Definizione
Il guadagno ottenuto dalla vendita di un bene a un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 619 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 49% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 49%
- Rigettato 32%
- Inammissibile 6%
- Estinto 8%
- Altro 5%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 594%
- Civile Sez. 65%
- Penale Sez. 31%
Precedenti più richiamati
- Cass. 15629/2014in 29 provvedimenti
- Cass. 12131/2019in 35 provvedimenti
- Cass. 5088/2019in 30 provvedimenti
- Cass. 1674/2018in 18 provvedimenti
- Cass. 39133/2021in 18 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società a responsabilità limitata per il recupero di maggiori imposte Ires sulle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni sociali. La società ha impugnato l'atto contestando il calcolo del reddito imponibile e sostenendo la presenza di pregresse rinunce a finanziamenti infruttiferi. Dopo alterne decisioni nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Prima della discussione in camera di consiglio, le parti hanno raggiunto un accordo formale fuori udienza. La società ha pagato l'importo concordato e l'ufficio finanziario ha depositato l'intesa. I giudici supremi hanno accertato il perfezionamento della conciliazione tributaria, dichiarando l'estinzione definitiva del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione totale delle spese di lite tra le parti ed escludendo l'obbligo di versare un ulteriore contributo unificato.
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Una contribuente cede un'azienda di ristorazione con patto di riserva di proprietà e pagamento a rate per un corrispettivo di centoquarantamila euro, omettendo poi di dichiarare il relativo reddito. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento calcolando la plusvalenza cessione azienda sull'intero prezzo pattuito. I giudici tributari di merito riducono la base imponibile a soli ventimila euro, ritenendo il contratto non perfezionato a causa dell'inadempimento del compratore e del mancato incasso del saldo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Erario. La Suprema Corte stabilisce che la riserva di proprietà e il mancato incasso delle rate non rinviano la tassazione, la quale sorge per competenza nell'anno del rogito. Inoltre, la semplice intenzione stragiudiziale di risolvere il contratto non cancella il debito fiscale verso il Fisco.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per il mancato inserimento in dichiarazione della plusvalenza derivante dalla vendita della sua azienda. I giudici d'appello hanno confermato la validità dell'accertamento, ma hanno applicato autonomamente l'aliquota più favorevole, ricalcolando la somma dovuta. L'Amministrazione finanziaria ha quindi fatto ricorso in Cassazione denunciando la violazione dei poteri del giudice. La Suprema Corte ha accolto il ricorso statuendo che la tassazione separata d'ufficio è illegittima: spetta esclusivamente al contribuente farne espressa richiesta nella dichiarazione dei redditi. Di conseguenza, il giudice tributario non può sostituirsi alla scelta del cittadino né all'operato del Fisco. La Cassazione ha cassato la decisione impugnata e confermato integralmente il debito originario contestato.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente il mancato pagamento delle imposte su una plusvalenza da oltre 226.000 euro derivante dalla compravendita di un terreno. Il fondo, iscritto al catasto come orto irriguo, consentiva secondo il piano urbanistico comunale solo la realizzazione di parcheggi a raso, senza opere murarie o coperture. Per i giudici regionali d'appello mancava l'edificabilità e la vendita non doveva essere tassata. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la plusvalenza su cessione di terreno si applica anche alle aree destinate a parcheggi a raso o servizi pubblici. Per il fisco conta la vocazione economica dell'area e l'aumento effettivo del suo valore venale, a prescindere dal divieto di costruire edifici residenziali tradizionali.
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L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori redditi a carico di una società di persone per la cessione di un ramo aziendale, richiedendo le imposte a due soci titolari del 74% delle quote. I due contribuenti hanno impugnato gli atti e hanno vinto nei primi due gradi di giudizio, senza tuttavia coinvolgere i soci possessori del restante 26%. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria per violazione delle regole sul litisconsorzio necessario tributario. Poiché il reddito della società si riflette automaticamente sui singoli partecipanti, la causa richiedeva la presenza di tutti i componenti societari. I giudici supremi hanno quindi annullato l'intero processo, ordinando la ripartenza del giudizio dal primo grado per integrare i soci rimasti esclusi.
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Una società cede un immobile commerciale a una società finanziaria mediante un contratto di sale and lease back decennale. L'operazione genera una plusvalenza contabile. La società contribuente suddivide la tassazione del guadagno in dieci quote annuali, pari alla durata del contratto di finanziamento. L'Agenzia delle Entrate contesta la rateizzazione e richiede il pagamento delle imposte entro il limite ordinario di cinque anni previsto dall'articolo 86 del TUIR. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Fisco e conferma la piena legittimità dell'operato aziendale. Nell'operazione di sale and lease back plusvalenza e componenti reddituali devono essere ripartite per tutta la durata del leasing, in applicazione del principio della prevalenza della sostanza sulla forma.
