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Presunzione — Anno 2025

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Altri anni per Presunzione

Provvedimenti

Subentro del curatore: ammesso anche in appello
La Corte di Cassazione chiarisce che il subentro del curatore fallimentare in un'azione revocatoria, avviata da un creditore, è un diritto potestativo esercitabile anche in appello. La Corte ha ritenuto irrilevante la precedente inerzia o la diversa posizione processuale assunta dal fallimento in primo grado. La decisione conferma inoltre la revoca di una compravendita immobiliare, basandosi su presunzioni per dimostrare la consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio ai creditori.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di traffico di stupefacenti, rigettando il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare. La sentenza chiarisce i criteri di valutazione della presunzione esigenze cautelari, affermando che il solo trascorrere del tempo non basta a escludere il pericolo di reiterazione del reato, specialmente in contesti di criminalità organizzata. La Corte ha validato la decisione del Tribunale del riesame, che aveva ritenuto attuale il pericolo basandosi sulla struttura e operatività del sodalizio criminale.
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Compenso avvocato: nullo se c’è relazione affettiva?
Un avvocato ha richiesto il pagamento di un cospicuo compenso professionale alla sua ex partner per l'attività legale svolta durante la loro decennale relazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prestazione era stata resa a titolo gratuito. La lunga durata del rapporto sentimentale, l'assenza di richieste di pagamento per anni e altri elementi indiziari sono stati ritenuti sufficienti a superare la normale onerosità della prestazione professionale, negando di fatto il compenso all'avvocato.
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Esigenze cautelari: la Cassazione sul metodo mafioso
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva revocato gli arresti domiciliari a un indagato per estorsione con metodo mafioso. Il Tribunale aveva motivato la decisione con il solo trascorrere del tempo. La Suprema Corte ha ribadito che, per questi reati, vige una presunzione di pericolosità che non può essere superata dal semplice decorso temporale, ma richiede prove concrete di un effettivo abbandono delle logiche criminali, rafforzando il principio sulle esigenze cautelari.
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Fattura pro forma: il valore fiscale secondo la Cassazione
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato su una fattura pro forma non incassata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 32538/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la fattura pro forma può costituire un indizio sufficiente per la presunzione di riscossione del compenso. L'ordinanza chiarisce che il contribuente non può limitarsi a chiedere un riesame dei fatti in sede di legittimità, ma deve fornire prove concrete per superare la presunzione dell'amministrazione finanziaria.
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Responsabilità socio società estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del socio per i debiti fiscali di una società a ristretta base estinta può essere presunta. Se l'Agenzia delle Entrate accerta utili extracontabili, si presume che questi siano stati distribuiti ai soci nello stesso anno, anche in assenza di una formale liquidazione. Spetta al socio fornire la prova contraria di non aver ricevuto tali somme. La ristretta compagine sociale è sufficiente a fondare tale presunzione, trasferendo l'onere della prova sul contribuente.
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Dichiarazione del terzo: valore di prova nel processo
Una società è stata sanzionata per costi derivanti da fatture per operazioni inesistenti. La prova si basava sulla dichiarazione del terzo emittente, che aveva ammesso l'illecito. La Corte di Cassazione ha confermato che la dichiarazione del terzo, se autoaccusatoria, possiede i caratteri di gravità, precisione e concordanza tali da costituire una presunzione legale sufficiente a fondare l'accertamento, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Accertamento analitico-induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un avviso di accertamento basato sul metodo analitico-induttivo a carico di una ditta individuale. A fronte di gravi e ripetute irregolarità contabili e fiscali che rendevano la contabilità inattendibile, l'amministrazione finanziaria ha potuto ricostruire il reddito d'impresa utilizzando presunzioni, come la percentuale di ricarico indicata dallo stesso contribuente. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli relativi al difetto di motivazione e al vizio di extrapetizione, sottolineando che l'inattendibilità delle scritture contabili giustifica il ricorso all'accertamento analitico-induttivo.
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Conto cointestato successione: come superare la prova
In una causa di eredità, la Cassazione affronta il tema del conto cointestato successione. Rigetta la richiesta di donazione indiretta per un immobile ma accoglie il ricorso sulla provenienza dei fondi del conto. La presunzione di divisione al 50% può essere superata se si prova che il denaro apparteneva solo al defunto, obbligando la Corte d'Appello a riesaminare le prove documentali.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: prova e diligenza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava la detrazione IVA a una società per operazioni soggettivamente inesistenti. L'ordinanza ribadisce che, di fronte a solidi indizi di frode forniti dall'Amministrazione Finanziaria, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Presunzione custodia cautelare: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un'indagata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, rigettando il ricorso basato sul tempo trascorso dai fatti. La sentenza ribadisce che la presunzione custodia cautelare prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. per tali reati non può essere superata dal solo decorso del tempo, ma richiede prove concrete di un mutamento della pericolosità sociale dell'individuo.
