LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Profitto Del Reato — Anno 2023

Altri anni per Profitto Del Reato

Provvedimenti

Responsabilità amministrativa degli enti: sequestro di milioni
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre 22 milioni di euro nei confronti di un istituto di credito. L'ente era accusato di riciclaggio per aver consentito il transito di flussi finanziari illeciti provenienti da frodi fiscali e appropriazioni indebite, grazie all'operato di alcuni suoi dirigenti. La difesa sosteneva che il profitto confiscabile dovesse limitarsi alla sola commissione trattenuta dall'ente. La Suprema Corte ha invece stabilito che, trattandosi di un'attività interamente illecita volta all'occultamento di capitali, l'intero importo confluito nei conti correnti costituisce il profitto del reato. Di conseguenza, si applica la disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti, legittimando il sequestro dell'intera somma depositata presso la banca.
Continua »
Sequestro preventivo: conti bloccati anche per fondi successivi
Il Rappresentante Legale di una società ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, emesso per reati tributari, che ha colpito i conti correnti societari e personali. La difesa sosteneva l'illegittimità del blocco sui conti per somme confluite dopo il reato e criticava la scelta dei conti operata dalla polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il sequestro preventivo sui conti della società costituisce sempre confisca diretta del profitto, anche per somme successive. Inoltre, la polizia giudiziaria ha la discrezionalità di individuare i beni da bloccare quando il decreto indica un valore complessivo. Infine, le somme depositate successivamente sui conti personali dell'indagato possono essere legittimamente sequestrate per equivalente. Il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese.
Continua »
Confisca del profitto del reato: legittimi i sigilli ai contanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di stupefacenti, confermando la legittimità della confisca del profitto del reato applicata a 450 euro in contanti sequestrati al momento dell'arresto. La difesa sosteneva erroneamente che la misura fosse una confisca allargata, esclusa per i casi di lieve entità. I giudici hanno chiarito che il Tribunale ha disposto una ordinaria confisca del profitto del reato ai sensi dell'articolo 240 del codice penale, poiché il denaro costituiva il provento diretto dell'attività illecita. Di conseguenza, non si applicano i limiti previsti per la confisca per equivalente o allargata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Confisca del denaro: no al sequestro se c’è solo detenzione
Il Tribunale applicava all'Imputato, tramite patteggiamento per detenzione illecita di stupefacenti di lieve entità, la pena di otto mesi di reclusione e la confisca del denaro sequestrato. L'Imputato proponeva ricorso in Cassazione, contestando la confisca del denaro poiché priva di nesso con la mera detenzione della droga e derivante da un precedente lavoro regolare. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che nei casi di sola detenzione di stupefacenti non è ammessa la confisca ordinaria del denaro se manca la prova del nesso con l'attività di spaccio. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio la decisione limitatamente alla confisca, ordinando la restituzione della somma all'Imputato.
Continua »
Omesso versamento IVA: la confisca scatta anche senza incassi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro la confisca di oltre un milione di euro disposta a seguito di patteggiamento per il reato di omesso versamento IVA e reati fallimentari. L'imprenditore sosteneva che non vi fosse alcun profitto confiscabile poiché i clienti non avevano pagato le fatture emesse. I giudici hanno invece chiarito che il profitto del reato di omesso versamento IVA coincide con il risparmio economico derivante dal mancato versamento dell'imposta dichiarata. L'obbligo fiscale sorge con l'emissione della fattura, a prescindere dall'effettivo incasso del corrispettivo. Di conseguenza, la confisca per equivalente è legittima e obbligatoria anche in sede di patteggiamento, indipendentemente dall'accordo tra le parti. L'imprenditore perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Confisca obbligatoria nel patteggiamento: no allo scudo sui beni
Il Tribunale applicava all'Imputato la pena concordata per reati di corruzione e turbativa d'asta, disponendo la confisca di circa tredicimila euro come profitto del reato. L'Imputato ricorreva in Cassazione, sostenendo che la confisca non potesse essere ordinata poiché non inclusa nell'accordo di patteggiamento e resa impossibile dalla mancata accettazione della restituzione da parte dei coindagati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la restituzione del profitto è un requisito di ammissibilità del rito, ma la sua mancata esecuzione non impedisce la confisca. Nei reati contro la pubblica amministrazione, la confisca obbligatoria nel patteggiamento coesiste con l'accordo sulla pena: se il profitto non viene restituito spontaneamente, lo Stato deve comunque procedere al suo sequestro definitivo, indipendentemente dall'accordo tra le parti.
