Definizione
Circostanza attenuante applicabile quando il reato presenta un impatto e una gravità particolarmente ridotti.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 42 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2024–2026). Nel 54% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 22%
- Rigettato 22%
- Inammissibile 54%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 260%
- Penale Sez. 726%
- Penale Sez. 114%
Precedenti più richiamati
- Cass. 19938/2024in 7 provvedimenti
- Cass. 4365/2023in 6 provvedimenti
- Cass. 9820/2024in 6 provvedimenti
- Cass. 47610/2024in 7 provvedimenti
- Corte cost. 86/2024in 16 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un uomo ha commesso una rapina consumata sottraendo uno smartphone e un tentativo di rapina chiedendo tutto il denaro a un'altra persona. Durante le azioni, pur restando a bordo della propria auto senza violenze fisiche, l'aggressore ha fatto leva sul proprio cognome di nota fama criminale per spaventare le vittime. La Corte di appello ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione, negando l'attenuante speciale della rapina di lieve entità ed escludendo una circostanza aggravante senza però ridurre la pena, bilanciando le attenuanti generiche con la pesante recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna e infliggendo tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un condannato per il delitto di rapina ha chiesto al giudice dell'esecuzione la rideterminazione della pena. La richiesta invocava l'applicazione retroattiva dell'attenuante per la rapina di lieve entità, introdotta dalla storica sentenza della Corte Costituzionale numero 86 del 2024. Il Tribunale di merito ha respinto l'istanza escludendo che il fatto potesse considerarsi di minima gravità. Il condannato ha quindi presentato ricorso per Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazione di legge, depositando anche una memoria difensiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità non possono riesaminare le prove o sostituire la propria valutazione a quella del tribunale di merito. L'interessato perde definitivamente la possibilità di ottenere lo sconto di pena e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per il reato di rapina, richiedendo il riconoscimento della rapina di lieve entità e la sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'imputato si è limitato a ripetere le argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza apportare elementi di novità. Inoltre, le concrete modalità dell'azione violenta escludono l'attenuante della minima gravità del fatto. La decisione della Corte d'Appello è apparsa priva di vizi e sorretta da adeguata motivazione. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Un uomo ha subito una condanna per il reato di rapina per aver sottratto venti batterie per auto esauste, spintonando il custode durante la fuga. La Corte di Appello ha ridotto la pena a due anni e otto mesi di reclusione, ma ha negato l'attenuante per la rapina di lieve entità a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato e dell'ora tardo-pomeridiana del fatto. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'attenuante ha natura prettamente oggettiva: contano l'estemporaneità del gesto, la modestia della violenza fisica e l'esiguità del valore economico sottratto, non i precedenti personali dell'agente.
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L'Imputato propone ricorso per cassazione contro la condanna per rapina, lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e dell'attenuante speciale della rapina di lieve entità. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso totalmente inammissibile. I giudici rilevano la mancanza di argomenti critici specifici contro la sentenza d'appello, la quale aveva già evidenziato l'assenza di elementi positivi di condotta e l'ostacolo insuperabile rappresentato dall'uso delle armi durante l'azione criminosa. L'impiego dell'arma impedisce di qualificare il fatto come episodio di minima offensività. La Suprema Corte conferma quindi la condanna definitiva e infligge all'Imputato il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per rapina. L'imputato contestava la credibilità della vittima e il mancato riconoscimento della rapina di lieve entità, oltre alla mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo i motivi di ricorso ripetitivi e privi di fondamento. La sentenza d'appello aveva infatti spiegato in modo logico l'affidabilità della persona offesa e l'impossibilità di applicare la rapina di lieve entità a causa della particolare gravità delle modalità del fatto. Inoltre, un ulteriore motivo di ricorso è stato respinto perché presentato tardivamente con i motivi aggiunti. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Il Condannato ha richiesto la rideterminazione della pena per due condanne definitive per rapina aggravata, invocando l'attenuante della rapina di lieve entità introdotta dalla Corte Costituzionale con la sentenza 86/2024. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina di lieve entità non può essere riconosciuta quando le modalità dell'azione rivelano una gravità intrinseca. Nel primo caso, il reato era stato commesso di notte da più persone simulate armate per costringere la vittima a un prelievo. Nel secondo caso, l'autore ha agito di notte con un coltello da cucina, violando una misura cautelare. Nonostante il modesto valore economico sottratto, la gravità complessiva delle condotte esclude l'attenuante. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina di un uomo che, in stato di ubriachezza, aveva rubato due bottiglie di birra minacciando con un coltello. L'imputato chiedeva il riconoscimento della nuova attenuante per la rapina di lieve entità, data la modestia del bottino e l'assenza di danni fisici. I giudici hanno respinto la richiesta, stabilendo un principio chiaro: l'uso di un'arma come un coltello è un elemento di gravità tale da escludere la lieve entità del fatto, a prescindere dal valore irrisorio della merce rubata. L'impiego della violenza o della minaccia armata qualifica il reato come grave, impedendo sconti di pena significativi.
