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Pregiudicato

Definizione

Una persona che ha precedenti penali, ovvero che è già stata condannata in passato per aver commesso un reato.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 39 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 81% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 6%
  • Rigettato 14%
  • Inammissibile 81%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 771%
  • Penale Sez. 126%
  • Civile Sez. 33%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 37163/2019in 5 provvedimenti
  • Cass. 14149/2020in 12 provvedimenti
  • Cass. 27049/2017in 6 provvedimenti
  • Cass. 5396/2020in 3 provvedimenti
  • Cass. 53403/2017in 5 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violazione Sorveglianza Speciale: Frequentare Pregiudicati costa caro
Un individuo, già sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per aver violato tale misura frequentando ripetutamente "pregiudicati" (persone con precedenti penali). La Corte d'Appello aveva ribaltato un'assoluzione di primo grado, ritenendo che la violazione della sorveglianza speciale non richieda la frequentazione degli stessi soggetti, ma una pluralità di individui con precedenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'individuo inammissibile, confermando la condanna e l'interpretazione che il pericolo risiede nel mantenere legami con circuiti criminali.
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Violazione Misura di Prevenzione: Cassazione conferma condanna per contatti con pregiudicati
Un individuo ha ricevuto una condanna per la violazione misura di prevenzione, avendo mantenuto contatti frequenti con persone con precedenti penali. La Corte d'Appello ha confermato questa condanna. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la frequentazione non fosse abituale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse correttamente valutato la pluralità dei contatti, il profilo criminale delle persone coinvolte e il breve periodo in cui questi incontri si erano verificati, configurando così una chiara violazione misura di prevenzione. L'individuo ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Violazione Misura Prevenzione: Obbligo Soggiorno e Pericolosità Sociale
Un Lavoratore è stato condannato per violazione misura di prevenzione, avendo infranto l'obbligo di soggiorno e associandosi a un pregiudicato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la nullità della sentenza per difetto di correlazione tra accusa e sentenza e la mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'imputazione era sufficientemente chiara e che la pericolosità sociale del Lavoratore era attuale, evidenziata dalla sua partecipazione a un'aggressione in un contesto di pregiudicati. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali.
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Reato continuato: quando la frequentazione di pregiudicati unifica le condotte
Il Condannato, già sanzionato due volte per violazione di una misura di prevenzione (Art. 75 D.Lgs. 159/2011) per aver frequentato abitualmente pregiudicati, ha chiesto il riconoscimento del `reato continuato`. Il Tribunale aveva negato tale unificazione, sostenendo l'assenza di un unico piano criminoso. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha chiarito che per i reati abituali, la "programmazione" non va intesa in modo troppo rigido. La Corte ha ritenuto irrilevante che i pregiudicati fossero diversi, evidenziando come la natura del reato abituale e la contiguità temporale potessero supportare l'esistenza di un unico disegno. Il caso torna al Tribunale per una nuova valutazione.
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Sorveglianza speciale: quando tre incontri portano alla condanna
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, condannato a cinque mesi di arresto per aver violato il divieto di associarsi abitualmente a soggetti pregiudicati o sottoposti a misure di sicurezza. L'imputato era stato sorpreso per tre volte in pochi giorni in compagnia di persone con precedenti penali. La difesa ha sostenuto l'occasionalità degli incontri e la brevità degli stessi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che, per configurare il reato, sono necessari plurimi e stabili contatti che dimostrino l'abitualità della frequentazione. Tre episodi ravvicinati nel tempo, uniti ad altri contatti successivi, sono sufficienti a dimostrare la violazione consapevole della prescrizione.
