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Risoluzione Del Contratto Per Inadempimento

Definizione

Lo scioglimento del contratto causato dalla violazione grave degli obblighi da parte di uno dei contraenti, accertata da un giudice.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 37 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 40% dei casi il ricorso è stato rigettato.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 20%
  • Rigettato 40%
  • Inammissibile 34%
  • Altro 6%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 253%
  • Civile Sez. 324%
  • Civile Sez. 124%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 12362/2006in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Mancato saldo e risoluzione del contratto per inadempimento
Una società acquirente ha ordinato una partita di articoli sportivi versando solo un acconto parziale anziché l'intero importo pattuito in anticipo, bloccando poi i pagamenti. Il fornitore ha trattenuto la merce in magazzino e l'ha successivamente rivenduta a prezzo ribassato per limitare le perdite. L'acquirente ha citato il fornitore chiedendo la restituzione del denaro e i danni da mancata consegna, ma i giudici hanno dichiarato la risoluzione del contratto per inadempimento a carico del compratore. Il tribunale ha condannato l'acquirente a risarcire i costi di magazzino e la perdita economica della rivendita, quantificati in via equitativa. La Corte d'Appello ha confermato la colpa esclusiva dell'acquirente per non aver saldato la fornitura, ma ha cancellato le sanzioni per lite temeraria, riconoscendo la legittimità della tutela giudiziale per recuperare le somme versate.
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Calcestruzzo Difettoso: la Cassazione rimette la risoluzione contratto
Un Committente ha ottenuto la risoluzione contratto per inadempimento contro un Fornitore di calcestruzzo a causa di difetti nel materiale. Il Fornitore ha fatto ricorso in Cassazione, contestando l'interpretazione contrattuale, la ripartizione degli oneri probatori e l'influenza dell'abusività dell'opera sul risarcimento. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso nel merito ma ha rimesso la causa alla Pubblica Udienza della Seconda Sezione Civile per un approfondimento, indicando la complessità delle questioni.
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Inadempimento Contratto: Quando la Cassazione Ribalta la Gravità
Una società venditrice aveva chiesto la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare del 1982 contro una società acquirente. L'acquirente non aveva pagato una parte del prezzo e non aveva assunto due mutui. Il Tribunale aveva respinto la domanda per prescrizione, pur riconoscendo l'inadempimento. La Corte d'Appello aveva confermato, ma aveva ritenuto l'inadempimento di lieve entità. La Cassazione ha accolto il ricorso della venditrice. Ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel valutare la gravità dell'inadempimento ai fini della **risoluzione contratto per inadempimento**. Non ha considerato il danno effettivo subito dalla venditrice a causa delle esecuzioni forzate sui suoi beni e l'intero ammontare del prezzo non pagato. La causa tornerà in Appello per una nuova valutazione.
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Risoluzione del contratto per inadempimento e beni resi a terzi
L'Acquirente stipula un contratto per comprare un macchinario e versa un acconto al Venditore. L'accordo prevede l'installazione di frese inviate direttamente da un Produttore Terzo. A causa dei ritardi, l'Acquirente invia una diffida che porta alla risoluzione del contratto per inadempimento. Il Venditore restituisce le frese direttamente al Produttore Terzo. L'Acquirente agisce in giudizio per ottenere il controvalore delle frese e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Acquirente per genericità e carenza di specificità dei motivi. L'Acquirente perde la causa, deve rinunciare alle somme pretese per le frese e viene condannato al pagamento delle spese di lite del giudizio di legittimità.
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Acquirente inadempiente: la risoluzione del contratto è a suo carico
Un Acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto di compravendita di un macchinario, accusando il Venditore di grave inadempimento per ritardi e mancata consegna di documenti essenziali. Il Venditore ha replicato, sostenendo l'inadempimento dell'Acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato che la risoluzione del contratto per inadempimento era imputabile all'Acquirente. Quest'ultimo non aveva fornito i dati necessari per completare il macchinario. Il Venditore aveva quindi legittimamente sospeso la propria prestazione. Il ricorso dell'Acquirente è stato dichiarato inammissibile.
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Risoluzione del Contratto: L’Inadempimento Reciproco Blocca la Diffida
La Broadcaster ha cercato di recuperare crediti dal Fallimento di una Società di Produzione, nati da contratti per una serie televisiva. La Broadcaster aveva inviato diffide ad adempiere e dichiarato la risoluzione del contratto per inadempimento. I giudici di merito hanno però riconosciuto un inadempimento reciproco di entrambe le parti, ritenendo inefficace la diffida. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la risoluzione del contratto per inadempimento tramite diffida non opera se anche la parte che la invia è gravemente inadempiente, applicando il principio "inadimplenti non est adimplendum". Il ricorso della Broadcaster è stato rigettato, confermando l'infondatezza della sua pretesa.
