Due investitori citano in giudizio un istituto di credito per ottenere la nullità dell'acquisto di obbligazioni ad alto rischio, per un valore originario di quasi tre miliardi di lire. L'operazione era avvenuta senza ordine scritto, violando la clausola del contratto quadro che imponeva la forma scritta per le operazioni fuori dai mercati regolamentati. La Suprema Corte conferma la nullità dell'operazione. La cessione integra una vendita di titoli in contropartita diretta: la banca si è posta come controparte venditrice trasferendo titoli propri, a prescindere dal luogo del loro reperimento. Il difetto di forma scritta convenzionale rende l'ordine irrimediabilmente nullo e non è sanabile da comportamenti successivi. Inoltre, la banca non può eccepire la nullità selettiva se il contratto quadro resta valido e la contestazione colpisce unicamente il singolo ordine privo della forma concordata. L'istituto deve perciò restituire oltre 985.000 euro ai risparmiatori.
Continua »
Due società fornitrici gestivano servizi di vitto e alloggio per migranti a favore di un committente. Inizialmente le fatture non applicavano l'imposta perché considerate esenti. In seguito a un controllo fiscale, i fornitori hanno chiuso la lite con il Fisco tramite un accordo e hanno pagato oltre 69.000 euro tra imposte e sanzioni. I fornitori hanno quindi richiesto tale somma al cliente attraverso un decreto ingiuntivo, invocando la rivalsa IVA. Il committente si è opposto, sostenendo che le prestazioni fossero realmente esenti e che il Fisco si fosse sbagliato. La Corte di Appello ha dato ragione al cliente, cancellando il decreto ingiuntivo. I giudici hanno stabilito che l'accordo tra fornitore e Fisco non vincola il cliente, il quale non deve rimborsare un tributo oggettivamente non dovuto.
Continua »
L'Ente previdenziale ha revocato l'assegno assistenziale a un cittadino dopo una visita di revisione che attestava la perdita dei requisiti sanitari. Il verbale della visita è stato spedito tramite raccomandata e notificato per compiuta giacenza. Nonostante l'esito negativo della revisione, l'amministrazione ha continuato a versare i ratei mensili per oltre tre anni. In seguito, l'ente ha richiesto la restituzione integrale di 21.786,36 euro. Il beneficiario ha sostenuto la propria buona fede e la mancata ricezione di un formale provvedimento di revoca tempestivo. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso del cittadino, confermando che l'indennità di accompagnamento indebita deve essere restituita per intero a partire dalla data della visita sanitaria, poiché la conoscenza legale del verbale esclude la buona fede e rende la prestazione precaria, indipendentemente dai ritardi burocratici dell'ente erogatore.
Continua »
Un ex socio di una società estinta ha citato in giudizio una banca per ottenere la restituzione di oltre novemila euro versati in eccedenza su un mutuo fondiario. L'attore ha promosso l'azione di ripetizione di indebito bancario qualificandosi come successore dell'azienda debitrice. Nel corso del giudizio di primo grado, ha poi affermato di agire quale erede della garante ipotecaria che aveva materialmente versato il denaro. Il Tribunale ha dichiarato il difetto di legittimazione attiva e giudicato inammissibile il mutamento della domanda. La Corte di Appello di Firenze ha respinto il ricorso dell'ex socio. Il diritto al rimborso spetta esclusivamente a chi ha concretamente sostenuto il pagamento eccedente, ossia la garante. Cambiare in corso di causa la qualità soggettiva da socio a erede del terzo pagatore costituisce una domanda nuova e tardiva.
Continua »
L'ente previdenziale ha revocato il trattamento di cassa integrazione straordinaria e il fondo di settore a un pilota aereo sospeso a zero ore. Il lavoratore aveva sottoscritto una proposta di assunzione condizionata con una nuova compagnia aerea estera e aveva iniziato un percorso di addestramento a terra senza avvisare l'ente previdenziale. Il lavoratore riteneva l'attività esente da obblighi informativi perché finalizzata a mantenere i requisiti di volo, configurando un periodo neutro. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente di previdenza. Il percorso formativo non mirava solo a conservare i vecchi brevetti, ma serviva a ottenere nuove abilitazioni e un'assunzione stabile. La mancata comunicazione preventiva comporta la decadenza dalla cassa integrazione e impone un nuovo esame della vicenda in appello.
