Definizione
Artifizi o inganni usati per indurre qualcuno in errore e ottenere un ingiusto profitto. Nel caso della truffa al casello, il raggiro consiste nell'accodarsi a un altro veicolo per evitare il pagamento.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 88 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 84% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 8%
- Rigettato 8%
- Inammissibile 84%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 248%
- Penale Sez. 747%
- Penale Sez. 65%
Precedenti più richiamati
- Cass. 46209/2023in 6 provvedimenti
- Cass. 26289/2007in 3 provvedimenti
- Cass. 28791/2015in 3 provvedimenti
- Cass. 13411/2019in 3 provvedimenti
- Cass. 23079/2018in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Imputato è stato condannato per il reato di truffa dopo aver raggirato un impiegato postale. Egli ha lasciato il proprio documento d'identità allo sportello con la consapevolezza e la volontà di non ritirarlo, portando a termine l'inganno. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato rinvio per impedimento del difensore, il difetto di competenza territoriale e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La prova dell'impedimento difensivo mancava e l'eccezione di competenza era tardiva. In materia di truffa e attenuanti generiche, la Corte ha ribadito che il giudice non deve analizzare ogni singolo elemento favorevole, ma può negare gli sconti di pena valutando semplicemente la gravità del fatto e l'entità del danno cagionato.
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Un venditore ha rassicurato le vittime sulla compravendita di beni di cui non aveva alcuna reale disponibilità. L'uomo ha incassato il denaro senza mai consegnare la merce né restituire le somme ricevute. La difesa ha sostenuto la tardività della querela e contestato la qualificazione giuridica dei fatti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa e ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine per sporgere querela decorre dal momento in cui la persona offesa acquisisce la certezza dell'inganno e non dalla data delle mere rassicurazioni ingannevoli del venditore. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un Individuo è stato condannato per tentata truffa. Si era presentato falsamente come tecnico di una società di servizi, chiedendo denaro e minacciando di interrompere la fornitura se non avesse ricevuto il pagamento. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo un fraintendimento e l'assenza di raggiri o dell'elemento soggettivo del reato, oltre alla prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e l'esistenza degli elementi della tentata truffa, e ha escluso la prescrizione a causa dell'inammissibilità stessa.
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Un individuo è stato condannato per truffa contrattuale, avendo pagato un bene con un assegno privo di fondi. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, basandosi su presunte rassicurazioni fornite al venditore. La Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio. Ha ritenuto che le motivazioni sulla sussistenza del raggiro per la truffa contrattuale fossero insufficienti e non supportate dalle prove. Tuttavia, non ha riesaminato il merito, ma ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, poiché il termine massimo era scaduto nel 2020.
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Due donne, madre e figlia, sono state condannate per **indebita percezione di erogazioni pubbliche**. Hanno ottenuto contributi destinati all'alloggio presentando contratti di locazione fittizi e omettendo il rapporto di parentela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando le condanne a un anno e quattro mesi di reclusione. La sentenza ha ribadito che le condotte erano fraudolente e che l'elemento soggettivo del reato (l'intenzione di ingannare) era pienamente provato, respingendo le argomentazioni difensive come alternative letture dei fatti già esaminati.
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I Ricorrenti hanno nascosto il loro stato di insolvenza per incassare ingenti somme di denaro da una vittima, per poi rendersi immediatamente irreperibili. A seguito della condanna per il reato di truffa contrattuale, gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'assenza di inganni e richiedendo una nuova valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la responsabilità penale, evidenziando come i raggiri fossero preordinati a celare il dissesto economico. La Suprema Corte ha ricordato che non è possibile riesaminare i fatti già valutati nei precedenti gradi di giudizio se i motivi riproposti sono identici e privi di elementi nuovi. I Ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Un uomo condannato per truffa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la tardività della querela e l'assenza di prove. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il termine per presentare la querela per truffa decorre solo dal momento in cui le vittime acquisiscono la piena consapevolezza del raggiro subito, e non dal momento in cui si verifica il fatto. Nel caso di specie, le dichiarazioni delle persone offese sono state ritenute pienamente credibili. Inoltre, la richiesta di prescrizione è stata rigettata poiché non era ancora decorso il termine massimo di sette anni e mezzo dal reato commesso nel 2016. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Un appartenente alle forze dell'ordine si reca in un negozio per ritirare un tablet aziendale usato dalla compagna, qualificandosi con il proprio ruolo reale. Il titolare della società proprietaria del tablet lo accusa del reato di truffa, sostenendo che la qualifica sia stata usata come raggiro. La Corte d'Appello assolve l'uomo perché il fatto non sussiste, ritenendo la condotta priva di inganno. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della parte civile, confermando l'assoluzione. I giudici di legittimità ribadiscono che non si possono ridiscutere i fatti già accertati nei gradi precedenti se la motivazione della sentenza è logica e coerente. La parte civile viene condannata al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Il Venditore ha convinto L'Acquirente che un veicolo fosse in pronta consegna, incassando un acconto per la vendita. In realtà, il mezzo non era disponibile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa, dichiarando inammissibile il ricorso del Venditore. I giudici hanno chiarito che mentire sulla disponibilità immediata di un bene per ottenere un anticipo integra un vero e proprio raggiro. Il ricorrente, oltre a perdere la causa, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un individuo accusato di truffa per l'acquisto di un immobile. Il pagamento non era avvenuto in contanti, ma tramite cessione di crediti, assegni e compensazioni. La parte venditrice, costituitasi parte civile, sosteneva di essere stata ingannata. I giudici, tuttavia, hanno stabilito l'insussistenza del reato di truffa, non ravvisando alcun raggiro o inganno. È stato inoltre accertato, tramite perizia, che la persona venditrice era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Il ricorso della parte civile è stato dichiarato inammissibile perché si limitava a ripetere argomentazioni già respinte in precedenza.
