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Rinvio — Anno 2026

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Altri anni per Rinvio

Provvedimenti

Omessa motivazione sulla semilibertà: nullo il no del giudice
Il Tribunale di sorveglianza di Roma rigettava la richiesta di affidamento in prova formulata da un condannato, omettendo però di pronunciarsi sulla domanda subordinata di semilibertà. Il condannato proponeva ricorso per cassazione denunciando la violazione dell'obbligo di motivazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'omessa motivazione sulla semilibertà determina la nullità del provvedimento. Anche qualora manchino i presupposti per la misura, il giudice ha il dovere di argomentare il rigetto. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza limitatamente alla mancata pronuncia sulla semilibertà, rinviando gli atti al Tribunale di sorveglianza per un nuovo esame che colmi la lacuna motivazionale.
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Tassazione plusvalenza immobiliare: ko i ritardi del Comune
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente la mancata applicazione della tassazione plusvalenza immobiliare sulla vendita di un immobile acquistato nel 2009 e rivenduto nel 2011. La contribuente sosteneva che il ritardo nel trasferire la residenza fosse dovuto a lungaggini burocratiche per i lavori di ristrutturazione di una soffitta, chiedendo di calcolare il quinquennio dalla fine dei lavori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la ristrutturazione non equivale a una nuova costruzione. Pertanto, il termine dei cinque anni decorre dall'acquisto originario e i ritardi burocratici non costituiscono forza maggiore. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Diritto di veduta e grata sul terrazzo: decide la Cassazione
I Proprietari del Terrazzo chiedono la demolizione della sopraelevazione realizzata dalla Vicina, ritenendola lesiva del loro diritto di veduta. La Vicina si difende sostenendo che la presenza di una grata in ferro sul parapetto del terrazzo, installata anni prima, impedisse l'affaccio e quindi escludesse l'esistenza di una vera e propria veduta acquisita per usucapione. La Corte d'Appello dà ragione alla Vicina. La Corte di Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso dei Proprietari del Terrazzo: la sola presenza di una grata non trasforma automaticamente una veduta in una semplice luce. È necessario verificare in concreto se l'ampiezza delle maglie della grata consenta comunque l'affaccio e la visione laterale e obliqua. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
Un Professionista ha contestato la richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi alla Gestione Separata degli anni 2009 e 2010, eccependo l'avvenuta prescrizione. La Corte d'appello ha accolto la tesi del lavoratore, ritenendo che la proroga del termine di pagamento disposta con decreto ministeriale non avesse spostato in avanti l'inizio del termine di prescrizione. L'INPS ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato, anche se la proroga deriva da un decreto amministrativo con funzione regolamentare. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame che escluda anche le sanzioni civili per il periodo precedente al 2011.
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Pensione lavoratori dello spettacolo: stop ai ricalcoli facili
Un lavoratore dello spettacolo chiedeva il ricalcolo del supplemento della propria pensione, sostenendo che per la quota B non si dovesse applicare il limite giornaliero di 315.000 lire previsto dalla legge del 1971. L'INPS si opponeva, applicando invece tale massimale. La Corte d'Appello dava ragione al lavoratore, elevando l'importo mensile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il massimale giornaliero per la pensione dei lavoratori dello spettacolo non è stato abrogato dalle riforme successive ed è tuttora valido per calcolare la quota B. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio.
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Quorum assembleare: tabelle errate ma la delibera resta valida
Un condomino ha impugnato la delibera di un supercondominio contestando il calcolo del quorum assembleare. I giudici di merito avevano annullato la decisione basandosi solo sull'inattendibilità delle tabelle millesimali in uso, che dividevano i millesimi in parti uguali tra i lotti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del supercondominio. La Suprema Corte ha stabilito che l'invalidità della delibera non può derivare dalla semplice inadeguatezza o assenza delle tabelle. Il giudice deve infatti accertare concretamente se, ricostruendo i valori reali delle proprietà, le maggioranze di legge siano state effettivamente raggiunte o meno. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi relativi alla Gestione Separata. La Corte d'appello aveva ritenuto non operante la prescrizione contributi previdenziali, ritenendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo così i termini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore autonomo, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'intenzione di nascondere il debito. Il giudice di merito deve accertare in concreto la reale volontà di occultamento del contribuente, senza basarsi su semplici congetture. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Autorizzazione indagini bancarie: Cassazione annulla l’accertamento
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per presunti ricavi non dichiarati sulla vendita di due immobili. L'accertamento si basava su indagini finanziarie svolte senza la preventiva e motivata autorizzazione indagini bancarie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la mancanza di questo presupposto fondamentale rende inutilizzabili i dati bancari raccolti. Di conseguenza, l'intero atto impositivo basato su tali prove è illegittimo. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello favorevole al fisco e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per una nuova valutazione del quadro indiziario, depurato dai dati bancari illegittimamente acquisiti.
