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LexCEDpedia

Quantum Della Pena

Definizione

La misura o quantità esatta della sanzione penale applicata dal giudice.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 70 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 84% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 14%
  • Rigettato 2%
  • Inammissibile 84%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 780%
  • Penale Sez. 112%
  • Penale Sez. 58%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 5582/2014in 3 provvedimenti
  • Cass. 22002/2019in 7 provvedimenti
  • Cass. 944/2019in 5 provvedimenti
  • Cass. S.U. 47127/2021in 5 provvedimenti
  • Cass. 5582/2013in 5 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentato furto aggravato: ricorso generico e conferma della pena
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato in concorso, con l'aggravante della recidiva reiterata. La difesa ha presentato ricorso per cassazione lamentando la mancata applicazione della pena nel minimo edittale, ritenendo violati i criteri di valutazione giudiziale. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto riproduceva in modo generico le stesse censure già respinte in secondo grado, omettendo una critica specifica contro la decisione impugnata. La Corte d'Appello aveva infatti già motivato in modo logico la quantificazione della pena, considerando le modalità concrete del fatto e i precedenti penali del colpevole. L'imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: pena confermata
L'Imputato ha concordato una pena con il pubblico ministero davanti al Tribunale per reati in materia di stupefacenti. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso per cassazione contro patteggiamento denunciando la carenza di motivazione del giudice in merito alla quantificazione della pena concordata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La legge limita tassativamente le impugnazioni contro le sentenze di patteggiamento ai soli casi di evidente illegalità della pena o di mancata espressione del consenso. La contestazione della motivazione sul calcolo della sanzione concordata non rientra tra i motivi consentiti. I giudici hanno condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento contestato: inammissibilità ricorso per Cassazione
Un Lavoratore ha proposto ricorso per cassazione contro una sentenza di patteggiamento che gli aveva applicato una pena per vari reati. Il Lavoratore lamentava una presunta non corrispondenza tra la sentenza e l'accordo di patteggiamento, sia sul quantum della pena (l'ammontare della pena) sia sul riconoscimento della continuazione tra i reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità ricorso patteggiamento. Ha motivato questa decisione basandosi sull'articolo 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale. Questa norma limita i motivi di ricorso contro le sentenze di patteggiamento a casi specifici, come l'illegalità della pena o il difetto di correlazione con la richiesta. Il ricorso del Lavoratore non rientrava in questi limiti.
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Affidamento in prova: l’ammissione di colpa non è sempre necessaria
Un condannato ha richiesto l'ammissione alla semilibertà e all'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto entrambe le istanze. Per la semilibertà, ha ritenuto che il condannato non avesse espiato il quantum di pena richiesto. Per l'affidamento in prova, ha evidenziato la gravità del reato e la mancata ammissione dei fatti. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza. Ha chiarito che la mancata ammissione di colpa non preclude l'affidamento in prova se il condannato collabora al percorso rieducativo. Inoltre, ha ribadito l'irretroattività delle norme sui reati ostativi, modificando il calcolo della pena per la semilibertà.
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Omissione di soccorso stradale: la fuga costa la condanna
Un automobilista è stato condannato per i reati di fuga e omissione di soccorso stradale dopo un sinistro con feriti. La polizia giudiziaria ha identificato il conducente grazie alle dichiarazioni della persona offesa e agli accertamenti sul veicolo. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e l'eccessiva severità della pena inflitta. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha riproposto le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza formulare una critica argomentata. La Suprema Corte ha confermato la condanna, evidenziando la pervicacia della condotta e i precedenti specifici dell'automobilista, condannandolo anche a tremila euro per la Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: quando la pena non si discute
Un Lavoratore ha ricevuto una condanna tramite patteggiamento per reati di detenzione e cessione di stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la mancata specificazione dei criteri di calcolo del quantum della pena per i diversi episodi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile patteggiamento, ribadendo che i motivi di impugnazione contro il patteggiamento sono limitati. Non si può contestare la dosimetria della pena se non vi è illegalità, né la motivazione sulla colpevolezza, poiché l'imputato ha acconsentito alla pena.
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Ricorso Penale Inammissibile: Appello Respinto, Condanna Confermata
Un Lavoratore è stato condannato per reati legati agli stupefacenti. Ha presentato un ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello, contestando la mancanza di prove sulla detenzione della droga e l'eccessiva pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che le contestazioni fossero una semplice ripetizione di quelle già respinte in appello. I giudici hanno confermato la responsabilità del Lavoratore, considerando la gravità del fatto e i suoi precedenti penali. Il ricorso è stato respinto, e il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Revoca dell’affidamento in prova: abuso di alcol e carcere
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova per un condannato trovato ripetutamente in stato di ebbrezza alcolica. Tale comportamento risultava incompatibile con le finalità del percorso rieducativo. L'uomo ha presentato ricorso per Cassazione contestando la carenza di motivazione e la mancata quantificazione della pena residua da scontare. La Suprema Corte ha giudicato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. L'ordinanza del tribunale conteneva con chiarezza la data di decorrenza della violazione e le ragioni dell'incompatibilità della condotta. Il condannato deve quindi tornare in carcere per espiare la pena restante e pagare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Appropriazione indebita: ricorso inammissibile per mancata specificità
Un Imputato, già condannato per appropriazione indebita (art. 646 c.p.), ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la sua colpevolezza e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha motivato che il ricorso non era specifico, mancando di elementi concreti e di un confronto adeguato con le argomentazioni della sentenza di appello. Anche le doglianze sulla pena sono state ritenute inammissibili, poiché la quantificazione rientra nella discrezionalità del giudice di merito. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Patteggiamento e sospensione condizionale: accordo integro