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Acconto non pagato: la risoluzione del contratto per inadempimento
Un'Azienda Committente ha citato in giudizio un'Azienda Fornitrice per la risoluzione del contratto di fornitura e installazione di un macchinario, chiedendo la restituzione di un acconto e il risarcimento danni. La Fornitrice ha resistito, sostenendo che la Committente non aveva versato l'intero acconto pattuito. La Corte d'Appello ha escluso il grave inadempimento della Fornitrice, ritenendo legittimo il suo rifiuto di consegnare il bene a fronte del mancato pagamento dell'intero acconto da parte della Committente. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della Committente. La risoluzione del contratto per inadempimento non è stata riconosciuta a carico della Fornitrice, e di conseguenza, la Committente non ha diritto alla restituzione dell'acconto.
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Risoluzione del contratto per inadempimento e colpa delle parti
Un committente e un'impresa stipulano un accordo per lavori di escavazione e ripristino ambientale. L'esecuzione si blocca e le parti si accusano a vicenda chiedendo entrambe la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento dei danni. I giudici di merito accertano che il committente ha ritardato le opere necessarie, mentre l'impresa è rimasta inerte senza sollecitare l'avvio dei lavori, violando la buona fede. La Corte d'Appello rigetta le domande di risoluzione e risarcimento di entrambe le parti, negando però anche il saldo dei lavori già svolti dall'impresa. La Corte di Cassazione conferma il rigetto della risoluzione per colpa reciproca, ma accoglie il ricorso dell'impresa sul compenso: se il contratto resta valido per difetto di risoluzione, il diritto al pagamento delle opere effettivamente eseguite rimane integro e deve essere valutato.
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Risoluzione del contratto per inadempimento e impianti
Una società cedente vendeva una postazione radiofonica e un traliccio con l'espresso divieto contrattuale di cessione o utilizzo da parte di soggetti terzi. L'acquirente realizzava una nuova struttura a breve distanza, collegandola al medesimo impianto originario e concedendone l'uso a un'altra emittente. La società cedente citava in giudizio la controparte chiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento, il rilascio dell'area e il risarcimento dei danni patrimoniali. La Corte d'Appello accoglieva le domande della cedente, rilevando che l'intervento edilizio costituiva un mero adeguamento funzionale del bene ceduto, con conseguente grave violazione degli obblighi concordati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando in via definitiva la risoluzione negoziale, l'ordine di rimozione dei materiali installati e la condanna risarcitoria in solido.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: spese legali ridotte
Una società committente ha ottenuto la risoluzione del contratto per inadempimento contro il fornitore di espositori di cartone difettosi, che cedevano sotto il peso dei prodotti. La Corte d'Appello ha revocato il decreto ingiuntivo del fornitore e lo ha condannato a risarcire le spese di trasporto. La Cassazione ha confermato la gravità dei difetti e la validità del risarcimento per il trasporto. Tuttavia, ha accolto il ricorso del fornitore sul calcolo errato delle spese legali, che andavano parametrate sulla somma effettivamente decisa e non su quella richiesta, e il ricorso della committente sulla mancata valutazione di altre prove relative a ulteriori danni. La causa torna in Appello per ricalcolare le spese e valutare le prove sui danni esclusi.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: esclusiva o disagi?
Una società di ristorazione, affittuaria di un locale in un centro commerciale, ha chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento della società concedente. L'affittuaria lamentava la mancata garanzia dell'uso esclusivo dell'area ristoro comune, dove sedevano anche clienti di altre attività. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando l'assenza di un patto di esclusiva e la scarsa importanza dei disagi lamentati, dichiarando invece risolto il contratto per inadempimento della stessa affittuaria. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'affittuaria. I giudici hanno chiarito che, senza prove di un danno concreto e in assenza di un accordo specifico, i disagi sporadici non legittimano lo scioglimento del rapporto contrattuale.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: fuoristrada idoneo
Un acquirente compra un fuoristrada da un'azienda, convinto che il peso consenta la guida con patente B. Successivamente, lamentando difformità sulla tara rilevate dalla Motorizzazione, chiede la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento dei danni. I giudici di merito rigettano la domanda: il veicolo rispetta il limite di peso massimo pattuito di 3.500 kg ed è autorizzato a circolare. La Corte di Cassazione conferma la decisione, escludendo l'ipotesi di consegna di un bene completamente diverso (aliud pro alio). La Suprema Corte rigetta anche il ricorso dell'azienda sulle spese legali, confermando la compensazione per reciproca soccombenza. L'acquirente perde definitivamente la causa.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: vizi lievi o gravi?