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Determinazione della pena: sanzione severa per piccoli reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il ricorrente contestava la congruità della sanzione inflitta (due anni e quattro mesi di reclusione). La Suprema Corte ha chiarito che la determinazione della pena è stata adeguatamente motivata dai giudici di merito, i quali hanno correttamente valorizzato i precedenti penali del soggetto e la gravità del fatto, applicando i criteri previsti dalla legge. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca della detenzione domiciliare per un solo invito vietato
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca della detenzione domiciliare nei confronti di un condannato. La decisione è scaturita dalla violazione del divieto di ricevere presso la propria abitazione soggetti pregiudicati. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che un singolo episodio non potesse configurare una vera e propria frequentazione continuativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, anche in assenza di una frequentazione abituale, l'invito deliberato di persone con precedenti penali presso il proprio domicilio costituisce una grave violazione delle prescrizioni. Tale condotta frustra le finalità rieducative della misura e legittima pienamente la revoca della detenzione domiciliare, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata al pregiudicato
Un cittadino, già noto alle forze dell'ordine come pregiudicato, viene sorpreso a portare un distintivo in un luogo pubblico. Condannato nei precedenti gradi di giudizio, propone ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che non si può applicare la particolare tenuità del fatto a causa della pericolosità concreta del soggetto, desunta dai suoi precedenti penali e dal possesso ingiustificato del distintivo. Anche il diniego delle attenuanti generiche è ritenuto corretto e adeguatamente motivato sulla base della condotta passata dell'uomo. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Liberazione anticipata negata: i contatti vietati costano caro
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata per una donna agli arresti domiciliari. La misura di favore è stata negata poiché la condannata ha ripetutamente violato il divieto di incontrare persone estranee al nucleo familiare e con precedenti penali, come accertato dai controlli di polizia. La difesa sosteneva che i soggetti presenti in casa fossero nipoti, ma la Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile perché contestava in modo generico accertamenti di fatto precisi e dettagliati. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: contatti vietati e scatta l’aggravamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, confermando l'aggravamento di un anno della misura stessa. Il provvedimento era stato disposto a causa di ripetute violazioni delle prescrizioni, tra cui la mancata esibizione della carta precettiva durante un controllo di polizia e la frequentazione non occasionale di soggetti pregiudicati. I giudici hanno chiarito che, sebbene l'omessa esibizione del documento non costituisca reato autonomo, essa rappresenta comunque una violazione idonea a giustificare l'aggravamento della misura. Inoltre, i contatti con soggetti pregiudicati, esplicitamente vietati dal provvedimento, dimostrano una persistente pericolosità sociale e l'insofferenza alle regole dell'ordinamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Liberazione anticipata negata per un ospite pregiudicato
Il Detenuto, in regime di detenzione domiciliare, ha richiesto il beneficio della liberazione anticipata. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda poiché, durante un controllo delle forze dell'ordine, l'uomo è stato trovato in compagnia di un soggetto pregiudicato, violando così le prescrizioni imposte. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di un episodio isolato che non doveva annullare il suo percorso rieducativo complessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la violazione delle regole della detenzione domiciliare dimostra la mancata partecipazione all'opera di rieducazione. Di conseguenza, il ricorrente perde il diritto allo sconto di pena ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: sette incontri casuali costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, confermando la sua condanna penale. L'uomo era accusato di aver violato l'obbligo di non associarsi abitualmente a persone con precedenti penali, essendo stato sorpreso per ben sette volte in compagnia di un pregiudicato. La difesa sosteneva che gli incontri fossero del tutto casuali e privi del carattere dell'abitualità. I giudici hanno invece stabilito che il numero elevato di incontri, concentrati in un breve lasso di tempo e con modalità organizzate, dimostra una frequentazione stabile e non occasionale. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Diniego misura alternativa: lavoro precario e passato criminale
Un detenuto con numerosi precedenti per droga si è visto negare la semilibertà. La decisione si è basata sulla sua passata inaffidabilità, dimostrata da due precedenti revoche di altre misure, e su un'offerta di lavoro ritenuta inadeguata. Il lavoro era a tempo determinato, con una scadenza molto anteriore alla fine della pena, e proveniva dal fratello, anch'egli con precedenti penali. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della misura alternativa, giudicando la decisione del Tribunale di Sorveglianza corretta e ben motivata. Il ricorso del detenuto è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando la sua permanenza in carcere.