Continua »
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la rideterminazione dei saldi contabili e la ripetizione dell'indebito bancario per somme illegittimamente addebitate a titolo di interessi ultralegali, commissioni di massimo scoperto e anatocismo. L'istituto bancario ha eccepito la prescrizione decennale dei versamenti anteriori al decennio precedente la notifica dell'atto, sostenendo l'assenza di un valido contratto di apertura di credito scritto. I giudici di merito hanno accolto la domanda della correntista, rilevando l'esistenza di un affidamento di fatto attestato da estratti conto, spese di gestione fido e segnalazioni in Centrale Rischi, qualificando i versamenti come rimesse ripristinatorie non soggette a prescrizione immediata. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso della banca e affermando che il cliente può provare l'affidamento anche con presunzioni e documenti bancari convergenti.
Continua »
Una società correntista agisce in giudizio contro un istituto di credito chiedendo la ripetizione di indebito bancario per somme illegittimamente addebitate a titolo di anatocismo, interessi e spese non pattuite. Dopo alterne vicende sulla prova dei fidi e sulla prescrizione, i giudici di merito respingono la richiesta della società. La correntista propone ricorso per cassazione, dichiarando che la banca le ha notificato la sentenza sfavorevole. Tuttavia, la società deposita soltanto la sentenza e non la relata di notifica, né il ricorso risulta notificato entro sessanta giorni dalla pubblicazione. La Suprema Corte dichiara improcedibile il ricorso della società, condannandola al pagamento delle spese legali e al raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Una società chiede la ripetizione dell'indebito bancario per oltre trecentomila euro di perdite subite su contratti derivati nulli per difetto di contratto quadro. I giudici confermano la nullità delle operazioni finanziarie, ma respingono la richiesta di restituzione del denaro. Le perdite erano state solo annotate sul conto corrente societario, assistito da apertura di credito e con un saldo passivo complessivo superiore a quattrocentomila euro. Il conto risultava ancora aperto al momento della causa. La Suprema Corte ribadisce che la mera registrazione a debito su un conto affidato ancora aperto non equivale a un pagamento effettivo. I versamenti eseguiti hanno natura ripristinatoria della provvista e non solutoria. Senza prova di un pagamento incassato dalla banca, la restituzione immediata non spetta, potendo il correntista richiedere esclusivamente la rettifica contabile del saldo.
Continua »
Un mutuatario subisce un'esecuzione immobiliare da una banca che agisce quale mandataria di una società cessionaria. Il debitore contesta la legittimazione della società procedente, sostenendo che il proprio mutuo non sia compreso nella cessione di crediti in blocco annunciata in Gazzetta Ufficiale, e chiede la restituzione di interessi asseritamente usurari. I giudici di merito ritengono provata la titolarità del credito valorizzando presunti richiami normativi e ritenendo rinunciata l'azione di restituzione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del debitore: se esistono plurime operazioni di cessione potenzialmente sovrapponibili, il semplice avviso generico non basta e il giudice non può inventare clausole contrattuali mai prodotte. Inoltre, la mancata riproposizione formale di una domanda di ripetizione non equivale a rinuncia.
Continua »
Una società correntista ha citato in giudizio la banca contestando l'applicazione di interessi anatocistici, commissioni di massimo scoperto e spese non pattuite. L'istituto di credito sosteneva la piena regolarità dei rapporti. La Corte d'Appello ha dichiarato nulla la capitalizzazione trimestrale degli interessi, ma ha respinto la richiesta di restituzione immediata perché il rapporto di conto corrente era ancora in corso, omettendo di ricalcolare l'effettivo saldo contabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che a conto aperto non spetta la restituzione fisica del denaro in assenza di versamenti solutori, ma sussiste il pieno diritto alla rideterminazione del saldo bancario epurato dagli importi nulli mediante una precisa verifica contabile.
