Definizione
Autorizzazione eccezionale concessa a un detenuto per uscire temporaneamente dal carcere per eventi familiari di particolare gravità, come la visita a un familiare in fin di vita o la partecipazione a funerali.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 45 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 26%
- Rigettato 33%
- Inammissibile 42%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 171%
- Penale Sez. 729%
Precedenti più richiamati
- Cass. 15953/2015in 10 provvedimenti
- Cass. 10528/2026in 9 provvedimenti
- Cass. 57813/2017in 11 provvedimenti
- Cass. 56195/2018in 8 provvedimenti
- Cass. 52820/2016in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva un permesso di necessità per visitare il nipote con disabilità. Il Tribunale di sorveglianza aveva già respinto la richiesta: il detenuto aveva fruito di una licenza simile pochi mesi prima e il quadro clinico del giovane risultava invariato. La Suprema Corte ha ribadito che la malattia cronica di un parente può giustificare l'uscita solo in via eccezionale. Il giudice deve verificare l'intensità del legame, l'assenza di strumenti alternativi di colloquio e l'intervallo temporale dall'ultima uscita. Il permesso di necessità non può diventare una consuetudine periodica. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un detenuto sottoposto al regime del 41-bis ha richiesto un permesso di necessità per visitare a casa l'anziana nonna malata. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'autorizzazione evidenziando che le patologie della congiunta erano croniche e che la donna poteva recarsi in carcere per i colloqui ordinari usando presidi sanitari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del recluso, poiché la difesa non ha fornito alcuna prova medica per dimostrare l'impossibilità oggettiva di spostamento della parente. Il detenuto perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Il Detenuto, sottoposto a custodia cautelare in carcere, aveva ottenuto l'autorizzazione a fare visita alla nonna morente. L'uscita non era mai avvenuta. Dopo il decesso e la tumulazione della donna, il giudice negava un nuovo permesso di necessità per pregare sulla tomba al cimitero, ritenendo l'esigenza spirituale soddisfabile all'interno della cella. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, accogliendo il ricorso dell'uomo. I giudici hanno chiarito che la mancata esecuzione della prima autorizzazione non cancella la gravità eccezionale del lutto familiare. Il raccoglimento intimo presso il luogo di sepoltura costituisce un bisogno interiore non surrogabile con la preghiera in carcere. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza, disponendo un nuovo giudizio per consentire la visita al cimitero con adeguate cautele di sicurezza.
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Una persona detenuta ha richiesto un permesso di necessità per uscire temporaneamente dall'istituto penitenziario e sostenere un esame scolastico di idoneità. Il Magistrato e il Tribunale di sorveglianza hanno respinto l'istanza per mancanza dei presupposti previsti dalla legge penitenziaria. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il diritto allo studio rientrasse tra gli eventi eccezionali idonei a giustificare l'uscita straordinaria. La Suprema Corte ha rigettato definitivamente il ricorso. I giudici hanno chiarito che il permesso di necessità richiede obbligatoriamente un evento grave legato alla sfera familiare, mentre il percorso scolastico costituisce un interesse individuale che trova tutela ordinaria all'interno del carcere.
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Il Tribunale di sorveglianza concede a un detenuto un permesso di necessità di quattro ore per visitare moglie e figlia affette da patologie croniche. Il Procuratore generale impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Il magistrato contesta la trasformazione di un beneficio straordinario in un appuntamento a cadenza annuale. Inoltre, evidenzia la disponibilità di videochiamate e una precedente violazione delle regole da parte dell'interessato. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'accusa. I giudici di legittimità chiariscono che la malattia cronica giustifica l'uscita solo in via del tutto eccezionale e se non esistono canali alternativi di comunicazione. Di conseguenza, la Corte annulla il provvedimento e dispone una nuova valutazione del caso.
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Un detenuto richiede un permesso di necessità per motivi eccezionali, ma il Magistrato di sorveglianza respinge la richiesta. Successivamente, anche il Tribunale di sorveglianza rigetta il reclamo confermando il divieto. L'uomo decide di impugnare la decisione e redige un ricorso per Cassazione personale, depositando l'atto senza l'assistenza legale. La Suprema Corte dichiara l'atto inammissibile. La riforma normativa vigente impone la sottoscrizione esclusiva da parte di un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Il ricorso autonomo non produce effetti favorevoli e determina la condanna del detenuto alle spese del procedimento, insieme al pagamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver violato le norme processuali.