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Affidamento in prova negato per vecchi reati: Cassazione annulla
Un uomo si è visto negare l'affidamento in prova al servizio sociale a causa di precedenti penali molto datati e di segnalazioni di polizia per frequentazioni con persone con precedenti, tra cui un parente. Il Tribunale di Sorveglianza aveva concesso solo la detenzione domiciliare. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, ritenendola immotivata. Ha stabilito che fatti vecchi e segnalazioni generiche non sono sufficienti per formulare un giudizio negativo sul rischio di futuri reati. Al contrario, elementi positivi come un lavoro stabile e un precedente percorso di affidamento concluso con successo devono essere attentamente considerati. Il caso è stato quindi rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Appello Inutile, Condanna Certa
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per aver frequentato abitualmente persone con precedenti penali. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, sostenendo che non era stata provata la sua consapevolezza riguardo al passato criminale di tali individui. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce che la critica alla valutazione dei fatti non è un motivo valido per un appello di legittimità. La condanna per la violazione obblighi sorveglianza speciale diventa così definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Amicizie Pericolose: No Sconti per Violazione Sorveglianza Speciale
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per aver frequentato più volte persone con precedenti penali. L'uomo si difende sostenendo di non conoscere il loro passato e che il fatto fosse di lieve entità. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiave sulla violazione sorveglianza speciale: la consapevolezza dei precedenti penali altrui si può dedurre dal contesto sociale. Inoltre, la Corte ha escluso l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', poiché la violazione delle prescrizioni da parte di un soggetto già ritenuto pericoloso per la società è di per sé grave. La condanna è diventata definitiva.
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Violazione sorveglianza speciale: 3 incontri bastano per la condanna
Un individuo sottoposto a misura di prevenzione viene condannato per aver incontrato persone con precedenti penali tre volte in meno di un mese. La difesa sosteneva che gli incontri fossero casuali, ma la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. La sentenza stabilisce un principio importante sulla violazione sorveglianza speciale: non serve una frequentazione quotidiana per commettere il reato. Anche pochi contatti ravvicinati nel tempo sono sufficienti a dimostrare l'abitualità richiesta dalla legge, se indicano un legame stabile e non occasionale. L'appello dell'imputato è stato quindi respinto.
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Particolare Tenuità del Fatto: Negata per Evasione e Amicizie
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione di un uomo sorpreso a colloquio con un pregiudicato fuori dalla sua abitazione, dove era agli arresti domiciliari. I giudici hanno respinto la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si basa su due elementi chiave: la frequentazione di persone con precedenti penali e l'esistenza di un precedente specifico a carico dell'imputato. Questi fattori, secondo la Corte, dimostrano un'intensità del dolo e una gravità della condotta che impediscono di considerare il fatto come lieve, rendendo impossibile l'applicazione del beneficio della particolare tenuità del fatto.
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Violazione sorveglianza speciale: 3 incontri e scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha stabilito che la **violazione sorveglianza speciale** si configura anche con un numero limitato di incontri. Un individuo sottoposto a questa misura è stato condannato per aver frequentato due diverse persone con precedenti penali in tre occasioni nell'arco di tre mesi. Secondo i giudici, questa reiterazione, unita all'assenza di valide giustificazioni, è sufficiente a dimostrare l' 'abitualità' della condotta vietata. Il legame di parentela o lavorativo con i pregiudicati non è stato considerato una scusante valida. Di conseguenza, il ricorso dell'individuo è stato respinto e la condanna confermata.
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Divieto di associazione abituale: condanna anche per pochi incontri
La Cassazione ha confermato la condanna per la violazione del **divieto di associazione abituale** a carico di un soggetto in sorveglianza speciale. Nonostante gli incontri con altri pregiudicati fossero solo otto in oltre due anni, i giudici hanno stabilito che l'abitualità non dipende dalla frequenza, ma dalla stabilità e non occasionalità dei contatti. Per configurare il reato sono sufficienti contatti plurimi e stabili, anche se non ravvicinati nel tempo, che dimostrino una serialità nel comportamento. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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