Un lavoratore ha impugnato una sanzione disciplinare conservativa (sospensione di 2 giorni) ricevuta per aver espresso critiche nei confronti dell'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, dichiarando il ricorso del lavoratore inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge. Nel caso specifico, i giudici di merito avevano correttamente valutato che la critica del dipendente superava i limiti di pertinenza e continenza, rendendo legittima la sanzione disciplinare.
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