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Prestito d'uso (Comodato)

Definizione

Un contratto con cui una parte consegna a un'altra un bene perché se ne serva per un tempo o un uso determinato, con l'obbligo di restituire lo stesso bene ricevuto. Non trasferisce la proprietà.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Campionari gratis all’estero: prestito o cessione gratuita IVA?
Un'azienda italiana invia campionari a una consociata francese, qualificando l'operazione come prestito. L'Agenzia delle Entrate contesta questa visione, sostenendo si tratti di una cessione gratuita campionari IVA. Il Fisco ritiene che la clausola contrattuale di 'franchigia' sulla mancata restituzione dimostri che il trasferimento di proprietà era un evento previsto fin dall'inizio, seppur con effetti differiti. La Cassazione accoglie la tesi dell'Agenzia. Stabilisce che la mancata restituzione, se contrattualmente prevista come esito probabile, qualifica l'operazione come cessione gratuita imponibile in Italia dal momento della spedizione dei beni, e non come un evento successivo avvenuto in Francia.
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Riqualificazione del contratto: prestito d’oro è vendita tassabile
Un'azienda ha ricevuto oro dal proprio socio, qualificando l'operazione come un prestito d'uso. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato questa versione, emettendo un avviso di accertamento per imposte non pagate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, legittimando la riqualificazione del contratto. L'operazione non era un prestito, ma una cessione onerosa (una vendita) mascherata. Di conseguenza, il valore dell'oro è stato considerato una sopravvenienza attiva tassabile. La Corte ha stabilito che la sostanza economica dell'accordo prevale sulla forma, respingendo il ricorso dell'azienda.
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Antieconomicità scelte imprenditoriali: Fisco sconfitto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate contro un'azienda orafa. Il Fisco contestava la riduzione del corrispettivo per il prestito d'uso di una grande quantità d'oro, ritenendola una scelta antieconomica. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la semplice antieconomicità delle scelte imprenditoriali non è una prova sufficiente di evasione fiscale. L'imprenditore è libero di fare scelte, anche apparentemente non profittevoli, se queste sono giustificate da logiche commerciali, come la necessità di mantenere un rapporto contrattuale con un'altra azienda in un periodo di crisi del settore. La vittoria è andata quindi all'azienda contribuente.
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