LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Presunzione — Anno 2025

Pagina 10 di 10

Altri anni per Presunzione

Provvedimenti

Onere della prova frode IVA: la diligenza richiesta
La Cassazione chiarisce l'onere della prova frode IVA. Non basta la buona fede per detrarre l'IVA su fatture sospette; l'imprenditore deve dimostrare di aver usato la massima diligenza per verificare i fornitori. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi di frode, spetta al contribuente provare di non aver agito con negligenza.
Continua »
Azione revocatoria: la prova per presunzioni
Un creditore agisce in giudizio per revocare la vendita di un immobile effettuata dal suo debitore. La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato l'atto di vendita inefficace. Il punto centrale della decisione è la prova della consapevolezza del compratore del pregiudizio arrecato al creditore (scientia damni), dimostrata tramite presunzioni. Elementi come gli stretti legami familiari tra l'acquirente e un soggetto precedentemente diffidato, uniti alla breve distanza temporale tra la diffida e l'acquisto, sono stati ritenuti sufficienti a fondare la prova. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove presuntive spetta al giudice di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
Continua »
Demansionamento: risarcimento anche senza prova diretta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda di trasporti al risarcimento del danno per demansionamento nei confronti di un proprio dipendente, un avvocato. Il lavoratore era stato progressivamente privato di ogni mansione fino alla completa inattività. La Corte ha stabilito che la prova del danno alla professionalità può essere raggiunta tramite presunzioni e che la liquidazione basata sull'intera retribuzione mensile è un parametro valido in casi di inattività totale.
Continua »
Danno da usura psicofisica: risarcimento per pausa negata
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per danno da usura psicofisica a favore di alcuni lavoratori del settore sanitario a cui, per oltre dieci anni, non era stata concessa la pausa lavorativa obbligatoria. Secondo la Corte, una violazione così sistematica e prolungata permette al giudice di presumere l'esistenza di un danno effettivo, anche senza prove mediche dirette, condannando il datore di lavoro. L'appello dell'azienda è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Danno da usura psicofisica: la pausa negata si paga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria a risarcire i propri dipendenti per il danno da usura psicofisica causato dalla sistematica mancata concessione della pausa di lavoro per oltre un decennio. La Corte ha stabilito che, sebbene il danno non sia automatico (in re ipsa), la sua esistenza può essere provata dal giudice tramite presunzioni, basandosi sulla gravità e sulla durata della violazione.
Continua »
Azione revocatoria: acquisto a rischio con ipoteca
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una compravendita immobiliare. La presenza di un'ipoteca e di un sequestro sul bene, sebbene a favore di un creditore diverso da quello che ha agito in revocatoria, è stata ritenuta sufficiente a provare la consapevolezza del danno (scientia damni) da parte dell'acquirente. La Corte ha inoltre precisato che la revoca non comporta l'automatica restituzione del prezzo all'acquirente, per la quale è necessaria una specifica domanda di risoluzione del contratto.
Continua »
Presunzioni tributarie: no a fatti futuri per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20740/2025, ha stabilito che la sottoposizione di una società ad amministrazione giudiziaria in un anno successivo non può essere usata come prova presuntiva per giustificare una redditività inferiore in un anno d'imposta precedente. Le presunzioni tributarie devono basarsi su fatti noti, gravi, precisi e concordanti, collegati logicamente al fatto da provare, e non su eventi futuri e slegati dal periodo in accertamento.
Continua »
Operazioni inesistenti: l’onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito i principi sull'onere della prova in caso di operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate deve provare, anche tramite presunzioni, l'esistenza della frode e la conoscibilità da parte dell'acquirente. A quel punto, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto, non essendo sufficiente la sola regolarità formale dei documenti contabili. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente addossato l'intero onere probatorio sull'Amministrazione Finanziaria.
Continua »
Operazioni inesistenti: come valuta la Cassazione?
Una società vinicola si vede contestare dall'Agenzia delle Entrate la deducibilità di costi e la detraibilità dell'IVA per operazioni inesistenti. La Commissione Tributaria Regionale accoglieva le ragioni del contribuente, ritenendo insufficienti gli indizi forniti dall'Amministrazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ribalta la decisione, chiarendo che la valutazione degli elementi indiziari non deve essere atomistica ma globale. Il giudice di merito ha errato nel non considerare il quadro complessivo delle prove presuntive, che, se lette congiuntamente, avrebbero potuto dimostrare la fondatezza della pretesa fiscale. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Prova del contratto: come si dimostra un accordo verbale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che contestava l'esistenza di un contratto per la fornitura di arredi. La Corte ha stabilito che la prova del contratto può essere desunta da plurimi elementi, come il pagamento di un acconto direttamente al fornitore e le dichiarazioni testimoniali, anche in assenza di un accordo scritto. La decisione sottolinea come l'apprezzamento di tali elementi sia compito del giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
Continua »
