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Raddoppio Dei Termini — Anno 2024

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Altri anni per Raddoppio Dei Termini

Provvedimenti

Raddoppio dei termini: basta l’obbligo di denuncia
La Corte di Cassazione chiarisce le condizioni per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale. In un caso di fatture per operazioni inesistenti, la Corte ha stabilito che è sufficiente l'emersione di elementi che comportino un obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettivo avvio di un procedimento penale. La sentenza ribalta le decisioni dei giudici di merito, i quali avevano erroneamente richiesto la prova di un procedimento penale per reati tributari. La Corte ha inoltre precisato che, in tema di fatture false, una volta che l'amministrazione fornisce elementi presuntivi (come la discordanza nei registri IVA), l'onere di provare la realtà delle operazioni si sposta sul contribuente.
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Giudicato penale assolutorio: efficacia nel Fisco
Un professionista, assolto in sede penale per reati fiscali, si vede notificare accertamenti basati sul raddoppio dei termini. La Cassazione, applicando una nuova norma sul giudicato penale assolutorio, cassa la decisione di merito che aveva ritenuto legittima la pretesa del Fisco. Il caso è rinviato per verificare se i fatti del processo penale e tributario coincidono, affermando l'efficacia vincolante della sentenza penale.
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Raddoppio termini accertamento: non per il coobbligato
Una società beneficiaria di una scissione parziale impugnava delle cartelle di pagamento per debiti tributari della società scissa. La Cassazione ha chiarito che il raddoppio termini accertamento per reati fiscali opera solo nei confronti del debitore principale e non si estende automaticamente al coobbligato solidale. Tuttavia, il ricorso è stato rigettato perché il coobbligato, impugnando la propria cartella, non può contestare la legittimità dell'avviso di accertamento notificato al debitore principale.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro due contribuenti, stabilendo la legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale. La sentenza chiarisce che, in presenza di indizi di reato tributario che comportano l'obbligo di denuncia, il prolungamento dei termini è applicabile. La Corte ha cassato la decisione precedente per vizio di motivazione, ritenendola meramente apparente e per omessa pronuncia su uno specifico motivo di appello.
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Costi da reato: la Cassazione rinvia per nuova legge
Un gruppo bancario ha contestato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che negava la deducibilità di ingenti costi, qualificandoli come "costi da reato". La controversia è giunta in Cassazione, la quale, anziché decidere nel merito, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La Corte ha sospeso il giudizio a causa dell'entrata in vigore di una nuova legge (ius superveniens) che modifica le sanzioni fiscali, assegnando alle parti e al Pubblico Ministero un termine per presentare osservazioni sulla sua applicabilità al caso.
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Raddoppio termini accertamento: limiti per l’IRAP
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato temi cruciali come il raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte ha stabilito che tale raddoppio non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a questa imposta non sono penalmente rilevanti. La sentenza ha inoltre chiarito che una notifica nulla (ma non inesistente) all'avvocato sbagliato è sanata dalla costituzione in giudizio della parte, escludendo la formazione del giudicato. Infine, è stato ribadito che la violazione del contraddittorio richiede la 'prova di resistenza' da parte del contribuente.
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Raddoppio termini accertamento: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20400/2024, ha affrontato il tema del raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte ha confermato la legittimità dell'estensione dei termini per IRES e IVA anche in caso di denuncia penale tardiva, ma ha annullato l'accertamento ai fini IRAP. La motivazione risiede nel fatto che il raddoppio è previsto solo per violazioni che costituiscono reato, categoria a cui non appartengono quelle relative all'IRAP. La sentenza ha inoltre esaminato la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e onere prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20060/2024, ha respinto il ricorso di due società contro l'Agenzia delle Entrate. La Corte ha confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento fiscale, stabilendo che è sufficiente la mera sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale. Inoltre, ha ribadito i principi sull'onere probatorio in materia tributaria e confermato il diritto dell'Amministrazione finanziaria alla rifusione delle spese legali anche quando difesa dai propri funzionari.
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Raddoppio dei termini: quando sollevare l’eccezione?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro un accertamento basato su fatture fittizie, chiarendo aspetti cruciali sul raddoppio dei termini. La sentenza stabilisce che l'eccezione di decadenza per la scadenza dei termini di accertamento deve essere sollevata nel primo grado di giudizio, non in appello. Inoltre, la Corte ha validato l'uso di prove presuntive a catena, smentendo l'esistenza di un divieto di "doppia presunzione", purché ogni inferenza sia logicamente fondata su fatti noti e provati.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e reati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17380/2024, ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale si applica quando sussistono seri indizi di un reato tributario che impongono un obbligo di denuncia. Questa condizione opera indipendentemente dalla presentazione effettiva della denuncia o dall'esito del successivo procedimento penale. Il caso riguardava un professionista che contestava avvisi di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni inesistenti.