Continua »
Una società e il suo garante citano in giudizio una banca per ottenere la restituzione di somme illegittimamente addebitate su un conto corrente ancora aperto. I clienti contestano la violazione delle norme sulla forma scritta del contratto bancario e l'applicazione di interessi usurari e commissioni non concordate. I giudici di merito respingono le richieste, ritenendo presunta la stipula scritta e non utilizzabili gli estratti conto versati dall'istituto di credito. La Cassazione, rilevata la necessità di dirimere il contrasto sulla ripartizione degli oneri probatori quando si contesta la mancanza del contratto scritto, sospende il giudizio e rinvia la decisione all'esito dell'udienza pubblica fissata sul tema.
Continua »
L'ente previdenziale ha richiesto a un pensionato la restituzione di oltre 52.000 euro per somme indebitamente percepite tra il 2008 e il 2012. L'uomo aveva presentato domanda di pensione di anzianità nell'ottobre 2007 ma, poche settimane dopo e prima dell'effettiva decorrenza del trattamento, aveva iniziato un nuovo rapporto di lavoro subordinato senza comunicarlo direttamente agli uffici previdenziali. I giudici di merito avevano negato il recupero, ritenendo assente la malafede dell'interessato poiché il nuovo datore di lavoro aveva informato i centri per l'impiego. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito accogliendo il ricorso dell'ente. La Corte ha stabilito che la cessazione del lavoro costituisce requisito fondamentale per ottenere la prestazione. Tacere l'avvenuta rioccupazione integra dolo e impone la restituzione integrale, configurando a pieno titolo un indebito pensionistico recuperabile.
Continua »
Alcuni utenti ottengono dal giudice la restituzione canoni di depurazione per il mancato funzionamento dell'impianto idrico, condannando l'azienda distributrice. La società erogatrice chiede di essere rimborsata dall'ente regionale, proprietario dell'impianto malfunzionante. I giudici di merito respingono la richiesta del fornitore per assenza di prove sull'effettivo versamento degli incassi alla Regione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: la domanda del gestore non riguarda una mera restituzione di denaro, ma una garanzia risarcitoria. Chi possiede e gestisce l'infrastruttura difettosa concorre nell'inadempimento contrattuale verso gli utenti. Pertanto, l'ente proprietario deve tenere indenne il fornitore idrico, indipendentemente dal previo riversamento materiale delle tariffe incassate.
Continua »
Una grande società richiede la restituzione di oltre due milioni e mezzo di euro versati allo Stato per la definizione agevolata degli anni 2003 e 2004. L'impresa agisce davanti al tribunale civile sostenendo che le norme sul rimborso condono IVA siano inefficaci perché dichiarate incompatibili con il diritto dell'Unione Europea, configurando così un indebito oggettivo civilistico. L'ente impositore contesta la domanda ed eccepisce la giurisdizione delle corti tributarie. La Corte di Cassazione respinge definitivamente il ricorso dell'impresa: fino a quando l'amministrazione non riconosce espressamente il debito restitutorio, la vertenza mantiene natura fiscale e spetta unicamente ai giudici tributari. I giudici supremi condannano inoltre la società al pagamento delle spese legali e delle sanzioni per lite temeraria.
Continua »
Un calciatore professionista ha contestato il compenso preteso dal suo procuratore per il trasferimento a una squadra estera, invocando un conflitto di interessi agente sportivo. L'atleta sosteneva che il procuratore collaborasse anche con il club acquirente e chiedeva la nullità del mandato e la restituzione degli importi versati. Il tribunale ha respinto l'opposizione e la Corte d'Appello ha confermato la decisione. I giudici hanno chiarito che il conflitto sussiste solo se l'utilità del procuratore comporta un effettivo sacrificio patrimoniale per l'atleta. Nel caso esaminato, l'ingaggio del calciatore si era quintuplicato rispetto al passato e il mandato indicava chiaramente l'attività di consulenza svolta dall'agente per la società. L'atleta deve quindi pagare integralmente le provvigioni contrattuali e le spese legali.
