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Plusvalenza Cessione Terreno

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Plusvalenza cessione terreno: vendita sotto perizia valida
Una contribuente ha venduto un'area fabbricabile a un prezzo inferiore rispetto a quello indicato nella perizia giurata di rivalutazione. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione la plusvalenza cessione terreno, calcolando l'imposta sulla base del vecchio costo storico di acquisto e contestando la mancata menzione della perizia nel contratto. La Corte di Cassazione ha accolto integralmente le ragioni della venditrice. I giudici hanno chiarito che la vendita a prezzo ribassato rispetto alla stima giurata non fa perdere il beneficio fiscale dell'affrancamento. Di conseguenza, il Fisco non può pretendere imposte sul valore storico iniziale se non prova la falsità della perizia.
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Plusvalenza cessione terreno: la revoca annulla la lite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente una maggiore Irpef per l'omessa dichiarazione dei redditi relativi alla plusvalenza cessione terreno. Il Fisco ha qualificato l'area come suolo edificabile. La contribuente ha sostenuto l'erroneità del calcolo, provando la natura di terreno lottizzato. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la parte ha presentato ricorso per revocazione e contemporaneamente ricorso per Cassazione. I giudici regionali hanno accolto la revocazione con sentenza passata in giudicato, riconoscendo la lottizzazione del fondo. La Corte di Cassazione ha preso atto della decisione definitiva e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite.
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Plusvalenza cessione terreno: stop al Fisco e lite sospesa
L'Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento a un contribuente per la plusvalenza cessione terreno edificabile, calcolando l'imposta sull'intero prezzo di vendita senza considerare i costi di acquisto. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il contribuente ricorreva in Cassazione censurando la mancata deduzione dei costi e l'applicazione di un'aliquota errata. Nelle more del giudizio di legittimità, il cittadino presentava istanza di sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle liti tributarie pendenti. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo il blocco temporaneo del giudizio per verificare la regolarità della domanda.
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Plusvalenza da cessione di terreno: tassa dovuta anche con vincoli
Una contribuente vende la sua quota di usufrutto su un terreno e riceve un avviso di accertamento per la tassazione della plusvalenza. La contribuente si oppone, sostenendo che il terreno non sia concretamente edificabile a causa di vincoli idrogeologici e ambientali. La Corte di Cassazione, però, dà ragione all'Agenzia delle Entrate. La Corte stabilisce un principio chiaro: la tassabilità della plusvalenza da cessione di terreno sorge dalla sua qualificazione urbanistica nel piano regolatore. La semplice 'suscettibilità edificatoria' è sufficiente a generare il maggior valore tassabile, a prescindere da ostacoli che riguardano solo la successiva fase per ottenere i permessi di costruzione.
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Plusvalenza da cessione di terreno: stop agli accertamenti automatici
Due contribuenti hanno impugnato un accertamento fiscale relativo alla plusvalenza da cessione di terreno. L'Agenzia delle Entrate aveva calcolato l'imposta IRPEF basandosi esclusivamente sul valore del terreno accertato ai fini dell'imposta di registro, ritenendolo superiore al prezzo dichiarato. La Commissione Tributaria Regionale aveva inizialmente dato ragione al fisco. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, per effetto del D.Lgs. 147/2015, l'amministrazione non può più presumere un maggior corrispettivo solo sulla base del valore di registro. L'ufficio deve invece fornire prove ulteriori, gravi, precise e concordanti per dimostrare che il prezzo effettivamente incassato sia superiore a quello dichiarato nell'atto di vendita.
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Plusvalenza cessione terreno: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17796/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di plusvalenza cessione terreno. Ha chiarito che il maggior valore di un immobile accertato ai fini dell'imposta di registro non può essere automaticamente utilizzato per determinare la plusvalenza tassabile ai fini IRPEF. Spetta all'Agenzia delle Entrate l'onere di provare, con indizi gravi, precisi e concordanti, che il contribuente abbia effettivamente incassato un prezzo superiore a quello dichiarato. La Corte ha accolto il ricorso del contribuente, annullando l'avviso di accertamento che si basava su tale inaccettabile automatismo.
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Plusvalenza cessione terreno: Cassazione chiarisce
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a una plusvalenza derivante dalla cessione di un terreno. L'Agenzia delle Entrate aveva calcolato l'imposta basandosi esclusivamente sul valore del bene accertato ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4865/2024, ha accolto il ricorso della contribuente, affermando che il valore accertato per l'imposta di registro non è di per sé sufficiente a determinare la plusvalenza ai fini IRPEF. L'Amministrazione finanziaria ha l'onere di fornire ulteriori prove, gravi, precise e concordanti, per dimostrare un corrispettivo superiore a quello dichiarato.
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Plusvalenza terreno: valore registro non fa prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24610/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di plusvalenza da cessione di terreno. Il valore di un immobile definito ai fini dell'imposta di registro, anche se concordato con l'acquirente, non può essere automaticamente utilizzato dall'Agenzia delle Entrate per presumere un maggior corrispettivo e calcolare la plusvalenza tassabile ai fini IRPEF a carico del venditore. La Corte ha specificato che l'Amministrazione finanziaria deve fornire ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti per supportare la sua pretesa, non potendo invertire l'onere della prova sul contribuente. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale è stata cassata e il caso rinviato per un nuovo esame.
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