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Ordinanza di protezione civile

Definizione

Un provvedimento d'urgenza emesso per gestire situazioni emergenziali, che non può derogare alle leggi ordinarie sul lavoro senza una specifica autorizzazione legislativa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Abuso di contratti a termine: risarcimento senza stabilizzazione
Un Lavoratore ha prestato servizio presso un Ministero tramite contratti a termine e somministrazione per fronteggiare un'emergenza straordinaria. I contratti erano privi delle motivazioni giustificatrici previste dalla legge. Il datore pubblico ha invocato le deroghe contenute nelle ordinanze di protezione civile. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti, ribadendo che le ordinanze emergenziali non possono derogare alle norme a tutela dell'occupazione senza una specifica previsione legislativa. Tuttavia, i giudici hanno accolto le doglianze ministeriali sul calcolo dei danni. In caso di abuso di contratti a termine nella Pubblica Amministrazione, il dipendente non ottiene la stabilizzazione né l'indennità per licenziamento ingiustificato, ma ha diritto al risarcimento forfettario stabilito dal Collegato Lavoro, compreso tra 2,5 e 12 mensilità.
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Abuso contratti a termine: l’emergenza non cancella i danni
La Pubblica Amministrazione ha impiegato una lavoratrice mediante ripetuti contratti a termine oltre il limite legale di 36 mesi, giustificando le proroghe con ordinanze di emergenza della Protezione Civile. L'amministrazione sosteneva che tali ordinanze derogassero alla disciplina ordinaria e che la successiva o probabile assunzione a tempo indeterminato cancellasse l'illecito. I giudici hanno invece accertato l'abuso contratti a termine, condannando l'ente al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso del Ministero. I giudici supremi hanno stabilito che le ordinanze emergenziali non derogano implicitamente alla legge e che la semplice possibilità di essere assunti non cancella il danno subito dal precariato.
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Cessione del contratto: lo Stato deve pagare il consulente
Una società di consulenza ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Amministrazione Centrale per il pagamento di prestazioni professionali già eseguite per un grande evento pubblico. L'Amministrazione ha contestato la propria legittimazione passiva, sostenendo che il rapporto contrattuale fosse stato trasferito a enti regionali e stradali tramite ordinanze emergenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione, stabilendo che la cessione del contratto non può avvenire se una delle parti ha già interamente eseguito la propria prestazione. Trattandosi di un'attività già conclusa, il rapporto non era più in corso e non poteva essere trasferito. L'Amministrazione Centrale resta quindi obbligata a pagare il compenso dovuto.
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Abusiva reiterazione dei contratti: risarcimento sì, ruolo fisso no
Una lavoratrice della Pubblica Amministrazione ha impugnato la successione di contratti a termine stipulati dal 2006 al 2015, superando il limite massimo di trentasei mesi. La Corte d'Appello ha escluso la stabilizzazione per mancanza dei requisiti temporali, ma ha condannato l'ente pubblico al risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione dei contratti. La Cassazione ha confermato questa decisione. Il ricorso principale dell'amministrazione è stato dichiarato inammissibile poiché le ordinanze d'urgenza non potevano sanare la mancanza di causali e il superamento dei limiti temporali senza le procedure di legge. Anche il ricorso incidentale della lavoratrice è stato rigettato, in quanto il suo contratto era iniziato successivamente alla data limite utile per la stabilizzazione. Di conseguenza, la condanna al risarcimento in favore della lavoratrice è diventata definitiva.
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