Definizione
Principio giuridico secondo cui il soggetto che ha il controllo e la disponibilità di una cosa (es. una strada) è responsabile dei danni che questa provoca a terzi, a meno che non dimostri l'intervento di un evento imprevedibile e inevitabile (caso fortuito).
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 53 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 24%
- Rigettato 42%
- Inammissibile 26%
- Altro 8%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 392%
- Civile Sez. 66%
- Penale Sez. 72%
Precedenti più richiamati
- Cass. 8346/2024in 4 provvedimenti
- Cass. 2376/2024in 7 provvedimenti
- Cass. 33074/2023in 3 provvedimenti
- Cass. 21675/2023in 7 provvedimenti
- Cass. S.U. 20943/2022in 11 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Due proprietari hanno citato in giudizio un Comune per danni da infiltrazioni causate da una conduttura fognaria. Il Giudice di Pace aveva accolto la loro domanda, ma il Tribunale ha ribaltato la decisione, sostenendo che la responsabilità del Comune per fognature si ferma al punto di innesto con la rete privata. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione, rigettando il ricorso dei proprietari. Ha stabilito che il pozzetto di collegamento, sebbene sotto il marciapiede comunale, era stato realizzato dagli utenti e non rientrava nella custodia dell'ente pubblico. Il Comune non è quindi responsabile per i danni derivanti da tale tratto privato.
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Due proprietari hanno subito danni da infiltrazioni d'acqua provenienti dall'appartamento sovrastante, dove erano in corso lavori. Hanno citato in giudizio la proprietaria dell'immobile superiore per ottenere il risarcimento. Dopo che i primi gradi di giudizio hanno rigettato la loro domanda per carenza di prova, i proprietari hanno presentato ricorso in Cassazione. Sostenevano che la loro pretesa si basava sulla Responsabilità del custode (Art. 2051 c.c.) e che le prove, incluse le dichiarazioni della proprietaria, erano state mal valutate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione, a meno di un manifesto travisamento, non riscontrato nel caso.
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Un Proprietario ha subito danni da infiltrazioni d'acqua causate da lavori di ristrutturazione nell'appartamento sovrastante, di proprietà di un altro Soggetto. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano escluso la responsabilità del Soggetto, ritenendo i danni causati dall'uomo (gli appaltatori) e non dalla "cosa", e negando la sua culpa in eligendo o in vigilando. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Proprietario, affermando che la Responsabilità del custode (Art. 2051 c.c.) si applica anche quando il danno è causato dalla cosa a seguito dell'intervento umano, come una tubazione rotta durante i lavori. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Il caso esaminato riguarda la responsabilità del custode ex art. 2051 c.c. in relazione a un infortunio avvenuto all'interno di una proprietà privata. La Corte ha stabilito che, per configurare tale responsabilità, il danneggiato deve fornire la prova del nesso causale tra la cosa in custodia e l'evento dannoso. Il custode, d'altro canto, può andare esente da responsabilità solo dimostrando il caso fortuito, ovvero un evento esterno e imprevedibile che interrompe il legame tra la cosa e il danno.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava la propria qualifica e la conseguente responsabilità del custode per i beni a lui affidati. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti spettano esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha impedito di far valere la prescrizione del reato maturata successivamente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Una bagnante ha chiesto il risarcimento dei danni dopo essere scivolata a piedi nudi sul bordo di una piscina all'aperto presso uno stabilimento termale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, escludendo la responsabilità del custode. I giudici hanno stabilito che il bordo bagnato di una piscina è un pericolo prevedibile e percepibile. Di conseguenza, la scelta di camminare scalzi senza prestare la dovuta attenzione costituisce una condotta imprudente. Tale comportamento della vittima interrompe il nesso di causalità tra la cosa in custodia e l'evento dannoso. La violazione di norme amministrative di sicurezza da parte del gestore non giustifica l'assenza di cautela del danneggiato. La bagnante perde la causa e non ottiene alcun risarcimento.
