Definizione
I doveri imposti dalla legge agli intermediari finanziari di fornire ai clienti informazioni chiare, complete e adeguate sui prodotti e servizi finanziari offerti, al fine di consentire loro di prendere decisioni di investimento consapevoli.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 65 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 34%
- Rigettato 42%
- Inammissibile 16%
- Altro 8%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 187%
- Civile Sez. 68%
- Civile Sez. Lavoro5%
Precedenti più richiamati
- Cass. 19104/2023in 4 provvedimenti
- Cass. 18153/2020in 9 provvedimenti
- Cass. 35789/2022in 8 provvedimenti
- Cass. 12990/2023in 7 provvedimenti
- Cass. 8997/2021in 5 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Due risparmiatori hanno citato in giudizio l'intermediario postale per ottenere il risarcimento del danno subito a causa della mancata consegna del foglio informativo analitico. Tale omissione ha impedito loro di conoscere l'effettiva scadenza del titolo, provocando la prescrizione del credito. Il primo giudice ha riconosciuto la responsabilità dell'ente, ma il giudice d'appello ha ribaltato la decisione ritenendo il credito estinto per decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei risparmiatori: la prescrizione non cancella l'inadempimento informativo. I giudici di merito hanno confuso la richiesta di rimborso con l'azione di risarcimento del danno derivante proprio dalla mancata comunicazione dei termini di scadenza dei buoni fruttiferi postali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di una banca per la violazione degli **obblighi informativi banca** nei confronti di investitori che avevano acquistato bond argentini ad alto rischio. La Corte d'Appello aveva già accertato l'inadempimento della banca nel fornire informazioni adeguate sull'inadeguatezza degli investimenti e sui rischi connessi, in particolare riguardo alle condizioni economiche dell'Argentina e al rating dei titoli. La Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, ribadendo che l'obbligo di informazione rafforzato persiste anche in presenza di una propensione al rischio degli investitori e ha escluso il concorso di colpa di questi ultimi. La banca è stata condannata al pagamento dei danni e delle spese legali.
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Gli Investitori hanno acquistato titoli obbligazionari, subendo perdite e contestando la validità dei contratti per presunta violazione degli obblighi informativi e conflitto di interessi da parte della Banca. I giudici di merito avevano respinto le loro domande, dichiarando inammissibili nuove richieste di nullità contrattuale proposte in appello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli Investitori. Ha stabilito che le questioni di nullità contrattuale possono essere sempre sollevate, anche per la prima volta in appello e con nuove motivazioni, perché riguardano la validità fondamentale del contratto. La sentenza impugnata è stata cassata e il caso rinviato per una nuova valutazione.
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Un cliente ha stipulato una polizza vita "index linked", ma le informazioni ricevute dall'intermediario e nella brochure erano contraddittorie. Gli è stato garantito un rimborso del 100% del capitale, nonostante la natura rischiosa del prodotto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'assicurazione a rimborsare il premio versato agli eredi del cliente. La sentenza ha ribadito che la violazione degli obblighi informativi, dovuta a comunicazioni fuorvianti e contrastanti, giustifica la restituzione del capitale per tutelare il consumatore.
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La Corte di Cassazione ha confermato la **responsabilità bancaria per obblighi informativi** in un caso riguardante l'acquisto di bond argentini. Una risparmiatrice aveva acquistato titoli rischiosi senza adeguate informazioni dalla banca. I giudici di merito avevano dichiarato la risoluzione del contratto e condannato la banca al risarcimento. La banca ha proposto ricorso, sostenendo che la cliente fosse consapevole dei rischi e che la sua mancata adesione a un'offerta di concambio le fosse imputabile. La Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che la banca deve sempre fornire informazioni specifiche sui rischi, anche a investitori esperti. La banca è stata condannata a pagare le spese legali.
