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Reimpiego Di Denaro Illecito

Definizione

Attività di introduzione di capitali di provenienza delittuosa in attività economiche e finanziarie lecite da parte di un soggetto terzo rispetto al reato presupposto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Domiciliari negati: resta la custodia cautelare in carcere
L'indagato per reimpiego di proventi illeciti ha chiesto la sostituzione della misura restrittiva con gli arresti domiciliari. La difesa invocava una decisione più favorevole ottenuta in un parallelo processo di stampo mafioso. Il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza evidenziando il pericolo concreto di commissione di nuovi reati. I contatti telefonici con il genitore detenuto dimostravano la gestione a distanza di affari criminali sul territorio. La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere dichiarando inammissibile il ricorso. La presenza di misure più miti in altri procedimenti non vincola l'autonoma valutazione dei giudici sui rischi attuali.
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Reimpiego di denaro illecito: no al carcere se incensurati
Il Tribunale di Torino applicava la custodia in carcere a un'indagata per aver messo la propria attività commerciale a disposizione di un terzo, il quale vi aveva investito proventi illeciti da narcotraffico. La difesa ricorreva contestando l'imputazione. La Corte di Cassazione chiarisce che il terzo estraneo al reato presupposto non risponde di concorso in autoriciclaggio, bensì del reato di reimpiego di denaro illecito. Tuttavia, i giudici accolgono il ricorso sulla misura cautelare: esclusa l'aggravante mafiosa ed essendo l'indagata incensurata e coinvolta in un singolo episodio, la custodia in carcere risulta sproporzionata. La Cassazione annulla l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione della misura.
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Reimpiego di denaro illecito: condannato il socio del parroco
Un imprenditore viene condannato per il reato di reimpiego di denaro illecito. Aveva investito oltre 1,4 milioni di euro in attività commerciali, consapevole che il denaro proveniva da un'appropriazione indebita commessa da un parroco ai danni della sua parrocchia. L'imprenditore ha tentato di difendersi sostenendo di aver partecipato al reato originario (l'appropriazione indebita), che nel frattempo era caduto in prescrizione. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, confermando un principio fondamentale: chi commette il reato presupposto non può essere punito anche per il successivo reimpiego dei proventi. Poiché i giudici avevano accertato che solo il parroco aveva commesso l'appropriazione, la condanna dell'imprenditore per il solo reimpiego di denaro illecito è stata confermata.
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Reimpiego di denaro illecito: imprenditori condannati per fondi mafiosi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due imprenditori per il reato di reimpiego di denaro illecito. Gli imputati avevano ricevuto 230.000 euro da un esponente di un clan mafioso, investendoli nelle proprie attività commerciali. La difesa ha tentato di far passare l'operazione per un prestito usurario, ma i giudici hanno respinto questa tesi. Le prove, tra cui intercettazioni e una contabilità parallela, hanno dimostrato la piena consapevolezza degli imprenditori sull'origine criminale dei fondi. La sentenza stabilisce che accettare e investire capitali mafiosi configura il reato di reimpiego, rendendo la condanna definitiva.
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