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio termini accertamento fiscale si applica quando esiste l'obbligo di denuncia per reati tributari, indipendentemente da quando la denuncia sia stata effettivamente presentata. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società fallita, cassando la sentenza che aveva negato il raddoppio perché la denuncia era successiva alla scadenza dei termini ordinari.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e raddoppio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16493/2024, ha rigettato il ricorso di una società, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova in caso di operazioni inesistenti. Se l'Amministrazione finanziaria fornisce elementi presuntivi sulla fittizietà delle operazioni, spetta al contribuente dimostrarne l'effettività. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di indizi di reato tributario e ha stabilito la natura sostanziale e non retroattiva della nuova disciplina sulla prova introdotta dall'art. 7, comma 5-bis, del d.lgs. n. 546/1992.
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Raddoppio dei termini: onere della prova sul Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale non è automatico. L'Amministrazione Finanziaria ha l'onere di dimostrare concretamente i presupposti dell'obbligo di denuncia penale a carico del contribuente, inclusa la potenziale configurabilità di un reato tributario che superi le soglie di punibilità. In assenza di tale prova, l'avviso di accertamento notificato oltre i termini ordinari è illegittimo.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16314/2024, ha stabilito che la norma sul raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale di capitali detenuti in paradisi fiscali ha natura procedurale e non sostanziale. Di conseguenza, si applica il principio 'tempus regit actum' e la norma può essere utilizzata per accertamenti notificati dopo la sua entrata in vigore, anche se relativi a periodi d'imposta precedenti. La Corte ha così accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la decisione di merito che aveva dichiarato nullo un avviso di accertamento per decorrenza dei termini ordinari.
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Frode carosello: Cassazione su termini e accertamenti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15436/2024, ha rigettato il ricorso di una società coinvolta in una complessa frode carosello sull'IVA. La Corte ha confermato la legittimità degli avvisi di accertamento, chiarendo punti fondamentali: la suddivisione interna di competenze di un ufficio fiscale non invalida l'atto; una precedente verifica senza emissione di accertamento non preclude un successivo controllo; il raddoppio dei termini per l'accertamento scatta in presenza dell'obbligo di denuncia penale, a prescindere dalla data di presentazione della stessa.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15114/2024, ha chiarito la disciplina del raddoppio termini accertamento per redditi derivanti da investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che, sebbene la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non sia retroattiva, le norme che raddoppiano i termini per l'accertamento e le sanzioni hanno natura procedurale e, quindi, si applicano anche ai periodi d'imposta precedenti, purché i termini non fossero già scaduti all'entrata in vigore della legge. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente con investimenti non dichiarati in un paradiso fiscale per l'anno 2004 viene raggiunto da un avviso di accertamento. La Cassazione chiarisce che, sebbene la presunzione legale di evasione non sia retroattiva, il raddoppio termini accertamento, essendo una norma procedurale, si applica agli anni d'imposta precedenti all'entrata in vigore della legge, purché i termini non fossero già scaduti. La Corte accoglie parzialmente il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15072/2024, si è pronunciata sulla retroattività delle norme relative a investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito una distinzione cruciale: la presunzione legale di evasione è una norma sostanziale e non retroattiva. Al contrario, il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale è di natura procedurale e si applica retroattivamente ai periodi d'imposta per cui i termini non erano ancora scaduti, legittimando l'azione dell'amministrazione finanziaria anche per annualità remote.
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Interposizione fittizia: Cassazione su frode fiscale
La Corte di Cassazione ha confermato gli avvisi di accertamento a carico di alcuni soci di fatto di una società, ritenendo legittima l'imputazione dei redditi societari per trasparenza. Secondo la Corte, il complesso meccanismo di cessione e riacquisto di quote sociali era una forma di interposizione fittizia finalizzata a una frode fiscale, ovvero a neutralizzare l'imponibile. È stato inoltre confermato il raddoppio dei termini per l'accertamento, data la sussistenza di indizi di reato. La Corte ha stabilito che, a fronte di redditi dichiarati dalla società, spetta ai soci contribuenti l'onere di provare la loro inesistenza, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e termini
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per costi legati a operazioni inesistenti. La Cassazione ha confermato l'accertamento per IRES e IVA, chiarendo che una volta fornita la prova presuntiva dall'Agenzia delle Entrate, l'onere di dimostrare l'effettività delle operazioni passa al contribuente. La Corte ha però annullato l'accertamento relativo all'IRAP, poiché il raddoppio dei termini previsto in caso di reati tributari non si applica a tale imposta.
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