Dolosa esagerazione del danno: onere della prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di presunta dolosa esagerazione del danno da parte dell'assicurato, spetta alla compagnia assicurativa dimostrare l'intento fraudolento. La sola differenza tra il valore del danno dichiarato e quello accertato non è sufficiente a provare il dolo specifico dell'assicurato di ottenere un indennizzo superiore al dovuto. Il ricorso delle compagnie è stato quindi rigettato.
Continua »
Prova del danno: la Cassazione e l’onere probatorio
Un'imprenditrice agricola ha citato in giudizio un istituto di credito per una presunta segnalazione illegittima a una centrale rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda per mancata prova del danno. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove e l'opportunità di ricorrere a presunzioni rientrano nel potere discrezionale dei giudici di merito e non sono riesaminabili in sede di legittimità se la motivazione è coerente. L'onere della prova del danno non era stato assolto.
Continua »
Accertamento analitico induttivo: basta un solo indizio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19622/2025, ha stabilito che la presenza di un singolo lavoratore non regolarmente assunto è un indizio sufficiente per legittimare un accertamento analitico induttivo da parte dell'Agenzia delle Entrate. Anche un solo elemento, se grave e preciso, può fondare la presunzione di maggiori ricavi non dichiarati, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente. La Corte ha cassato la sentenza di merito che riteneva insufficiente un unico indizio, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Deducibilità costi carburante: la Cassazione decide
Una società di commercio auto ha impugnato avvisi di accertamento che negavano la deducibilità di vari costi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19827/2025, ha respinto il ricorso sulla deducibilità costi carburante, confermando che, per la normativa all'epoca vigente, solo le apposite schede carburante erano prova idonea, non le semplici fatture. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo al metodo di accertamento fiscale, cassando la sentenza e rinviando il caso per una nuova valutazione.
Continua »
Morosità locazione Covid: quando è inadempimento grave?
Un inquilino non paga l'affitto per mesi invocando la pandemia. La Corte di Cassazione ha stabilito che la morosità locazione Covid non è sempre giustificata. La crisi economica generale post-lockdown non basta a escludere la gravità dell'inadempimento senza una prova specifica del nesso causale tra pandemia e difficoltà economiche dell'inquilino. La valutazione deve considerare primariamente l'interesse del proprietario.
Continua »
Accertamenti bancari soci: quando sono legittimi?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità degli accertamenti bancari estesi ai conti correnti dei soci di una S.R.L. a ristretta base sociale. Nel caso specifico, un socio impugnava un avviso di accertamento per IRPEF, scaturito da indagini sui conti personali suoi e del coniuge, anch'esso socio. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che in presenza di una compagine sociale ristretta, specialmente a carattere familiare, e di una sproporzione tra i redditi dichiarati dai soci e le movimentazioni bancarie, si presume che tali somme siano ricavi non dichiarati della società. Spetta al contribuente fornire la prova contraria.
Continua »
Accertamenti bancari sui soci: quando sono legittimi?
Una società a responsabilità limitata ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie riscontrate sui conti correnti personali dei suoi soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità degli accertamenti bancari sui soci. Secondo la Corte, in presenza di una società a ristretta base sociale e di altri indizi, come i legami familiari e la sproporzione tra i versamenti e i redditi dichiarati dai soci, si può presumere che le somme appartengano alla società stessa, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
Continua »
Presunzione distribuzione utili: la Cassazione conferma
Una società di costruzioni e i suoi partner hanno contestato avvisi di accertamento per redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha respinto i loro ricorsi, confermando la legittimità dell'operato del Fisco. La Corte ha ribadito la validità della presunzione distribuzione utili ai soci nelle società a ristretta base partecipativa, invertendo l'onere della prova a carico dei contribuenti, i quali devono dimostrare il reinvestimento degli utili. La decisione ha inoltre validato la motivazione degli atti per relationem a un verbale della Guardia di Finanza.
Continua »
Azione Revocatoria: la parentela è prova sufficiente?
Un debitore, gravato da un ingente debito fiscale, vende le sue quote immobiliari ai parenti, già comproprietari. L'Agenzia delle Entrate agisce con un'azione revocatoria. La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia della vendita, stabilendo che il vincolo di parentela, unito ad altri indizi come la preesistente comproprietà e il ruolo di garanti per un mutuo, costituiscono prove presuntive sufficienti a dimostrare la consapevolezza degli acquirenti (scientia damni) di arrecare pregiudizio ai creditori.
Continua »
Giudicato esterno tributario: limiti e autonomia periodi
Un contribuente, accertato per vendite in nero nel 2014 sulla base di discrepanze di magazzino, ha invocato l'efficacia di una sentenza a lui favorevole per il 2013, basata sugli stessi fatti (giudicato esterno tributario). La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il giudicato non si estende a fatti variabili di anno in anno, ribadendo l'autonomia dei periodi d'imposta. Parallelamente, ha dichiarato inammissibile per tardività il ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativo all'anno 2013.
Continua »