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Accertamento induttivo: legittimo con più indizi
Una società immobiliare ottiene l'annullamento di un avviso di accertamento nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, però, ribalta la decisione, affermando la legittimità dell'accertamento induttivo basato non solo sullo scostamento dai valori OMI, ma su un quadro complessivo di indizi gravi, precisi e concordanti, come la vendita di immobili a un prezzo inferiore al mutuo concesso per l'acquisto. La Suprema Corte chiarisce che di fronte a tali presunzioni, l'onere di provare la correttezza delle operazioni ricade sul contribuente.
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Notifica a familiare convivente: la prova spetta a te
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un atto impositivo a un familiare convivente presso la residenza del destinatario si presume valida. In un caso riguardante un'ingiunzione di pagamento per l'ICI, la Corte ha chiarito che spetta al contribuente, e non all'ente riscossore, l'onere di dimostrare che la presenza del familiare era solo occasionale. La mancata fornitura di tale prova contraria rende la notifica a familiare convivente pienamente efficace, legittimando gli atti successivi.
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Colpa grave e furto bancomat: banca non responsabile
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, negando il risarcimento a un cliente per l'uso fraudolento del suo bancomat rubato. L'appello è stato dichiarato inammissibile perché la valutazione della colpa grave del cliente, basata sul breve tempo tra furto e utilizzo, è un apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità. La Corte ha stabilito che la richiesta del ricorrente mirava a un riesame delle prove, compito che esula dalle competenze della Cassazione.
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Accertamento induttivo: ISI non è prova di ricavi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28909/2025, ha stabilito che un accertamento induttivo non può basarsi sulla sola presunzione che il pagamento dell'Imposta sugli Intrattenimenti (ISI), di natura forfettaria, dimostri l'esistenza di ricavi non dichiarati. Il caso riguardava una società del settore intrattenimento che aveva dichiarato ricavi zero a causa della distruzione del magazzino. La Corte ha inoltre ribadito l'obbligo del contraddittorio preventivo per gli accertamenti sull'IVA, in quanto tributo armonizzato, annullando l'atto fiscale.
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Azione revocatoria: quando la vendita è inefficace
La Corte di Cassazione conferma la decisione di inefficacia di una vendita immobiliare tramite azione revocatoria. Il caso riguarda dei fideiussori che avevano alienato i propri beni a una società di nuova costituzione per sottrarli alla garanzia del creditore, un istituto di credito. La Corte ha stabilito che la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente (scientia damni) può essere provata anche tramite presunzioni, come la stretta vicinanza temporale tra la vendita e le difficoltà economiche del debitore e i legami tra le parti coinvolte. Il ricorso della società acquirente è stato respinto in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Credito d’imposta: onere della prova e valutazione
L'Agenzia delle Entrate contesta un credito d'imposta per investimenti a una società, ritenendo le fatture prodotte troppo generiche. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la valutazione delle prove fornite dal contribuente, se motivata in modo logico, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Presunzione distribuzione utili: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione conferma la validità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di società a ristretta base partecipativa. Con l'ordinanza in esame, è stato respinto il ricorso di una contribuente che contestava un avviso di accertamento IRPEF. I giudici hanno ribadito che, una volta divenuto definitivo l'accertamento a carico della società, il socio non può più contestarne il merito, ma solo l'operatività della presunzione nei suoi confronti, fornendo una prova contraria che non è stata ritenuta sufficiente nel caso di specie. La perdita della qualità di socio in un momento successivo all'anno d'imposta è stata giudicata irrilevante.
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Scientia decoctionis: prova e limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un curatore fallimentare contro un istituto di credito, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto una domanda di revocatoria. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione della prova sulla conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) da parte della banca è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, come la tempistica dei protesti, anziché contestare vizi di legittimità.
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Presunzione distribuzione utili: quando il socio risponde
La Corte di Cassazione chiarisce che la presunzione di distribuzione utili in una società a ristretta base opera anche nei confronti del socio che ha ceduto le quote prima dell'approvazione del bilancio. Per vincere la presunzione, il socio deve dimostrare la sua completa estraneità alla gestione sociale nel periodo in cui gli utili sono stati realizzati, non essendo sufficiente la mera fuoriuscita dalla compagine sociale.
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