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Il Conducente ha chiesto il risarcimento dei danni causati alla propria auto dalla caduta di cenere e lapilli dell'Etna mentre percorreva l'autostrada gestita dall'Ente Autostradale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la responsabilità del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c. non è applicabile in questo caso. Il danno non è stato causato dalla strada stessa, ma da elementi esterni e imprevedibili (la pioggia vulcanica), che costituiscono un caso fortuito. Di conseguenza, il gestore non è responsabile per la mancata chiusura immediata della tratta o per la mancata segnalazione del pericolo improvviso. Il Conducente perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Un violento incendio, propagatosi dall'esterno, ha distrutto i beni personali e i veicoli di alcuni ospiti all'interno di un campeggio. I clienti hanno chiesto il risarcimento dei danni alla società di gestione della struttura. La Corte d'Appello ha accertato la responsabilità del custode, poiché la struttura era priva di adeguate misure antincendio e di sicurezza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della compagnia assicurativa. I giudici hanno chiarito che la responsabilità del custode per le cose in custodia non viene meno anche se l'incendio è partito da un'area esterna, qualora il gestore non abbia adottato le necessarie precauzioni per evitare la propagazione delle fiamme. Il danno è stato liquidato in via equitativa, presumendo la presenza di effetti personali al seguito dei villeggianti.
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Un villeggiante ha fatto causa alla società di gestione di un campeggio chiedendo il risarcimento dei danni per essere caduto sulle scale della struttura, sostenendo la responsabilità del custode ai sensi dell'articolo 2051 del codice civile. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, ritenendo che la caduta fosse stata causata esclusivamente dall'imprudenza del danneggiato, il quale aveva utilizzato scale bagnate e scivolose per la pioggia nonostante la presenza di percorsi alternativi sicuri. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del danneggiato. I giudici hanno confermato che la condotta imprudente della vittima può interrompere il nesso di causa, escludendo la responsabilità del custode quando l'evento è evitabile con la normale diligenza. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa e non riceverà alcun risarcimento.
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Una cittadina ha fatto causa al Ministero della Difesa e al Ministero dei Trasporti chiedendo il risarcimento dei danni per essere scivolata su una lastra di ghiaccio formatasi sui gradini di una caserma. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che la condotta imprudente della donna avesse interrotto il nesso causale, escludendo la responsabilità del custode. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata. I giudici hanno confermato che, in presenza di un pericolo evidente e facilmente evitabile con la normale diligenza, spetta al danneggiato dimostrare di aver adottato le cautele necessarie. La ricorrente perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Un artigiano è caduto dal tetto di un capannone mentre eseguiva lavori di impermeabilizzazione per conto della società proprietaria. Dopo il rigetto della richiesta di risarcimento nei primi due gradi di giudizio, l'artigiano si è rivolto alla Corte di Cassazione. La questione centrale riguarda la responsabilità del custode e se la condotta imprudente del lavoratore possa considerarsi un caso fortuito idoneo a escludere ogni risarcimento. La Suprema Corte, rilevando la particolare importanza della questione giuridica, non ha deciso immediatamente la causa, ma ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico sulla prevedibilità del comportamento del danneggiato all'interno di un contesto lavorativo.
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Un grave incendio distrugge il deposito di un'azienda di materiali edili. Le fiamme si propagano da un immobile confinante, concesso in comodato a una società che vi custodiva legname infiammabile. L'azienda danneggiata chiede il risarcimento alle comproprietarie dell'immobile confinante. La Corte di Cassazione conferma che la responsabilità del custode ex art. 2051 c.c. grava esclusivamente sulla società comodataria che utilizzava i locali e gestiva il materiale pericoloso. Le comproprietarie, non avendo alcun controllo sulle merci introdotte dal comodatario, non rispondono dei danni. Il ricorso dell'azienda danneggiata viene dichiarato inammissibile, escludendo ogni risarcimento a carico delle proprietarie.
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Un condominio subiva continui allagamenti a causa del malfunzionamento di una rete fognaria 'mista'. La società di gestione del servizio idrico si difendeva sostenendo di non essere responsabile per le acque piovane. La Cassazione ha invece confermato la sua piena responsabilità del custode. Chi ha il potere di fatto e il controllo su un'infrastruttura, come una rete fognaria, risponde dei danni che essa provoca, indipendentemente da accordi interni o dalla distinzione tra acque nere e piovane. Una modifica contrattuale per escludere tale compito è stata ritenuta inefficace perché non approvata dall'organo comunale competente.