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Un Investitore ha citato in giudizio una Banca per ottenere la risoluzione di un'operazione di acquisto di obbligazioni Cirio. L'Investitore lamentava la mancanza di informazioni sui rischi, un conflitto di interessi della Banca e l'inadeguatezza dell'investimento al suo profilo. La Banca si difendeva sostenendo di essere solo un acquirente e che l'Investitore aveva un profilo speculativo. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, ribadendo la responsabilità della Banca per la violazione degli **obblighi informativi intermediario finanziario**. La Corte ha stabilito che la Banca doveva acquisire e fornire informazioni adeguate sui rischi dei titoli, anche se il cliente era propenso al rischio. Il ricorso della Banca è stato rigettato, con condanna alle spese.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Istituto di Credito per aver venduto titoli rischiosi, poi falliti, a due Clienti non qualificati. La Banca non aveva rispettato i suoi Obblighi informativi bancari, omettendo di avvisare sui rischi e di valutare l'inadeguatezza dell'operazione rispetto al profilo dei Clienti. La sentenza ribadisce che la banca deve sempre fornire informazioni chiare e complete, anche se l'investitore non ha fornito tutti i dati richiesti, e deve risarcire i danni derivanti dalla violazione di tali doveri.
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Gli eredi di un investitore hanno citato in giudizio una Banca per ottenere la nullità o la risoluzione di un acquisto di obbligazioni argentine e la restituzione della somma investita. Essi lamentavano la mancata osservanza degli obblighi informativi intermediario finanziario e un difetto di forma nel contratto. Il Tribunale aveva accolto la domanda per vizio di forma, ma la Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, ritenendo il contratto valido e che al momento dell'acquisto non vi fossero segnali di rischio. La Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi, affermando che la Banca ha sempre l'obbligo di informare l'investitore sui rischi, indipendentemente dalla rischiosità percepita del prodotto. La causa tornerà alla Corte d'Appello.
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Un cliente ha citato in giudizio una banca per la nullità o risoluzione di operazioni di acquisto di bond argentini, lamentando la mancanza di informazioni sui rischi e l'assenza di ordini scritti. Dopo gradi di giudizio contrastanti, la Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso della banca. Ha chiarito che la questione della forma scritta convenzionale e del "giudicato interno" (parte di sentenza non impugnata) non era stata correttamente valutata. Tuttavia, ha ribadito l'importanza degli **obblighi informativi banca** a carico dell'intermediario finanziario, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova decisione su questi aspetti cruciali.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una Banca per non aver rispettato gli `Obblighi informativi bancari` nella vendita di bond argentini. Due investitori avevano acquistato titoli rischiosi senza adeguate informazioni sui pericoli. I giudici hanno stabilito che la Banca aveva il dovere di informare i clienti sulla natura speculativa e i rischi degli investimenti, anche in assenza di un servizio di consulenza specifico. La Cassazione ha rigettato il ricorso della Banca, ribadendo la sua responsabilità e il diritto degli investitori al risarcimento del danno subito.
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Una risparmiatrice ha citato in giudizio un istituto di credito per l'acquisto di obbligazioni ad alto rischio per oltre 150.000 euro, eseguito tramite un familiare delegato. La cliente lamentava la violazione delle regole di trasparenza sugli strumenti finanziari. La banca sosteneva di aver avvisato genericamente il delegato che a un maggior rendimento corrisponde un rischio più elevato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'investitrice. I giudici hanno chiarito che gli obblighi informativi della banca impongono chiarimenti specifici su ogni singolo titolo. Un avvertimento generico di buon senso non basta a tutelare l'intermediario, anche se il delegato dell'acquirente possiede pregresse competenze nel settore bancario.
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Il Ministero dell'interno ha proposto ricorso contro l'annullamento, deciso dal Tribunale di Firenze, del decreto di trasferimento in Austria di un cittadino straniero. L'annullamento era stato disposto a causa della violazione degli obblighi informativi previsti dal Regolamento Dublino, in particolare per la mancata consegna dell'opuscolo informativo all'interessato. La Corte di Cassazione ha rilevato che la questione della consegna dell'opuscolo è attualmente al vaglio della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, sospendendo la decisione in attesa della pronuncia europea che chiarirà la corretta applicazione delle norme sul trasferimento dei migranti.
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L'Investitore ha citato in giudizio l'Istituto di Credito chiedendo il risarcimento dei danni per la violazione degli obblighi informativi legati all'acquisto di titoli di Stato argentini. Tuttavia, l'Investitore ha venduto anticipatamente i titoli in perdita durante il giudizio, mentre la successiva ristrutturazione del debito avrebbe garantito un rimborso vantaggioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Investitore, confermando che il danno economico non deriva dal comportamento della banca ma dalla scelta autonoma di vendere. Manca quindi il nesso di causalità tra la condotta dell'intermediario e il pregiudizio economico subito, escludendo qualsiasi diritto al risarcimento.