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L'Amministrazione finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per richiedere le imposte sulla plusvalenza su terreni edificabili. L'operazione riguardava la vendita di due terreni su cui sorgevano capannoni costruiti abusivamente e poi regolarizzati tramite condono edilizio. I giudici tributari regionali avevano confermato la pretesa fiscale, ipotizzando una successiva demolizione degli edifici per sfruttare la volumetria dell'area. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del venditore. I giudici hanno chiarito che la legge distingue nettamente tra suolo non edificato e immobile edificato. La presenza di costruzioni sul lotto impedisce all'Ufficio di considerare la cessione come una vendita di terreno nudo edificabile.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per una presunta plusvalenza cessione terreno edificabile non dichiarata, scaturita dalla permuta di una quota ereditaria. Il contribuente ha impugnato l'atto contestando il mancato accordo nella fase di mediazione e l'omesso scomputo delle spese sostenute per l'immobile, tra cui compensi notarili e costi di cantiere. La Commissione Tributaria Regionale ha riconosciuto solo una parte minima dei costi senza motivare il taglio. La Corte di Cassazione ha confermato che l'assenza di una proposta conciliativa del Fisco non rende nullo l'accertamento. Tuttavia, i giudici supremi hanno accolto il ricorso del contribuente sul calcolo dei costi: il giudice di merito deve valutare analiticamente tutte le spese documentate sostenute per il terreno e motivare l'eventuale esclusione dal calcolo del tributo.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente una plusvalenza IRPEF non dichiarata per la vendita di un immobile in corso di costruzione. Sul terreno preesisteva un manufatto regolarmente condonato, poi demolito per realizzare un nuovo edificio di cubatura maggiore con regolare permesso di costruire. L'amministrazione finanziaria considerava l'operazione imponibile alla stregua di una cessione di terreno edificabile. I giudici tributari hanno annullato la pretesa fiscale, negando la sussistenza della plusvalenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione a favore del contribuente, rigettando il ricorso dell'ente impositore. I giudici di legittimità hanno chiarito che la presenza di un edificio preesistente esclude la natura di suolo non edificato, impedendo al Fisco di riqualificare la vendita di un fabbricato in una cessione di terreno edificabile imponibile.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, richiedendo il pagamento dell'Irpef su una presunta plusvalenza per la vendita di un immobile in corso di costruzione. Secondo l'ente impositore, l'operazione mascherava la cessione di un terreno edificabile, dato che il vecchio fabbricato era stato demolito per ricostruire una struttura più ampia con sagoma differente. Il contribuente ha contestato la pretesa fiscale evidenziando la preesistenza di un edificio abitativo sul lotto. I giudici di merito hanno respinto le tesi erariali. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della pretesa tributaria: la plusvalenza su area già edificata non può essere tassata come cessione di suolo edificabile, escludendo l'esistenza di categorie ibride tra terreno libero ed edificio già esistente.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un tassista la mancata dichiarazione della plusvalenza derivante dalla cessione di licenza taxi, qualificando l'operazione come cessione d'azienda tassabile ai fini Irpef. Il contribuente ha sostenuto di essere un semplice dipendente della cooperativa a cui aveva concesso l'auto in comodato, privo di partita Iva e senza veste imprenditoriale. Dopo la conferma della ripresa fiscale nei gradi di merito e il primo rigetto in sede di legittimità, il contribuente ha promosso ricorso per revocazione lamentando un travisamento delle prove documentali prodotte. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il contrasto riguardava una qualificazione giuridica già discussa e valutata, e che il ricavato della vendita resta comunque estraneo al rapporto con la cooperativa.
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L'Agenzia delle Entrate contestava a un venditore la mancata dichiarazione della plusvalenza su un'area edificabile. L'ente disconosceva la rideterminazione del valore del terreno per due motivi: il proprietario aveva consegnato le chiavi all'acquirente prima del 1° gennaio 2010 e non aveva indicato la stima peritale nel rogito. I giudici tributari di merito davano ragione al Fisco. La Corte di Cassazione ribalta l'esito: il trasferimento della materiale detenzione non fa perdere la qualifica di possessore se il rogito resta vincolato a una condizione sospensiva urbanistica. Conta il diritto di proprietà e non la consegna materiale. Inoltre, la legge non impone di allegare o citare la perizia direttamente nel contratto, purché il giuramento avvenga entro i termini di legge.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente per il recupero dell'IRPEF su una plusvalenza da vendita di terreno edificabile. Il Fisco non ha riconosciuto il valore rideterminato con una seconda perizia giurata per via della compensazione parziale dell'imposta sostitutiva versata. La contribuente ha impugnato l'atto e la vertenza è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la proprietaria ha presentato domanda di adesione alla sanatoria prevista dalla legge e ha versato integralmente gli importi dovuti per chiudere la vertenza. I Supremi Giudici hanno preso atto del pagamento e della regolarità della domanda. La Corte ha applicato la definizione agevolata delle controversie tributarie, dichiarando estinto il giudizio e sancendo la cessazione della materia del contendere con spese a carico di chi le ha sostenute.