L'Imputato ha concordato con la pubblica accusa una pena ridotta per il reato di rissa, subordinando espressamente l'accordo al beneficio della sospensione della pena. Il Tribunale ha accolto la richiesta e inflitto la condanna concordata, dimenticando tuttavia di concedere il beneficio pattuito. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio. La Suprema Corte ha chiarito che in tema di patteggiamento e sospensione condizionale il giudice non può modificare l'accordo: deve accoglierlo integralmente oppure respingerlo. L'omissione sul beneficio rende la decisione priva di correlazione con la volontà delle parti.
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Ricorso per patteggiamento: l’accordo preclude i ripensamenti
L'Imputato ha concordato con il pubblico ministero l'applicazione della pena di due anni di reclusione e una multa per reati in materia di stupefacenti. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso per patteggiamento contestando la mancanza di motivazione sul calcolo della pena e sulla qualificazione del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge limita rigidamente i motivi di ricorso contro le sentenze patteggiate, escludendo contestazioni generiche sulla misura della pena concordata. I giudici hanno condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per colpa processuale.
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Computo della pena: decide il giudice e non il PM
Un condannato ha presentato istanza per ottenere la rideterminazione della sanzione e il computo della pena già sofferta per oltre due anni di reclusione senza titolo valido. La Corte di appello ha rigettato la domanda sostenendo che tale calcolo spettasse unicamente al Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione impugnata. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione ha il dovere di intervenire quando occorre valutare la fungibilità del carcere preventivo e suddividere le singole frazioni di pena per i reati commessi.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata motivazione sulla determinazione della pena stabilita con una sentenza di concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, il ricorso è limitato solo a questioni sulla formazione della volontà delle parti, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Le contestazioni sul calcolo della pena sono escluse, a meno che la sanzione non sia illegale. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: pena minima e condanna
L'Imputato è stato condannato per furto aggravato di energia elettrica e spaccio di stupefacenti. Contro la sentenza della Corte d'Appello, la difesa ha proposto ricorso contestando unicamente la misura della pena applicata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché il motivo presentato era del tutto generico e privo di un confronto critico con le motivazioni della sentenza impugnata. I giudici hanno evidenziato come la pena base fosse stata fissata persino al di sotto del minimo edittale. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: pena ridotta ma l’aumento resta severo
Il caso riguarda la richiesta di continuazione dei reati formulata dal Ricorrente in relazione a due condanne definitive per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta, rideterminando la pena complessiva in 12 anni, 3 mesi e 16 giorni di reclusione, applicando un aumento di 6 anni per il reato satellite. Il Ricorrente ha impugnato la decisione contestando la misura dell'aumento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. Se la motivazione e logica, coerente e basata su elementi concreti (come la gravita della condotta e il ruolo nel sodalizio), la Cassazione non puo rivalutare la congruita del trattamento sanzionatorio.
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Concordato in appello: no al ricorso sulla misura della pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena stabilita a seguito di un concordato in appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo sulla pena limita fortemente le possibilità di impugnazione. In particolare, le contestazioni sul calcolo concreto della sanzione non sono ammissibili, a meno che non si tratti di una pena illegale, ossia del tutto estranea ai limiti previsti dalla legge. Di conseguenza, l'accordo raggiunto in secondo grado rimane pienamente valido ed efficace.
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Rideterminazione della pena nel giudizio di rinvio senza sconti
Il caso riguarda un uomo condannato per il furto di oggetti all'interno di un'auto. Dopo un primo annullamento della Cassazione per un errore nel calcolo della pena, la Corte d'Appello, in sede di rinvio, ha ridotto la sanzione rispettando i limiti di legge. L'imputato ha proposto un nuovo ricorso lamentando la mancanza di una specifica motivazione sulla scelta di applicare comunque il massimo aumento previsto per la recidiva. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rideterminazione della pena nel giudizio di rinvio, volta solo a ricondurre la sanzione nei limiti legali, non richiede una nuova motivazione sulle scelte discrezionali di severità già ampiamente giustificate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: il confine tra uso e spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre soggetti condannati per reati legati alla detenzione di sostanze stupefacenti e di materiale esplosivo. Due imputati erano stati sorpresi a gestire una coltivazione di marijuana con annesso laboratorio di confezionamento in un casolare, dove custodivano anche ordigni esplosivi appartenenti a un terzo complice. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale della droga e la natura non micidiale degli ordigni, i giudici hanno confermato la condanna. La Suprema Corte ha ribadito che la destinazione allo spaccio si desume da elementi oggettivi, come la strumentazione e il quantitativo di dosi ricavabili, e che la micidialità degli esplosivi si valuta in base alla loro potenziale forza distruttiva e alle modalità di conservazione. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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Concordato in appello: il patto che blocca la Cassazione
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza emessa a seguito di concordato in appello, lamentando la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento e l'assenza di motivazione sulla misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, il ricorso per cassazione è limitato a vizi specifici, come la formazione della volontà o l'illegalità della pena. Non è invece possibile contestare la mancata applicazione del proscioglimento o la quantificazione della sanzione concordata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Esclusione della recidiva: la pena può non diminuire? Il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la mancata riduzione della pena nonostante l'esclusione della recidiva. L'imputato sosteneva che, eliminata l'aggravante, la sanzione dovesse diminuire. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale: se il giudice di primo grado non ha concretamente utilizzato la recidiva per aumentare la pena, la sua successiva eliminazione formale non ha alcun effetto sul calcolo finale. La pena originaria, non essendo stata aggravata, è stata quindi correttamente confermata. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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