Continua »
Sequestro preventivo: legittimo anche se i beni sono di terzi
Il Tribunale del riesame ha ripristinato il sequestro preventivo di trecentomila euro a carico di un indagato per corruzione. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando che duecentomila euro appartenevano in realtà alla società del padre, soggetto estraneo ai fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'indagato non ha la legittimazione ad agire per contestare il sequestro di beni di terzi se dichiara di non avere alcun legame con essi. Inoltre, la Corte ha confermato che il prezzo della corruzione può comprendere anche somme destinate a soggetti terzi rispetto al pubblico ufficiale.
Continua »
Confisca obbligatoria nei reati tributari: condanna senza scampo
Il Tribunale ha condannato l'Imputata per reati fiscali legati all'uso ed emissione di fatture false, omettendo tuttavia di disporre la misura della confisca dei beni. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione lamentando la violazione di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca obbligatoria nei reati tributari rappresenta un dovere inderogabile per il giudice, anche in assenza di un precedente sequestro. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata confisca, rinviando la decisione alla Corte d'appello per l'applicazione della misura, mentre la condanna penale principale è rimasta definitiva.
Continua »
Confisca di denaro: no al sequestro senza legame con la droga
L'Imputato ha patteggiato la pena per la detenzione di un grammo di cocaina e la ricettazione di nove telefoni. Il Tribunale ha disposto anche la confisca di denaro per un valore di 2.575 euro, considerandolo provento del reato. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di prove sul legame tra la somma e il reato di detenzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca di denaro è legittima solo se esiste un nesso diretto tra la somma e lo specifico reato contestato. Poiché la semplice detenzione di droga non genera di per sé un profitto economico, la Corte ha annullato la confisca e ordinato la restituzione del denaro.
Continua »
Falsi crediti e indebita percezione di erogazioni pubbliche
Una famiglia di imprenditori edili ha creato un sistema di false fatturazioni per lavori di ristrutturazione mai eseguiti o gonfiati, ottenendo oltre due milioni e mezzo di euro in crediti d'imposta legati al Superbonus. Il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo dei crediti e dei beni. Gli indagati hanno fatto ricorso, sostenendo che il reato non fosse consumato fino all'effettivo utilizzo in compensazione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche si consuma nel momento in cui lo Stato riconosce il credito d'imposta fittizio, poiché questo entra immediatamente nel patrimonio del beneficiario ed è monetizzabile. Di conseguenza, il sequestro di crediti e beni equivalenti è pienamente legittimo.
Continua »
Confisca del profitto del reato: no ai soldi dello spaccio
Il Tribunale applicava a un imputato, tramite patteggiamento, la pena di quattro mesi di reclusione per spaccio di cocaina, disponendo la confisca del denaro trovato in suo possesso. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di prove sul legame tra la somma sequestrata e l'attività illecita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la misura costituisce una legittima confisca del profitto del reato, giustificata dalle dichiarazioni degli acquirenti e dall'assenza di un lavoro lecito del condannato. Inoltre, la Cassazione ha sancito che chi vende droga compie un negozio contrario alla legge e non ha alcun diritto legale alla restituzione del denaro ricevuto come pagamento, a meno che non ne dimostri una diversa e lecita provenienza.
Continua »
Confisca obbligatoria: il patteggiamento non salva i beni
Il GIP del Tribunale di Mantova applicava agli imputati la pena concordata per reati tributari, omettendo però di disporre la confisca obbligatoria del profitto dei reati. Il Procuratore generale ricorreva in Cassazione lamentando tale omissione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa confisca obbligatoria nei reati tributari rappresenta un'illegalità della sentenza di patteggiamento, censurabile in Cassazione. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata pronuncia sulla confisca obbligatoria e ha rinviato il caso al Tribunale per la quantificazione delle somme da confiscare.
Continua »
Assoluzione ma beni sequestrati: stop alla confisca per equivalente
Alcuni contribuenti, condannati in primo grado per reati tributari con contestuale confisca dei beni, venivano parzialmente assolti in appello. Tuttavia, la Corte d'Appello ometteva di revocare la misura patrimoniale sui beni legati ai reati per cui era intervenuta l'assoluzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che la confisca per equivalente presuppone necessariamente una sentenza di condanna o di patteggiamento. Di conseguenza, in mancanza di condanna per quei determinati reati, la misura non può essere mantenuta. La sentenza è stata annullata sul punto con rinvio ad altra sezione per la rivalutazione della confisca.