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Gli Investitori hanno chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa del default dei bond argentini. I giudici di merito hanno condannato la Banca per non aver adempiuto agli obblighi informativi dell'intermediario durante il rapporto, omettendo di segnalare il declassamento dei titoli. La Banca ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che, nel servizio di sola ricezione ed esecuzione di ordini, i doveri di informazione si esauriscono con l'acquisto dei titoli. Rilevando un contrasto giurisprudenziale sul punto e la rilevanza della questione, la Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rimettendo la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione civile per una decisione definitiva.
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Alcuni risparmiatori hanno citato in giudizio una banca chiedendo la risoluzione dei contratti di acquisto di bond argentini, poi andati in default, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La Corte d'Appello ha accertato l'omessa informazione ma ha rigettato la domanda, ritenendo che gli investitori avrebbero comunque acquistato i titoli, data la loro elevata propensione al rischio e i successivi investimenti speculativi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la violazione degli obblighi informativi dell'intermediario può essere considerata un inadempimento di scarsa importanza se viene provato che il cliente, anche se informato, avrebbe comunque compiuto l'operazione. Di conseguenza, il ricorso dei risparmiatori è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Due risparmiatori acquistano obbligazioni argentine e del gruppo Cirio tramite un istituto di credito. Successivamente, i clienti agiscono in giudizio lamentando l'inadempimento obblighi informativi da parte della banca, che non aveva adeguatamente segnalato la rischiosità dei titoli. La Corte d'Appello condanna la banca al risarcimento del danno, quantificato sottraendo al prezzo di acquisto le cedole riscosse e il valore residuo dei titoli. La banca ricorre in Cassazione contestando la quantificazione del danno. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile poiché le contestazioni riguardano profili esecutivi e non colgono la reale motivazione della sentenza impugnata. La banca perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Un investitore ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo il risarcimento dei danni per la perdita subita a causa di investimenti finanziari andati male. L'investitore lamentava la violazione degli obblighi informativi della banca. La Corte d'Appello ha respinto la domanda perché l'investitore non ha specificato quali informazioni omesse lo avrebbero convinto a non investire. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che chi lamenta la violazione degli obblighi informativi della banca deve indicare con precisione quali notizie gli sono state nascoste e come queste avrebbero cambiato la sua scelta. Inoltre, il ricorso presentava gravi difetti di forma, mescolando troppe contestazioni confuse in un unico motivo. L'investitore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Gli eredi di un investitore hanno citato in giudizio una banca per le perdite subite a seguito dell'acquisto di obbligazioni argentine nel 1999, lamentando una violazione degli obblighi informativi dell'intermediario. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo un principio fondamentale: non basta denunciare una generica mancanza di informazioni. L'investitore deve specificare quali notizie cruciali e allora disponibili la banca avrebbe omesso di fornire. Poiché all'epoca dei fatti il default dell'Argentina non era prevedibile sulla base delle informazioni pubbliche, la Corte ha escluso la responsabilità della banca, che ha quindi vinto la causa.
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Due investitori acquistano obbligazioni rischiose e, dopo il fallimento della società emittente, citano in giudizio la banca per violazione dei suoi doveri. La Corte di Cassazione ha però respinto le loro richieste. Secondo i giudici, gli obblighi informativi della banca sono stati rispettati perché i clienti erano stati informati del rating 'BBB' del titolo prima dell'acquisto. Questo elemento, unito alla loro precedente esperienza con titoli simili e al loro rifiuto di fornire informazioni sulla propria situazione finanziaria, è stato ritenuto sufficiente a renderli consapevoli dei rischi. La banca, quindi, non è stata considerata responsabile per le perdite subite dagli investitori.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due investitori che chiedevano la nullità di un ordine di acquisto di obbligazioni argentine. La loro richiesta si basava sulla presunta nullità del contratto quadro finanziario, stipulato nel 1994 e mai adeguato alle nuove leggi del 1998. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: un contratto, se valido secondo le leggi in vigore al momento della sua firma, non diventa nullo a causa di normative successive più stringenti (ius superveniens). Di conseguenza, anche gli ordini di acquisto basati su quel contratto restano validi. La Banca ha quindi vinto la causa.
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