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Un imputato viene condannato per rapina di lieve entità e resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice di primo grado decide di far prevalere l'attenuante del fatto di lieve entità sulla pesante aggravante della recidiva reiterata, riducendo la pena. La Procura ricorre in Cassazione, sostenendo che la legge vietava espressamente questa prevalenza. La Suprema Corte, tuttavia, rigetta il ricorso. Il motivo risiede in un decisivo intervento della Corte Costituzionale che, nelle more del giudizio, ha dichiarato incostituzionale il divieto di prevalenza dell'attenuante sulla recidiva. La rigidità della norma punitiva cede il passo al principio di proporzionalità della pena, confermando che la rapina di lieve entità deve poter alleggerire la condanna anche per chi ha precedenti penali.
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La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un uomo condannato per rapina pluriaggravata e percosse. Mentre il reato di percosse è stato dichiarato estinto per intervenuta remissione di querela, la Suprema Corte ha confermato la condanna per rapina. La difesa invocava l'applicazione della rapina di lieve entità, basandosi sulla restituzione parziale del denaro e sul risarcimento offerto. Tuttavia, i giudici hanno rigettato tale richiesta evidenziando la gravità del fatto: l'imputato aveva approfittato della vulnerabilità fisica della vittima, affetta da invalidità, agendo di notte all'interno di una privata dimora. La decisione ribadisce che il valore economico non è l'unico parametro per valutare la tenuità del fatto, dovendosi considerare anche le modalità dell'azione e l'offesa alla libertà individuale.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per rapina in concorso, negando l'applicazione della circostanza attenuante della rapina di lieve entità. Nonostante il richiamo alla recente sentenza della Corte Costituzionale n. 86/2024, i giudici hanno ritenuto che le modalità della condotta fossero particolarmente gravi. Il valore del bene sottratto, un paio di occhiali di lusso stimati 450 euro, ha impedito di considerare il fatto come di minima offensività. La decisione conferma che la valutazione della lievità deve considerare sia il danno patrimoniale che la violenza esercitata.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che richiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della rapina di lieve entità. Nonostante il valore economico potesse apparire contenuto, i giudici hanno confermato la decisione della Corte di Appello basandosi sulla pericolosità delle modalità dell'azione. In particolare, è stato ritenuto determinante il comportamento aggressivo assunto dal soggetto nei confronti degli agenti di polizia intervenuti subito dopo il fatto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione della gravità non è limitata al solo danno patrimoniale, ma deve includere l'intero contesto della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un giudice dell'esecuzione che aveva negato la rideterminazione della pena per un condannato per rapina. La richiesta si basava sull'introduzione dell'attenuante della rapina lieve entità da parte della Corte Costituzionale. La Cassazione ha stabilito che questa attenuante richiede una valutazione autonoma e specifica, non potendo essere assorbita nel precedente riconoscimento delle attenuanti generiche, e ha rinviato il caso per un nuovo esame nel merito.
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39988 del 2024, ha rigettato il ricorso di un imputato per rapina aggravata, stabilendo che la nuova attenuante della 'rapina di lieve entità', introdotta dalla Corte Costituzionale, non è applicabile quando la condotta manifesta una gravità intrinseca, come nel caso di minacce gravi a giovani vittime da parte di più persone. La Corte ha ritenuto che la modalità dell'azione prevalga sulla tenuità del danno patrimoniale.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione dell'attenuante della rapina lieve entità. Il ricorso presentava una versione dei fatti (violenza minima, danno irrisorio) palesemente diversa da quella accertata in giudizio (violenza fisica rilevante, danno significativo). La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, che aveva correttamente escluso la lieve entità basandosi sulla gravità concreta del reato.
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Due individui, condannati per rapina aggravata, ricorrono in Cassazione contestando il loro riconoscimento. La Suprema Corte rigetta i motivi legati alle prove, ma accoglie una nuova istanza basata sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 86/2024. Tale pronuncia ha introdotto l'attenuante della rapina di lieve entità, dichiarando parzialmente incostituzionale l'art. 628 c.p. La Cassazione, quindi, annulla la sentenza limitatamente alla determinazione della pena, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo calcolo alla luce della nuova attenuante.
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Un uomo, condannato per rapina impropria per aver rubato una confezione di minestrone e minacciato il personale, ha ottenuto l'annullamento della sentenza dalla Corte di Cassazione. La decisione si fonda sulla recente sentenza della Corte Costituzionale n. 86/2024, che ha introdotto l'attenuante della 'rapina di lieve entità', imponendo al giudice di merito una nuova valutazione della pena in base alla reale offensività del fatto.
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Un soggetto condannato per rapina impropria per aver sottratto beni di scarso valore e usato violenza, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale che ha introdotto l'attenuante della rapina lieve entità. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione della pena alla luce del nuovo principio.
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Un individuo ha impugnato la sua condanna per rapina, chiedendo l'applicazione della nuova attenuante per la rapina di lieve entità, introdotta dalla Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che tale attenuante non può essere concessa quando, nonostante il basso valore dei beni sottratti, le modalità dell'azione sono particolarmente violente, come nel caso di aggressioni a più persone.
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La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un uomo condannato per rapina impropria per aver sottratto merce di basso valore in un supermercato e usato violenza per fuggire. Pur respingendo la richiesta di derubricare il reato a furto, la Corte ha accolto il motivo relativo all'applicazione della nuova attenuante della rapina di lieve entità, introdotta da una sentenza della Corte Costituzionale. Di conseguenza, ha annullato la sentenza d'appello con rinvio, ordinando un nuovo giudizio per valutare la riduzione della pena.
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