Continua »
Confisca per usura: reato prescritto ma il profitto si perde
Un uomo, accusato del reato di usura, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che, pur dichiarando la prescrizione del reato, ha confermato la confisca di 12.000 euro, considerati il profitto dell'attività illecita. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la confisca per usura ha natura diretta e preventiva quando ha per oggetto il denaro corrispondente agli interessi usurari percepiti. Di conseguenza, tale misura resta valida e obbligatoria anche se il reato si è estinto per prescrizione, purché sia stata precedentemente accertata la responsabilità dell'imputato nei gradi di giudizio precedenti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Indebita compensazione: debito rateizzato ma sequestro confermato
L'Amministratore di una società è stato accusato del reato di indebita compensazione per aver utilizzato crediti INPS inesistenti, pari a oltre 447mila euro, per azzerare debiti previdenziali tramite modelli F24. La difesa ha sostenuto che, a seguito di un accertamento dell'ente previdenziale e dell'avvio di un piano di rateizzazione, il profitto del reato non fosse configurabile o dovesse essere ridotto per evitare una duplicazione sanzionatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il reato si consuma al momento della presentazione del modello F24 e che le vicende successive non cancellano il profitto iniziale. Tuttavia, i giudici hanno confermato che il sequestro preventivo deve essere ridotto in misura pari alle rate effettivamente pagate all'Amministrazione finanziaria per evitare una doppia sanzione.
Continua »
Confisca per equivalente: il patteggiamento non salva il profitto
Un cittadino ha ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza per oltre quattromila euro, dichiarando falsamente che il figlio fosse disoccupato. Il Tribunale ha applicato la pena concordata tramite patteggiamento, ma ha omesso di disporre la confisca della somma percepita. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione davanti alla Suprema Corte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente è una misura sanzionatoria obbligatoria anche in caso di patteggiamento per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La sentenza è stata annullata limitatamente alla mancata confisca, rinviando il caso al giudice di merito per l'applicazione della misura.
Continua »
Confisca di denaro: quando la Cassazione ordina la restituzione
Il caso riguarda un uomo condannato per detenzione di stupefacenti di lieve entità. I giudici di merito avevano disposto la confisca di denaro trovato in suo possesso. L'imputato ha fatto ricorso, sostenendo l'illegittimità della misura per mancanza di prove sul legame tra la somma e il reato contestato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca di denaro non è consentita in caso di lieve entità se manca un nesso causale diretto tra la somma e la specifica condotta di detenzione. Non si può presumere che il denaro sia il profitto di passate attività di spaccio non contestate nel processo. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione senza rinvio, ordinando la restituzione del denaro.
Continua »
Confisca dopo la prescrizione: stop ai prelievi senza prove
Il caso riguarda un Parlamentare italiano accusato di corruzione per aver ricevuto ingenti somme da esponenti politici esteri in cambio del sostegno a posizioni politiche straniere. La Corte d'Appello ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, ma ha confermato la confisca del denaro. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la decisione sulla misura patrimoniale. I giudici di legittimità hanno stabilito che la confisca dopo la prescrizione richiede un accertamento pieno e approfondito della responsabilità dell'imputato, non potendosi limitare a una verifica sommaria sull'assenza di prove di innocenza. La causa è stata rinviata per un nuovo esame della misura patrimoniale.
Continua »
Confisca del profitto: risparmiare sui rifiuti costa caro
Due imprenditori, accusati di traffico illecito di rifiuti speciali, concordano la pena tramite patteggiamento. Il Tribunale dispone anche la confisca del profitto derivante dall'attività illecita per centinaia di migliaia di euro. Gli imputati ricorrono in Cassazione contestando il calcolo del profitto e sostenendo l'alternatività tra la confisca dei mezzi e quella del profitto. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che la confisca del profitto e quella dei mezzi usati sono cumulative e non escludenti. Inoltre, confermano che nei reati ambientali il profitto comprende anche il risparmio di spesa ottenuto evitando lo smaltimento legale. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Truffa sui sinistri: Sequestro D.Lgs. 231/2001 anche sui compensi
Una società di consulenza per sinistri stradali è stata accusata di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Induceva le vittime, spesso con gravi lesioni, ad accettare risarcimenti inferiori al dovuto per poi garantirsi un'alta percentuale come compenso. La Cassazione ha confermato il sequestro preventivo D.Lgs. 231/2001 per oltre 762.000 euro. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: anche i compensi formalmente leciti ('somme in chiaro') costituiscono profitto del reato se derivano da un'attività criminale complessiva. L'intera somma incassata, frutto del meccanismo fraudolento, è quindi soggetta a sequestro. La società ha perso il ricorso.
Continua »