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Una cittadina cade a causa di un avvallamento su un marciapiede e chiede i danni al Comune. La Cassazione ha respinto la richiesta, escludendo la responsabilità del custode. Secondo i giudici, il comportamento imprudente della danneggiata è stata la causa esclusiva dell'incidente. La buca era grande e ben visibile, in condizioni di piena luce. La disattenzione della persona ha quindi interrotto il nesso causale, configurando un 'caso fortuito' che esonera l'ente pubblico da ogni obbligo di risarcimento. La Corte ha sottolineato il dovere di autoresponsabilità del cittadino.
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Un incendio in un capannone distrugge merce depositata. La società che utilizzava l'immobile viene citata per danni e tenta di scaricare la colpa sull'impresa che eseguiva lavori di manutenzione. La Corte di Cassazione, però, conferma la sua condanna. Viene sancito il principio della responsabilità del custode: chi ha l'effettivo controllo di un bene risponde dei danni che questo provoca, indipendentemente dalla proprietà. L'intervento di terzi, come gli operai, non è considerato automaticamente un 'caso fortuito' capace di escludere la colpa. La società, in quanto custode di fatto, avrebbe dovuto vigilare e prevenire il pericolo, e per questo deve risarcire il danno.
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La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità custode di un proprietario immobiliare per i danni causati dalla caduta di calcinacci dal proprio balcone. Nonostante l'assenza di testimoni oculari diretti dell'impatto, la Corte d'Appello aveva ritenuto provato il nesso causale tramite un ragionamento presuntivo basato su testimonianze indirette e rilievi della polizia municipale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la valutazione delle prove e la scelta degli elementi istruttori spettano esclusivamente al giudice di merito e non possono essere sindacate in sede di legittimità.
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Una automobilista ha citato in giudizio un ente locale per i danni riportati dalla propria vettura a causa di uno scavo non segnalato e ghiaia sul manto stradale. Mentre il primo grado si era concluso con una pronuncia di incompetenza, il Tribunale in appello ha rigettato la domanda risarcitoria. Il giudice ha accertato che l'incidente era imputabile esclusivamente alla condotta imprudente del conducente, data la visibilità dello scavo e la prevedibilità del pericolo. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, ribadendo che la responsabilità del custode ex art. 2051 c.c. ha natura oggettiva ma richiede la prova del nesso causale. Se il comportamento del danneggiato è talmente negligente da porsi come causa esclusiva dell'evento, esso integra il caso fortuito ed esclude il risarcimento, senza che sia necessaria l'imprevedibilità della condotta stessa da parte del custode.
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La Corte d'Appello di Salerno ha confermato la condanna al risarcimento danni nei confronti di una società per la caduta di una cliente. Il danno è stato causato dal pavimento reso scivoloso dalla pioggia e dall'assenza di adeguate misure di sicurezza. La sentenza ribadisce la natura della responsabilità custode ex art. 2051 c.c., escludendo che le condizioni meteo prevedibili o le patologie pregresse della vittima possano annullare l'obbligo risarcitorio.
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Un proprietario di locali commerciali ha agito contro un Ente Comunale per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal cedimento strutturale del proprio immobile, causato da infiltrazioni provenienti dalla rete fognaria pubblica. La Corte d'Appello ha accertato la Responsabilità custode dell'ente ex art. 2051 c.c., condannandolo al pagamento di oltre centomila euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune, confermando che la manutenzione delle condotte è un obbligo inderogabile del custode e che le contestazioni sui fatti non possono essere riproposte in sede di legittimità se non adeguatamente motivate.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un incendio propagatosi da un fondo privato a causa della presenza di sterpaglie, danneggiando il muro di cinta dei vicini. La Corte ha confermato la responsabilità del custode ex art. 2051 c.c., sottolineando che l'incuria del fondo è condizione sufficiente per il nesso causale. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso riguardo alla liquidazione delle spese legali: il giudice d'appello non può aumentare le spese di primo grado a carico dell'appellante se la controparte non ha proposto appello incidentale, per evitare una violazione del divieto di reformatio in peius.
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