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res

Definizione

Termine latino utilizzato nel linguaggio giuridico per indicare la cosa o l'oggetto materiale del reato.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 155 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 79% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 9%
  • Rigettato 12%
  • Inammissibile 79%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 776%
  • Penale Sez. 514%
  • Penale Sez. 29%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 6635/2017in 29 provvedimenti
  • Cass. 6351/2021in 7 provvedimenti
  • Cass. 13431/2022in 5 provvedimenti
  • Cass. 11720/2019in 4 provvedimenti
  • Cass. S.U. 34090/2017in 10 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Truffa in concorso: irrilevante chi conserva il bottino
Un imputato condannato per il reato di truffa in concorso ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi probatori e l'omessa risposta a una memoria difensiva. La difesa riteneva decisivo il ritrovamento della custodia dell'orologio sottratto presso l'abitazione del complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il travisamento della prova non riguarda la semplice valutazione dei fatti operata nei gradi precedenti. Inoltre, accertata l'azione ingannevole comune, è del tutto irrilevante stabilire quale complice abbia custodito materialmente il bene dopo il raggiro. Il ricorrente perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: tentata o consumata se interviene la polizia?
L'imputato ha sottratto una somma di denaro e ha usato immediatamente violenza e minacce per garantirsi la fuga e il bottino. Le forze dell'ordine sono intervenute poco dopo e hanno recuperato il denaro. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per rapina impropria consumata e lesioni personali, respingendo la tesi del mero tentativo. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione, lamentando la mancata correlazione tra accusa e sentenza e contestando la configurazione del reato consumato anziché tentato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il delitto è perfetto e consumato nel momento in cui la vittima perde il controllo autonomo del bene, anche solo per breve tempo, rendendo irrilevante il successivo recupero della refurtiva grazie alla polizia.
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Gesto fulmineo: confermato il furto aggravato dalla destrezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato dalla destrezza a carico di un imputato che si era impossessato rapidamente di un bene altrui. La difesa sosteneva l'assenza dell'aggravante, ritenendo il fatto un semplice approfittamento senza previa creazione di un diversivo. I giudici hanno invece dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che il gesto fulmineo integra pienamente la destrezza se sorprende la vittima e ne neutralizza la reazione immediata. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentata rapina impropria: la Cassazione chiarisce i limiti del reato
Un individuo è stato condannato per tentata rapina impropria. Ha presentato ricorso lamentando l'assenza della previa sottrazione della 'res' (la cosa rubata), sostenendo che senza questo elemento il reato non potesse configurarsi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo l'argomentazione manifestamente infondata e in contrasto con la giurisprudenza consolidata, che non richiede la sottrazione preventiva per la configurazione della tentata rapina impropria.
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Esposizione alla pubblica fede e furto: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per furto pluriaggravato. L'uomo contestava l'applicazione dell'aggravante legata alla esposizione alla pubblica fede del bene sottratto, oltre a lamentare l'eccessiva severità della pena inflitta dai giudici di merito. I Supremi Giudici hanno respinto le doglianze dichiarando il ricorso inammissibile. Il controllo saltuario non esclude mai l'aggravante in questione, poiché la tutela attenuata del bene cede solo a fronte di una sorveglianza continuativa, costante ed efficace nel prevenire il furto. Il ricorrente deve versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Documenti rubati e scuse inverosimili: reato di ricettazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di ricettazione, relativo al possesso di documenti personali e di circolazione oggetto di furto. L'imputato sosteneva di aver trovato i beni per terra all'interno di un portafoglio e di averli trattenuti nella propria auto con l'intento di imbucarli in una cassetta postale. I giudici hanno giudicato questa versione del tutto inverosimile. La giurisprudenza stabilisce che la mancata o non attendibile spiegazione sulla provenienza dei beni dimostra la malafede dell'agente. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità penale e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria.
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Furto da 73 euro: nessun danno di speciale tenuità
L'Imputato ha tentato di rubare beni commerciali per un valore complessivo di 72,73 euro. I giudici di merito lo hanno condannato per tentato furto a due mesi di reclusione e ottanta euro di multa. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante per danno di speciale tenuità e contestando la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una somma di circa settanta euro non rappresenta un pregiudizio economico irrisorio o trascurabile. La capacità economica della vittima non incide sulla valutazione dell'attenuante. L'Imputato deve quindi scontare la condanna e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: beni illeciti e possesso ingiustificato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un imputato trovato in possesso di beni di provenienza delittuosa. Il soggetto sosteneva di non essere a conoscenza dell'origine illecita degli oggetti, contestando la mancanza di prove sulla propria colpevolezza. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile: il possesso ingiustificato di beni rubati dimostra pienamente sia la materialità del fatto sia l'elemento soggettivo della consapevolezza. L'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di carburante: la condanna resta anche con GPS
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per il reato di furto aggravato, commesso mediante la sottrazione di carburante dal serbatoio di un veicolo previa manomissione del tappo. La difesa sosteneva la figura del tentato furto a causa dei sistemi di videosorveglianza e contestava l'aggravante della violenza sulle cose, oltre a richiedere l'attenuante per la tenuità del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La presenza di un antifurto agevola il recupero del bene ma non ne impedisce l'impossessamento, confermando il reato consumato. Inoltre, la forzatura del tappo configura una violenza materiale sul bene. Infine, la stima del danno economico comprende l'intero pregiudizio patito e non il solo valore del carburante.
