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Perdita Di Chance

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Provvedimenti

Perdita di chance: medico risarcito contro l’inerzia della AS
Un dirigente medico ha richiesto il risarcimento dei danni per la mancata attivazione, da parte dell'Azienda Sanitaria, della procedura di graduazione delle funzioni. Tale omissione ha impedito al professionista di percepire la parte variabile dell'indennità di posizione per diversi anni. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità contrattuale dell'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che la mancata valutazione degli incarichi lede un diritto soggettivo del lavoratore, legittimando la richiesta di risarcimento del danno da perdita di chance. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando la liquidazione equitativa del danno effettuata nei gradi di merito sulla base dei parametri economici successivamente adottati dall'ente stesso.
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Diritto all’assunzione: il pilota perde contro la compagnia
Un pilota di linea, dipendente di una compagnia aerea in amministrazione straordinaria, ha richiesto il riconoscimento del proprio diritto all'assunzione presso la nuova società subentrante. Il lavoratore basava la sua pretesa su un accordo sindacale collettivo che prevedeva il reimpiego di una percentuale del personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del pilota. I giudici hanno chiarito che l'accordo sindacale costituisce un contratto a favore di terzi. Tuttavia, se l'accordo non indica i singoli nomi ma fissa solo criteri generali, spetta al lavoratore dimostrare il possesso dei requisiti e il diritto di precedenza rispetto ai colleghi assunti. Non avendo fornito tale prova rigorosa, il pilota ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Tassazione risarcimento perdita di chance: esente il precariato
Un dipendente pubblico ha ottenuto un indennizzo per l'illegittima reiterazione di contratti a termine da parte del Ministero. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso dell'IRPEF trattenuta su tale somma, ritenendola tassabile. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il risarcimento per l'abuso del precariato nella pubblica amministrazione configura un indennizzo per perdita di chance occupazionali. Di conseguenza, tale somma ha natura puramente risarcitoria e non sostituisce la retribuzione. La Corte ha quindi confermato che non si applica la tassazione risarcimento perdita di chance, rigettando il ricorso del fisco e confermando il diritto del lavoratore al rimborso delle imposte trattenute.
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Tassazione risarcimento danni: il Fisco perde contro i precari
Una lavoratrice della scuola ha ottenuto il risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione di contratti a termine da parte del Ministero dell'Istruzione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso dell'IRPEF trattenuta su tale somma, ritenendola tassabile come reddito. La Corte di Cassazione ha invece respinto il ricorso del Fisco, confermando che l'indennità per la perdita di chance occupazionali ha natura puramente risarcitoria (danno emergente) e non sostituisce alcuna retribuzione. Di conseguenza, la tassazione risarcimento danni non si applica a queste somme, che devono essere interamente rimborsate alla contribuente. Vince la lavoratrice, che ha diritto al rimborso delle imposte versate ingiustamente.
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Perdita di chance: graduatoria simulata contro risarcimento
Il Lavoratore ha agito contro il Ministero per ottenere l'inquadramento in una qualifica superiore o il risarcimento per perdita di chance, sostenendo che, se fosse stato tempestivamente inquadrato nella fascia precedente, avrebbe vinto una successiva selezione interna. A sostegno della domanda, ha presentato una propria simulazione di graduatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente. I giudici hanno chiarito che l'onere della prova grava sul lavoratore, il quale deve dimostrare concretamente i titoli posseduti e la reale probabilità di successo nella selezione. Una simulazione unilaterale non costituisce una prova idonea, né la mancata contestazione del Ministero può sanare tale carenza, poiché il principio di non contestazione si applica solo ai fatti storici e non alle valutazioni soggettive della parte. Il Lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Perdita di chance: telefono isolato ma il risarcimento è dovuto
Un avvocato ha citato in giudizio una compagnia telefonica per il mancato inserimento del proprio numero di studio negli elenchi pubblici. I giudici di merito avevano respinto la richiesta di risarcimento per mancanza di prove sul calo del fatturato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che il danno non consiste nella perdita di clienti già acquisiti, ma nella perdita di chance di trovarne di nuovi. Questa perdita rappresenta un danno potenziale che il giudice può calcolare in via equitativa, anche in assenza di una documentazione fiscale completa o se lo studio si trova in un piccolo comune. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Posizione organizzativa: il Comandante vince contro il Comune
Il Lavoratore, Comandante della Polizia Municipale, ha impugnato la revoca della sua posizione organizzativa disposta dal Comune. La Corte d'Appello aveva negato il diritto al mantenimento dell'incarico a causa della perdita di autonomia di spesa dovuta a una riorganizzazione interna. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del dipendente, stabilendo che la direzione del Corpo di Polizia Municipale, caratterizzata da un rapporto diretto con il Sindaco e da un'autonomia gestionale e operativa, integra per sua natura i presupposti della posizione organizzativa previsti dalla contrattazione collettiva, a prescindere dall'autonomia finanziaria. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Truffa per omissione: il finto profitto che svuota i conti.