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Udienza lampo e diritto di difesa: nulla la sentenza
Una società di ristorazione ha impugnato una cartella esattoriale per indennità di occupazione di un immobile demaniale. La Corte di Appello ha deciso la causa fissando l'udienza con modalità di trattazione scritta solo due giorni prima dello svolgimento, violando il termine di legge di trenta giorni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, dichiarando la nullità della sentenza d'appello. I giudici hanno stabilito che il mancato rispetto dei termini procedurali lede irrimediabilmente il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, senza che la parte debba dimostrare un danno concreto. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Appello per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo: nullo il blocco se l’accusa è incerta
Durante una perquisizione in casa di un cittadino, la polizia trova una cassaforte nascosta contenente una pistola rubata, munizioni, orologi di lusso, un bracciale d'oro e circa 49.000 euro in contanti. Il giudice dispone il sequestro preventivo di tutti i beni. La difesa chiede la restituzione di denaro e gioielli, ma il Tribunale del Riesame rifiuta, ipotizzando il reato di ricettazione anche per questi oggetti. La Corte di Cassazione annulla la decisione: esiste una grave incertezza sulle accuse reali. Per legittimare il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione, l'accusa deve definire con precisione il reato contestato e dimostrare che possa aver generato profitti illeciti. Il caso torna al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Permesso premio: no al diniego basato su semplici sospetti
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il permesso premio a un detenuto, temendo collegamenti con la criminalità organizzata basati su fatti passati, nonostante l'avvio di un percorso rieducativo positivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, annullando il provvedimento. I giudici di legittimità hanno chiarito che per la concessione del permesso premio non serve il completamento della revisione critica del proprio passato, ma basta che tale percorso sia iniziato in modo significativo. Inoltre, il diniego non può basarsi su semplici sospetti probabilistici o condotte antecedenti alla carcerazione senza elementi concreti e attuali. Il caso torna al Tribunale per una nuova valutazione.
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Reato di molestie tra ex: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputata era stata condannata in appello per il reato di molestie (art. 660 c.p.), dopo che l'iniziale accusa di stalking era stata derubricata. La condotta consisteva in ripetute telefonate e messaggi all'ex compagno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della donna, annullando la sentenza con rinvio. I giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte d'Appello non ha adeguatamente motivato la sussistenza del reato di molestie, omettendo di verificare se i contatti fossero dettati da petulanza o biasimevole motivo, specialmente alla luce della necessità di gestire il figlio minore. La Cassazione ha chiarito che per la configurabilità del reato non basta un generico fastidio, ma occorre accertare l'effettiva volontà di interferire inopportunamente nella sfera altrui.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: stop ai dinieghi vaghi
Il Tribunale di Sorveglianza negava a un condannato l'affidamento in prova ai servizi sociali, applicando la detenzione domiciliare. La decisione si basava sulla presunta pericolosità sociale del soggetto, desunta da un vecchio precedente del 2018 per falso e da generiche pendenze per spaccio. Il condannato ricorreva in Cassazione, evidenziando il proprio percorso di reinserimento lavorativo e familiare. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il diniego di misure rieducative richiede una motivazione rigorosa e non formule generiche. La Cassazione ha annullato il provvedimento con rinvio per un nuovo esame.