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Ricorso per ricettazione: censure generiche e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per ricettazione proposto da un imputato condannato nei precedenti gradi di giudizio. La difesa contestava la sussistenza del reato previsto dall articolo 648 del codice penale e l applicazione della recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno constatato che l atto difensivo si limitava a riproporre gli stessi argomenti generici già respinti dalla Corte d Appello. La sentenza impugnata aveva chiarito sia la consapevolezza dell origine illecita del bene, sia la pericolosità sociale dell imputato legata ai suoi precedenti penali specifici. La Suprema Corte ha confermato la condanna, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: garage con auto rubata e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico de L'Imputato. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto un'automobile rubata all'interno del garage in uso e di proprietà dello stesso. L'Imputato non ha fornito alcuna spiegazione plausibile che giustificasse la presenza del veicolo illecito nei suoi locali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in assenza di una giustificazione credibile sul possesso del bene rubato, l'elemento materiale del reato risulta pienamente dimostrato. Inoltre, i giudici hanno legittimamente negato le attenuanti generiche a causa dei precedenti penali e della mancanza di elementi positivi a favore dell'imputato, condannandolo anche al pagamento delle spese e alla sanzione per la Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no se la vittima è ricca
L'Imputato è stato condannato per furto aggravato dopo aver sottratto la somma di 528 euro all'interno di uno studio medico. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della attenuante del danno di speciale tenuità. Secondo la tesi difensiva, la cifra rubata risultava irrisoria rispetto all'elevato fatturato giornaliero della struttura colpita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante richiede un danno oggettivamente lievissimo. La ricchezza o la capacità economica della vittima non hanno alcuna rilevanza per concedere lo sconto di pena. La somma sottratta non può considerarsi di modesta entità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e delle sanzioni pecuniarie.
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Furto consumato e tentato furto: la fuga breve non riduce la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di un soggetto che chiedeva la riqualificazione dell'accusa in tentativo. L'uomo ha sottratto un bene e si è dato alla fuga. I Carabinieri sono intervenuti casualmente subito dopo e hanno recuperato la refurtiva. La Suprema Corte ha chiarito il confine tra furto consumato e tentato furto: il conseguimento dell'autonoma disponibilità della refurtiva, anche solo per brevissimo tempo, perfeziona il reato in forma piena. Il recupero immediato e fortuito da parte delle forze dell'ordine non trasforma il delitto in semplice tentativo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Esposizione alla pubblica fede: furto e vigilanza a distanza
Due clienti hanno prelevato oltre cento capi di abbigliamento all'interno di un grande negozio commerciale, riponendoli nei carrelli senza pagarli. La vigilanza interna ha seguito le donne a distanza e le ha bloccate appena superati i varchi di uscita. I giudici di merito hanno condannato entrambe per tentato furto aggravato. Le imputate hanno presentato ricorso sostenendo che il controllo costante delle guardie escludesse l'aggravante della esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna. I giudici supremi hanno chiarito che il monitoraggio generico a distanza, in un locale ampio, non garantisce una custodia continua sui singoli beni sottratti. L'aggravante resta pienamente applicabile.
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Differenza tra rapina e furto con strappo: violenza sulla persona
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina e lesioni personali a carico di un individuo che ha sottratto con violenza uno smartphone a una persona seduta all'interno di un'auto. L'imputato ha presentato ricorso chiedendo la riqualificazione del fatto in scippo, sostenendo che l'azione avesse colpito solo la cosa materiale. I giudici hanno chiarito la differenza tra rapina e furto con strappo, evidenziando che l'aggressore ha indirizzato la forza fisica direttamente contro la vittima per strapparle il telefono e non unicamente sull'oggetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto e aggravante della destrezza: la condanna resta
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per furto pluriaggravato. L'imputato contestava la propria responsabilità penale e contestava l'applicazione della circostanza aggravante. I giudici supremi hanno ribadito che l'aggravante della destrezza sussiste quando l'autore del reato mette in atto una particolare abilità o astuzia per superare la sorveglianza della vittima sul bene sottratto. L'impugnazione presentava motivi generici e questioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: condannato chi usa un telefono rubato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di ricettazione. L'imputato era stato ritenuto colpevole per aver utilizzato un telefono cellulare di provenienza illecita senza fornire alcuna giustificazione plausibile sul possesso dell'oggetto. La Suprema Corte ha ribadito che il controllo di legittimità non può tradursi in una nuova valutazione delle prove, già logicamente analizzate nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Dolo di ricettazione: la condanna è inevitabile senza prove di buona fede
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di ricettazione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo di ricettazione, sostenendo che mancasse la prova della sua consapevolezza sull'origine illecita dei beni ricevuti. I giudici hanno invece confermato la condanna, evidenziando che il contesto della ricezione della merce rubata e la totale assenza di una giustificazione credibile dimostrano chiaramente la colpevolezza dell'uomo. La Corte ha inoltre chiarito che l'assoluzione della coimputata non crea alcuna contraddizione logica, data la differente posizione di quest'ultima. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: la negligenza non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di ricettazione. L'imputato chiedeva di derubricare il fatto in incauto acquisto (acquisto di cose di sospetta provenienza). I giudici hanno chiarito che il dolo della ricettazione, anche nella forma del dolo eventuale (accettazione del rischio), si desume chiaramente dal contesto del ritrovamento dei beni rubati nella disponibilità del soggetto, unito alla mancanza di una giustificazione plausibile sul possesso. Questa dinamica esclude la semplice negligenza tipica dell'incauto acquisto, confermando la responsabilità penale per ricettazione.
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Reato di danneggiamento: fedina penale sporca nega la tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di danneggiamento a carico di un cittadino. L'imputato aveva contestato la sussistenza del reato e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che il reato di danneggiamento si configura anche con una parziale riduzione del valore o dell'utilizzabilità del bene, rendendo necessario un intervento di ripristino. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali esclude l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità, evidenziando il carattere non occasionale della condotta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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