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Proscioglimento Ex Art. 129 C.P.P.

Definizione

Una sentenza di assoluzione immediata che il giudice deve pronunciare in ogni fase del processo se risulta evidente che l'imputato non ha commesso il fatto o che il fatto non costituisce reato.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 220 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 99% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 1%
  • Rigettato 0%
  • Inammissibile 99%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 760%
  • Penale Sez. 232%
  • Penale Sez. 57%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 39663/2004in 6 provvedimenti
  • Cass. 15601/2008in 6 provvedimenti
  • Cass. 40573/2008in 6 provvedimenti
  • Cass. 35846/2024in 5 provvedimenti
  • Cass. 20967/2009in 6 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso contro il patteggiamento: accordo chiuso e multa
L'Imputato ha concordato una pena davanti al Tribunale per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. La legge limita tassativamente le ragioni per contestare una pena concordata, escludendo censure generiche sulla motivazione dell'assoluzione, specie quando i verbali di perquisizione e sequestro dimostrano l'attività di spaccio con droghe, bilancino e contabilità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: limiti
L'imputata ha concordato la propria pena dinanzi al tribunale tramite accordo tra le parti. Successivamente, la persona condannata ha promosso un ricorso per cassazione contro patteggiamento, sostenendo che il giudice non avesse esaminato i presupposti per un immediato proscioglimento. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione. La legge impedisce infatti di contestare la mancata assoluzione d'ufficio dopo aver concordato volontariamente la sanzione penale. I giudici di legittimità hanno respinto l'istanza con procedura immediata. L'imputata ha subito la condanna al pagamento di tutte le spese di giustizia e al versamento di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: patteggia la pena ma ricorre invano
L'Imputato, accusato di concorso in rapina aggravata e lesioni personali, ha concordato la rideterminazione della pena davanti alla Corte di Appello tramite l'istituto previsto dalla legge. I giudici di secondo grado hanno concesso le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti. Successivamente, l'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la Corte di Appello avrebbe omesso di motivare sulla presenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli punti concordati a causa della rinuncia ai motivi di impugnazione. L'Imputato è stato quindi condannato alle spese di giustizia e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: accordo e sanzione
Un uomo accusa se stesso e accetta un patteggiamento per rapina, lesioni e armi, concordando una pena specifica davanti al Tribunale. Subito dopo, la sua difesa presenta un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'eccessività della sanzione e la mancata verifica di un possibile proscioglimento immediato. La Suprema Corte dichiara l'impugnazione del tutto inammissibile: la legge consente di contestare l'accordo solo per vizi evidenti sul consenso o palesi illegalità della sanzione, vietando ripensamenti generici. L'uomo perde il giudizio e riceve una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende, oltre al pagamento delle spese legali.
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Ricorso contro patteggiamento: accordo valido e maxi sanzione
Due imputati hanno concordato la pena con la Procura davanti al Tribunale per reati in materia di sostanze stupefacenti. Successivamente, entrambi hanno impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la nullità della decisione perché il giudice si era limitato a recepire il contenuto del patto senza elaborare una motivazione autonoma. I giudici di legittimità hanno respinto duramente l'impugnazione, confermando la piena validità della sentenza impugnata. La Corte ha stabilito che il ricorso contro patteggiamento è inammissibile quando contesta la motivazione ordinaria o il calcolo della pena senza provare che la sanzione finale violi i limiti fissati dalla legge. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso definitivamente la causa e hanno subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: accordo valido e ricorso respinto
L'Imputato, condannato in primo grado per rapina aggravata, ha definito il secondo grado attraverso il concordato in appello, concordando una riduzione di pena e rinunciando agli altri motivi di censura. Successivamente, la difesa ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata verifica della sussistenza del fatto-reato e l'omesso proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile con procedura de plano. I giudici hanno chiarito che l'accordo processuale non ammette ripensamenti unilaterali: chi sceglie il concordato in appello non può poi contestare la propria colpevolezza o il merito dell'imputazione. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio, oltre al versamento di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: stop ai vizi di motivazione
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena davanti al Giudice dell'udienza preliminare, chiudendo il processo penale tramite accordo. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso per cassazione lamentando una carenza di motivazione del provvedimento. La Suprema Corte ha confermato la validità della decisione originaria. I giudici di legittimità hanno ricordato che il sindacato sul rito speciale ha confini ristretti. Il magistrato deve solo verificare la corretta qualificazione del fatto e l'eventuale sussistenza delle cause di immediato proscioglimento. Di conseguenza, il ricorso contro il patteggiamento basato sulla semplice motivazione stringata è inammissibile e comporta la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: accordo e rigetto
L'Imputato concordava l'applicazione della pena tramite accordo formale davanti al tribunale. Successivamente, la difesa proponeva ricorso per cassazione contro patteggiamento, lamentando la mancata verifica preventiva dell'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta senza udienza, dichiarando l'impugnazione del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge limita rigorosamente le ipotesi di contestazione contro le sentenze patteggiate. L'accordo iniziale preclude censure generiche sul merito o sull'assenza di cause di non punibilità. L'Imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro destinata alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: quando l’appello non basta
Un Imputato, condannato per furto aggravato tramite patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione. Lamentava la mancata verifica di eventuali cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile patteggiamento. Ha chiarito che le sentenze di patteggiamento possono essere impugnate solo per motivi specifici, come vizi di volontà o illegalità della pena. La mancata verifica di cause di proscioglimento non rientra in questi casi. L'Imputato è stato condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna
Un imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per i reati di oltraggio a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, ha impugnato la sentenza della Corte di Appello davanti ai giudici di legittimità. Il ricorrente lamentava una presunta carenza di motivazione sulla responsabilità penale, il mancato proscioglimento immediato e l'eccessività della pena inflitta. La Corte di Cassazione ha riscontrato motivi del tutto vaghi, privi di confronto con le argomentazioni dei giudici territoriali e privi di prove a discarico. La Suprema Corte ha pertanto pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando in via definitiva la condanna e imponendo all'imputato il pagamento delle spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro.