Continua »
Una dipendente pubblica regionale ha percepito per anni compensi accessori per progetti speciali svolti oltre l'orario di lavoro. La Corte Costituzionale ha in seguito cancellato la legge regionale che finanziava tali fondi, ritenendola invasiva della competenza statale sulla contrattazione collettiva. L'Ente pubblico ha quindi intimato il rimborso delle somme erogate. La lavoratrice ha opposto l'effettivo svolgimento delle prestazioni aggiuntive a tutela del proprio compenso. La Corte di Cassazione ha definitivamente accolto le ragioni della pubblica amministrazione. I giudici hanno chiarito che l'annullamento delle norme rende nullo l'atto di attribuzione economica. La tutela del lavoro prestato tutela l'intero contratto nullo ma non salva i singoli compensi erogati in contrasto con le regole nazionali. Si applica quindi la piena ripetizione dell'indebito e la dipendente deve restituire l'intero importo.
Continua »
Alcuni dipendenti pubblici hanno avviato un giudizio contro l'amministrazione regionale per bloccare la richiesta di restituzione di emolumenti percepiti in base a norme regionali dichiarate incostituzionali. I lavoratori hanno contestato la sentenza d'appello sfavorevole, sostenendo l'intangibilità dei compensi già maturati e l'affidamento legittimo sulle somme ricevute. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso del tutto inammissibile a causa del superamento della scadenza semestrale di legge. Il termine lungo di impugnazione decorre tassativamente dalla data di pubblicazione telematica del provvedimento, momento in cui il sistema genera in automatico il numero identificativo. La successiva comunicazione di cancelleria non sposta i termini di decadenza, né opera la pausa feriale estiva nelle liti lavorative.
Continua »
Diversi utenti hanno convenuto in giudizio il gestore del servizio idrico per ottenere il rimborso canone di depurazione, lamentando la mancata depurazione delle acque a causa del cattivo funzionamento degli impianti. Il fornitore idrico ha chiamato in causa l'ente regionale, proprietario del depuratore, per essere manlevato da ogni condanna. I giudici di merito hanno accolto la domanda degli utenti e respinto la garanzia verso la Regione per mancanza di prova del materiale versamento delle somme riscosse nelle casse regionali. La Suprema Corte ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la responsabilità dell'ente territoriale deriva dalla cooperazione colposa nell'inadempimento contrattuale. Di conseguenza, il gestore idrico ha pieno diritto di regresso verso l'ente proprietario del depuratore inattivo, indipendentemente dal previo riversamento economico degli importi tariffari.
Continua »
Tre società ottengono la nullità contratti derivati stipulati con un istituto di credito a causa dell'omessa indicazione del mark to market e dei costi impliciti. I giudici condannano la banca a restituire le somme incassate, quantificate tramite consulenza tecnica d'ufficio e corrispondenti alle perdite nette sopportate dalle imprese, oltre agli interessi legali. La banca ricorre in Cassazione contestando la qualificazione delle perdite come pagamento indebito e la quantificazione operata in appello. La Suprema Corte respinge integralmente le doglianze dell'intermediario, confermando che l'invalidità radicale del contratto d'investimento azzera la giustificazione economica delle prestazioni patrimoniali. L'istituto di credito perde la causa e deve rifondere l'intero ammontare delle perdite nette subite dalle società clienti insieme alle spese di lite.
Continua »
Un investitore citava in giudizio un istituto di credito chiedendo la nullità o la risoluzione dell'ordine di acquisto di bond argentini eseguito nel 2000. Sosteneva che il contratto quadro di investimento firmato nel 1992 fosse nullo per mancato adeguamento alle regole introdotte dal Testo Unico della Finanza nel 1998, lamentando inoltre violazioni degli obblighi informativi e conflitti di interesse. La Corte d'Appello di Firenze, decidendo in sede di rinvio, rigetta integralmente le pretese del risparmiatore. I giudici confermano che l'entrata in vigore di una nuova disciplina non cancella i contratti regolarmente stipulati in precedenza. La banca aveva fornito le informazioni generali e l'operazione risultava coerente con il profilo patrimoniale e culturale del cliente. L'investitore perde la causa e viene condannato a restituire oltre ventotto mila euro precedentemente riscossi, insieme alle spese processuali.
Continua »