Definizione
Condotta che consiste nell'essere stabilmente inseriti nel tessuto organizzativo di un'associazione criminale, svolgendo un ruolo funzionale al raggiungimento dei fini del gruppo.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 54 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 36% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 34%
- Rigettato 30%
- Inammissibile 36%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 655%
- Penale Sez. 426%
- Penale Sez. 519%
Precedenti più richiamati
- Cass. 40348/2018in 3 provvedimenti
- Cass. 14503/2017in 3 provvedimenti
- Cass. 21755/2014in 3 provvedimenti
- Cass. 31633/2019in 3 provvedimenti
- Cass. 36381/2019in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per traffico di stupefacenti e partecipazione a un'associazione criminale. La difesa contestava la duplicazione delle accuse, sostenendo che l'importazione di una grossa partita di cocaina assorbisse il successivo trasporto parziale in altra regione. La Suprema Corte ha respinto la tesi. I giudici hanno chiarito che il trasporto costituiva un'azione autonoma per tempi, luoghi, persone e quantitativi rispetto all'importazione originaria. Inoltre, i rapporti continuativi, i debiti accumulati per precedenti forniture e i contatti stabili con i vertici dell'organizzazione provano la piena partecipazione dell'indagato al sodalizio criminale.
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La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati accusati rispettivamente di narcotraffico e di appartenenza a un clan criminale. I giudici hanno chiarito che la contestazione di partecipazione ad associazione mafiosa non può reggersi su un singolo viaggio all'estero o su un isolato passaggio di informazioni, ma necessita della prova di un ruolo stabile e continuativo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato con rinvio la condanna per il presunto messaggero del gruppo, richiedendo nuovi approfondimenti. Per il coimputato, invece, la Corte ha confermato la responsabilità quale promotore del traffico di stupefacenti per ventiquattro anni di reclusione, pur annullando con rinvio l'aggravante dell'agevolazione mafiosa per difetto di prova specifica.
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La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza cautelare relativa a un'accusa di narcotraffico, focalizzandosi sul concetto di partecipazione associativa. Il ricorrente era stato arrestato sulla base di intercettazioni che mostravano un suo interesse a progetti criminali e un singolo episodio di dazione di denaro. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la motivazione del Tribunale del Riesame era apparente e assertiva, non avendo chiarito il ruolo specifico, stabile e continuativo dell'indagato all'interno del sodalizio. La semplice adesione verbale a un programma criminoso, senza un contributo concreto e apprezzabile alla vita dell'associazione, non è sufficiente per integrare la partecipazione associativa richiesta dalla legge.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione associativa finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che, in fase cautelare, i gravi indizi di colpevolezza non richiedono lo stesso rigore probatorio della condanna definitiva. È sufficiente un quadro di qualificata probabilità basato su elementi come la stabilità dei contatti e il ruolo funzionale dell'indagato nel programma criminoso, anche per un breve periodo.
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La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione associativa finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la mera disponibilità personale verso un membro apicale dell'organizzazione e l'agire da "anello di congiunzione" per incontri, senza un provato contributo operativo e funzionale alle attività illecite del gruppo, non costituisce un quadro di gravità indiziaria sufficiente a giustificare la misura. Il caso è stato rinviato al Tribunale del Riesame per una nuova valutazione basata su questi principi.
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La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che negava la custodia cautelare alla moglie di un presunto capo clan, accusata di traffico di droga. La sentenza distingue nettamente tra la partecipazione associativa, che richiede un contributo attivo come la gestione della contabilità, e la semplice connivenza passiva. La motivazione del giudice del riesame è stata ritenuta palesemente contraddittoria e illogica, portando all'annullamento con rinvio.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione associativa di stampo mafioso. La Corte ha stabilito che la costante disponibilità dell'imputato a favorire le attività illecite del clan, come mediare in estorsioni e mantenere contatti per conto dei vertici, costituisce una 'messa a disposizione' stabile, sufficiente a integrare il reato, anche in assenza di un ruolo apicale o di condotte violente. Viene così confermato il quadro di gravità indiziaria e la necessità della misura cautelare.