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L'Agenzia delle Entrate contestava a una contribuente una maggiore imposta Irpef derivante dalla presunta plusvalenza per la cessione di un terreno edificabile. Dopo un primo grado favorevole alla cittadina e un appello vinto dal Fisco, la vicenda approdava in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha aderito alla Rottamazione quater prevista dalla legge n. 197 del 2022. La donna ha quindi versato le rate concordate con l'agente della riscossione e ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per rinuncia, stabilendo l'assenza di spese di lite e negando l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico della rinunciante.
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Due contribuenti hanno acquistato quote di crediti verso uno Stato estero per cifre modeste, incassando bonifici per importi considerevoli. Nelle dichiarazioni fiscali dell'anno di realizzo, i due fratelli hanno omesso tali introiti, sostenendo la pendenza di contestazioni legali sul credito originario e l'assenza di definitività. I giudici hanno contestato il reato di dichiarazione infedele per il superamento delle soglie punitive previste dalla legge. I ricorrenti hanno proposto ricorso per cassazione difendendo la trasparenza dei flussi e contestando il dolo. La Suprema Corte ha confermato la natura imponibile delle somme incassate come redditi diversi e la sussistenza del dolo. I magistrati hanno però accolto il motivo sulla causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto: il giudice d'appello deve rivalutare l'avvenuta riparazione del debito tributario alla luce della riforma fiscale favorevole al contribuente.
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Un Proprietario ha contestato la **tassazione indennità di esproprio** del 20% applicata dall'Amministrazione finanziaria su somme ricevute per l'esproprio di suoi beni. Il Proprietario lamentava l'errata applicazione della normativa fiscale e la tardività dell'appello dell'Amministrazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Proprietario. Ha stabilito che il termine di impugnazione era annuale, non semestrale, poiché il giudizio era iniziato prima del 2009. Ha confermato la legittimità della trattenuta fiscale sulle plusvalenze derivanti dall'esproprio, anche se il decreto espropriativo era precedente, purché il pagamento fosse avvenuto dopo l'entrata in vigore della legge. Il Proprietario ha perso la causa e dovrà sostenere le spese legali.
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Un'erede riceve in eredità un terreno e, dopo l'approvazione del piano di lottizzazione e la firma della relativa convenzione comunale, lo vende a terzi. L'Agenzia delle Entrate richiede il pagamento dei tributi calcolando il maggior reddito come area edificabile generica. L'erede contesta il calcolo chiedendo l'applicazione delle regole previste per la plusvalenza terreno lottizzato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'erede. I giudici stabiliscono che l'esistenza dell'autorizzazione e della convenzione urbanistica inquadra la vendita nella lottizzazione. Per i beni ereditati, il calcolo della plusvalenza terreno lottizzato deve basarsi sul valore del terreno all'inizio del procedimento di lottizzazione, riducendo l'impatto fiscale per il contribuente. La sentenza impugnata viene quindi cassata con rinvio.
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L'Agenzia Fiscale ha contestato la plusvalenza dichiarata da un Contribuente per la vendita di quote societarie, basandosi su presunzioni legate al valore degli immobili della società. Il Contribuente ha sostenuto la correttezza del prezzo dichiarato. La Corte di Cassazione ha confermato che l'Agenzia Fiscale può contestare il prezzo dichiarato per l'accertamento plusvalenze societarie utilizzando presunzioni semplici. Non esiste una presunzione legale che il prezzo dichiarato corrisponda al valore di mercato. Spetta al Contribuente dimostrare la fondatezza del prezzo. La Corte ha rigettato il ricorso del Contribuente, confermando l'accertamento fiscale.
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L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione un maggior reddito da un'Azienda, contestando la deducibilità costi relativi a un'operazione immobiliare e canoni di leasing. L'Azienda aveva dichiarato una minusvalenza, ma l'Agenzia ha ricalcolato una plusvalenza. Dopo che il giudice di primo grado ha riconosciuto alcuni costi aggiuntivi, la Commissione Tributaria Regionale ha annullato integralmente gli avvisi. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza della CTR, rilevando una nullità per omessa motivazione. La CTR non ha rideterminato il reddito tenendo conto dei costi riconosciuti, limitandosi ad annullare tutto. La causa tornerà alla CTR per un nuovo esame.
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Un Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF relativo a una plusvalenza immobiliare. Aveva presentato un'istanza di accertamento con adesione, ma poi vi ha rinunciato formalmente. La Corte di Cassazione ha confermato che la sospensione termini accertamento con adesione cessa con la rinuncia espressa. Il ricorso del Contribuente, presentato oltre il termine ordinario, è stato dichiarato inammissibile per intempestività. La rinuncia all'adesione fa venire meno il maggior termine per ricorrere.
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