Il Direttore di Banca ha sottratto ingenti somme dai conti correnti di alcuni clienti facoltosi, nascondendo le perdite finanziarie con rendiconti falsi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato e ha sancito un principio fondamentale sulla truffa per omissione. Anche se il danno deriva dal non aver disinvestito a causa delle bugie del consulente, si configura il reato di truffa. L'inganno ha infatti privato i clienti della possibilità di scegliere, provocando una perdita di chance e un grave danno patrimoniale. Il ricorso del Direttore di Banca è stato dichiarato inammissibile, confermando le condanne e l'obbligo di risarcire le vittime e la banca stessa.
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Risarcimento per perdita di chance: concorso vinto e danno negato
Un Lavoratore vince un concorso pubblico ma l'Ente Pubblico non firma il contratto di formazione a causa del superamento del limite di età, nonostante il TAR avesse già dichiarato illegittima l'esclusione. Il Lavoratore chiede il risarcimento per perdita di chance, sostenendo che sarebbe stato stabilizzato a tempo indeterminato come gli altri colleghi. I giudici di merito accolgono la domanda quantificando il danno. La Cassazione conferma che il risarcimento per perdita di chance è dovuto se basato su una seria probabilità di successo. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'Ente Pubblico sulla quantificazione: contestare l'esistenza del danno (an) impedisce che la quantificazione (quantum) diventi definitiva. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare la somma.
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Riparto di giurisdizione: Comune ritorsivo perde in Cassazione
Un professionista ha chiesto al Tribunale civile il risarcimento dei danni contro un Comune. Il professionista sosteneva che l'ente pubblico, con un comportamento ritorsivo legato a precedenti liti giudiziarie, lo avesse dissuaso dal partecipare a future gare d'appalto, dichiarando eticamente inopportuno affidargli incarichi. Il Comune eccepiva il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione, risolvendo il riparto di giurisdizione, hanno stabilito che la causa spetta al giudice ordinario. La condotta del Comune non costituisce infatti esercizio di un potere pubblico autoritativo, ma un comportamento di mero fatto basato su valutazioni soggettive ed etiche. Di conseguenza, la tutela del professionista riguarda un diritto soggettivo leso da un comportamento ritorsivo, la cui cognizione spetta interamente al giudice civile ordinario.
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Inquadramento dirigenza medica: negato anche dopo anni di servizio
Una lavoratrice, assunta come assistente tecnico da un'università, consegue la laurea in medicina e inizia a svolgere di fatto mansioni mediche. Nel 2004 l'azienda ospedaliera le riconosce l'inquadramento economico come dirigente. Tuttavia, nel 2015 la stessa amministrazione revoca il provvedimento per nullità, riassegnandola al ruolo tecnico. La lavoratrice ricorre in giudizio chiedendo il risarcimento e il riconoscimento delle mansioni superiori. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che l'inquadramento dirigenza medica senza concorso pubblico è nullo. La sanatoria di legge richiedeva il possesso della laurea entro il 31 ottobre 1992, requisito che la lavoratrice non possedeva per pochi mesi. Di conseguenza, l'assegnazione di fatto non fa sorgere diritti stabili nel pubblico impiego.
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Principio di autosufficienza: ko in Cassazione per il lavoratore
Il Lavoratore ha chiesto il risarcimento del danno per la mancata stipula di un contratto di apprendistato e la successiva assunzione a tempo indeterminato da parte dell'Azienda. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il dipendente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per la violazione del principio di autosufficienza. Il ricorrente non ha infatti trascritto né riassunto gli atti essenziali su cui si fondavano le sue accuse, impedendo ai giudici di valutare la fondatezza del ricorso. Inoltre, ha sollevato questioni nuove sulla natura pubblica dell'Azienda, mai discusse in precedenza. Di conseguenza, il lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Terreno bloccato ma nessun risarcimento danni per mancato godimento
Alcune imprese hanno ottenuto il trasferimento di un terreno tramite sentenza, ma hanno richiesto il risarcimento danni per mancato godimento a causa del ritardo nella consegna da parte del venditore. La Corte di Appello ha rigettato la domanda, rilevando che l'area era inedificata e priva di urbanizzazione, escludendo un danno automatico. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso delle imprese. La Suprema Corte ha chiarito che la mancata disponibilità di un terreno non edificabile e non urbanizzato non produce un danno automatico (in re ipsa). Per ottenere il risarcimento, il danneggiato deve dimostrare concretamente il mancato guadagno o la perdita di occasioni commerciali attraverso prove contabili o fiscali. Di conseguenza, le imprese perdono la causa e non ricevono alcun indennizzo.
