Definizione
Il termine omologazione, dalla lingua greca homologos (ομόλογος), traducibile come "convenzione", si usa in vari campi per unificare tra loro oggetti precedentemente differenti o per garantire che un prodotto sia corrispondente ad un campione depositato quale modello o in generale a delle specifiche tecniche spesso definite all'interno di standard o normative. Un uso erroneo, è ad esempio quello di utilizzare il termine "omologazione" per indicare l'equipollenza tra vari titoli di studio all'interno di una o più nazioni; in Italia il termine viene per lo più associato al campo dei veicoli, ma può essere esteso col medesimo significato generale ad altri ambiti di produzione quali ad esempio nel campo della meccanica motoristica
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 403 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 35% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 20%
- Rigettato 35%
- Inammissibile 35%
- Estinto 4%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 157%
- Penale Sez. 726%
- Civile Sez. 517%
Precedenti più richiamati
- Cass. 10505/2024in 12 provvedimenti
- Cass. 35951/2020in 16 provvedimenti
- Cass. 38618/2019in 22 provvedimenti
- Cass. 33978/2021in 45 provvedimenti
- Cass. 3201/2019in 31 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un automobilista ha causato un incidente stradale mentre era al volante con un tasso alcolemico superiore a 1,50 g/l. I giudici di merito lo hanno condannato per guida in stato di ebbrezza a due mesi di arresto e a una sanzione pecuniaria, oltre alla sospensione della patente. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando l'omologazione dell'etilometro, la sigla dello strumento, l'umidità atmosferica durante la prova e il diniego sia della sospensione condizionale sia delle pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la piena validità della misurazione risultante dal libretto metrologico e la legittimità del rigetto dei benefici in presenza di gravi precedenti penali.
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Una società impugna quattro verbali per eccesso di velocità rilevati tramite sistema tutor. L'automobilista contesta la mancata dimostrazione della regolare taratura dell'apparecchiatura. I giudici di merito respingono l'opposizione ritenendo che spettasse al cittadino provare il malfunzionamento dello strumento. La Corte di Cassazione accoglie invece il ricorso del trasgressore. La Suprema Corte ribadisce che la prova della taratura autovelox spetta alla Pubblica Amministrazione. Il verbale di contravvenzione non basta a certificare l'affidabilità tecnica dello strumento. L'ente impositore deve produrre in giudizio il certificato di verifica periodica con cadenza almeno annuale. La sentenza impugnata viene quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Un'automobilista riceve una sanzione per eccesso di velocità rilevata da un dispositivo elettronico automatico e decide di impugnarla. Il ricorso contesta la visibilità dei cartelli stradali di preavviso e la gestione del servizio, affidata dal Comune a una ditta privata compensata con una quota percentuale sui proventi delle infrazioni. La Corte di Cassazione conferma la piena validità della multa con autovelox noleggiato: gli accordi economici e operativi tra l'ente locale e il fornitore esterno restano del tutto estranei alla sussistenza materiale della violazione, a patto che la Polizia Locale mantenga la titolarità esclusiva sulla validazione delle fotografie e sulla redazione dei verbali.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato la tassazione di un concordato fallimentare, sostenendo che l'accollo dei debiti da parte di un terzo assuntore dovesse essere tassato in base all'importo dei debiti stessi, escludendo il valore dei beni trasferiti. La società contribuente, invece, ha applicato una norma che esenta dall'imposta gli accolli di debiti collegati a specifiche disposizioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia, confermando la decisione dei giudici precedenti. Ha ribadito che la tassazione del concordato fallimentare con terzo assuntore si basa sul valore dei beni trasferiti, non sull'accollo dei debiti, che ne diminuisce il valore intrinseco. La **tassazione concordato fallimentare** segue regole precise.
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Un automobilista ha ricevuto una multa per eccesso di velocità rilevato da un autovelox. Ha contestato la sanzione, sostenendo che il decreto prefettizio che autorizzava l'installazione dell'autovelox fosse illegittimo e che la segnalazione non fosse adeguata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il giudice può valutare la legittimità del decreto prefettizio solo per vizi formali, non di merito. Per le strade statali, il parere dell'ente proprietario non è necessario se coincide con la Prefettura. La segnalazione dell'autovelox deve essere adeguata, ma non esiste una distanza minima fissa. L'omologazione dell'autovelox era regolare, rendendo irrilevante la modalità di rilevazione. La multa per autovelox è quindi valida.
