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Rimborso Irpef Risarcimento Danni

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rimborso IRPEF risarcimento danni: il Fisco cede ai precari
Due docenti precari ottengono dal giudice del lavoro un risarcimento per l'abuso di contratti a termine da parte del Ministero dell'Istruzione. Sulle somme ricevute viene applicata la ritenuta IRPEF. I lavoratori chiedono il rimborso IRPEF risarcimento danni, ma l'Agenzia delle Entrate rifiuta, ritenendo la somma tassabile come perdita di guadagno. Durante il giudizio in Cassazione, l'amministrazione finanziaria, recependo l'orientamento giurisprudenziale favorevole ai contribuenti, annulla il proprio diniego in autotutela. La Suprema Corte dichiara quindi l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, confermando implicitamente che l'indennizzo per la precarietà lavorativa ha natura risarcitoria pura e non è soggetto a tassazione.
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Rimborso IRPEF risarcimento danni: il Fisco cede al precario
Il caso riguarda un dipendente pubblico che ha ottenuto un indennizzo per l'illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato. Sulle somme erogate erano state applicate ritenute fiscali. Il contribuente ha quindi richiesto il rimborso IRPEF risarcimento danni, sostenendo la natura non tassabile della somma ricevuta. Dopo il silenzio-rifiuto dell'amministrazione e i rigetti nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate ha annullato in autotutela il proprio diniego, accogliendo la richiesta di rimborso del contribuente. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, confermando la vittoria sostanziale del lavoratore.
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Rimborso IRPEF risarcimento danni: il fisco cede in Cassazione
Una lavoratrice ha richiesto il rimborso IRPEF risarcimento danni trattenuto sulle somme ricevute come indennizzo per la mancata conversione del suo contratto di lavoro a tempo indeterminato. Dopo il rifiuto iniziale del fisco e i primi gradi di giudizio sfavorevoli, l'Agenzia delle Entrate ha annullato il proprio diniego in autotutela, riconoscendo il diritto al rimborso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, annullando le precedenti decisioni contrarie alla contribuente e condannando l'amministrazione finanziaria al pagamento delle spese del giudizio di legittimità sulla base della soccombenza virtuale.
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