Un'azienda utilizzatrice stipula un contratto di leasing per una stampante industriale, lamentando vizi bloccanti e richiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento dei danni contro la società fornitrice. Il Tribunale rigetta le domande, ritenendo i difetti lievi. La Corte d'Appello, invece, condanna la fornitrice al risarcimento, ritenendo erroneamente che la presenza dei vizi fosse ormai un fatto accertato in via definitiva per mancata impugnazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della fornitrice: le considerazioni del primo giudice sui vizi erano solo argomenti di contorno e non potevano formare un giudicato. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: incassa e non cede
Un gruppo di soci ha stipulato un accordo per porre fine a forti contrasti nella gestione di alcune società. Un socio si era impegnato a rilasciare un immobile aziendale in cambio di una compensazione economica. Tuttavia, dopo aver incassato la somma, il socio ha concesso a se stesso l'immobile in comodato gratuito per sei anni. Di fronte alla richiesta di trasferire alcune quote societarie, gli altri soci hanno eccepito la gravità di questo comportamento. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto per inadempimento. I giudici hanno stabilito che trattenere l'immobile con un finto titolo di detenzione, dopo aver incassato il denaro, costituisce un tradimento insanabile dell'accordo complessivo, giustificando lo scioglimento definitivo di ogni intesa tra le parti.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: vince chi collabora
Un'Azienda Sanitaria ha stipulato un contratto con una Società di Comunicazione per la creazione di un sito web. In primo grado, il Tribunale ha accertato un parziale inadempimento della società. In appello, l'Azienda Sanitaria ha modificato la propria richiesta, domandando la risoluzione del contratto per inadempimento. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando che la mancata fornitura dei contenuti scientifici da parte dell'Azienda stessa aveva impedito il completamento del sito. La Cassazione ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che chi sceglie di chiedere la risoluzione del contratto in secondo grado rinuncia implicitamente alla sentenza di primo grado sull'adempimento. Di conseguenza, l'Azienda Sanitaria perde la causa e viene condannata a pagare le spese legali.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: la consegna c’è
L'Acquirente canadese ha citato in giudizio la Venditrice italiana chiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento dei danni, sostenendo che una fornitura di funghi porcini fosse stata bloccata alla dogana perché avariata. Il Tribunale ha rigettato la domanda poiché i documenti dimostravano che la merce era stata regolarmente consegnata e rivenduta a terzi. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Pur riconoscendo l'applicabilità della Convenzione di Vienna sulla vendita internazionale di merci anziché del codice civile italiano, la Suprema Corte ha chiarito che l'Acquirente non ha fornito alcuna prova del mancato recapito della merce. Di conseguenza, la richiesta di risoluzione del contratto per inadempimento è stata respinta, confermando che le argomentazioni del Tribunale sulla tardività della denuncia dei vizi erano state espresse solo ad abundantiam.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: il peso del 3%
Un'azienda siderurgica si oppone alla risoluzione di due contratti di fornitura di acciaio, contestata dall'acquirente per la consegna di bobine di qualità inferiore rispetto a quella pattuita. La Corte d'Appello aveva dichiarato la risoluzione dei contratti riqualificando il rapporto come somministrazione. La Cassazione accoglie il ricorso del fornitore, stabilendo che per valutare la gravità dell'inadempimento e la conseguente risoluzione del contratto per inadempimento, il giudice deve considerare l'intero quantitativo pattuito e non solo la singola tranche consegnata, oltre a verificare se il comportamento dell'acquirente, che ha continuato a ordinare e utilizzare la merce, escluda la gravità del vizio. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: perde chi non paga
Una società committente ha chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento contro uno studio di architettura, lamentando ritardi nella progettazione di un immobile. Lo studio ha risposto chiedendo il pagamento delle prestazioni svolte. I giudici di merito hanno accertato che l'inadempimento era della committente, che non aveva pagato i compensi, condannandola a pagare il 49,33% dell'opera eseguita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, poiché volto a ridiscutere accertamenti di fatto riservati al giudice di merito. Di conseguenza, è venuto meno anche il ricorso dello studio. La società committente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: vince l’acquirente
Un acquirente ha richiesto la risoluzione del contratto per inadempimento dopo aver acquistato un fuoristrada usato affetto da gravi vizi al motore. La società venditrice ha trattenuto il mezzo per sette mesi eseguendo riparazioni senza successo. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto, stabilendo che spetta al venditore dimostrare che le riparazioni effettuate abbiano effettivamente eliminato i difetti. Inoltre, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'acquirente sul rimborso del contributo unificato, chiarendo che tale tassa giudiziaria grava sempre sulla parte soccombente per legge, anche se manca l'attestazione fisica del pagamento nel fascicolo d'ufficio. Di conseguenza, l'acquirente vince la causa, ottenendo la restituzione del prezzo d'acquisto, il risarcimento delle spese assicurative e il rimborso integrale delle tasse giudiziarie.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: corso senza esame
Un allievo stipula un contratto con un ente di formazione per un corso da Operatore Socio-Sanitario (OSS) del costo di 2.000 euro. A causa della mancata organizzazione dell'esame finale da parte dell'ente, l'allievo non ottiene la qualifica e richiede la risoluzione del contratto per inadempimento. Il Tribunale accoglie la domanda ordinando la restituzione integrale della somma. L'ente ricorre in Cassazione, sostenendo che l'inadempimento sia solo parziale poiché le lezioni teoriche e pratiche sono state erogate. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che l'omessa organizzazione dell'esame finale vanifica l'intero scopo del contratto, rendendo l'inadempimento gravissimo e giustificando la restituzione totale del prezzo pagato. L'ente di formazione perde definitivamente la causa.
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