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Un'Azienda è stata dichiarata fallita dal Tribunale. Successivamente, la Corte d'Appello ha omologato il suo concordato preventivo e, di conseguenza, ha revocato la dichiarazione di fallimento. La Curatela del fallimento ha impugnato questa decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'Appello, stabilendo un principio fondamentale sul rapporto tra concordato preventivo e fallimento: la dichiarazione di fallimento rende improcedibile il reclamo autonomo contro il diniego di omologazione del concordato. Tutte le contestazioni relative al concordato devono essere proposte all'interno del reclamo contro la sentenza di fallimento. Questo assicura un coordinamento procedurale.
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Un'Azienda ha acquistato un semirimorchio nel 2004, riscontrando successivamente difformità rispetto al modello omologato e cedimenti strutturali. L'Azienda ha chiesto la nullità del contratto di vendita, l'annullamento o la risoluzione. I giudici di merito hanno respinto le domande, ritenendo prescritta la garanzia per vizi e infondata la richiesta di nullità. La Corte di Cassazione ha confermato, precisando che le difformità gravi costituiscono "aliud pro alio" (consegna di cosa diversa), che porta alla risoluzione del contratto, non alla sua nullità. Tuttavia, la richiesta di risoluzione era già prescritta. L'impugnazione è stata rigettata, e l'Azienda acquirente ha perso la causa.
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Un'azienda del settore energetico ha ottenuto l'omologazione del proprio concordato preventivo. Una società concorrente ha contestato questa decisione, sostenendo che il piano fosse inammissibile a causa di informazioni omesse (riguardanti una sanzione), dati aziendali non veritieri, un'attestazione di fattibilità inadeguata e un'offerta di pagamento irrisoria ai creditori chirografari. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, stabilendo che le valutazioni sulla veridicità dei dati, la fattibilità del piano e l'adeguatezza dell'offerta ai creditori sono giudizi di fatto. Questi spettano ai giudici di merito e sono sindacabili in Cassazione solo per vizi motivazionali gravi, non riscontrati nel caso. Il ricorso è stato rigettato, confermando l'omologazione del concordato preventivo.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato una decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva applicato un'imposta di registro fissa, anziché proporzionale, al decreto di omologazione di un concordato preventivo con un terzo assuntore. La Corte di Cassazione ha chiarito che la tassazione concordato preventivo, quando comporta il trasferimento di beni a un terzo, deve essere proporzionale al valore dei beni trasferiti. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la sentenza e rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Un automobilista riceve una multa per eccesso di velocità e impugna il verbale contestando il difetto di verifica periodica del dispositivo. Il Tribunale rigetta l'opposizione, sostenendo che spettasse al cittadino provare il malfunzionamento dello strumento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'automobilista e annulla la pronuncia di secondo grado. I giudici stabiliscono che la Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di dimostrare la corretta e periodica taratura autovelox tramite apposito certificato. L'omologazione iniziale dell'apparecchio non basta a certificarne l'affidabilità nel tempo. La sentenza viene quindi cassata e rinviata a un altro giudice per una nuova decisione conforme a tale regola probatoria.
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Un Professionista ha richiesto che il suo credito per consulenza, prestata per un concordato preventivo poi fallito, fosse riconosciuto come credito prededucibile. Il Tribunale ha negato tale prededuzione, ammettendo il credito solo in via privilegiata, perché la prestazione non aveva apportato alcun vantaggio ai creditori e il concordato non era stato omologato. La Corte di Cassazione ha confermato che il credito prededucibile per attività di concordato non è automatico. È necessaria una valutazione sull'effettiva utilità della prestazione per la conservazione o l'incremento dei valori aziendali e l'ammissione del debitore al concordato. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Professionista.
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La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di omologazione di un concordato preventivo in continuità aziendale per una società industriale. Il diniego è avvenuto a causa di "atti di frode" e di un'attestazione professionale inadeguata. La società aveva omesso di fornire informazioni cruciali, influenzando potenzialmente il voto dei creditori. La Suprema Corte ha chiarito che gli "atti di frode" includono anche le omissioni di fatti materiali, capaci di ingannare i creditori, anche senza un concreto pregiudizio dimostrato. La decisione ha ribadito l'importanza della trasparenza e della completezza delle informazioni nel processo di concordato preventivo.
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Un'Azienda ha ricevuto una multa per eccesso di velocità rilevato da un sistema Tutor. L'Azienda ha contestato la multa, sostenendo la mancanza di taratura periodica del dispositivo. Il Giudice di Pace e il Tribunale avevano inizialmente respinto l'opposizione, affermando che il Tutor non necessitasse di taratura obbligatoria come gli autovelox e che la documentazione prodotta dall'Amministrazione fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che anche i sistemi Tutor devono essere sottoposti a taratura periodica annuale, come previsto dalla giurisprudenza e dalla Corte Costituzionale. La sola taratura iniziale non basta. La sentenza ha quindi cassato la decisione precedente, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame sulla prova dell'obbligo di taratura Tutor.