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Aumenti contrattuali in house: dipendenti contro il blocco
Alcuni dipendenti di una società pubblica chiedono il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del contratto collettivo del terziario. L'azienda si oppone invocando il blocco degli stipendi pubblici. La Corte d'Appello riconosce il diritto solo parzialmente. La Cassazione, accogliendo il ricorso dei lavoratori, stabilisce che il blocco retributivo pubblico non si applica alle società partecipate escluse dall'elenco ISTAT. Di conseguenza, i dipendenti hanno diritto a ricevere gli aumenti contrattuali in house fin dal momento dell'entrata in vigore del rinnovo contrattuale, ossia da aprile 2015. La sentenza viene cassata con rinvio per ricalcolare le somme spettanti.
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Aumenti contrattuali dipendenti in house: stop al blocco pubblico
Un lavoratore, ex dipendente di una società in house, ha richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali derivanti dal rinnovo del contratto collettivo del settore terziario. L'azienda si è opposta invocando il blocco delle retribuzioni previsto per i dipendenti pubblici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il blocco degli stipendi pubblici non si applica automaticamente alle società partecipate. Per ridurre i trattamenti economici dei dipendenti di tali società è necessaria una contrattazione collettiva di secondo livello, che nel caso specifico non è mai avvenuta. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto a ricevere gli aumenti contrattuali dipendenti in house a partire dalla data di decorrenza del rinnovo contrattuale.
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Azione revocatoria: donazione salva se manca il danno concreto
Una creditrice ha promosso un'azione revocatoria per annullare la donazione della nuda proprietà di un appartamento effettuata da una madre in favore del figlio. La creditrice sosteneva che l'atto avesse ridotto la garanzia del suo credito. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che, per accogliere l'azione revocatoria, il creditore non può limitarsi a denunciare il trasferimento del bene. Deve invece allegare e dimostrare concretamente che il patrimonio residuo del debitore è diventato insufficiente a soddisfare il debito. Mancando questa specifica contestazione, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Ricettazione di lieve entità: il valore del bene supera il danno
Il Tribunale aveva concesso a un uomo, accusato di ricettazione di una bicicletta elettrica rubata, la circostanza attenuante della ricettazione di lieve entità. La decisione si basava sul fatto che la polizia avesse restituito il mezzo alla vittima, azzerando il danno. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione evidenziando che il valore della bici superava i mille euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per concedere la ricettazione di lieve entità occorre valutare prima di tutto il valore economico del bene e non la sua successiva restituzione da parte delle forze dell'ordine. La sentenza è stata annullata limitatamente all'attenuante, con rinvio per un nuovo giudizio.
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Responsabilità dei soci: il Fisco vince se c’è una sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento nei confronti di una ex socia accomandante per debiti IVA e IRAP di una società estinta. La contribuente sosteneva che, dopo la cancellazione della società, la sua responsabilità fosse limitata a quanto ricevuto dalla liquidazione. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la responsabilità dei soci persiste se esiste una precedente sentenza definitiva che ha accertato il debito direttamente nei confronti del socio, che aveva partecipato personalmente al giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, annullato la decisione favorevole alla contribuente e rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Notifica dell’avviso di accertamento: la difesa sana il vizio
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento basati su verifiche bancarie nei confronti di una società immobiliare e dei suoi soci. La commissione tributaria regionale ha annullato gli atti ritenendo inesistente la notifica poiché priva della firma del messo notificatore. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la notifica dell'avviso di accertamento non è un elemento costitutivo dell'atto ma una condizione di efficacia. Di conseguenza, se il contribuente impugna l'atto dimostrando di averne piena conoscenza, qualsiasi vizio della notifica viene sanato per il raggiungimento dello scopo. La Suprema Corte ha inoltre censurato la decisione dei giudici di secondo grado per motivazione apparente in merito alla valutazione dei conti bancari, rinviando la causa per un nuovo esame del merito.
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Avviso di accertamento: Fisco batte amministratrice sui conti
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un'amministratrice di condominio, contestando una forte discrepanza tra i redditi dichiarati e i movimenti su diversi conti correnti. La contribuente si è difesa sostenendo di non avere deleghe su uno specifico conto condominiale, ottenendo l'annullamento dell'atto nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che i giudici d'appello hanno errato nel dichiarare generico il ricorso dell'ufficio e nel non esaminare gli altri conti correnti indicati nell'atto. Spetta infatti al contribuente dimostrare che le movimentazioni bancarie non costituiscono reddito imponibile. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria.
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