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Ricorso contro il patteggiamento: limiti e rischi di sanzione
L'Imputato ha concordato una pena davanti al Tribunale mediante patteggiamento. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di non aver commesso il fatto e lamentando il mancato proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento, confermando che la legge consente l'impugnazione solo per motivi tassativi come vizi del consenso, errata qualificazione giuridica o illegalità della pena. La contestazione della responsabilità nel merito non è ammessa dopo aver patteggiato. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Sentenza di patteggiamento: accordo chiuso e ricorso respinto
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena davanti al Tribunale. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il giudice avrebbe omesso di valutare le condizioni per un proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La legge stabilisce limiti rigorosi per impugnare una sentenza di patteggiamento. Non è consentito contestare la mancanza di motivazione sull'eventuale proscioglimento una volta scelto il rito alternativo. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la decisione e condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione patteggiamento: stop ai vizi di motivazione
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena davanti al Tribunale, ma ha successivamente presentato un ricorso per cassazione patteggiamento. La difesa ha lamentato un presunto vizio di motivazione della sentenza, sostenendo che il giudice non avesse esaminato i presupposti per un immediato proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La legge prevede casi rigidamente tassativi per impugnare una sentenza concordata e limita i motivi a violazioni specifiche del testo normativo, escludendo il semplice difetto motivazionale. I giudici hanno respinto l'istanza e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: Patteggiamento e Mancato Proscioglimento
Un Lavoratore ha accettato un patteggiamento per un reato di rapina (Art. 628 c.p.). Successivamente, ha presentato un ricorso in Cassazione lamentando il mancato proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudice, in caso di patteggiamento, non deve motivare il mancato proscioglimento se non emergono elementi concreti per cause di non punibilità. Nel caso specifico, tali elementi non sono stati riscontrati. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
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Impugnazione del patteggiamento: limiti di legge e sanzioni
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena con il giudice per un reato legato agli stupefacenti. Successivamente, il suo difensore ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la carenza di motivazione circa la mancata assoluzione d'ufficio. La Corte Suprema ha respinto l'atto dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del patteggiamento è limitata a casi tassativi previsti dalla legge, tra cui non rientra il difetto di motivazione sull'art. 129 c.p.p. La proposizione di un motivo non consentito ha comportato la condanna al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Sentenza di patteggiamento: l’accordo chiude il ricorso generico
Un imputato accusato di reati di droga ha concordato la pena con il pubblico ministero davanti al Tribunale. Successivamente, la difesa ha impugnato la sentenza di patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata suddivisione dettagliata della pena per ciascun episodio e l'assenza di motivazione sul sequestro di denaro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'onere di motivazione per questo rito speciale è sintetico: il tribunale deve solo verificare la correttezza dell'accordo, la qualificazione giuridica e l'assenza di cause evidenti di assoluzione. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente alle spese e a una sanzione di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento bocciato e sanzione
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena davanti al Tribunale. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando una mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento immediato e contestando la motivazione del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. La legge limita rigidamente i motivi di impugnazione delle sentenze concordate, escludendo le censure sulla motivazione e sul mancato proscioglimento. L'Imputato ha subito la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento concordato e ricorso per Cassazione inammissibile
Un imputato concorda con la pubblica accusa l'applicazione della pena per reati legati agli stupefacenti. Successivamente propone un ricorso per cassazione contro patteggiamento, contestando la mancanza di motivazione del giudice sul mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La legge limita in modo tassativo i motivi per impugnare una sentenza concordata. L'omessa motivazione sulle cause di non punibilità immediata non rientra tra i casi consentiti. I giudici condannano il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Accordo e ricorso contro il patteggiamento: i limiti
L'Imputato, accusato di usura ed estorsione con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa, concordava una pena di due anni di reclusione senza pene sostitutive, dopo che il giudice aveva respinto la detenzione domiciliare per divieto normativo sui reati gravi. Successivamente, la difesa proponeva ricorso contro il patteggiamento, contestando la costituzionalità del divieto di conversione della pena e lamentando la mancata motivazione sull'aggravante mafiosa e sul proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento: l'accordo finale aveva superato la precedente istanza e la legge limita tassativamente le censure ammissibili contro la sentenza concordata, escludendo i vizi di pura motivazione. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato alle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento tra accordo e sanzione
Un'imputata concorda con il pubblico ministero l'applicazione della pena per il reato di tentata rapina tramite patteggiamento davanti al Giudice per le indagini preliminari. Successivamente, la difesa propone ricorso per cassazione lamentando la mancata valutazione di cause di non punibilità o proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La legge stabilisce limiti rigorosi all'impugnazione della sentenza concordata. Il ricorso contro il patteggiamento non può contestare il mancato proscioglimento. Di conseguenza, l'imputata perde il giudizio e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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