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Abusiva reiterazione di contratti a termine: stop ai risarcimenti
Un docente precario ha lavorato per anni con contratti a tempo determinato presso una scuola secondaria. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato l'Amministrazione pubblica al risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione di contratti a termine e al pagamento delle differenze stipendiali. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che, dopo la riforma scolastica del 2015, l'indizione periodica di concorsi triennali esclude l'abuso, a meno che non si dimostri l'inidoneità delle procedure a stabilizzare il personale. Inoltre, per le supplenze su organico di fatto, la semplice reiterazione non basta a configurare un illecito, occorrendo una valutazione concreta delle esigenze temporanee. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Perdita di chance: il medico vince in appello ma perde in Cassazione
Un dirigente medico partecipa a una selezione pubblica per un incarico di direzione ma si classifica quarto, rimanendo escluso dalla terna dei candidati idonei. Il medico agisce in giudizio lamentando errori nella valutazione dei titoli. La Corte d'appello accoglie parzialmente la domanda, riconoscendo gli errori di punteggio e inserendolo virtualmente nella terna, liquidando un danno da perdita di chance pari al 10% della differenza retributiva. Il medico propone ricorso in Cassazione per ottenere un risarcimento maggiore, mentre l'azienda sanitaria presenta ricorso incidentale tardivo. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso principale del medico per vizi procedurali e inefficace il ricorso dell'azienda. Di conseguenza, il medico perde la causa e deve pagare le spese legali, confermando la decisione d'appello sulla perdita di chance.
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Sospensione feriale dei termini: risarcimento salvo contro la PA
Una cittadina viene cancellata dalle liste di collocamento e perde la possibilità di partecipare a un concorso pubblico. Chiede il risarcimento per perdita di chance alla Pubblica Amministrazione. Il giudice amministrativo dichiara il difetto di giurisdizione. La cittadina riassume la causa davanti al giudice ordinario, ma la Corte d'Appello ritiene la riassunzione tardiva, escludendo la sospensione feriale dei termini perché qualifica la lite come controversia di lavoro. La Cassazione accoglie il ricorso della cittadina: la causa non riguarda un rapporto di lavoro ma la responsabilità civile della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, si applica la sospensione feriale dei termini e la riassunzione è tempestiva.
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Risarcimento danni per DURC negativo: INPS paga l’errore
Un'azienda ha chiesto un credito d'imposta alla Regione Siciliana per l'assunzione di lavoratori svantaggiati, ma è stata esclusa a causa di un DURC negativo emesso erroneamente dall'INPS. L'ente previdenziale non aveva aggiornato i propri sistemi informatici, nonostante l'azienda avesse tempestivamente segnalato un semplice errore di imputazione di un pagamento già effettuato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'INPS, confermando la condanna dell'ente al pagamento di oltre 27.000 euro. I giudici hanno stabilito che l'inattività dell'ente previdenziale nell'aggiornare i dati, che impedisce l'ottenimento di agevolazioni, fa scattare il risarcimento danni per DURC negativo a favore del datore di lavoro.
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Scorrimento della graduatoria: nessun obbligo senza fondi
Un dipendente pubblico, idoneo non vincitore in una selezione del 2009, ha chiesto il riconoscimento del diritto alla progressione professionale o il risarcimento del danno. Il lavoratore sosteneva che l'obbligo biennale di indire nuove selezioni, previsto dal contratto collettivo, imponesse lo scorrimento della graduatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che lo scorrimento della graduatoria non costituisce un obbligo automatico per l'amministrazione. L'indizione delle procedure e la copertura dei posti dipendono sempre dalle scelte organizzative dell'ente, dalle disponibilità di bilancio e dalla previa contrattazione integrativa. In assenza di risorse finanziarie autorizzate, non sussiste alcuna responsabilità risarcitoria del datore di lavoro pubblico.
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Scorrimento delle graduatorie: nessun diritto senza fondi
I dipendenti di un Ente di Ricerca pubblico, risultati idonei in una selezione del 2010, hanno fatto causa chiedendo il passaggio al livello superiore o il risarcimento del danno. Lamentavano la mancata indizione biennale delle selezioni e il mancato scorrimento delle graduatorie da parte dell'amministrazione, basandosi sul contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che non esiste un diritto soggettivo allo scorrimento delle graduatorie nel pubblico impiego contrattualizzato. L'attivazione delle procedure selettive e l'uso delle graduatorie dipendono dalle scelte discrezionali dell'ente, condizionate alla previa definizione delle risorse finanziarie tramite contrattazione integrativa. Senza fondi stanziati, l'amministrazione non ha alcun obbligo di avviare le selezioni, escludendo così qualsiasi illecito o risarcimento per perdita di chance.
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Adeguamento stipendiale dipendenti pubblici: no ad automatismi
Alcuni dipendenti di un ente pubblico regionale hanno richiesto l'applicazione diretta del contratto collettivo nazionale dei ministeri per ottenere un adeguamento stipendiale dipendenti pubblici retroattivo e progressioni di carriera automatiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno stabilito che i contratti collettivi statali non si applicano automaticamente agli enti regionali vigilati. Il trattamento economico di questi lavoratori non può superare quello previsto per i dipendenti della Regione e necessita dell'approvazione di specifiche tabelle di equiparazione. Inoltre, le progressioni economiche richiedono valutazioni di merito e non sono mai automatiche.
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