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Un detenuto ha chiesto un permesso di necessità per celebrare il 25° anniversario di matrimonio. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno negato il permesso, ritenendo che l'evento non rientrasse nella categoria di "particolare gravità" richiesta dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il permesso di necessità è riservato a situazioni eccezionali e gravi che incidono profondamente sulla vita familiare del detenuto, non a ricorrenze liete, seppur significative. Il ricorso del detenuto è stato rigettato.
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Un detenuto ha chiesto la concessione di un permesso di necessità per motivi personali eccezionali. Il Magistrato di sorveglianza ha rigettato la domanda e il Tribunale di sorveglianza ha confermato il diniego per assenza dei requisiti di straordinarietà previsti dalla legge penitenziaria. Il detenuto ha quindi presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la decisione e lamentando la violazione della disciplina sui permessi. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha riproposto contestazioni basate su semplici valutazioni di fatto, senza contestare errori di diritto commessi dal tribunale. Per questa ragione, la Suprema Corte ha confermato il rigetto del beneficio e ha condannato il detenuto alle spese processuali e al pagamento di tremila euro.
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Un detenuto richiede un permesso di necessità per partecipare al funerale del fratello, ma il Magistrato di sorveglianza respinge la richiesta. L'interessato presenta reclamo al Tribunale di Sorveglianza. Il difensore del detenuto chiede tempestivamente di partecipare all'udienza tramite videoconferenza indicando i propri recapiti, ma la cancelleria dell'ufficio giudiziario non attiva il collegamento telematico. Il Tribunale decide quindi la causa dichiarando inammissibile il reclamo senza la presenza del legale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, affermando che nei casi relativi a udienza da remoto e diritto di difesa, l'impossibilità del difensore di collegarsi determina la nullità assoluta della decisione. La sentenza impugnata viene dunque annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Un detenuto ha impugnato il rigetto della sua richiesta di permesso di necessità. Il Magistrato di sorveglianza aveva dichiarato inammissibile l'istanza a causa della mancanza di una valida procura rilasciata al difensore. L'interessato ha presentato reclamo, sostenendo che il legale agiva come curatore speciale nominato durante una fase di incapacità processuale. Il Tribunale di sorveglianza e la Corte di Cassazione hanno respinto la tesi difensiva. Il richiedente non ha provato la sussistenza della nomina e dei relativi poteri di rappresentanza al momento del deposito dell'atto. La Suprema Corte ha confermato la declaratoria di inammissibilità e ha condannato il ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver avanzato doglianze del tutto aspecifiche e prive di adeguata prova documentale.
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Un detenuto ha richiesto un permesso di necessità per visitare l'anziana madre malata. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno respinto la richiesta. I giudici hanno evidenziato l'assenza di un imminente pericolo di vita o di un evento familiare di eccezionale gravità. L'uomo ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la sussistenza dei presupposti di legge. I Supremi Giudici hanno respinto l'impugnazione con formula definitiva, confermando che l'età avanzata e le condizioni precarie non bastano per concedere il beneficio senza un pericolo mortale o un fatto straordinario. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il richiedente a pagare le spese processuali e la sanzione di tremila euro.
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Un detenuto richiede un permesso di necessità per visitare la madre gravemente malata. Il Magistrato di Sorveglianza respinge la richiesta e il Tribunale di Sorveglianza conferma il diniego. L'interessato propone ricorso per Cassazione contestando la violazione delle norme penitenziarie. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure, le quali ripropongono semplici lamentele già analizzate e correttamente respinte nei precedenti gradi. I giudici condannano il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Un detenuto ha chiesto un permesso di necessità per far visita alla madre gravemente malata. La donna soffriva di una patologia cronica e non poteva viaggiare verso il carcere. Inizialmente l'autorità giudiziaria aveva negato l'uscita per l'assenza di un imminente pericolo di vita. Successivamente il Tribunale di Sorveglianza ha concesso il beneficio, valorizzando l'impossibilità di mantenere i contatti affettivi. La Procura Generale ha ricorso in Cassazione sostenendo che le malattie croniche stazionarie non giustificano l'uscita straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura Generale. I giudici hanno chiarito che il permesso di necessità spetta anche per patologie croniche stabili, purché la loro gravità impedisca il normale contatto familiare e comprometta i legami affettivi del detenuto.