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Un venditore viene condannato per truffa contrattuale per aver attirato un acquirente con un'offerta a un prezzo 'estremamente vantaggioso', senza poi mai consegnare la merce. L'imputato si era difeso sostenendo si trattasse di un semplice inadempimento civile. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio chiaro: un prezzo irrealisticamente basso non è solo un'offerta, ma un vero e proprio raggiro. Questo elemento dimostra l'intento fraudolento iniziale del venditore, distinguendo nettamente il fatto da una semplice mancata consegna. Di conseguenza, il ricorso del venditore è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di truffa per vendita auto. L'imputato aveva pubblicato l'annuncio di un'autovettura, incassato un acconto dall'acquirente e si era poi reso irreperibile, senza avere mai avuto l'intenzione di concludere la vendita. I giudici hanno stabilito che questo comportamento integra pienamente il 'raggiro' necessario per il reato di truffa. L'appello dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché le sue motivazioni erano troppo generiche e ripetitive. La sentenza sottolinea che la semplice messa in vendita di un bene senza l'intenzione di cederlo è sufficiente a configurare la condotta fraudolenta.
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La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per truffa, respingendo la tesi difensiva che mirava a derubricare il fatto a un semplice illecito civile. La vicenda chiarisce la netta distinzione tra truffa e inadempimento contrattuale. Secondo i giudici, la presenza di raggiri finalizzati a ottenere un profitto ingiusto qualifica il fatto come reato. Inoltre, la Corte ha stabilito che il termine per presentare la querela decorre dalla fine della condotta ingannevole, non dal primo atto. L'imputato ha perso il ricorso, dichiarato inammissibile, ed è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata nei confronti di un venditore che aveva incassato una somma ingente per la vendita di un'auto, senza mai consegnarla all'acquirente. L'imputato aveva tentato di far passare la vicenda come un semplice inadempimento civile, ma i giudici hanno stabilito che la sua condotta era un piano fraudolento fin dall'inizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la condanna e l'obbligo di risarcire la vittima, condizione necessaria per ottenere la sospensione della pena. La Corte ha ribadito che l'intento di non adempiere fin dal principio qualifica il reato.
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Un artigiano approfitta dello stato di necessità di un cliente, la cui casa era priva di riscaldamento, facendosi pagare in anticipo l'installazione di una caldaia mai effettuata. Per evitare la restituzione del denaro, produce anche la documentazione di un finto bonifico. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comportamento non è un semplice inadempimento civile, ma una vera e propria truffa contrattuale. La menzogna 'aggressiva', finalizzata a ingannare la vittima per ottenere un profitto, integra pienamente il reato. L'artigiano viene quindi condannato in via definitiva, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa di un imputato, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per genericità. L'imputato aveva tentato di contestare la sentenza di condanna, ma il suo ricorso è stato giudicato troppo vago. Non ha infatti specificato gli errori logici o legali della decisione precedente, limitandosi a proporre una diversa interpretazione dei fatti. Secondo i giudici, un appello deve confrontarsi punto per punto con la motivazione della sentenza che si intende impugnare. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Un individuo è stato condannato in via definitiva per il reato di truffa. Aveva indotto in errore una persona prospettandole un affare vantaggioso, si era fatto consegnare del denaro e poi non aveva mantenuto la promessa. L'imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, ma i giudici lo hanno dichiarato inammissibile. Il ricorso è stato giudicato troppo generico e semplice ripetizione di argomenti già respinti. La Corte ha confermato che la condotta ingannevole era evidente e che la pena era adeguata, considerando i numerosi precedenti penali dell'imputato e l'entità del danno economico, ritenuto non di lieve entità. La condanna è quindi diventata definitiva.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa con carta prepagata a carico di un soggetto che aveva attivato una carta a suo nome, poi usata da altri per farsi accreditare del denaro da una vittima. Secondo i giudici, fornire il proprio documento d'identità per attivare lo strumento della frode è un elemento sufficiente a dimostrare il coinvolgimento nel reato, quantomeno a titolo di concorso. La Corte ha ritenuto l'imputato pienamente responsabile, respingendo il suo ricorso e confermando la condanna. È stato inoltre negato lo sconto di pena (attenuanti generiche), poiché la sola assenza di precedenti penali non basta a giustificarlo.
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Un imprenditore viene condannato per truffa contrattuale per aver pagato una fornitura di merci con assegni falsi e false copie di bonifici. La Corte di Cassazione conferma la condanna, stabilendo un principio chiave: il semplice pagamento con un assegno a vuoto non è di per sé reato, ma lo diventa se accompagnato da un 'malizioso comportamento' e altri inganni che creano nella vittima un falso affidamento sul buon esito dell'affare. Il ricorso dell'imputato viene dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva. La sentenza distingue nettamente il semplice inadempimento civile dalla vera e propria truffa contrattuale.
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Un medico, vincolato da un rapporto di esclusiva con l'Azienda Sanitaria, svolgeva attività privata senza comunicarlo, continuando a percepire l'indennità non dovuta. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta integra una truffa per silenzio omissivo. Il non aver comunicato un'informazione che si aveva l'obbligo di fornire è stato qualificato come un raggiro idoneo a ingannare l'ente pubblico. Nonostante la conferma della colpevolezza, la Corte ha annullato la sentenza di condanna perché il reato, nel frattempo, si è estinto per prescrizione. Il medico, pur ritenuto responsabile, non subirà alcuna pena.
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