila euro.
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Un promissario acquirente stipula un accordo per comprare una villa, ma rifiuta ingiustificatamente di procedere al rogito definitivo. Il proprietario invia una formale diffida ad adempiere e ottiene la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento della controparte. I giudici di merito riconoscono al venditore un ingente risarcimento per il deprezzamento commerciale dell'immobile, calcolando la perdita di valore al momento della perizia tecnica d'ufficio anziché alla data dell'inadempimento definitivo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente, stabilendo che il danno patrimoniale da svalutazione deve essere quantificato con rigoroso riferimento al momento storico in cui si verifica lo scioglimento definitivo del vincolo contrattuale, evitando così un ingiustificato arricchimento a carico del compratore.
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Un promissario acquirente ha richiesto la risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare per presunto inadempimento del venditore, lamentando la mancata cancellazione di un'ipoteca prima del rogito e differenze sulla superficie dell'immobile. Il promittente venditore si era impegnato a estinguere il mutuo ipotecario contestualmente alla firma del contratto definitivo. Tuttavia, l'acquirente ha receduto dal contratto senza aver mai convocato il venditore davanti al notaio per la stipula. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda dell'acquirente, stabilendo che l'obbligo di liberare l'immobile da ipoteche diventa esigibile solo al rogito. Senza la convocazione notarile, non sussiste l'inadempimento del venditore. Inoltre, eventuali difformità di metratura nella vendita a corpo concedono la riduzione del prezzo ma non la risoluzione del contratto preliminare. Il venditore ha quindi diritto a trattenere la caparra confirmatoria.
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Un promissario acquirente stipula un compromesso per l'acquisto di una villetta e versa cospicui acconti. A causa del rifiuto del promittente venditore di stipulare il rogito per mancanza di documenti urbanistici, l'acquirente agisce in giudizio per ottenere il trasferimento coattivo del bene o la restituzione del denaro. In appello, l'erede dell'acquirente richiede la risoluzione del contratto preliminare e la restituzione degli acconti, ma la corte territoriale dichiara inammissibile la richiesta considerandola una domanda nuova basata su fatti inediti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'erede: la legge consente espressamente di mutare la richiesta di adempimento in richiesta di risoluzione contrattuale durante il processo. Tale facoltà include la restituzione delle somme versate, purché i fatti posti a fondamento della contestazione originaria coincidano con le inadempienze già allegate all'inizio della controversia.
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Un promissario acquirente e un promittente venditore stipulano una compravendita immobiliare. A seguito di divergenze sul prezzo finale e sulle finiture, l'acquirente rifiuta di recarsi dal notaio per il rogito. Entrambi agiscono in giudizio chiedendo la risoluzione del contratto preliminare. La Corte d'Appello addebita l'inadempimento all'acquirente e consente al venditore di trattenere la caparra confirmatoria, sebbene quest'ultimo avesse domandato la risoluzione giudiziale unita al risarcimento integrale dei danni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente su questo punto: chi domanda la risoluzione giudiziale ordinaria e il risarcimento dei danni effettivi non può trattenere automaticamente la caparra confirmatoria, ma deve provare l'esistenza e l'ammontare esatto del danno subito.
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La vicenda nasce dalla controversia tra una promittente venditrice e i promissari acquirenti in merito alla risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare. I giudici di merito hanno escluso l'inadempimento della venditrice, valutando però negativamente il suo recesso e compensando le spese legali. La proprietaria ha quindi impugnato la decisione contestando l'errata qualificazione del recesso e la mancata condanna alle spese della controparte. Tuttavia, durante il procedimento davanti alla Corte di Cassazione, la ricorrente ha notificato un formale atto di rinuncia. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'abbandono della causa, dichiarando l'estinzione del processo ed esonerando la parte dal raddoppio del contributo unificato.
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I promissari acquirenti hanno chiesto la risoluzione del contratto preliminare di compravendita di due immobili per grave inadempimento della promittente venditrice, che aveva venduto i beni a terzi. L'erede della venditrice si è difesa sostenendo che i preliminari mascherassero un patto commissorio legato a un prestito usuraio. La Corte d'Appello ha confermato la risoluzione dei contratti e la condanna dell'erede al risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'erede, confermando che l'assoluzione penale degli acquirenti dall'accusa di usura esclude l'esistenza di un patto illecito e che la risoluzione del contratto preliminare è legittima, poiché la venditrice ha incassato le caparre pur sapendo di non poter trasferire gli immobili.
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