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Un detenuto ha chiesto un permesso di necessità per fare visita al padre, affetto da una grave patologia cronica, evidenziando che l'ultimo incontro risaliva a diversi anni prima. Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso il beneficio valorizzando la gravità dello stato di salute del familiare e la tutela dei legami affettivi. La Procura Generale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancanza di un pericolo di vita imminente e la mancata verifica di canali di contatto alternativi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento con rinvio. I giudici hanno chiarito che la malattia cronica giustifica il permesso solo se i contatti ordinari risultano del tutto impraticabili e l'incontro personale risulta insostituibile.
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Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis ha richiesto un permesso di necessità per recarsi sulla tomba del padre defunto. Il Magistrato di Sorveglianza ha inizialmente accolto l'istanza concedendo una breve uscita di trenta minuti. Successivamente, il Tribunale di Sorveglianza ha revocato il beneficio accogliendo il reclamo del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha confermato il divieto, stabilendo che la pericolosità sociale e i persistenti legami con la criminalità organizzata prevalgono sull'evento luttuoso. Il luogo di destinazione coincideva con il territorio di operatività del clan, ponendo un rischio concreto per la sicurezza pubblica.
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Un detenuto ha richiesto un permesso di necessità per far visita alla madre malata, impossibilitata a recarsi in carcere. Prima che il Tribunale di sorveglianza decidesse sul reclamo, la madre è deceduta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che, a differenza del permesso premio (che incide sul percorso rieducativo complessivo del detenuto), il permesso di necessità è legato a un evento specifico e contingente. Venuto meno l'oggetto della visita, non sussiste più alcun vantaggio pratico per il ricorrente. Il detenuto è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un detenuto, condannato all'ergastolo e sottoposto al regime speciale del 41-bis, il permesso di necessità per far visita alla sorella gravemente malata. Il detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le esigenze umanitarie dovessero prevalere sulla sua pericolosità sociale e che l'ordine pubblico potesse essere garantito da una scorta armata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la concessione del permesso di necessità richiede un bilanciamento discrezionale tra motivi umanitari e sicurezza pubblica. Nel caso specifico, l'elevato rischio che il detenuto inviasse messaggi criptici al clan mafioso di appartenenza (rischio non evitabile con la sola scorta, utile solo a prevenire la fuga) rende legittimo il diniego del beneficio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Il Detenuto ha proposto ricorso contro la decisione della Corte di appello che ha dichiarato tardivo il suo reclamo contro il diniego di un permesso di necessità. Il ricorrente sosteneva l'illegittimità del termine di ventiquattro ore per proporre il reclamo, chiedendo l'applicazione analogica di una sentenza costituzionale riguardante il permesso premio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di ventiquattro ore per il permesso di necessità è pienamente legittimo e giustificato dall'estrema urgenza e celerità della procedura, a differenza del permesso premio. Di conseguenza, il mancato rispetto del termine perentorio rende il reclamo tardivo e preclude l'esame dei motivi di merito.
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Il Tribunale di sorveglianza correggeva, come errore materiale, l'omessa indicazione della durata di un permesso di necessità concesso a un detenuto per far visita al padre. Il detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che la durata fosse un elemento essenziale non integrabile con la procedura di correzione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di interesse ad impugnare. La Corte ha chiarito che l'impugnazione penale richiede un interesse concreto e attuale volto a ottenere un vantaggio pratico o a rimuovere un danno reale. Poiché il detenuto aveva comunque ottenuto ed esercitato il beneficio, l'annullamento della correzione non gli avrebbe arrecato alcuna utilità concreta, non potendosi impugnare un provvedimento al solo fine di ottenerne l'astratta correttezza giuridica.
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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro la concessione di un permesso di necessità a un detenuto per far visita al nonno affetto da demenza senile. Il Tribunale di Sorveglianza aveva concesso il permesso valorizzando la gravità della patologia e la mancanza di contatti da quattro anni. La Cassazione ha chiarito che una malattia cronica può giustificare il permesso di necessità, ma solo dopo una rigorosa valutazione in concreto. Il giudice deve verificare l'impatto della mancanza di contatti sull'umanità della pena e l'impossibilità di usare strumenti alternativi, come i videocolloqui. Mancando questa verifica dettagliata, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento, rinviando il caso per un nuovo esame.
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