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Un'azienda aveva proposto un concordato fallimentare per un'altra società in crisi. Il comitato dei creditori espresse parere negativo sulla proposta, che non fu quindi sottoposta al voto. Un'altra azienda presentò una proposta concorrente, che fu invece approvata. L'azienda con la proposta non votata si oppose all'omologazione del concordato approvato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'opposizione concordato fallimentare. Ha stabilito che chi propone un concordato ma non ottiene il voto dei creditori non ha un interesse concreto ad opporsi all'omologazione di un'altra proposta, perché la sua offerta è considerata come mai presentata.
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Un'azienda in liquidazione ha contestato un avviso di liquidazione per l'imposta di registro relativa al decreto di omologazione di un concordato preventivo. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato un'imposta proporzionale (3%) su un impegno di finanza esterna e una fideiussione. La Corte di Cassazione ha stabilito che il decreto di omologazione di un concordato preventivo con garanzia e finanza esterna non comporta un trasferimento di ricchezza diretto. Pertanto, l'imposta di registro dovuta è in misura fissa, come previsto dall'Art. 8, lett. g, D.P.R. n. 131/1986, annullando l'avviso proporzionale.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso riguardante la **modifica concordato preventivo** di un'Azienda. L'Azienda aveva presentato una proposta di concordato, ma una Banca creditrice ne aveva contestato l'omologazione (approvazione). La contestazione riguardava alcune precisazioni sui crediti prededucibili, fornite dall'Azienda dopo la votazione dei creditori. La Corte d'Appello aveva ritenuto queste modifiche inammissibili, revocando l'omologazione e aprendo la strada al fallimento. La Cassazione ha invece stabilito che le variazioni erano semplici chiarimenti, non modifiche sostanziali. Ha dichiarato improcedibile il ricorso contro la revoca dell'omologazione a causa del fallimento sopravvenuto, ma ha accolto il ricorso contro la dichiarazione di fallimento, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame sulla natura delle modifiche apportate al piano di **concordato preventivo**.
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Un'Azienda in crisi ha proposto un concordato preventivo, ma ha tentato di svalutare significativamente i propri beni immobili con una relazione giurata basata su un "soggettivo pessimismo" del mercato, anziché su dati oggettivi. Questo ribasso ingiustificato mirava a superare il voto contrario di Enti creditori come INPS ed Equitalia. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta configura un "abuso del diritto" e ha ribadito il dovere del giudice di verificare la regolarità della proposta, anche in fase di omologazione. La relazione di stima deve essere adeguatamente motivata. Il concordato preventivo è stato quindi dichiarato inammissibile.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito alla **tassazione del concordato fallimentare**. L'Agenzia aveva tassato un concordato in cui un'Azienda Assuntrice aveva rilevato i debiti di un'azienda fallita, basandosi sull'ammontare dei debiti accollati. I giudici di merito avevano invece applicato una norma che esenta gli accolli di debiti collegati ad altre disposizioni. La Cassazione ha confermato l'orientamento consolidato: la tassazione deve avvenire sul valore dei beni trasferiti all'assuntore, non sui debiti assunti. L'Agenzia ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Una società creditrice ha impugnato l'omologazione del piano di ristrutturazione aziendale di un gruppo debitore. La creditrice lamentava l'errata collocazione del proprio credito professionale tra i crediti chirografari invece che tra quelli privilegiati. Inoltre, la società sosteneva che gli altri creditori votanti non erano stati informati di questa contestazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che in tema di concordato preventivo e informazione dei creditori, la trasparenza è garantita quando la contestazione del credito risulta espressamente dalla relazione del commissario e dai verbali dell'adunanza. Poiché tutti i votanti erano a conoscenza della disputa pendente, il voto espresso è stato pienamente consapevole e il decreto di omologazione resta valido.
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Una Cittadina ha contestato una multa per eccesso di velocità rilevata da un autovelox, sostenendo la mancata prova della sua corretta taratura. Il Tribunale aveva dato ragione all'Amministrazione, ma la Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso della Cittadina. La Suprema Corte ha ribadito che l'Amministrazione deve sempre dimostrare l'omologazione e la periodica taratura autovelox con apposite certificazioni. Ha anche chiarito che l'Amministrazione, se si difende con un proprio funzionario, non ha diritto al rimborso delle spese legali. La Cittadina ha quindi ottenuto l'annullamento delle spese di primo grado.
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