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La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che l'assunzione di un ruolo pienamente operativo e organizzativo all'interno di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico costituisce un grave indizio di colpevolezza per la partecipazione associativa, giustificando la misura detentiva più grave.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare per partecipazione associativa a un'organizzazione terroristica. La Corte ha ribadito la cruciale distinzione tra il mero supporto ideologico e la propaganda (penalmente rilevanti a titolo diverso) e l'effettiva integrazione nella struttura operativa del gruppo, che richiede la prova di un 'contatto qualificato' e non un semplice rapporto ideologico.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando la decisione di un Tribunale del Riesame che annullava una misura cautelare per il reato di partecipazione associativa. La sentenza ribadisce che per configurare tale reato non è sufficiente l'attività di propaganda o la diffusione di idee, ma è necessario un inserimento concreto e operativo dell'individuo nella struttura dell'organizzazione, un "contatto qualificato" che vada oltre la mera adesione ideologica.
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La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva revocato la custodia cautelare per un indagato accusato di partecipazione associativa mafiosa. Il Tribunale aveva sminuito i gravi indizi, come i rapporti costanti con esponenti di vertice del clan e il sostegno economico, a mere relazioni amicali. La Cassazione ha ribadito che per provare la partecipazione associativa mafiosa è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi fattuali (facta concludentia), che, visti unitariamente, possono dimostrare un'organica e stabile compenetrazione nel sodalizio, anche in assenza di un'affiliazione formale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato in stato di arresti domiciliari per partecipazione associativa di stampo mafioso. La difesa sosteneva che il Tribunale del riesame, dopo un annullamento con rinvio, avesse emesso una motivazione meramente apparente e ripetitiva. La Suprema Corte ha invece stabilito che la valutazione degli indizi, come le conversazioni intercettate, spetta al giudice di merito e non è censurabile in sede di legittimità se non manifestamente illogica. La conferma della misura cautelare è stata quindi ritenuta legittima, basandosi sulla logica valutazione del compendio indiziario che dimostrava il ruolo attivo dell'indagato nel sodalizio criminale.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di arresti domiciliari per il reato di partecipazione associativa di stampo mafioso. La Corte ha stabilito che la costante e consapevole partecipazione ai reati-fine del sodalizio, come estorsioni e turbative d'asta, costituisce un grave indizio del vincolo associativo. Secondo i giudici, il contributo strategico e operativo fornito dall'individuo per garantire il perseguimento degli scopi del clan è prova sufficiente della sua appartenenza, confermando la legittimità della misura cautelare.
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La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame, stabilendo che la partecipazione associativa in un sodalizio finalizzato al narcotraffico può essere configurata anche in capo a un acquirente abituale. Secondo la Corte, un rapporto di fornitura costante e duraturo, che crea un affidamento reciproco tra l'acquirente e il gruppo criminale, è sufficiente a superare la soglia del singolo atto di compravendita e a integrare l'adesione al programma criminoso dell'associazione.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa era di partecipazione ad un'associazione criminosa finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di armi. La Corte ha stabilito che la messa a disposizione di un garage per lo stoccaggio di droga e armi e la collaborazione attiva nelle operazioni del gruppo costituiscono elementi sufficienti per configurare la piena partecipazione all'associazione criminosa, giustificando la misura cautelare.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per partecipazione associativa finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i fatti storici relativi ai reati-fine, sebbene prescritti, possono essere legittimamente utilizzati come prova della partecipazione consapevole all'associazione criminale. La sentenza chiarisce che la prescrizione estingue il reato, ma non il fatto storico, che conserva la sua valenza probatoria. È stata inoltre confermata la distinzione tra mera connivenza non punibile e contributo attivo al sodalizio.
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La Cassazione conferma la custodia in carcere per un indagato di traffico di droga, ritenendo inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che le informazioni confidenziali ricevute e la fiducia dimostrata dal vertice del gruppo costituiscono gravi indizi di partecipazione associativa, respingendo la tesi difensiva di un coinvolgimento marginale.
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Un individuo, indagato per spaccio di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, sostenendo di essere un semplice fornitore e non un membro di un'associazione criminale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la distinzione risiede nella natura del rapporto: un legame stabile, continuativo e di rilevanza economica per il gruppo criminale integra il reato di partecipazione associativa, superando la mera compravendita.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la misura di custodia cautelare per il reato di partecipazione associativa. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale del riesame, basata sull'analisi coordinata di intercettazioni e dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, era logica e coerente nel dimostrare il pieno reinserimento del soggetto nel clan di appartenenza per la gestione delle estorsioni, confermando così la sussistenza della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari.
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La Cassazione rigetta il ricorso di un imputato condannato per partecipazione associativa di tipo camorristico. La Corte stabilisce che le divergenze nelle dichiarazioni dei collaboratori sull'appartenenza a specifici sottogruppi non inficiano la prova, se inquadrate nelle dinamiche evolutive del clan. Respinte anche le censure sul travisamento della prova e sulla violazione del principio del ne bis in idem.
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